Il Boca 2015 dell’azienda Barbaglia di Cavallirio
fotografie di Danila Atzeni

L’impegno dei Barbaglia a Cavallirio, comune facente parte della storica DOC Boca, nasce nel 1946 dall’idea del suo fondatore Mario. Il nome dell’azienda ai tempi era Antico Borgo dei Cavalli, toponimo latino di Cavallirio, una tra le più antiche sedi di allevamenti equini di tutto il novarese. Sergio, il figlio, gli succede nel 1977 con competenze da enologo, ormai da diversi anni è coadiuvato un po’ da tutti i membri della famiglia, soprattutto la vulcanica Silvia, che dalla vigna, alla parte commerciale, trasmette con molta energia lo spirito e la passione della sua azienda. La proprietà si estende su 4,5 ettari di vigneto, costituito da tanti piccoli appezzamenti sparsi in comuni limitrofi tra i boschi di Boca, Cavallirio e Cascina del Buonumore. I vitigni che vengono allevati sono esclusivamente autoctoni: nebbiolo, qui chiamato spanna, vespolina, uva rara, croatina ed erbaluce, anche chiamato greco novarese. Queste uve crescono su un terreno di matrice porfirica vulcanica molto acido (Ph 4.7), ricco di minerali, caratteristiche molto importanti che donano tipicità a questa denominazione. Sergio e Silvia lavorano senza l’ausilio di tecniche esasperate in cantina e senza ossessioni maniacali da resa per ettaro: “Bisogna lavorare bene in vigna, prima che in cantina, non far mancare nulla alla pianta e rispettarla in tutte le sue fasi di vegetazione”. Queste le parole di Sergio, che desidera sempre far parlare soprattutto il territorio, cercando di valorizzare ogni singolo vitigno.

Parlando di Boca non si può nascondere che questa antica DOC novarese, nata nel 1969, è tra le più antiche dell’intero stivale, si può produrre solo con uve provenienti dai seguenti vitigni, con queste proporzioni: nebbiolo, chiamato spanna localmente, 90-70%; vespolina e uva rara, chiamata anche bonarda novarese, da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%. Il vino che ne deriva non può essere messo in commercio se non dopo un invecchiamento minimo di 34 mesi, di cui minimo 18 mesi in botte di rovere o castagno. Le uve devono essere raccolte nella zona di produzione compresa nei comuni di Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco tutti in provincia di Novara. Sergio ha ormai diverse vendemmie alle spalle ed il suo Boca è rimasto sempre un punto di riferimento, ha un taglio classico 80% nebbiolo, 20% vespolina e affina 3 anni, di cui due in botti grandi di rovere.
Ma parliamo dunque del suo 2015, l’ultimo in commercio, senza dubbio il vino di punta dell’azienda. 13,5% Vol., manto rubino/granato a vantaggio di quest’ultimo con l’invecchiamento, molto luminoso e di buona consistenza. Il naso è fine, articolato su note di violetta, frutti di bosco fragranti quali mora e lampone, marasca, scorza d’arancia rossa ed una classica ed immancabile vena minerale pietrosa, coadiuvata da fresche note di mentolo e pepe nero. In bocca vi è una perfetta sinergia tra durezze e morbidezze nonostante la giovane età, la 2015 è stata un’annata sicuramente calda in zona, ma il vino nonostante ciò, per via del terreno, ha un tannino importante e al contempo dolce, buona sapidità accompagnata da vibrante freschezza; una sensazione di frutto maturo e pienezza gustativa con un finale fresco e pulito, molto lungo ed appagante che richiama la spezia e il balsamico.

Perfetto a mio avviso l’abbinamento con uno stracotto di manzo marinato in timo, rosmarino e alloro, cotto per due ore a fiamma lenta, con soffritto all’italiana, zucca e funghi champignon e Portobello. Un piatto della domenica, che ricorda il tepore delle case italiane quando nonne e mamme dirigevano i tempi in cucina, veri e propri direttori d’orchestra, una sinfonia sublime che ho sentito degustando anche questo Boca della famiglia Barbaglia.
Andrea Li Calzi




