Una la medaglia, due le facce: Montecappone e Mirizzi

Ricordo ancora con un po’ di commozione che, tornando dal mio primo viaggio in Polonia nel 1969, ero passato per Roma per stare un po’ con lo zio Pierino, la zia Luciana e i miei cugini Luigino e Paola. Nonostante gli enormi impegni nella loro farmacia Magna Grecia, lo zio si era preso qualche giorno di vacanza per farmi scoprire la Roma della gastronomia e della ristorazione. Venendo entrambi dal profondo nord, lui l’aveva piacevolmente già conosciuta e voleva che anch’io, a 17 anni, la conoscessi.
Ogni santo giorno mi aveva portato a pranzo e a cena in due locali sempre diversi e una volta, per farmi scoprire i vini migliori, anche a Porta Furba, in quella periferia verso Cinecittà e Centocelle che si trovava in pieno fermento per la costruzione di centinaia di palazzine. Lì c’era un negozio interessante al numero 904 della Tuscolana, quello che Recildo Bomprezzi da Jesi gestiva con la figlia Rosanna. Allora questo quartiere era circondato di verde da tutte le parti, si trovava più vicino alla campagna che alla città e ricordo che non vendeva soltanto vino e liquori, ma anche olio, uova fresche e leccornìe così gustose da far venire l’acquolina in bocca. Era molto frequentato e gli affari andavano benissimo, tanto che Recildo aveva infatti appena comprato nella sua terra d’origine, con altri due soci, gli oltre 60 ettari dell’azienda Montecappone a un paio di chilometri da Jesi, per fare sia vino che olio (da olivi di ascolana tenera di Jesi, leccino e frantoio).

Nel 1988, quando Rosanna Bomprezzi è diventata la prima donna sommelier professionista diplomata in quel di Roma, il negozio è stato completamente ristrutturato e da semplice punto di vendita è stato trasformato in una moderna enoteca specializzata. Rosanna vi era rimasta insieme con il figlio Alessandro Mirizzi, mentre l’altro figlio Gianluca Mirizzi era andato a dare una mano per sviluppare la loro azienda vitivinicola, di cui sono poi riusciti nel 1997 ad acquisire l’intera proprietà, che aveva bisogno di un gran lavoro per recuperare alla grande le viti e gli olivi già esistenti e iniziare il rinnovo e l’ampliamento della cantina.
Per un laureato in Economia non è stato facile, ma le scelte fatte sono state quelle giuste, a cominciare da quella di coltivare vitigni a maturazione tardiva e di vendemmiare con leggero anticipo per evitare al massimo la surmaturazione e la degradazione aromatica di origine ossidativa delle uve. Le vigne sono coltivate a spalliera bassa con ombrose pareti fogliari che in questa zona molto calda proteggono i grappoli e ne garantiscono un’ottima maturazione. Le viti sono allevate a guyot e a cordone speronato con la potatura corta che lascia un numero di gemme molto limitato per ridurre le rese di uva che per i vitigni bianchi e alcuni rossi non superano 1,3 kg per ceppo e 70 quintali per ettaro mentre per altri vitigni rossi non superano 0,9 kg per ceppo e 50 quintali per ettaro. I nuovi impianti prevedono una densità di 5.500 piante per ettaro. L’azienda Montecappone attualmente possiede 17 ettari di oliveti e 40 ettari di vigneti sulle colline di Jesi e altri 10 ettari circa di vigneti sono in affitto. I vitigni principali sono: verdicchio, montepulciano e sangiovese.

La cantina è stata disposta su tre livelli per utilizzare al meglio la gravità nei travasi e limitare al minimo l’uso delle pompe. Pur contando su una capacità di 13.000 ettolitri ha scelto piccole vasche di fermentazione da 80, 100 e 200 hl per fare piccole vinificazioni di uve mano a mano che vengono raccolte e ricevute al giusto grado di maturazione. Per i vini bianchi niente botti di legno, ma solo acciaio e cemento con l’utilizzo delle moderne tecnologie del freddo. Si fanno pure le criomacerazioni pellicolari delle uve a contatto con il mosto per 12 ore a 10 °C, si usa anche l’anidride carbonica per fare il vino in riduzione d’ossigeno e si è limitato l’utilizzo di anidride solforosa e di altri additivi.
Infatti gli aromi sono intensi ma molto puliti e i vini sono di buon corpo, ma senza sovrapposizioni al gusto dell’uva. Gianluca è giunto così alla guida della Montecappone fin dal 2005. L’enologo è Lorenzo Landi. Per i vini bianchi, dopo una pressatura soffice si decanta il mosto fiore per un giorno alla temperatura di 10-12 °C e si innesca la fermentazione con lieviti selezionati, alla temperatura controllata di 16 °C, che può durare dalle 2 alle 3 settimane. Non si lascia quasi mai proseguire la fermentazione malolattica.

