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Doc e DocgLe regole del vino

Le DOCG del Piemonte: Nizza

Le Doc del Piemonte: Barbera d'Asti Sottozona Nizza


❂ Nizza D.O.C.G.
(D.M. 17/9/2010 – G.U. n.236 dell’8/10/2010; ultima modifica D.M. 15/3/2021 – G.U. n.79 dell’1/4/2021)


zona di produzione
● in provincia di Asti: comprende l’intero territorio dei comuni di Agliano Terme, Belveglio, Calamandrana, Castel Boglione, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castel Rocchero, Cortiglione, Incisa Scapaccino, Mombaruzzo, Mombercelli, Nizza Monferrato, Vaglio Serra, Vinchio, Bruno, Rocchetta Palafea, Moasca, San Marzano Oliveto;


base ampelografica
anche riserva: Barbera;


norme per la viticoltura
le condizioni di coltura dei vigneti devono rispondere ai requisiti esposti ai punti che seguono:

  • terreni: i terreni caratterizzati da marne argilloso – sabbiose e arenarie stratificate;
  • giacitura: esclusivamente collinare con esposizione da +45° a +315° gradi sessagesimali. Sono ammesse le sommità collinari e i versanti nord compresi fra -45° e +45° sessagesimali i cui terreni abbiano pendenze non superiori all’8%. Sono esclusi i terreni di fondovalle;
  • densità d’impianto: quelle generalmente usate in funzione delle caratteristiche peculiari dell’uva e del vino;
  • forme di allevamento: la controspalliera con vegetazione assurgente; sistemi di potatura: il Guyot tradizionale o il cordone speronato basso);

i vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpianto dovranno essere composti da un numero di ceppi a ettaro, calcolati sul sesto di impianto, non inferiore a 4.000;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo non devono essere superiori a 7 t/Ha e 13% vol. (anche per la versione riserva), di 6,3 t/Ha e 13,50% vol. nel caso di menzione aggiuntiva “vigna” e relativo toponimo tradizionale. Per i vigneti con età inferiore ai sette anni, per poter utilizzare la menzione “vigna“, la resa massima per ettaro dovrà essere:

  • 3° anno di impianto: 3,8 t/Ha
  • 4° anno di impianto: 4,4 t/Ha
  • 5° anno di impianto: 5,0 t/Ha
  • 6° anno di impianto: 5,7 t/Ha;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione e imbottigliamento devono essere effettuate nella zona di produzione delimitata, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio delle Province di Cuneo, Asti e Alessandria;
● non è consentita alcuna forma di arricchimento per l’aumento della gradazione alcolica;
i seguenti vini devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento:
   ▪ Nizza (anche “vigna“) – minimo 18 mesi di cui in legno (di qualsiasi dimensione) almeno 6 mesi, con decorrenza dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia;
   ▪ Nizza riserva (anche “vigna“) – minimo 30 mesi di cui in legno (di qualsiasi dimensione) almeno 12 mesi, con decorrenza dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia;
è ammessa la colmatura con uguale vino della stessa annata, conservato anche in contenitori diversi dalle botti in legno, per non più del 10% del totale del volume, nel corso dell’intero invecchiamento obbligatorio;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
nella designazione e presentazione dei vini, la denominazione di origine può essere accompagnata dalla menzione “vigna” seguita dal corrispondente toponimo o nome tradizionale purché:

  • le uve provengano totalmente dallo stesso vigneto
  • tale menzione sia iscritta nella “Lista positiva” istituita dall’organismo che detiene lo Schedario viticolo della denominazione
  • la vinificazione delle uve e l’invecchiamento dei vini siano stati svolti in recipienti separati e la menzione “vigna“, seguita dal toponimo o nome tradizionale, sia stata riportata nella denuncia delle uve, nei registri e nei documenti di accompagnamento;

l’indicazione dell’annata di produzione delle uve in etichetta è obbligatoria;
le bottiglie in cui vengono confezionati i vini per la commercializzazione, devono essere di vetro, di forma e colore tradizionale, di capacità consentita dalle vigenti leggi, con l’esclusione del contenitore da litri 2. È consentito inoltre l’utilizzo delle bottiglie di capacità di litri 9 e 12;
per la chiusura delle bottiglie dei vini a D.O.C.G. Nizza è previsto l’utilizzo dei dispositivi ammessi dalla vigente normativa, con l’esclusione del tappo a corona.
Per la chiusura delle bottiglie dei vini qualificati con la menzione «vigna» seguita dal relativo toponimo, è consentito esclusivamente l’uso del tappo di sughero;


legame con l’ambiente
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
L’area di produzione comprende 18 comuni della Provincia di Asti, limitrofi al comune di Nizza, zona tradizionale e di elezione per la coltivazione del vitigno Barbera. Il clima di tale area si può definire di tipologia temperato-continentale: caratterizzato prevalentemente da inverni freddi e poco piovosi (mentre non sono rare le precipitazioni nevose); da primavere e autunni ricchi di precipitazioni; estati calde e secche, con scarse piogge di breve durata (principalmente a carattere temporalesco).
Queste caratteristiche sono però parzialmente mitigate dalle numerose colline presenti nell’area di produzione delimitata
denominata «Nizza» dove, salendo di quota, le minime invernali risultano essere meno rigide rispetto ai fondovalle, mentre l’afa e le temperature estive, grazie alla maggiore ventilazione, sono sicuramente più miti. Questa situazione climatica specifica da sempre risulta particolarmente favorevole per la coltivazione della vite e in particolare del vitigno Barbera.
L’area di produzione del vino «Nizza» può considerarsi totalmente collinare, con pendenze delle colline che, in questa zona della provincia di Nizza, risultano spesso molto rilevanti. La coltivazione è concentrata prevalentemente su una fascia altimetrica compresa tra i 150 e i 350 m s.l.m., anche se non sono da escludere alcuni vigneti posti ad altimetrie maggiori, nella fascia che va dai 350 ai 500 m s.l.m.
Per le forti pendenze e per le altitudini collinari è fondamentale quindi l’esposizione dei vigneti, fattore che influisce sulla capacità della pianta di ricevere le radiazioni solari, importante soprattutto per il vitigno Barbera, varietà molto esigente in termini di luce e temperatura, così come un adeguato contenimento della produzione, le cure colturali, ecc. Al fine di ottenere produzioni con perfetti equilibri compositivi, al «Nizza» sono infatti riservate esclusivamente le esposizioni migliori.
I terreni dell’area di produzione del «Nizza» appartengono geologicamente al bacino pliocenico astigiano, hanno origine per lo più sedimentaria con formazioni prevalentemente marnoso arenacee terziarie. Si tratta di suoli con elevato contenuto in carbonato di calcio e con sostanza organica generalmente ridotta. Anche gli elementi nutritivi si trovano in quantità contenuta, ma in equilibrio ideale tra di loro.
In quasi tutti i terreni dell’area di produzione del «Nizza» la profondità del suolo e la profondità utile alle radici sono elevate. Solo nella zona caratterizzata da suoli sabbioso-arenacei questa profondità è inferiore per la prevalenza di un substrato fortemente cementato. La disponibilità di ossigeno per le radici è generalmente buona, poiché la pendenze dovuta alla giacitura totalmente collinare di queste zone, garantisce lo smaltimento delle acque anche nei terreni meno permeabili (suoli limoso-marnosi) evitando cosi il ristagno idrico.
La combinazione di tutte queste caratteristiche pedoclimatiche specifiche dell’area fa si che la vite, e in particolare il vitigno Barbera, trovi un substrato unico e ottimale per il suo sviluppo ed esprima le sue migliori caratteristiche qualitative nel prodotto finale.
Fattori umani rilevanti per il legame
La perfetta sinergia tra l’ambiente e l’uomo nell’area del Nizza trova la sua sintesi nell’allevamento della vite con il tradizionale sistema a girapoggio, nella controspalliera con sistema di potatura a Guyot e talvolta a cordone speronato, con contenimento delle rese e una razionale gestione della chioma che unite all’esposizione a mezzogiorno massimizzano l’espressione qualitativa dell’uva Barbera.
Qui l’uomo ha saputo integrare una moderna e qualificata tecnica di coltivazione, di vinificazione e di affinamento nelle botti di legno con il sapere della tradizione e con l’attenzione alle peculiarità pedoclimatiche, nel rispetto dell’ambiente.
Il vitigno Barbera è la varietà di gran lunga predominante nella composizione dei vigneti della zona di produzione del «Nizza».
Infatti, questo storico vitigno a bacca nera è tradizionalmente molto legato a questo territorio, risulta essere per molti viticoltori la principale, se non l’unica, fonte di sostentamento.
Per questi motivi, il «Nizza» è l’espressione di un’identità forte, di un binomio che lega indissolubilmente la Barbera a questa storica area d’elezione e agli uomini che lo producono.
Proprio per questo i produttori del Nizza hanno deciso di operare una scelta ben precisa andando a utilizzare esclusivamente l’uva Barbera per la produzione di questo vino, rinunciando alla possibilità di aggiungere (anche se in piccole percentuali) altri vitigni che, comunque, porterebbero a snaturare l’identità tradizionale del prodotto.

