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Ilaria Felluga: il presente e le prospettive future delle aziende Russiz Superiore e Marco Felluga

Ilaria Felluga. Foto Benjamin Bilkic
Ilaria Felluga. Foto Benjamin Bilkic

Il Collio è una terra che amo e il solo scorrazzare fra le sue belle colline mi mette gioia e una profonda serenità. Terra ricca di vigneti e dove tante importanti aziende vitivinicole producono vini di grande qualità.
Nel cuore del Collio, a Capriva del Friuli, ha sede l’Azienda Russiz Superiore che assieme all’altra azienda, la Marco Felluga, rappresentano i gioielli della antica famiglia di vignaioli dei Felluga.
Oggi al timone di questa importante realtà troviamo la giovane Ilaria che dopo la prematura scomparsa del padre Roberto, nel 2021, ha dovuto accelerare il proprio percorso professionale e prendere la guida delle aziende di famiglia, anche se le basi per la successione erano già state in parte impostate.
Sono andato a incontrarla per fare una chiacchierata generale su quanto sta succedendo intorno al mondo del vino in un periodo dove lo scenario mondiale non è dei più sereni, per capire quali sono le criticità e quali le speranze sia per il presente sia per il futuro prossimo.

Foto Alessandro Di Lago
Foto Alessandro Di Lago

A novembre saranno cinque anni da quando è venuto a mancare tuo papà Roberto.
I suoi insegnamenti come genitore e come qualificato professionista del settore vitivinicolo sono stati fondamentali e resteranno per te un patrimonio indissolubile.
Quanto è cambiata e cresciuta in questi anni Ilaria sia dal punto di vista professionale sia come persona?
Iniziamo con una domanda bella leggera. Inutile dire che in tutto quello che faccio, da quando mi sveglio la mattina fino ad arrivare a casa la sera, ci sono continue situazioni e momenti che mi fanno pensare a lui, a tutto quello che ha fatto, quello che mi ha trasmesso. È una parte costante della mia vita che mi accompagna anche se adesso non è più con me perché il nostro era un legame molto intenso, sempre prodigo di consigli, ma anche se adesso non posso più chiamarlo, sento che lui è sempre con me quando ne ho bisogno.
Tutti i suoi insegnamenti, ma aggiungo anche quelli del nonno Marco, sono stati fondamentali per la mia crescita, ma nel mio processo di formazione, presente e futuro, non voglio dimenticare la mia mamma che mi è sempre molto vicina.
Dal punto di vista professionale ho la fortuna di avere in azienda una bella squadra, una sorta di seconda famiglia che mi ha aiutato soprattutto agli inizi del mio percorso anche perché la mia formazione era quella di una studentessa universitaria, e avendo dovuto affrontare da subito le varie questioni aziendali, non sono riuscita a farmi delle grandi esperienze in altri contesti che mi avrebbero portato ad essere più pronta al momento di prendere in mano le redini dell’azienda.

Foto Tiziano Biagi
Foto Tiziano Biagi

I Dazi Trumpiani, la crisi economica e le incertezze legate ai vari conflitti in giro per il mondo sono sicuramente un problema per i mercati commerciali, disegnando scenari nebulosi per il futuro prossimo.
Com’è la situazione attuale nel settore del vino per quanto riguarda le vendite e i rapporti con i partner commerciali?
Devo essere sincera, quello che viene dipinto dalla comunicazione globale è un po’ esagerato quando si parla di quello che per noi è il primo mercato estero.
Sono rientrata la scorsa settimana dagli Stati Uniti dove ho trovato una situazione che è molto rientrata rispetto alla mia precedente visita nel settembre dell’anno scorso.
La situazione dei dazi è consolidata, tutti sono consapevoli del momento, ma sono cose sì presenti ma che sono anche già state messe in discussione e non trovano un consenso totale. Negli Stati Uniti la vita costa molto e già prima dei dazi il prezzo del vino di qualità nei ristoranti era elevato, e quindi per chi poteva permetterselo prima non è cambiato granché.
Noi fortunatamente continuiamo a lavorare bene soprattutto con le nostre selezioni della linea “Russiz Superiore”, e gran merito è della rete di relazioni che abbiamo costruito nel corso degli anni e al modo in cui abbiamo comunicato e continuiamo anche ora a farlo, i nostri prodotti. Questo non solo negli Stati Uniti ma anche in altri paesi dove prima il nonno e poi il papà si sono mossi in anticipo per ritagliarsi delle fette importanti di mercato, mettendoci sempre la faccia che è una cosa  fondamentale se si vuole fidelizzare la clientela.
Ovviamente non si può dire che vada tutto bene, ma ad oggi la situazione per la nostra azienda è fortunatamente abbastanza buona.

