Talamo a mare, l’IGT toscano cullato dalle correnti marine del golfo dell’Argentario

Siamo a sud di Grosseto nella Maremma Toscana, a pochi passi dal mare di Talamone, qui si trova la cantina Terre di Talamo che rientra nel gruppo Bacci Wines, la realtà imprenditoriale guidata da Marco Bacci e la sua famiglia.
Marco Bacci, nato a Firenze nel 1959, dopo aver lavorato nel campo della moda fino al 1996, decide di dedicarsi al mondo del vino. Già proprietario del Castello di Bossi dal 1984, acquista Renieri nel 1998 per produrre Brunello di Montalcino e nel 2001 Terre di Talamo. Quest’ultima è una realtà immersa nella DOCG del Morellino di Scansano, situata su una collina di circa 50 ettari che si affaccia sul mare, con una vista che spazia fino al promontorio dell’Argentario.
Circa 33 gli ettari vitati a Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah, Alicante, Petit Verdot, Vermentino e Viognier; qui i terreni sono composti da argille brune e hanno un’esposizione che va da sud-est a nord-ovest.

Appassionato di pesca e immersioni, Marco Bacci, ha così pensato di far custodire al mare la sua etichetta Talamo IGT; un’operazione senz’altro non facile, un’idea scaturita dalla sorpresa riscontrata da Marco dopo aver assaggiato alcuni vini che aveva lasciato a lungo nella sentina della sua barca, notando una migliore prestazione nell’invecchiamento.
L’operazione di inabissamento delle bottiglie è infatti iniziata cinque anni fa, viste le trafile burocratiche per ottenere i permessi per realizzare questa prima “cantina subacquea” in Toscana; progetto che è stato possibile realizzare con l’ausilio di un pontile di 40 metri e la collaborazione di una squadra di esperti subacquei. Come Marco ha più volte precisato, tante sono state le attenzioni che hanno visto la fase preparatoria, prima tra tutte la scelta del luogo dove posizionare le gabbie contenenti le bottiglie, che non è stata casuale, che è stata selezionata non solo poco distante in linea d’aria dall’azienda, ma soprattutto priva di elementi naturalistici, proprio per limitare al minimo l’impatto ambientale.

Così il 13 giugno 2022 sono state fatte emergere le circa 1200 bottiglie di rosso Talamo IGT, che erano state posate nel giugno 2021 a 35 metri di profondità, con una temperatura costante di 16 gradi e una pressione di 4,5 bar, per completarne la fase di affinamento. Il mare di fronte a Talamone ha in tal senso “ospitato” o meglio è stato la cantina di affinamento per 12 mesi di queste novemila bottiglie del Talamo IGT “a mare” il blend rosso distintivo dell’azienda.
Durante la presentazione è stato interessante assaggiare e confrontare l’evoluzione delle due versioni del Talamo IGT 2018, entrambe appartenenti allo stesso lotto, dove la differenza deriva solo dal percorso di affinamento finale; una quota di bottiglie ha infatti riposato in cantina e l’altra in mare. Le circa 1.200 bottiglie “emerse” sono state messe in cantina ad asciugare e solo successivamente saranno pronte per essere preparate e vestite per la vendita.

Affascinante l’impatto visivo che le vede incastonate nelle gabbie e ricoperte da un reticolo naturale di concrezioni marine, da sottolineare la scelta attenta sia nella tappatura – che ha visto ricadere la scelta sul tappo a vetro, che permette la giusta conservazione del vino senza comprometterlo – sia nella successiva etichettatura, che consta di una targhetta di alluminio con inciso il nome del vino: “Talamo a Mare”.
Ma veniamo al vino, si tratta di un blend di uve Syrah, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, in percentuali pressoché variabili, che nel caso dell’annata 2018 sono circa un quarto per varietà. Un confronto significativo che ha fatto emergere le effettive differenze derivanti dai due affinamenti, il vino affinato in cantina – Il Talamo IGT 2018 – ha dato vita a un vino molto piacevole, ma caratterizzato da una maggiore morbidezza, con note fruttate di amarena, mora, prugne rosse, mirto, erbe mediterranee e spezie; un vino dai tannini carezzevoli, ben eseguito.

Il suo gemello – Talamo a mare IGT 2018 – ha sicuramente una marcia in più, già a partire dal suo profilo olfattivo che gioca su una maggiore complessità e sfaccettature diverse. Il bouquet richiama le note agrumate di arancia rossa e chinotto, a cui si uniscono le note fruttate di ribes rosso ed erbe officinali più fresche. Al palato è slanciato con una bella dinamica gustativa che richiama il sorso successivo, elegante e con un maggiore bilanciamento tra acidità e sapidità.
Il moto ondoso, la mancanza di luce, la temperatura fredda e piuttosto costante sono sicuramente fattori che hanno inciso su questa differente espressività, seppur non va tralasciato che è tutto in fieri, in quanto va senz’altro valutata nel lungo termine l’evoluzione del vino.
Fosca Tortorelli