B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
L’ambiente geografico e pedologico dell’area di produzione, che occupa i versanti collinari meglio esposti con esclusione dei fondovalle, particolarmente vocato alla coltivazione del vitigno «Barbera», assai esigente in radiazione solare, consente di ottenere uve e vino di elevatissimo livello qualitativo e di chiara tipicizzazione organolettica.
Infatti, i vini «Nizza» e «Nizza riserva», anche con indicazione della menzione «vigna», risultano, dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche, dal colore rosso rubino intenso tendente al rosso granato con l’invecchiamento, in particolare per la tipologia «riserva».
I profumi sono intensi, con accentuati sentori di frutti di sottobosco, ciliegia, prugna, di lieve spezia e talvolta con impressioni floreali. Grazie all’affinamento acquista complessità sviluppando le note balsamiche, di cacao, liquirizia e vaniglia in varie combinazioni a seconda delle dimensioni delle botti, dei legni e delle tostature.
Al palato tre sono i cardini fondamentali dal cui equilibrio dipende la qualità di questo vino, con le debite differenze dovute all’annata: l’acidità, tipica delle uve Barbera, che comunque si attenua dopo l’avvenuta fermentazione malolattica e l’affinamento; la morbidezza, che si può tradurre in un’astringenza più o meno intuibile a seconda della durata del passaggio in legno. Il corpo o struttura nel «Nizza» è senz’altro pronunciato, consentendo a questi vini una lunga vita in bottiglia.