Dopo la svinatura e il versamento nelle vasche i vini sono tenuti in agitazione e decantati solo per breve tempo per eliminare con un primo travaso soltanto la parte meno nobile delle fecce, quelle grosse, mantenendo comunque in sospensione quelle fini. Seguono quindi 4 o 5 mesi (le riserve anche 9) di frequenti rimescolamenti affinché le fecce fini possano assolvere al loro compito antiossidante, preservando la freschezza olfattiva dei vini, infine altri 6 mesi di affinamento in bottiglia.
Per i vini rossi, dopo una pressatura soffice si riempiono le vasche dove si fanno rimontaggi allo scopo di estrarre dei colori intensi ma con tannini morbidi. Il cappello delle vinacce con le follature viene sprofondato solo dal peso maggiore del mosto rimontato, senza forzature meccaniche. La fermentazione avviene a temperatura controllata, al massimo 28 °C, per periodi da 7 a 10 giorni (le riserva per altri 10-12 con un solo breve rimontaggio quotidiano). La malolattica s’innesca spontaneamente dopo un leggero riscaldamento del vino e, se non si tratta di riserve, l’imbottigliamento si fa d’estate, mentre le riserve maturano ancora per 1 anno, parte in cemento e parte in barriques. L’imbottigliamento e l’affinamento avvengono in speciali locali termocondizionati (16 °C e 70% di umidità per tutto l’anno) fino alla messa in commercio.

Nel 2015, dopo aver consolidato l’esperienza alla Montecappone, la società agrivinicola di proprietà della sua famiglia sulla sponda sinistra del fiume Esino, Gianluca ha fondato anche una sua personale azienda agricola sulla sponda destra, la Mirizzi Gianluca, che possiede 6 ettari di vigneto in cima a una collina di fronte a quella del borgo di Monte Roberto. Qui però l’altitudine è il doppio, intorno ai 300 metri s.l.m. e nell’aria si sente.
I suoli quassù sono composti da torbiditi marnoso-arenacee grigio-giallastre e sabbiose che si sono formate nel Miocene durante il riempimento dell’antico bacino marino con i sedimenti dello sfaldamento di rocce dell’Appennino. Questa società gestisce anche in affitto un oliveto di quasi 3 ettari con 600 piante al limitare del centro storico di Cupramontana, lungo la strada Aguzzana (S.P. 9). L’azienda Mirizzi è in conversione verso l’agricoltura biologica e i suoi vini sono imbottigliati dalla Montecappone.

Rosso Piceno Utopia 2015 Montecappone
È un vino austero da uve montepulciano coltivate sui suoli argillosi delle colline di Jesi a 300 metri di altitudine. Le viti sono allevate a controspalliera con potatura a cordone speronato. La densità è di circa 5.000 piante per ettaro che danno una resa media di 1,3 kg d’uva per pianta e 70 quintali per ettaro. Dopo la diraspatura e la pigiatura soffice il mostro macera con le bucce per 15-18 gg con controllo termico del cappello a una temperatura di 25 °C circa. Il vino matura per 18 mesi, parte in barriques e parte in vasche di cemento. Dopo l’assemblaggio viene imbottigliato e si affina per almeno altri 6 mesi in vetro fino alla commercializzazione che avviene con il marchio dei Vignaioli Indipendenti e della qualità vegetariana Vegan. Il tenore alcolico di quest’annata è del 14,5 % e l’estratto secco dedotto è di oltre 34 g/l, ma questi dati possono variare nelle altre annate.
Il colore è scurissimo, più nero che rosso rubino ed è denso, impenetrabile. All’attacco note di liquirizia e confetto da sposa che aprono lentamente un bouquet di aromi di viole, genziana, pepe rosa con sfumature di grafite da fucile, sigaro toscano, goudron. Ossigenandosi lentamente nel calice si sentono anche i piccoli frutti neri maturi, come more di bosco, ribes nero, aronia. In bocca è polposo, grasso, con tannini morbidi, vellutato e il finale è speziato, dominato dal cuoio e dalla mandorla amara. Vino da sposare a lepre in salmì, fagiano o piccione e in salse nobili, faraona ripiena, oca in porchetta, ma è superbo con il Pecorino di Fossa e i formaggi molto aromatici. Consiglio di scaraffarlo in brocca a collo largo e di servirlo a una temperatura tra i 18 e i 22 °C.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Federico II A.D. 1194 2017 Montecappone
Dedicato all’imperatore Federico II di Svevia che è nato in una tenda sulla piazza principale di Jesi da Costanza d’Altavilla nel 1194 ed è stato giurista, letterato e mecenate di artisti e studiosi. Questo Verdicchio esprime bene l’anima di questo territorio. Il Federico II A.D. 1194 proviene da viti coltivate su suolo franco/argilloso mediamente calcareo allevate a controspalliera e con potatura a guyot, densità di 5.500 piante per ettaro e rese di 2 kg per pianta. Le uve sono vinificate in acciaio e in assenza di ossigeno con l’applicazione della tecnica dell’iper-riduzione e della gestione del freddo in fermentazione a 16-17° C. di temperatura. Il vino sosta per 4-5 mesi sui propri lieviti prima di essere imbottigliato, così da esaltare al massimo le caratteristiche dell’uva Verdicchio. Il tenore alcolico di quest’annata è del 14,5 % e l’estratto secco dedotto è di 22-24 g/l, ma questi dati possono variare nelle altre annate.
