Le Ali di Mercurio: Tenuta Sant’Agostino
Nella storia dell’umanità si susseguono progressi e regressi, evoluzioni e passi indietro, idee innovative e ritorno ad antiche culture; ha poco senso giudicare il ritorno all’uso dell’anfora (e di altri contenitori alternativi al legno e all’acciaio) come una moda passeggera. Certo le mode esistono, lo sappiamo bene, lo abbiamo visto con le barrique, ma questo non significa che certi processi non possano nel tempo portare benefici. Oggi buona parte delle aziende vinicole hanno imparato a fare un uso intelligente dei carati francesi; c’è da dire poi che le anfore, al contrario delle barrique, hanno avuto un’antica presenza in Italia grazie ai Greci prima e agli Etruschi poi. In Puglia ci sono ancora oggi aziende come Pichierri che imbottiglia un Primitivo spillato dai capasoni, grandi vasi di creta interrati, conosciuti anche come “zirre”.
Non voglio dilungarmi sulla materia, che richiederebbe un capitolo specifico, ma sono convinto che il sempre più diffuso ritorno delle anfore come contenitori per vinificare e maturare i vini sia assolutamente positivo. Chi lo farà con fini di ricerca e sperimentazione non potrà che trarne vantaggio, ho già avuto modo di notare i benefici che apportano su diverse tipologie di vino.
Anche la Tenuta Sant’Agostino di Solopaca, dei fratelli Raffaella, Carlo, Gennaro e Mimmo Ceparano, ha intrapreso questo percorso: in cantina stanno sperimentando due tipi di anfore, una in gres porcellanato e l’altra in terracotta rivestita con cera d’api, merito anche della collaborazione dell’enologo Vincenzo Mercurio, che ha già acquisito una certa esperienza con questi contenitori. Il Ventiventi è frutto di questo percorso, si tratta di un trebbiano toscano in purezza, un vitigno presente su queste terre da molti decenni, tanto da essere parte di quelli previsti nella Doc Sannio, nata in tempi in cui si puntava alla quantità più che alla qualità, niente di meglio, quindi, di trebbiano e malvasia al posto dei vitigni che dimoravano tradizionalmente in quest’area come falanghina e aglianico.
I fratelli Ceparano hanno scelto, proprio usando le anfore, di puntare invece alla qualità e al recupero di un’identità territoriale, senza andare a spiantare, ma rivalutando i due vitigni bianchi attraverso un metodo di lavoro, dalla vigna alla cantina, che sembra dare i suoi frutti.
– Bianco Ventiventi 2015 (trebbiano, gradazione 13%)
Il Ventiventi è nato in acciaio, ma ormai sembra destinato, come la malvasia “Scomposto”, ad essere vinificato e maturato in anfora.
La versione 2015 mette in mostra un colore paglierino chiaro lucente e piacevoli profumi di fiori bianchi e gialli, agrumi rosa come il mandarino, nespole, leggere venature erbacee e una base minerale evidente.
Ma è al palato che strappa l’applauso, rivelando una materia eccellente, fresca e salina, ricca di toni fruttati appena maturi e di rara finezza, non sono molti i trebbiani toscani che possono vantare una simile eleganza. Un vino che va ben oltre la piacevolezza, merita molta più attenzione, consiglio vivamente di berlo poco più che fresco, assolutamente sopra i 14 gradi, vi lascerà senza parole.
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– Bianco Scomposto 2015 (malvasia bianca, gradazione 13%)
L’altro vino in anfora, in questo caso ottenuto da malvasia bianca in purezza, dal colore giallo paglierino di buona intensità, bouquet molto gradevole di ginestra, mughetto, albicocca, uva pizzutello, erba limoncella, pesca sciroppata, agrumi maturi.
Al gusto ha grande impatto, profondità, freschezza viva e una notevole intensità aromatica su sfondo decisamente sapido; al momento rivela ancora tutta la sua adolescenza, ma la strada è chiara, è un vino con un pedigree definito e un futuro in assoluta crescita.
Sfiora la quinta chiocciola, per ora.
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Roberto Giuliani
TENUTA SANT’AGOSTINO
Via Cupa, 8 – 82036 Solopaca (BN)
Cell: 333-4354077 (Raffaela Ceparano)
Cell: 393-5051862 (Carlo Ceparano)
Sito: tenutasantagostino.it
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