C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La combinazione dei fattori ambientali e pedoclimatici descritti alla lettera A) con il fattore umano di cui alla lettera B) divengono nella zona del «Nizza» un substrato unico per il vitigno Barbera, consentendone la migliore espressione e contribuendo sostanzialmente all’ottenimento di vini dal colore intenso, particolarmente ricchi di estratto e di profumi fini, adatti anche al lungo affinamento, molto longevi.
Infatti, il comprensorio di Nizza, nucleo storico della produzione di vino Barbera in Piemonte, ha una notevole tradizione nel campo della trasformazione, affinamento e commercializzazione del prodotto finito. È patria di alcuni tra i più rinomati «negociant elevateur», come si direbbe in Francia, o «negozianti» come usa in zona. Si tratta di cantine storiche come Bersano, Scarpa, Guasti, e numerose altre, anche più recenti ma non meno prestigiose. Alcune tra le più antiche cantine cooperative d’Italia sono sorte nei dintorni, ad esempio quella di Mombaruzzo, pluricentenaria. È presente un’industria enologica che già nel secolo scorso era attiva con cantine di invecchiamento – allora si usavano solo grandi botti, di rovere di Slavonia e castagno, alle quali negli ultimi quarant’anni si sono affiancate le barriques francesi da 225 litri e i tonneaux – con impianti di imbottigliamento e un vasto mercato nazionale e internazionale, in particolare verso la Francia del sud colpita dalla fillossera, favorito dalla presenza della ferrovia.
Nizza Monferrato, come rileviamo da documentazione storica, è stata da sempre un’importante sede di mercato del vino in Piemonte.
In proposito, l’emerito prof. Dalmasso cita una lettera del 1609 scoperta dal dottor Arturo Bersano, una delle figure chiave della trasformazione del Barbera nel novecento da vino popolare a vino raffinato, nell’Archivio comunale di Nizza. In essa risulta che in quell’anno vennero inviati «nel Contado di Nizza de la Paglia appositi incaricati per assaggiare il vino di questi vigneti, e in particolare lo vino Barbera per servizio di S.A. Serenissima e di pagargli al giusto prezzo». Il che significa che la fama del vino Barbera prodotto a Nizza «nell’Asteggiano» era giunta fino alla Corte ducale di Mantova dove non mancavano le occasioni per banchettare e per apprezzare i migliori vini d’Italia. Nizza ed il suo circondario, compreso tra i fiumi Tanaro, Belbo, ed il torrente Nizza, sembra l’area dove il vigneto di Barbera è consolidato da più tempo in purezza varietale, e probabilmente non è un caso.
Questo retroterra storico ha creato indubbiamente i presupposti per la notorietà del vino «Nizza» e per la caratterizzazione sul mercato come vino fine, di corpo, adatto a un medio-lungo invecchiamento per i prodotti con maggior struttura, favorendone la presenza sui mercati del mondo.
Tuttavia il territorio del «Nizza», pur legato alla tradizione, ha seguito l’innovazione tecnologica di cantina e l’informazione tecnica degli ultimi 25 anni, consentendo ulteriori progressi dal punto di vista qualitativo. Tra i principali possiamo indicare:
▪ il contenimento delle produzioni anche attraverso la pratica del diradamento in vigneto, e la raccolta dell’uva solo al raggiungimento del migliore equilibrio compositivo e fenolico, con attenzione alla riduzione dell’acidità fissa;
▪ il condizionamento termico dei locali di lavorazione e/o dei vasi vinari per meglio governare i vari processi chimico-fisici;
▪ il governo della fermentazione malolattica, sia con il controllo delle temperature sia con l’inoculo di batteri lattici appositamente selezionati, che è di fondamentale importanza per questo vino;
▪ il miglioramento ed il rinnovo dei vasi vinari con largo utilizzo dell’acciaio inox, che garantisce superfici più facilmente lavabili, nelle prime fasi della vinificazione, e di botti e barriques per l’affinamento, con diversità stilistiche tra i vari produttori quanto a scelta di legni, volumi e numero di passaggi ma sempre cercando un buon equilibrio finale.
Pertanto le peculiari caratteristiche qualitative dei vini «Nizza» sono dovute all’interazione dell’ambiente naturale con i fattori umani di tradizione e conoscenza nei processi di coltivazione, vinificazione ed affinamento. In particolare i produttori hanno perseguito delle scelte altamente qualitative per la produzione delle uve (limitate rese, segnatamente per le tipologie qualificate con la menzione vigna) e per l’elaborazione dei vini DOCG «Nizza», rinunciando ad avvalersi della pratica dell’arricchimento.
In sintesi, le peculiari caratteristiche di questa zona di produzione, unite al sapere tramandato tra vignaioli di generazione in generazione e all’accurato intervento dell’uomo sia in vigneto che in cantina, consentono al vitigno Barbera coltivato nell’areale del «Nizza» di esprimere le sue migliori caratteristiche nelle uve e nel vino che ne deriva.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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