Felluga Vigneti

Fino a una ventina di anni fa quando si parlava di azienda vitivinicola friulana ci si riferiva quasi esclusivamente alla tradizione famigliare tramandata da generazione in generazione. Adesso con il mondo sempre più globale è tempo di nuove sfide.
Sbaglio a dire che è diventato sempre più importante unire alle tradizioni famigliari una crescente innovazione, sia dal punto di vista delle strategie comunicative sia commerciali?
Non sbagli, anzi è fondamentale. A questo riguardo, importante è il rapporto di collaborazione e partnership che abbiamo con un’altra azienda vitivinicola appartenente alla famiglia Tommasi, che ci ha portato a una crescita in termini di innovazione e ci ha permesso di aprirci verso mercati esteri che prima per noi erano sconosciuti.
Fondamentale è non restare fermi ma cercare sempre di migliorarsi e aprirsi alle novità che il mondo ti propone per poi applicarle nelle varie fasi del ciclo aziendale, sia produttivo sia commerciale. È fondamentale non sentirsi mai arrivati.

Russiz Superiore. Foto Tiziano Biagi
Foto Tiziano Biagi

In un mercato del vino sempre più globale fatto di grandi numeri, quanto è difficile proporre le proprie eccellenze del territorio, come ad esempio il Friulano e la Ribolla Gialla giusto per fare qualche nome?
Ci sono due facce di questa medaglia: la prima è che questi autoctoni sono poco conosciuti e il cliente ha un po’ paura dell’ignoto e devi quindi armarti di pazienza e raccontare con passione la storia e le potenzialità di questi vitigni.
Nel momento in cui tu riesci a superare questa barriera e creare curiosità, poi nasce un vero amore perché nonostante sia il Friulano sia la Ribolla Gialla non sono paragonabili con altre tipicità internazionali, al momento dell’assaggio le risposte sensoriali sono sempre positive: la Ribolla Gialla per la sua freschezza e mineralità, il Friulano per il suo potenziale aromatico e la struttura che gli consente di essere versatile e quindi poter essere abbinato a piatti diversi.
Sono soprattutto le nuove generazioni che sono spinte dalla curiosità di conoscere cose diverse rispetto ai vini già presenti sui mercati, ma c’è ancora molto lavoro da fare ed è fondamentale il modo di comunicare.

Una ricerca realizzata da Mib Trieste School of Management con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino dal titolo  “Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole”, ha evidenziato che dove cresce la leadership femminile le aziende del vino diventano più solide, più orientate al futuro e più attente al capitale umano.
Secondo i risultati, nelle imprese a guida femminile sono più diffusi ruoli chiari, sistemi di governance strutturati e processi decisionali condivisi, con una forte attenzione alla sostenibilità, alla valorizzazione del territorio, una visione strategica di lungo periodo.
Tu sei una giovane donna leader di una importante realtà vitivinicola, qual è il tuo pensiero a tal riguardo e davvero stai notando questo crescente e profondo cambiamento del ruolo femminile all’interno delle aziende? 
Lo noto tantissimo ed è una cosa che mi piace molto. Ma non parlo solo esclusivamente della parte femminile. Mi piace il senso di collaborazione che c’è fra le nuove generazioni che siano di sesso femminile o maschile.
Certo, anche mio padre diceva sempre che le donne hanno una sensibilità diversa, anche a livello sensoriale e degustativo, e questo lo riscontro anch’io.
In un settore dove il Collio non si confronta solo con le altre zone della nostra regione, ma soprattutto con paesi lontani come Francia, Sudafrica, Stati Uniti, solo per citare qualcuno, bisogna avere sempre una visione lontana, ed è fondamentale riuscire a creare delle connessioni e collaborazioni fra le persone, e non me ne voglia il pubblico maschile, ma per me risulta più semplice crearle con quelle del mio stesso sesso.
Oggi le donne sono numericamente più presenti nelle aziende, ma anche nelle precedenti generazioni, ci sono state donne forti e carismatiche.