Il colore è giallo con riflessi verdolini. All’attacco si avvertono fiori di tiglio e di camomilla. Il bouquet è fruttato e delicato di zagare, ma è in bocca che si rivela molto succoso e si arricchisce di polpa di frutta matura, anche in confettura, dalla susina mirabella ala pesca gialla, dall’ananas sciroppato alla scorza d’agrumi candita, con una sottilissima vena dolce, di miele millefiori. Un ricostituente naturale, ”appetitoso”, armonico con note di ginestra e cedronella. Un vino molto pulito e morbido che infonde una gradevole sensazione di calore, di buon corpo e dalla piacevole acidità. Il finale è di mandorla dolce e miele d’agrumi con una sfumatura di erba salvia. Un Verdicchio così saporito e leggiadro che proprio non si fa nemmeno caso al potente tenore alcolico che si presenta solo in guanti bianchi.
È molto sensibile alla temperatura di servizio. Servito fresco di cantina, non proprio freddo, tra i 12 e i 14 °C, risulta più “dolce”, ideale per una piadina al prosciutto crudo come da tutto pasto, mentre un po’ più freddo, tra i 9 e gli 11 °C, è un gran vino da gamberetti in salsa rosa, pesce al cartoccio, zanchette fritte, piovra e patate all’olio e prezzemolo, stoccafisso all’anconetana. Suggerisco di mantenere la temperatura di servizio della bottiglia per poterlo godere nel modo migliore.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Utopia 2016 Montecappone
È una riserva di Verdicchio di buon nerbo e notevole struttura ed è destinata a sfidare il tempo a lungo. Direi che merita di non essere stappata così presto come ho dovuto fare io per presentarlo, perché migliorerà ancora ed evolverà soprattutto il finale, oggi ancora adolescente. Proviene da viti coltivate su suolo sabbioso allevate a controspalliera con potatura a guyot, densità di 3.000 piante per ettaro e rese da 3 a 3,2 kg per pianta. Le uve sono vinificate in bianco con l’applicazione della tecnica della riduzione già dal distacco del grappolo dal tralcio fino all’imbottigliamento e con una permanenza del vino sulle fecce nobili per 9 mesi, maturazione in vasche di cemento per altri 12 mesi e affinamento di ulteriori 6 mesi in bottiglia. Il tenore alcolico di quest’annata è del 14,5% e l’estratto secco dedotto è di 22-23 g/l, ma questi dati possono variare nelle altre annate.
Il colore è giallo paglierino brillante. All’attacco si avverte il pane tostato con sfumature di fiori di ginestra e biancospino. Il bouquet si arricchisce di erbe aromatiche come timo e salvia. In bocca è complesso, ma con un fruttato di nettarina in evidenza. Finale che oggi è al timo, all’ortica e alla mandorla amara e che si raffinerà ancora con il tempo. Un bel vino da servire a 12 °C, da mantenere per la bottiglia allo scopo di gustare meglio spaghetti alle canocchie, tagliolini con la bomba (tajulin sa’ l sgagg), brodetto di barca, paganelli con i carciofi, sardoncini alla salvia, razza in agrodolce. Se rimane del vino in bottiglia una volta stappata, il giorno dopo è ancora migliore.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Ergo 2018 Mirizzi
L’ho stappato l’8 marzo, la giornata internazionale della donna, e ho fatto benissimo. Non avendo trovato quest’anno dalla fiorista di fiducia le solite mimose, appena stappato ne ha diffuso immediatamente il profumo e la cosa mi ha colpito non poco.
Mia moglie pensava che le avessi nascosto chissà dove delle mimose e andava a curiosare dietro il divano, dietro le tende, dietro il mobiletto della TV e un po’ dappertutto. È raro trovare un vino bianco, servito per giunta freddo, che sprigioni subito e con tanta energia il suo bouquet.
