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Le penne nere del Prosecco di Conegliano: Bellenda

Vigne Bellenda

Poi dicono che la curiosità è femmina… ma no, non è proprio così! Con il vino, per esempio, la curiosità è l’anticamera del piacere, soprattutto di quello della scoperta. Anni fa (se li conto bene ormai sono 17), accompagnato dall’esimio professore Giovanni Cargnello, avevo scoperto una gran bella realtà dei colli di Conegliano, la cantina Bellenda. Prosecco in primis, ma non solo, anche vini di altre uve tipiche del territorio. Quando i vini sono buoni, anzi ottimi, la memoria non me li fa mai dimenticare. Ricordo ancora i suoi bianchi del 2001, tra cui un eccellente Verdiso, un ottimo Rourò Chardonnay e un intrigante Colli di Conegliano Bianco, ma anche il rosso Contrada di Concenigo Colli di Conegliano Rosso 1997. L’azienda è stata fondata nel 1986 da Sergio Cosmo, discendente da una famiglia che fa vino a Carpesica fin dal 1700.
Oggi Bellenda è gestita dai suoi figli Umberto, Luigi e Domenico. In quell’occasione mi ero complimentato con Umberto, che allora era il presidente del Consorzio Colli di Conegliano, soprattutto per la coraggiosa scelta di un disciplinare che favoriva come pochi altri la personalizzazione aziendale dei vini permessa da una benvenuta elasticità nel fissare le percentuali tra le uve, inoltre per aver fortemente voluto e organizzato per la seconda volta, il 25 maggio 2003, quel benedetto ”Divino in Vino” che aveva aperto le porte delle cantine al pubblico degli appassionati e dei turisti non solo per le degustazioni, ma anche con le visite guidate per far conoscere il mondo del vino, il paesaggio ad esso legato, la cultura, l’arte, le tradizioni gastronomiche del territorio. Da buon Alpino, Umberto Cosmo, aveva messo in piedi qualcosa di esemplare e innovativo, fortemente convinto che (parole sue) ”le visite alle cantine sono fondamentali per accrescere l’immagine del prodotto, ma ancor di più per alimentare le prospettive di sviluppo delle aziende e dei loro territori. Non possiamo farlo individualmente o in un luogo solo, occorre creare una ragnatela che colleghi le diverse realtà produttive della nostra zona DOC“.

Da sinistra: Domenico, Umberto e Luigi Cosmo
Da sinistra: Domenico, Umberto e Luigi Cosmo

Le colline che si distendono al sole tra Conegliano e Vittorio Veneto sono uno dei posti più belli del nostro Paese, con spettacolari panorami verso le montagne, la pianura e anche sul mare. Ognuna di esse è un posto incantevole nel suo microcosmo di paesini, chiesette, sane campagne, vigneti, ville con parco in un microclima favoloso. La cantina Bellenda si trova su un poggio che domina un ampio anfiteatro di 38 ettari di vigneti che vedono le nebbie dall’alto, ma sono ben protetti dai venti forti grazie alla barriera dei monti Cesen, Visentin e Pizzoc che favoriscono un clima favorevole alla coltivazione della vite, con giornate calde e notti fresche durante il suo ciclo vegetativo. Un luogo incantevole nel bacino del torrente Monticanello, ricco dei residui di morena glaciale del preistorico ghiacciaio del Piave che scendeva dalla sella del Fadalto, che oggi ospita le palme e gli olivi come in Riviera, una vera oasi dove lo sguardo si perde affascinato e dove la presenza dell’uomo risale a millenni addietro. L’antico nome di Bellenda è stato ritrovato nelle mappe e negli estimi catastali di queste terre a un’altitudine che varia dai 130 ai 180 metri sul livello del mare.
Le pendenze di questi suoli sono eccellenti per la vite, favoriscono il miglior drenaggio e una felice esposizione ai raggi di sole delle piante, favorendone la funzione vegetativa e la maturazione dei frutti. La loro composizione è di medio impasto (argilla, ciottoli, sabbia) a scheletro prevalente, ci sono molti sassi e il terreno è piuttosto magro, povero di acqua e di sostanze nutritive. Il clima è temperato, con inverni freddi ed estati calde, ma con buona ventilazione, non afose.

Bellenda

Notevole è l’escursione termica, specialmente in estate. Anche l’esposizione dei vigneti è importante, infatti la prima cosa fatta dai fratelli Cosmo è stata quella di reimpiantare gradatamente le vigne più vecchie, ridisegnandone l’orientamento desiderato a mezzogiorno e le distanze tra i filari, ridotte di circa un terzo secondo un piano ideato nel 1975 dal padre Sergio dopo un accurato studio delle caratteristiche pedologiche e microclimatiche dei diversi poderi. I paletti di cemento sono stati rimpiazzati da quelli di legno, più belli a vedersi e anche non soggetti a correnti elettrostatiche, e si sono messe pure le rose a capo dei filari di vite. Il fascino del luogo aumenta lungo il percorso nel boschetto che sorge sulla pendenza più aspra (c’è anche del bambù) che domina il fondovalle, proprio sotto il magnifico poggio della vecchia canonica e degli ulivi ripiantati dal nonno dopo la devastante gelata degli anni ’30.

