11 Dicembre: Romagna Albana Passito 2016 Bissoni

Che cos’è l’arte, signore? È la natura concentrata.“
(Honoré De Balzac)
Arte, vini e ceramiche, un legame intimo e consolidato che ci porta nelle terre romagnole, dove ne disegna i luoghi e il paesaggio.
L’arte in Romagna è un viaggio tra epoche e stili diversi che hanno contribuito alla storia di questa terra e che trovano
complicità anche nella coltura e cultura del vino e della sua produzione.
Gioiosa e solare, l’uva albana, ricca e dai mille volti, colora l’inverno con le sue tinte dorate, inebria gli animi con i suoi profumi e regala nel calice caratteristiche uniche.
Tra i 150 e i 300 metri sul livello del mare, i vigneti posti sulle colline di Bertinoro godono degli influssi del vicino Mare Adriatico che porta le sue brezze benefiche contribuendo a creare le condizioni climatiche di un terroir unico. Ma è lo Spungone la sua vera ricchezza, roccia di origine marina, calcarea e porosa con depositi fossili di conchiglie che indica che millenni or sono il territorio era sommerso dal mare. Gli strati di Spungone contengono minerali e nutrienti che si riflettono nei vini prodotti con le uve qui coltivate. L’Albana Passito 2016 di Raffaella Bissoni ne è di esempio e riporta nel sorso l’espressività più felice della stratificazione dello “spungone” di Bertinoro. La produzione del passito di Albana è un fenomeno di antichissima tradizione e questa tipologia rende evidente l’elegante espressione di questo vitigno dalla forte personalità,
Il sorso profondo e di avvolgenza balsamica caratterizza l’interpretazione che ne fa Raffaella Bissoni, un vino contraddistinto da una dolcezza naturale che accarezza il palato senza mai appesantirlo. Una declinazione dell’Albana versione passito, dove si riconoscono le dolci note del Natale, la golosa frutta che imbandisce la tavola delle feste; dall’albicocca al dattero, dai fichi secchi al miele, a cui si succedono le calmanti note di camomilla. Una coccola nelle serate di inverno, una gioia per occhi e palato, con le tracce speziate di vaniglia, zenzero candito e zafferano che riaffiorano dopo ogni sorso.
Un fascino senza tempo, come il tratto deciso e ipnotico che cattura lo sguardo dei mosaici propri dell’arte Bizantina, creati utilizzando prevalentemente oro zecchino e smalti; piccoli frammenti sapientemente disposti che raccontano l’aspirazione dell’uomo verso il divino attraverso figure statiche, immobili, che paiono fluttuare, sospese sugli sfondi dorati, quali simbolo della luce di Dio.
Un vino dove ritroviamo la sintesi perfetta del concetto di ricchezza e di bellezza della semplicità.
Fosca Tortorelli
Qui i vini del 10 dicembre, 9 dicembre, 8 dicembre, 7 dicembre, 6 dicembre, 5 dicembre, 4 dicembre, 3 dicembre, 2 dicembre, 1 dicembre.