Cantina Russiz Superiore. Foto Tiziano Biagi
Foto Tiziano Biagi

Nella edizione appena conclusa del Vinitaly, i vini NoLo (privi di alcol o a basso contenuto alcolico) hanno avuto uno spazio dedicato nel padiglione centrale con numerose aziende presenti. 
Una moda che sta facendo breccia in particolare tra i giovani e in tre mercati esteri di fondamentale importanza, ovvero Germania, Regno Unito e Stati Uniti.
In Germania rappresentano già oggi il 7,5% delle vendite complessive di vino,  mentre in Italia per il 2026 è previsto un +90% di aumento della produzione e una quota export al 91% con il Nord Est che fa da traino alla nuova moda.
Immagino che sia un argomento che non interesserà la vostra azienda, ma cosa ne pensi di questo fenomeno in costante crescita e ci possono essere anche dei contraccolpi per i mercati tradizionali?
Il mio punto di vista su questo argomento è contrastante perché quando iniziò a venir fuori questo fenomeno, 2-3 anni fa, non lo consideravo come qualcosa di impattante; invece, una crescita e una evoluzione c’è stata, sia a livello produttivo, con lo sviluppo di nuove metodologie, sia legislativo.
Penso che chi beve vino abitualmente non si possa appassionare a un prodotto spogliato dell’alcol, e quindi la fetta di mercato che può conquistare non va in competizione con i mercati del vino tradizionali.
Per curiosità ho assaggiato anch’io qualche prodotto senza alcol e nessuno mi ha mai soddisfatto, tranne uno spumante di Hofstätter, ma in questo caso, come per la birra, la bollicina va un po’ a camuffare l’assenza di alcol, mentre nei vini fermi, in bocca manca sempre sostanza e aroma.
In conclusione, piuttosto di bermi un vino senza alcol scelgo qualcos’altro perché non riesco a trovare soddisfazione e appagamento. Certo i giovani oggi bevono meno e c’è qualcosa da parte nostra da fare a livello comunicativo, ma non penso sia questa la strada da seguire e che sia ancora solo una moda.

La promozione dei vini privi di alcol va a braccetto con una sorta, a mio parere eccessiva, demonizzazione cha fa leva sul concetto salutistico mettendo sullo stesso livello tutte le bevande alcoliche e portando avanti una comunicazione non corretta e fuorviante che forse ha l’obiettivo di spostare il mercato verso altre bevande.
A mio parere deve passare il concetto che, come tanti studi dimostrano, il consumo moderato di vino di qualità non fa male, ma addirittura può migliorare la nostra salute: associato a una dieta bilanciata e sana rallenta l’invecchiamento biologico in modo significativo, diminuisce il rischio di mortalità cardiovascolare, ha effetti sulla riduzione del grasso perché abbassa il colesterolo cattivo.
Cosa ne pensi a questo riguardo?
Come tutte le cose, è sempre l’eccesso che nuoce alla salute e bisogna sempre avere un equilibrio. Il vino però fa parte della cultura italiana e il fatto di demonizzarlo e metterlo alla pari di altre bevande alcoliche non è giusto anche perché, come hai giustamente rimarcato tu, ci sono anche tanti fattori positivi, dal punto di vista nutrizionale, nel suo consumo moderato.

Foto Tiziano Biagi
Foto Tiziano Biagi

Oltre 138 milioni di turisti hanno visitato l’Italia nel 2025, un fenomeno, quello del turismo, che è in salute e che può avere un “peso” ancora maggiore se si parla di enoturismo in un momento in cui il settore si trova a cercare soluzioni per arginare il calo dei consumi e le problematiche internazionali che, indiscutibilmente, impattano e creano incertezze.
Come si sta muovendo la vostra azienda nel settore dell’accoglienza e dell’enoturismo e qual è la situazione generale per la nostra regione?
Sono contenta che negli ultimi anni la nostra regione abbia fatto tantissima comunicazione e mi è molto piaciuta la pubblicità che si vede in televisione dove una famiglia si trova nel salotto di casa e dice: “dove andiamo in vacanza?” e uno dice che andrebbe al mare, l’altro andrebbe in montagna, un altro ancora vorrebbe un po’ di cultura e la mamma alla fine di tutto risponde:” So io dove andare per trovare tutto questo: in Friuli”.
In effetti la nostra è una piccola regione ma puoi trovare tutto quello che desideri ed è adatta per ogni tipo di vacanza.
Il turismo in questi ultimi ci ha dato molte soddisfazioni, se parliamo della nostra realtà aziendale, un turismo rispettoso e curioso di scoprire le nostre eccellenze, che arriva da molte parti dell’Italia, ma anche dall’Austria Germania e dalla Slovenia.
Abbiamo il nostro wine-shop che è sempre aperto, e con la bella stagione anche il bed & breakfast comincia a ricevere tanti ospiti a cui cerchiamo di garantire una permanenza indimenticabile con l’obiettivo di fargli fare una esperienza a 360° del Collio, della ruralità di campagna e di una enogastronomia di alto livello.