Bellenda

L’antichità dell’insediamento umano e della vitivinicoltura locale non tragga però in inganno. Già nel 2003 mi aveva impressionato la modernità della concezione vitivinicola dei fratelli Cosmo, in particolare di Luigi, diplomato all’Istituto Enologico di Conegliano e che iniziato facendo un’interessante esperienza lavorativa nelle cantine californiane, ciò che gli ha permesso di integrare il suo patrimonio di conoscenze personali e di rivalutare tradizioni tramandate da generazioni. La sua idea di cantina, direi la sua affascinante avventura a Bellenda ha cominciato a concretizzarsi attraverso il radicale rinnovamento degli edifici preesistenti e la ristrutturazione delle case padronali e delle attrezzature. Grandissima cura all’igiene, strutture e attrezzature di cantina sempre ben pulite, gran circolazione di aria fresca nei locali, ma un gran pace in magazzino, dove giacciono i tesori che gestisce Domenico, il terzo fratello.

Bellenda

Le vendemmie si effettuano normalmente nella seconda metà di settembre e le uve entrano in cantina in piccole cassette che un trattore raccoglie dai vendemmiatori e consegna all’enologo e alla pressa orizzontale in meno di due ore. La cantina Bellenda lavora nel pieno rispetto della natura, coltiva ampi spazi a bosco per mantenere la biodiversità, non utilizza diserbanti in vigna, ma lavora molto la terra e sfalcia l’erba. E non finisce certo in campo, infatti recupera e riutilizza i residui di potatura a scopo energetico, usa pompe di calore e gas naturale per il riscaldamento degli ambienti, ha ristrutturato i vecchi tetti con quelli verdi capaci di rallentare il deflusso delle acque piovane e li ha tappezzati con i pannelli solari che riforniscono quasi tutta l’energia elettrica necessaria all’azienda.
Sì, ero proprio curioso di sapere come questa intelligenza progettuale, questa operosità determinata dalla passione e tutti questi capitali incessantemente investiti fin d’allora hanno influito sui vini di oggi e in quale modo. L’azienda, infatti, aveva già in corso un’eccellente produzione di spumanti per rifermentazione in autoclavi pressurizzate di acciaio inox per un periodo sia breve (cioè un mese e mezzo o due per il prosecco) sia lungo (da sei a otto mesi per altri vitigni). Luigi stava proprio allora perfezionando il metodo classico della rifermentazione direttamente in bottiglia per adattarlo al Prosecco.

Bellenda

Le bottiglie erano sistemate orizzontalmente in cassoni per periodi diversi e scrollate per bene prima di essere sistemate nei fori dei cavalletti inclinati di legno dove per almeno quindici giorni venivano gradualmente ruotate e capovolte per far scivolare i lieviti generati nella fermentazione in fondo al collo della bottiglia e raccoglierli sotto il tappo metallico a corona per poi eliminarli in un colpo solo durante la sboccatura. Ricordo che in alcuni cassoni avevamo trovato delle bottiglie rotte a causa della pressione interna, che arriva intorno alle 6 atmosfere, ma può anche superarle. Avevo provato, sì, un grande dispiacere, però ero rimasto impressionato dalla flemma di Umberto e da questo avevo capito che gli stava frullando qualcosa per la testa, infatti stava già conducendo una necessaria selezione severa dei vetri. Le bottiglie adesso sono in vetro scurissimo riciclato (chissà la gioia di Carlo Macchi!) e i materiali d’imballaggio provengono da fonti rinnovabili certificate. E proprio questi vini hanno soddisfatto la mia curiosità. Ve li descrivo in ordine crescente di preferenza personale, partendo dal livello ottimo dei primi tre per arrivare a quello eccellente per gli altri due. Suggerirei di servirli e mantenerli a 6-8 °C nel secchiello di acqua e ghiaccio e di gustarli in coppa o in calice ampio, quelli che esaltano meglio il bouquet del Prosecco, evitando la  flûte che ne impedisce la completa espressione.

