Cena da Zi’ Pasqualina ad Atripalda (Avellino) condegustazione cieca di Fiano d’Avellino 2005
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foto 4) Quando alla fine si è scoperto che si trattava di F.lli Urciuolo alcuni di noi sono rimasti positivamente colpiti. Vino dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, anche in questo caso la cantina produce una selezione superiore da vendemmia leggermente tardiva. Forse l’unica perplessità mi è rimasta sulla tenuta a bottiglia aperta. Quasi in contemporanea arrivano le due fantastiche zuppe ed altre quattro bottiglie di vino. Una zuppa prevede la classica accoppiata fagioli e scarole, uno dei cavalli di battaglia di Zi’ Pasqualina, la seconda più delicata ed aristocratica ma altrettanto gustosa è quella di porcini e fagioli. Altro che cucina fusion-confusion, quella dei piatti più belli a vedersi che a mangiarli. Qui, in questa locanda di paese, si viene investiti prima dai profumi poi dai sapori. In luoghi come questo non c’è posto per gli inutili barocchismi della cucina minimalista e moderna. L’atmosfera è calda, accogliente, rilassata ed i prezzi sono veramente convenienti. La terza bottiglia viene subito individuata, correttamente, con il Fiano di Colli di Lapio. L’unica sorpresa, che sapremo solo il giorno dopo, grazie all’amico Pasquale Liguori (organizzatore della bella serata) che noterà la cosa, non si sa se per errore o volutamente si trattava di un fuori-quota o meglio di un fuori-annata, essendo la vendemmia 2003. Non possiamo che plaudire alla capacità di mimetizzarsi di questo Fiano in mezzo a campioni più giovani senza accusare cedimenti o stanchezza. E non dimentichiamo l’annata meno felice: calda e siccitosa. Sicuramente le caratteristiche di Lapio, emergono in questi confronti con grande chiarezza ed evidenza. |
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foto 5) Complimenti, dunque, a Clelia Romano. Anche per averci ricordato le doti di longevità del nobile vitigno irpino. Degustare, infatti, dei 2005 in questo momento è ancora, per certi versi, prematuro. Solo a partire da adesso col trascorre dei mesi e degli anni inizierà ad avere un senso più profondo ed una significatività più concreta. Il campione numero tre viene anche questo, come quello di Clelia, individuato anche grazie alla forma particolare della bottiglia, come il Terre di Dora di Terredora un Fiano ottenuto dal blend di due cru, uno in Lapio, l’altro in Montefalcione. Un bianco dalle note fumé molto insistenti ma assolutamente gradevoli. Un Fiano più ricco, strutturato e più orientato sulla potenza e l’ostentazione del frutto che sulla finezza aromatica. Almeno in questa prima fase di vita. Smaltita un po’ di ciccia potrebbe riservarci non poche sorprese. Il quarto campione, invece, è stata una novità assoluta che il ristoratore ha voluto porre alla nostra attenzione in quanto diceva di esserne rimasto positivamente impressionato. Si tratta di una delle etichette nate nella nuova cantina dei F.lli Ercolino: Vinosia. Che dire?! L’impatto aromatico non può lasciare indifferenti e riprende talune suggestioni che assai raramente mi è capitato di riscontrare in maniera così netta e, aggiungerei, violenta nei Fiano che ho assaggiato a tutt’oggi, vale a dire: balsamicità, erbe officinali, salvia, rosmarino, alloro… Di tutti i Fiano degustati l’unico con queste caratteristiche così evidenti che mi è venuto in mente è stato, neanche a farlo apposta un altro 2005, quello di Picariello, degustato qualche giorno prima. |
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foto 6) Quello di Vinosia non mi ha, però, convinto del tutto poiché la sua invidiabile freschezza aromatica sembrava assumere, con il passare dei minuti, una postura sempre meno naturale e decisamente forzata. Direi quasi “sauvignoneggiante” e che ha fatto sospettare al tavolo, addirittura, si trattasse dell’atteso fuori programma. Mi riprometto, in ogni modo, di riassaggiarlo più avanti e con più calma per potermene fare un’idea più precisa. L’entrata in scena dei ravioli alle noci ha distratto un po’ tutti i presenti. Ottimi ma non trascendentali. Io, nel frattempo, ero stato rapito dal vino che mi ero appena versato nel bicchiere. Pensavo, ancora una volta, allo scherzo annunciato dal ristoratore ed anche se solo per qualche istante la mia memoria olfattiva mi continuava a rimandare al Trebbiano di Valentini. Invece no, di lì a pochi minuti, spogliate le bottiglie della carta stagnola ritroverò il mitico Guido Marsella. La cosa assurda è che qualche giorno prima avevo stappato a casa la prima bottiglia di quest’annata e mi era sembrata il solito Marsella: elegante, potente, stilizzato forse finanche un po’ stereotipato. Non so cosa dire. La bottiglia bevuta da Zì Pasqualina rimarrà indelebile nella mia mente per quella sua totale devianza, quella sua naturalezza d’espressione, quell’istintiva forza emozionale. Un bianco quasi cerebrale per questa sua aurea olfattiva così rarefatta ma capace, invece, di coinvolgere, rapire e di riportarci una volta fatto il suo ingresso al palato con i piedi saldamente per terra. Piacevolissimo da bere, infatti, mostra come un grande vino debba saper emozionare sì ma anche farsi bere… |
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foto 7) Il miglior Marsella di sempre!!! Inutile dirvi che nel frattempo è arrivato, finalmente(?), il vero intruso della serata un Grechetto dei Colli Martani così dignitoso e corretto che in pochi ne hanno individuato il diverso lignaggio se non per la minore freschezza acida rispetto a tutti gli altri vini giunti fino a quel momento nel bicchiere. Io non sono stato tra questi. Ero ancora frastornato da Marsella. C’è voluto il solito Antoine Gaite col suo Vigna della Congregazione 2005, campione di vasca, a farmi riprendere…In linea con la straordinaria prova del 2004, dotato forse di maggiore ricchezza, come nel 2003. Trattandosi di un campione prelevato dalla vasca bisognerà aspettare i primi imbottigliamenti per un giudizio più definitivo. Ultimo campione in degustazione il Fiano di Avellino di Vadiaperti, ancora molto scomposto e difficilissimo da inquadrare. Anche in questo caso sarebbe opportuno, conoscendo i vini di Raffaele Troisi, aspettare ancora un bel po’ prima di esporsi in valutazioni. A seguire baccalà, unica concessione al mare, in una cucina essenzialmente di terra (e riproposto, praticamente, come unica alternativa in quasi tutti i locali della zona) , quindi i dolci fatti in casa. Per informazioni sul ristorante Valleverde collegatevi all’interessante sito internet www.ziapasqualina.it, dove potrete fra l’altro “rubare” anche alcune delle loro straordinarie ricette. Se poi avete un po’ di tempo, tanta curiosità e la voglia di vivere queste emozioni dal vivo, la verde Irpinia vi aspetta per un week-end diverso a base di saperi e sapori unici, alla scoperta della splendida cultura contadina locale. |
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