Tanti studi e report dicono che i giovani non bevono il vino per vari motivi: tra cui la concorrenza con le altre bevande, le tendenze salutiste ma anche i prezzi non sempre accessibili a una certa età e la distanza di linguaggio. Ma quale è il rapporto di Gen Z e Millennials con il vino? E, soprattutto, è vero che il vino è un prodotto che non gli interessa? Qual è la tua esperienza personale con una categoria a cui sei vicina anche anagraficamente?
Mi immedesimo un po’ in questa generazione adesso che ho 31 anni e una decade fa ero anch’io ad approcciarmi a questo mondo che era tutto da scoprire. Mi ricordo che un po’ non conoscevi bene le cose, un po’ mancavano i soldi per bere vini di qualità, un po’ erano anni dove magari, alla ricerca di un po’ di sballo, nelle feste si consumavano altri tipi di alcolici.
Nonostante alla fine fossi una figlia d’arte, il mio primo approccio serio nel mondo del vino l’ho avuto proprio intorno ai vent’anni e quindi secondo me bisogna dare ancora un po’ di tempo e spazio alle nuove generazioni per avvicinarsi e appassionarsi a questo mondo.
Dal punto di vista salutistico può essere vero che queste generazioni abbiano un po’ di reticenza ad avvicinarsi con fiducia, ma a mio parere va anche a incidere l’aspetto economico dove gli eccessivi rincari fuori dalla cantina e la poca semplicità delle liste vini tendono a disorientare il giovane consumatore.
Noi nel nostro piccolo cerchiamo di organizzare degli eventi un po’ diversi che siano più vicini ai gusti dei giovani. 

Vecchie bottiglie Russiz Superiore

I dati sul biologico italiano ci descrivono una crescita nei consumi domestici, nel fuori casa e all’export. Non più un fenomeno di nicchia ma una categoria in crescita spinto da valori come salute, benessere e sostenibilità.
La vostra azienda è da sempre legata a tutti quei valori che ci parlano di sostenibilità e rispetto per l’ambiente.
Quali sono le strategie che adoperate in questa direzione e ci sono anche dei progetti futuri a tal riguardo?
Noi siamo un’azienda sostenibile e seguiamo due progetti che abbiamo voluto intraprendere per credo filosofico e non solo per ricevere una semplice certificazione. Uno si chiama SQNPI seguito assieme al Consorzio Collio e riguarda soprattutto la parte di campagna mentre l’altro è il progetto VIVA, per una viticoltura sostenibile in Italia. Quest’ultimo è un progetto che mi piace tantissimo perché ti obbliga a raggiungere degli obiettivi programmati che giocoforza ti fanno progredire e migliorare e che riguardano aspetti fondamentali come il consumo di acqua, la produzione di CO2 solo per citarne alcuni.
Argomenti come la sostenibilità trovano sicuramente una maggiore attenzione in paesi come quelli scandinavi, mentre da noi, a livello nazionale, è venuta un po’ meno questa attenzione dando importanza prevalentemente alla qualità del prodotto.

Foto Benjamin Bilkic
Foto Benjamin Bilkic

Tuo padre oltre ad aver dedicato la vita per le aziende di famiglia, la Marco Felluga e Russiz Superiore, è da sempre stato molto attivo all’interno del Consorzio Collio perché credeva ciecamente in questo territorio e combatteva per la sua valorizzazione.
Com’è la situazione attuale in Collio e che rapporti hai con i tuoi colleghi produttori?
Bella domanda. Mi è piaciuto già il fatto che tu hai detto colleghi.
L’altra sera mi trovavo a una cena di lavoro organizzata dal Consorzio Collio e uno dei partecipanti se ne è uscito con questa affermazione: “eh al Vinitaly sono andato anche dai miei competitors” e questa ultima parola mi ha fatto un po’ male.  Sicuramente nei mercati dobbiamo far quadrare ognuno il proprio bilancio però restiamo colleghi e a volte anche amici e i momenti di confronto devono essere un valore aggiunto e quando possibile è giusto fare rete e darsi una mano a vicenda visto che dobbiamo confrontarci con il mondo.
Il Consorzio Collio in questi ultimi anni è stato molto attivo a livello di comunicazione e ha organizzato molti eventi sia con la stampa sia con privati e questo è importante per tenere vivo l’interesse degli appassionati e degli addetti ai lavori.
Ci sono tanti progetti in divenire, ma essendo tutti ancora in essere, cito fra tutti solo uno che ritengo importante e che porterà a inserire nel disciplinare anche i vini macerati.