San Fermo millesimato 2019

San Fermo millesimato 2019
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut ottenuto per rifermentazione in autoclave d’acciaio inossidabile del vino bianco da uve di glera, è stato il primo spumante prodotto dai Cosmo dalla grande vigna di fronte alla piccola chiesetta in pietra grigia di San Fermo che scende dall’altura della via Soldera verso la via Col di Lana. Il sistema di allevamento è prevalentemente a Sylvoz e in parte alla cappuccina (doppio capovolto) su terreno morenico con una densità d’impianto media di 4.000 piante per ettaro che danno una resa media di 85 ettolitri per ettaro. Dopo la diraspatura e la pressatura soffice si effettua una decantazione statica del mosto e s’innesca la fermentazione a temperatura controllata di 18-20 °C. Affinamento sulle fecce fini per un periodo variabile da 1 a 3 mesi. La spumantizzazione avviene secondo il metodo inventato nel 1895 dall’astigiano Federico Martinotti e adottato nel 1910 dal francese Eugéne Charmat, in autoclave d’acciaio inox della capacità di 100 ettolitri per un periodo medio di circa 2 mesi. Tenore alcolico dell’11,50%, residuo zuccherino naturale di 7 g/l, acidità totale di 5,80 g/l, estratto secco di 19,5 g/l. Nel calice mostra il tipico colore del Prosecco di morena, un dorato chiaro antico e luminoso che ricorda le catenine al collo delle nonne. La spuma è evanescente e apre un corollario di file di bollicine molto fini e persistenti. Il bouquet è delicato, primeggiano i fiori d’acacia e il mallo di noce. In bocca si sentono le mele golden mature e le piccole pere moscatelle non completamente mature verso un finale dalla sapidità minerale che lo nobilita. Si evolverà ancora per due o tre d’anni guadagnando maggiore complessità.

Sei Uno vendemmia 2017

Sei Uno vendemmia 2017
Questo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Metodo Classico Rive di Carpesica Extra Brut ha un nome che significa ”Tu sei Uno” come il nome del primo vino che la famiglia Cosmo aveva fatto per un avvenimento del 1961, molto prima di fondare Bellenda nel 1986. Dopo un’affermata esperienza con la rifermentazione in autoclave, è il vino che nel 2007 ha ripreso il metodo ancestrale di spumantizzazione. Le uve di glera provengono dalle viti di Carpesica con giacitura sud-sud ovest allevate a Sylvoz e alla cappuccina (doppio capovolto) con una densità d’impianto media di 4.000 piante per ettaro che danno una resa media di 80 ettolitri per ettaro. Dopo la diraspatura e la pressatura soffice si lascia effettuare una decantazione statica del mosto e s’innesca la fermentazione a temperatura controllata di 18-20 °C. Questa viene poi bloccata dal freddo a un tenore zuccherino naturale sufficiente a garantire la rifermentazione dopo l’imbottigliamento senza aggiungere altri zuccheri né lieviti. La sboccatura si fa dopo 13 mesi a cui segue la ricolmatura a minimo dosaggio e l’affinamento in bottiglia per almeno 6 mesi prima della vendita. Tenore alcolico dell’11,49%, residuo zuccherino naturale di 4,13 g/l, acidità totale di 5,54 g/l, estratto di 20,1 g/l. Nel calice ha un colore giallo paglierino brillante con una spuma effervescente che lascia il posto a fitte bollicine di effervescenza persistente. Questo metodo di spumantizzazione conferisce una certa struttura al bouquet che si apre con la mela renetta e la susina mirabella tra sfumature di timo fresco. In bocca è succoso nel suo fruttato giallo che rimane cristallino e pulito anche nel finale lungo, persistente. Si evolverà ancora per quattro o cinque d’anni, in cantine umide e fredde, dove suggerirei però di tenere la bottiglia in orizzontale o capovolta.

S.C. 1931 millesimato 2017

S.C. 1931 millesimato 2017
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Metodo Classico Brut Pas Dosé, è stato il primo elaborato con il metodo classico reinterpretando in chiave moderna la rifermentazione dei vini dell’uva glera delle colline di Carpesica. Prende il nome da Sergio Cosmo, fondatore di Bellenda, e dal suo anno di nascita. Le uve di glera provengono dalle viti di Carpesica con giacitura sud-sud ovest allevate a Sylvoz con una densità d’impianto media di 4.200 piante per ettaro che danno una resa media di 85 ettolitri per ettaro. Dopo la diraspatura e la pressatura soffice si effettua una decantazione statica del mosto e s’innesca la fermentazione in parte in acciaio e in parte in recipienti di legno senza controllo di temperatura. Affinamento su fecce fini per 3 mesi. Spumantizzazione in bottiglia e sosta sui lieviti da 16 a 18 mesi. Sboccatura e ricolmatura senza dosaggio. Tenore alcolico dell’11,50%, residuo zuccherino naturale di 2 g/l, acidità totale di 5,60 g/l, estratto di 22 g/l.
Nel calice ha un bel colore dorato chiaro e brillante con una spuma evanescente che lascia il posto a un corollario di file di bollicine molto fini e persistenti. È un metodo classico asciutto, secco, fragrante con una complessità e una sapidità minerale pronunciate che aprono un bouquet di aromi di pera gnocco, nettarina e pesca a polpa bianca. In bocca si sentono le nocciole fresche tra sfumature di miele d’acacia e sfoglia di brioche appena sfornata. Si evolverà ancora per un paio d’anni, ma sono convinto che se viene conservato bene in cantine umide e fredde affinerà maggiormente la struttura e la complessità per un altro lustro ancora.

