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Valcalepio Rosso 2010 Castello di Grumello

C’ero stato velocemente a maggio, invitato da Elena Miano a rivedere le mie opinioni sui vini Valcalepio e poiché, dopo le prime degustazioni tra un aereo e l’altro, sono stato ben contento di cambiarle, avevo deciso di ritornare proprio là dove tutti possono vedere, già dall’autostrada, quelle abitazioni da sogno, sia per la posizione luminosa e dominante sulla pianura sia per la rigogliosità della vegetazione da cui fanno capolino. Con un po’ d’invidia, forse. Dalle terrazze di Grumello del Monte si gode una vista magnifica sulla pianura padana.
L’esposizione dei pendii verso meridione, la ventilazione, i suoli e la gente caparbiamente ancorata a queste terre benedette sono davvero ideali per la coltivazione della vite. Ma fare vini ottimi, eccellenti, non era certo l’ambizione di quei bergamaschi sgobboni.
Sarà stato proprio questo carattere della gente del luogo, famosa per la sua dedizione al lavoro e capace di sostenere l’economia nazionale in modo esemplare, a tirare fuori tutto il possibile da uve coltivate in piccoli appezzamenti soltanto per avere qualcosa da fare anche quando gli altri riposano. Tutto il possibile, ma non il meglio del meglio.
Le cantine più grandi non brillavano per apprezzamenti mediatici e soffrivano l’inerzia del consorzio. Posso dire che per il vino Valcalepio qualcosa è cambiato decisamente in meglio. Ed era ora! Se vi fate un giro all’Enoteca Osteria Vino Buono, nella piazzetta del campanile in via Castello, concorderete con me.
Cristina KettlitzLa Tenuta Castello di Grumello appartiene da tre generazioni alla famiglia milanese Kettlitz Reschigna che l’ha acquistata nel 1953 dai Gonzaga. Le strutture sono quelle della fortezza del pieno medioevo che è stata teatro di lotte tra guelfi e ghibellini e quindi residenza di Bartolomeo Colleoni durante gli scontri fra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, ma che sono state trasformate nel settecento in residenza di vari nobili casati, tanto che l’ingresso padronale si trova proprio in un bel palazzo da cui si gode una vista stupenda.
L’azienda è gestita da Cristina Kettlitz (nella foto) che, nel 1993, è stata investita della responsabilità del Castello e della produzione di vino, sebbene fino ad allora si fosse occupata di giornalismo e comunicazione, un’esperienza che le ha suggerito di aprire al pubblico sia la cantina sia il Castello con iniziative culturali inerenti vino, musica, arte, svago.
Oggi, nei mesi estivi, il Castello ospita numerosi eventi in costume per i bambini che, guidati da esperti animatori, si trasformano in cavalieri e damigelle e rivivono le avventure di tanti personaggi della leggenda o della storia (Robin Hood, re Artù, l’imperatore Carlo Magno…), in modo che i loro genitori possano nel frattempo visitare in tutta serenità il castello e partecipare alle degustazioni.
Le sale e il cortile del Castello sono disponibili per conferenze stampa, riunioni manageriali, corsi di formazione, set per servizi fotografici e televisivi, concerti, mostre, giornate aperte, cene esclusive, stage di cucina, cerimonie, matrimoni, anniversari. Non è mica finita: a un tiro di fionda dal maniero si trova la nuova Foresteria del Castello, ricavata in un edificio in sasso e affacciata sui vigneti e sul borgo storico di Grumello, con camere singole e doppie dotate di bagno e impianto di ventilazione, per eventuali pernottamenti.
VignetoGrazie a Cristina, dunque, via le ragnatele e via la polvere! A guardare la castellana di questa favola moderna, a stare in sua compagnia, a goderne la radiosità e la grazia, non si direbbe che questa donna sia un terremoto, eppure è stata la sua zampata vincente a segnare la vera svolta nella storia del Castello di Grumello e non solo per la sua apertura al pubblico.
Cristina ha ereditato dal nonno Giovanni Reschigna una grande passione enologica. Con lei anche l’enologo Paolo Zadra ha “ereditato” il buon lavoro del padre Carlo in cantina, che è una delle più antiche d’Italia (risale al 1200 e conserva l’architettura originale a pareti in pietra con ampie volte). Non sarebbe giusto, però, nei confronti di Cristina e di Paolo, parlare di una lineare, tranquilla continuità con un passato che, in effetti, scivolava via senza troppa gloria e che condiziona ancora alcuni scrittori di vino con la memoria ferma a quei tempi, restii a cogliere le attuali novità e a dare il buon viatico a questa impresa.
A dimostrazione che la terra, il sole e il genio del vignaiolo non bastano per fare vini d’eccellenza, ma devono fondersi in perfetta simbiosi, con le gestioni precedenti si soffriva ancora la stanchezza dei vigneti sopravvissuti alla guerra, i difetti progettuali del consorzio e una tecnologia di cantina che aveva ormai fatto il suo tempo.