Qual è la cosa che ti piace di più in assoluto del tuo lavoro e quale invece un po’ meno?
Le cose che mi piacciono sono tantissime e faccio fatica a dirne solo una. 
Mi piace tantissimo il fatto di conoscere tante persone, consumatori, produttori, con idee diverse e con cui confrontarmi attivamente e che possono solo farti crescere.
Altra cosa bella è il viaggiare continuamente anche se ti restano solo barlumi di tempo per riuscire a vedere qualcosa da simil turista.
La cosa che invece mi piace di meno è il dover discutere inutilmente, perché la mia filosofia è quella del vivere e lascia vivere. Quando mi trovo di fronte a una discussione poco costruttiva e denigratoria o offensiva, vorrei essere da tutt’altra parte.
Ad esempio, a una manifestazione ad Asti, un signore ha visto una nostra etichetta con il tappo a vite, frutto di una scelta che abbiamo fatto tempo fa, e ha cominciato ad aggredirmi su questioni etiche e storiche mettendo in dubbio anche la bontà del vino.
Non essendo stato un normale scambio di opinioni ma una sorta di monologo aggressivo, la cosa mi aveva dato molto fastidio e fatto un po’ avvilire per questa sua chiusura mentale, visto che era anche proprietario di un locale.

Foto Tiziano Biagi
Foto Tiziano Biagi

Quali sono oggi invece i vini che rappresentano maggiormente oggi la vostra azienda e qual è il tuo vino preferito fra quelli che producete?
Che domanda scomoda. Non ho un vino che amo in particolare, ma lo diventa a seconda delle situazioni. Se faccio un aperitivo con amici, un pic-nic in campagna e voglio qualcosa di freddo e ghiacciato che faccia felici tutti, apro una bottiglia di Just-Molamatta, vino fresco e immediato che non ha bisogno di troppe conoscenze perché è facile e accattivante, abbinabile a salumi ma anche a stuzzichini di vario genere.
Come da tradizione di famiglia ho una grande passione per il Pinot Bianco, vino elegante e versatile. Ultimamente mi piace molto anche il vino rosso, soprattutto il Cabernet Franc, che non avendo una struttura eccessivamente tannica si potrebbe azzardare in abbinamento anche con il pesce. Quando invece ho bisogno di una coccola rilassante, il Col Disore è il vino giusto per lasciarmi andare, per riflettere e pensare, una sorta di vino da meditazione.

Quali sono i progetti presenti e i sogni futuri di Ilaria Felluga?
Stiamo lavorando tantissimo dal punto di vista dell’accoglienza perché mi piace portare persone nella nostra terra e fargli capire quanta passione ci mettiamo nel nostro lavoro.
La nostra location, secondo me, è bellissima per ospitare eventi importanti come, ad esempio, un matrimonio e stiamo lavorando su questa strada visto che abbiamo anche una piccola chiesa consacrata.
In questo periodo sono molto in giro per il mondo, ma mi piacerebbe restare un po’ a casa, in azienda, per seguire la parte tecnica di cantina e quella agronomica in campagna, questo per migliorare e aumentare le mie conoscenze.
Inoltre, mi piacerebbe esplorare nuovi mercati, mettere qualche nuova bandierina virtuale, conquistando nuovi clienti in giro per il mondo in quei luoghi dove non siamo ancora presenti.

Stefano Cergolj

Stefano Cergolj

Perito informatico ai tempi in cui Windows doveva essere ancora inventato e arcigno difensore a uomo, stile Claudio Gentile a Spagna 1982, deve abbandonare i suoi sogni di gloria sportiva a causa di Arrigo Sacchi e l’introduzione del gioco a zona a lui poco affine. Per smaltire la delusione si rifugia in un eremo fra i vigneti del Collio ed è lì che gli appare in visione Dionisio che lo indirizza sulla strada segnata da Bacco. Sommelier e degustatore è affascinato soprattutto dalle belle storie che si nascondono dietro ai tanti bravi produttori della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nel 2009 entra a far parte della squadra di Lavinium. Ama follemente il mondo del vino che reputa un qualcosa di molto serio da vivere però sempre con un pizzico di leggerezza ed ironia. Il suo sogno nel cassetto è quello di degustare tutti i vini del mondo e, visto che il tempo a disposizione è sempre poco, sta pensando di convertirsi al buddismo e garantirsi così la reincarnazione, nella speranza che la sua anima non si trasferisca nel corpo di un astemio.

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