Miraval millesimato 2019

Miraval millesimato 2019
Questo è un magnifico Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry che ben rappresenta  l’espressione più classica del Prosecco per eccellenza grazie a un piacevolissimo fruttato di grande freschezza ingentilito dall’armonia con un residuo zuccherino naturale che è perfettamente integrato. Proviene da uve glera delle colline di Conegliano e Valdobbiadene allevate a Sylvoz con una densità d’impianto media di 4.800 piante per ettaro che danno una resa media di 85 ettolitri per ettaro. Dopo la diraspatura e la pressatura soffice si lascia effettuare una decantazione statica del mosto e s’innesca la fermentazione a temperatura controllata di 18-20 °C. Affinamento sule fecce fini per un periodo variabile da 1 a 3 mesi. La spumantizzazione avviene secondo il metodo inventato nel 1895 dall’astigiano Federico  Martinotti e adottato nel 1910 dal francese Eugéne Charmat, in autoclave d’acciaio della capacità di 100 ettolitri per un periodo medio di circa 2 mesi. Tenore alcolico dell’11,50%, residuo zuccherino naturale di 15 g/l, acidità totale di 6 g/l, estratto di 20,7 g/l. Nel calice è di colore giallo paglierino luminoso con una spuma abbondante d evanescente che lascia poi sviluppare una continua fitta serie di bollicine. È uno spumante delicato e di grande finezza, si avvertono gli aromi di fiori di glicine e mandorlo che introducono un fruttato intenso e succoso di mela golden, pesca a polpa gialla e susina gialla succhetta (o di Lio Piccolo). In bocca è fresco, di ottima struttura e mostra un’armonia e una morbidezza esemplari, esaltando il bouquet floreale e fruttato su sfondo sapido. Personalmente lo preferisco giovane, nei primi due anni dalla vendemmia, ma se viene conservato bene in cantine umide e fredde si affinerà maggiormente la struttura e la complessità per un altro paio d’anni.

LEI vendemmia 2016 sboccatura 2019

LEI vendemmia 2016 sboccatura 2019
Un eccellente Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Metodo Classico Dry che non cambierei nemmeno con uno Champagne (anche se sono prodotti diversi, il gusto personale non sente ragioni). Il residuo zuccherino, che costituisce l’espressione più autentica della tradizione dei vini della zona, risulta sorprendentemente equilibrato in bocca, manco ci si pensa, e il finale lungo e profondo esalta questa interpretazioni assolutamente inedita del vino delle Rive. Le uve di glera provengono dalle viti di Carpesica con giacitura sud-sud ovest allevate alla cappuccina (doppio capovolto) con una densità d’impianto media di 4.000 piante per ettaro che danno una resa media di 80 ettolitri per ettaro. Dopo la diraspatura e la pressatura soffice si effettua una decantazione statica del mosto e s’innesca la prima fermentazione che termina con l’imbottigliamento. La sboccatura avviene dopo la rifermentazione e 18 mesi di sosta sui lieviti ed è seguita da un affinamento in cantina per almeno altri 6 mesi. Tenore alcolico dell’11,92%, residuo zuccherino naturale di 27 g/l, acidità totale di 6,54 g/l, estratto di 20,1 g/l. Un metodo classico che stupisce per l’armonia tra struttura, morbidezza e acidità che esaltano quella finissima complessità delle doti organolettiche più tipiche del Prosecco Superiore. All’attacco i profumi di fiori bianchi di cedro, fresia e gardenia introducono un bouquet di aromi fruttati di mela golden e nocciole fresche appena sbucciata tra sfumature di erbe aromatiche da giardino. In bocca affascina per la sensualità, è un vino cristallino, sapido, con un finale persistente e pulisce il palato come pochi, infatti è veramente eclettico negli abbinamenti e si può tranquillamente pasteggiare con tutto, anche con le pietanze più impegnative. Si evolverà benissimo per altri tre o quattro anni dalla sboccatura.

Mario Crosta

Bellenda – Azienda Agricola Cosmo
Via Giardino 90, Vittorio Veneto (TV)
coord. GPS: lat. 45.953399 N, long. 12.289836 E
tel. 0438.920025, fax 0438.920015
sito www.bellenda.it
e-mail info@bellenda.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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