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Un Cesanese del Piglio per tutti i giorni

Rosso Cesanese 2011Non solo vini ad elevata gradazione alcolica, tosti come negli ultimi anni ci eravamo abituati a bere. I Cesanese del Piglio della vendemmia 2009 si sono presentati in occasione della manifestazione Rosso Cesanese, tenutasi ad Anagni ad inizio aprile e la novità è proprio questa: si può bere un buon Cesanese anche a tutto pasto, tranquillamente, senza eccessivo impegno.
I primi dieci campioni proposti nella degustazione coperta organizzata per l’occasione erano proprio dei Cesanese “base”, apparentemente senza pretese, ma che hanno riservato piacevoli sorprese, ciascuno con le proprie caratteristiche e la propria personalità. Difficile stilarne una classifica, di seguito vado a segnalare, in ordine di degustazione, quelli che mi hanno più gradevolmente impressionato.
Il primo vino, Cesanese del Piglio Etichetta Rossa della Cantina Sociale, ha subito fatto capire il carattere dell’annata con la quale avremmo avuto a che fare. Bello ad osservarsi nel calice, di un colore rosso rubino ancora vivace, accompagnato coerentemente da profumi fragranti di melagrana e ciliegia appena matura. Vivace e leggero anche in bocca, invitante al rinnovo della beva. Un vino che sorprende, insomma, per leggiadria, fragranza e bevibilità, proposto sicuramente a un prezzo interessante, giacché si tratta del vino base della Cantina Sociale.
Altrettanto piacevole, ma appena più selvatico del precedente per la presenza di note di sottobosco e di mora di rovo, l’Hyperius dei Vigneti Massimi Berucci. Buono e di facile interpretazione in bocca, ricalca le sensazioni olfattive, e termina con un finale lievemente balsamico. Discorso a parte meritano i vini proposti dall’azienda La Visciola, in particolare il Vignali e Ju quarto, ottenuti da uve a coltivazione biodinamica. Sono vini di colore scarico, che ricordano quasi i rosé/chiaretti, torbidi poiché non filtrati, ma con profumi addirittura croccanti di frutto integro, ciliegioso e di bosco, gradevoli al naso e succosi in bocca. Vini ancor più sorprendenti, insomma, quasi “da capire” soprattutto per quanto riguarda l’aspetto visivo, ma che una volta compresi piacciono e invitano irresistibilmente al rinnovo delle sensazioni provate.
Interessante anche il Cesanese base delle cantine Giovanni Terenzi, un Cesanese tout court, senza ulteriori nomi. Di buona concentrazione, fragrante, con profumi e sapori di violetta e visciola accompagnati da note amaricanti di rabarbaro.
Il top si raggiunge con il Campo Novo di Casale della Ioria. Un Cesanese del Piglio modello di bevibilità, rosso rubino vivace, non troppo concentrato, dai profumi floreali di violetta accompagnati dal frutto di visciola e di sottobosco. Pulito ed equilibrato in bocca, tannico coerentemente con l’olfatto proposto, invitante.
Appena più impegnativo, infatti era l’ultimo campione “base” prima di iniziare con i Cesanese di tipologia Superiore, il Colleticchio di Corte dei Papi, un vino di grande concentrazione che ricalca, enfatizzandole, le sensazioni provate nella degustazione del vino precedente. Un vino meno “base” degli altri ma senz’altro squisito.
Appuntamento tra qualche giorno per le impressioni sui Cesanese di tipologia “Superiore”.

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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