Mi ha immediatamente portato la memoria a due momenti della mia adolescenza, a due indimenticabili Verdicchio d’altri tempi. Quei ricordi sono ancora freschi nella mente come se i decenni non fossero passati. Il primo a Rimini. Arrivati da un lungo viaggio massacrante per la via Emilia (non esisteva ancora l’autostrada da Bologna) quasi a mezzanotte con il buon Luigi Fedeli, l’autista del nonno, eravamo andati subito a ficcarci in una friggitoria per la gran fame. Allora i vini li servivano in brocche e con il fritto misto andavano… a litri, anche fino all’alba. Era la prima volta che bevevo un Verdicchio, ma era anche la prima volta che mia madre me l’aveva permesso, ed era così buono che me lo ricordo ancora adesso, dopo più di cinquant’anni. Pochi giorni dopo, durante l’immancabile gita alla rocca di Gradara, nel Ristoro che ancora oggi è ospitato fra le antiche mura dell’ex corpo di guardia all’ingresso principale del borgo antico, avevo voluto approfittare ancora di quel momento di “buona” di mia madre. E così, con una piadina al prosciutto crudo impastata al momento e cotta al forno dal premuroso titolare in persona, ero riuscito a bere ancora un altro Verdicchio a dir poco eccellente nel tradizionale bicchiere da osteria (non c’erano ancora i calici, allora).
”Ergo” è un vino nuovo, ma antico e vinificato con il metodo più tradizionale possibile, sincero e schietto proprio come quei due grandi vini di una volta, prima che nascessero le DOC per regolamentarli e… oserei dire… omologarli e ingabbiarli. Lo chiamerei “un ritorno al futuro”. Complimenti a Gianluca!
Deriva da una selezione molto accurata di uve coltivate in regime biologico su suoli di marne e arenarie gialle di consistenza sabbiosa e allevate a controspalliera con potatura guyot, su una collina in forte pendenza, con esposizioni che vanno da est a ovest e una densità di circa 4.500 piante per ettaro che danno una resa di circa 2,2 kg per ceppo. Una parte della vigna ha più di quindici anni di età e l’altra parte è stata ripiantata utilizzando vecchi cloni di verdicchio di oltre 50 anni presenti nei terreni dell’azienda Montecappone. Le viti sono coltivate secondo i criteri dell’agricoltura biologica e raccolte a maturazione avanzata con vendemmia tardiva che lascia i grappoli un po’ in surmaturazione con una percentuale zuccherina leggermente più alta per garantire una qualità eccellente.
La vinificazione di queste uve, coltivate secondo i criteri dell’agricoltura biologica e raccolte a maturazione avanzata, è fatta tradizionalmente all’aperto con fermentazione innescata da lieviti indigeni a parziale controllo della temperatura e lungo affinamento sulle proprie fecce nobili, in parte per 12 mesi in anfora. Il tenore alcolico di quest’annata è del 14 % e l’estratto secco dedotto è di 25-27 g/l, ma questi dati possono variare nelle altre annate. Il colore è affascinante, giallo paglierino brillante con luminosi riflessi d’oro. All’attacco è fresco e pulito, inebria immediatamente il naso con l’intensità del floreale di ginestra e gelsomino e del fruttato giallo di susina e di pesca mature. Il bouquet si apre maestosamente agli aromi di ananas e di miele millefiori con sfumature di macchia mediterranea e di mimosa. In bocca è una meraviglia di potenza e grande intensità, ma anche di notevole finezza che accarezza il palato. Al fruttato si aggiungono note di arancia ”vaniglia” e succo di melone giallo con un tocco di zafferano e una sapidità piacevolissima. Incantevole armonia tra l’acidità, la sapidità, la dolcezza degli aromi e la morbidezza. Il finale è morbido e avvolgente con toni balsamici e mandorlati morbidi che mantengono a lungo la freschezza. Vini così è raro trovarli a buon prezzo.
”Ergo” è un vero re della tavola da centellinare con molte pietanze, davvero eclettico. Il gusto personale me lo fa godere con vincisgrassi, pasta al cacio e pepe, rombo in guazzetto, gallinella di mare in porchetta, pasticciata di carne e lardo, capretto o coniglio in fricassea, agnello alla romana, omelette di ricotta e borragine con fonduta e tartufo, crostata salata al topinambur e porcini, formaggio di fossa. Suggerirei di mantenere una temperatura di 10-12 °C con il pesce e di 12-14 °C con il resto.
Mario Crosta
Societa Agrivinicola Montecappone Colli di Jesi
Via Colle Olivo 2, 60035 Jesi (AN)
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tel. 0731-205761 e 0731-226082
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