Con Cristina, che è fra le 16 fondatrici dell’associazione “Le Signore della Valcalepio“, invece, si è alzato subito un vento rinnovatore che ha dato slancio alle vigne e che, nel 1998, ha completamente ristrutturato e rinnovato la cantina, dove si trasformano uve coltivate con attenzione all’ambiente e alla naturalità dei suoli in circa 100.000 bottiglie l’anno.
Il vigneto, 18 ettari sui 37 dell’intera tenuta, si trova sul Colle del Calvario, di fronte al castello, su terreni marnoso-calcarei con 5.000 ceppi per ettaro.
Vendemmie e fermentazioni separate, con successivo assemblaggio entro le percentuali indicate dal disciplinare DOC, che è in vigore dal 1976, ma è stato modificato ben cinque volte, poiché i vini Valcalepio non si distinguevano molto in fatto di gran qualità.
Oggi il Castello di Grumello produce vini ottimi, anche eccellenti, con grande attenzione per l’aspetto ambientale, per l’equilibrio naturale del terreno e usando soltanto sostanze organiche. I vitigni coltivati sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Pinot Grigio, Moscato di Scanzo.
La cantinaNella visita di maggio ho avuto modo di degustare quattro vini: Valcalepio Rosso “La Torre del Mago” 2012, Valcalepio Rosso “Castello di Grumello” 2008, Valcalepio Rosso Riserva “Colle Calvario” 2007, Valcalepio Moscato Passito di Grumello del Monte 2011.
Non c’era abbastanza tempo per poterli gustare meglio con le gustose pietanze locali e in questi mesi ho continuato a desiderare di tornare a completare la scoperta. Il vino è re in tavola e queste colline a pochi chilometri da Milano sono la meta di tante gite perché famose per l’ospitalità, tanto che il Consorzio Tutela Valcalepio ha ideato il Circuito dell’Ospitalità e pubblicato un’utilissima guida disponibile anche sulla pagina internet www.valcalepio.org/guida_enoturistica.pdf. L’enoturista non si accontenta di venire a conoscere il territorio, ma cerca buon ristoro, vuole gustare le specialità della cucina locale ed è particolarmente curioso di abbinarle a quel vino prodotto sul posto che le esalta meglio.
Non parlo soltanto dei vini-bandiera, quelli che poi riuscirà anche ad acquistare nelle cantine o nelle enoteche, ma anche di quelli che trova nei ristoranti, nelle trattorie e nelle osterie e che possono reggere, possibilmente, un pasto completo senza cambiare, come si fa in genere d’abitudine.
La cucina bergamasca qui offre una gamma di pietanze ricca di sapori come poche altre e con un’adeguata dose di polenta di mais cotta in un paiolo di rame, possibilmente su fuoco di legna e ancora fumante che accompagna arrosti, brasati, stufati, cacciagione e altre innumerevoli pietanze fino ai formaggi, che sono anche l’ingrediente principale della polenta taragna.
Si può far festa con primi come i casonsèi de la bergamasca o i maccheroni con sugo d’anatra, secondi come la casöla bergamasca o la mandibola di manzo con fagioli e lardo, anche con il piatto unico polenta e osei scampai.
Ottimo, in questo caso, il Valcalepio Rosso “Castello di Grumello” 2010 che ci ha servito Angela (simpatica espressione del Vomero verace che porta il sole dove si respira la Storia). È un taglio bordolese di Cabernet Sauvignon 60% e Merlot 40% maturato per 12 mesi in barriques e affinato almeno tre anni), vellutato anche oltre le aspettative, da cui si sprigionano anche delicate note di marasca e piccoli frutti di bosco. Lo consiglierei pure a fine pasto con il formai de mut maturo e lo stracchino del monte Bronzone. Bevendolo, mi ha riportato alla memoria i piatti che preferivo durante i 15 anni in cui risiedevo a Milano. Un vino così mi piacerebbe con i mondeghili di manzo (polpette di manzo, salsiccia e fegato), l’ossobuco di stinco di vitello in gremolada, la polenta e brüscìtt… ed è proprio chiacchierando di cucina, anche casalinga, che la bottiglia è andata, un sorso alla volta, in meritata pensione.
Chi vuole un’alternativa più fresca, ottima per il fast-food durante la settimana, nelle pause di lavoro in quella miriade di bar che offre la grande metropoli, può gustarsi il Valcalepio Rosso “La Torre del Mago”, dal gusto moderno, ma chi viene da queste parti merita una mezz’oretta in più di santa pace in trattoria e può godersela a pasto completo con le squisitezze locali.

Mario Crosta

Tenuta Castello di Grumello
Via Fosse 11 – 24064 Grumello del Monte (BG)
cell. 348.3036243 – fax 035.4420817
sito www.castellodigrumello.it
e-mail: info@castellodigrumello.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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