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Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiere

Il Ciliegiolo va in Piemonte e sposa la Barbera

Valentin Borremans e Roberta Stankeviciute
Roberta Stankeviciute e Valentin Borremans

È nel comune di Avolasca (AL), sui Colli Tortonesi che vecchi vigneti di ciliegiolo dimorano dagli anni 60 grazie all’Azienda Agricola La Vecchia Posta. Ebbene per accontentare i clienti genovesi, che volevano sentire nella barbera quel po’ di gusto toscano, l’Azienda sperimentò quest’unione che divenne poi un successo. È un’azienda a conduzione familiare con tre ettari a vigneto biologico certificato da molti anni. A parte il ciliegiolo, gli altri vini rappresentano la tradizione piemontese: barbera, cortese, dolcetto e timorasso. Si lavora ponendo la massima attenzione alle pratiche agricole, le uve vengono selezionate, raccolte a mano e trasportate in cassette, le fermentazioni per la maggior parte sono spontanee; obiettivo è puntare alla massima qualità, a conferma anche dei vari riconoscimenti ottenuti. Non solo vino, ma anche ortofrutta e una piccola stalla.
Ma parliamo dell’intruso, vino che mi ha incuriosita. Come in tutte le storie c’è sempre un prima, un dopo, cose che rimangono e si migliorano, persone che si innamorano del vino cercando un altrove. Sulla controetichetta troviamo La Vecchia Posta, e in etichetta NUNA wines. È il momento della transizione. Valentin Borremans con la moglie Roberta Stankeviciute, giovani trentenni, appassionati di viticoltura, lasciano il Belgio per cercare un posto ideale, e ricapitolare la loro vita.
Avolasca è quel luogo, centro agricolo situato nella valle dello Scrivia, dove silenzi e natura diventano appaganti. Dal 2023 collaborano con l’azienda la Vecchia Posta, e oggi NUNA, anima, è la loro idea di vino. Una linea realizzata con le uve della Vecchia Posta, ma con l’obiettivo di rilevare e gestire progressivamente la produzione, una parte delle vigne e della cantina.

Rosso Ciliegio 2024 Nuna Wines

L’assaggio del Rosso Ciliegio 2024 stimola a ricercare quella doppia identità toscana-piemontese, cresciuto su marne, argille e calcari, ecco un colore rubino intenso, l’esposizione della ciliegia si fa seria, seguono note di viola e lampone con sfumature speziate, il palato è piacevolmente avvolto di freschezza, il vino fermenta e affina in vasche d’acciaio, il sorso è succoso e nitido, il tannino quasi setoso si unisce alla nota sapida. Una certa eleganza lo connota ad un vino di ampio respiro. E… se la felicità dipende dalla qualità dei nostri pensieri, il pensiero che stai bevendo un buon vino diventa gratificante.

Gabriella Grassullo

Gabriella Grassullo

Sommelier da molti anni, master sul servizio vino e relazione col commensale, ha tenuto alcuni corsi in area territoriale del Pavese di approccio/divulgazione della cultura del vino e il suo abbinamento, alcune giornate didattiche presso Cantine, partecipa a degustazioni con AIS/ONAV/FISAR/ONAF. Collabora con Ais Lombardia. Dal 2015 contribuisce a Lavinium con articoli interviste insieme a Ezio Gallesi. Ha un interesse particolare per i vini naturali e ne studia l’evoluzione.

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