Domaine du Gravillas Lo Vièlh IGP Côte de Brian 2005

Quando si dice che la fortuna è cieca! Chi va in Spagna per la Côte d’Azur e in Languedoc-Roussillon si allontana un po’ dalla costa per cercare un posto tranquillo, nel verde, in cui passare una notte in attesa di ripartire per Barcellona, è molto facile che venga indirizzato verso la foresta di Saint-Chinian e l’attiguo Parco Naturale Regionale dell’Haut-Languedoc, nel dipartimento dell’Hérault. Se ci si arriva dalla D176 o dalla D177, appena dentro il parco s’incontra un paesino di poche decine di anime, Saint-Jean-de-Minervois, con delle gravine di splendide rocce calcaree bianche emerse dal mare della preistoria, dal cui sfaldamento si sono formati dei suoli di gravillas (sassolini) in cui la vite trova un drenaggio perfetto, con un minuscolo alberghetto.
Quando ci arrivi dalla Polonia ti dicono che sulla route de Bize c’è un Polacco che fa vino. La curiosità non è cieca come la fortuna e si scopre che nella tenuta Le Clos du Gravillas di polacco c’è soltanto il cognome del marito di Nicole Fernandez, una vigneronne occitana arrivata qui nel 1996 dalla vicina Narbonne a piantare barbatelle, tra cui Counoise, Marsanne, Mourvedre, Syrah e Viognier.
Nicole era semplicemente riuscita a convincere il marito, l’americano John Bojanowski, originario del Kentucky con un nonno polacco, che questo posto era un vero paradiso. Nel 1999 Nicole ha recuperato altri 2,5 ettari di una vecchia vigna già piantumata a Carignan fin dal 1911 insieme con una parcella di vecchie viti di Grenache Gris: oggi è arrivata a un totale di 8,5 ettari, dove coltiva ben 13 vitigni diversi col sistema biologico, certificato AB, per produrre gli 11 vini attualmente in gamma. Hanno anche un ristorante dove cucinano prodotti a km zero, con terrazza, veranda, soggiorno e due camerette: vi si gode una splendida vista sulle vigne e sulla gravina.

Una vera sorpresa è proprio il loro vino Domaine du Gravillas Lo Vièlh IGP Côte de Brian, vinificato in purezza dal Carignan. Un ceppo amato altrove nella Nurra e nel Sulcis della Sardegna, ma odiato in un modo pazzesco in Francia, tanto che il governo francese sborsa copiosi sussidi per espiantarlo (ne hanno comunque ancora circa 100 mila ettari, hai voglia…). Fra le Gravillas si è invece guadagnato un’altra vita. John ha fondato perfino l’associazione dei suoi paladini, la Carignan Renaissance.
In Polonia li chiamiamo terroir-isti perché il loro ideale è un territorio intoccato da qualsiasi modernità. Hanno un rispetto per la natura e per il vino di una tale intensità che s’incontra raramente nell’odierna enologia, anche perché non amano congiungersi con le intolleranze spesso adottate dai biodinamici. In questo vino non c’è nessuna forzata profondità, nel bouquet non si diletta con il fruttato, ma esprime una sana mineralità che si accompagna a una pulita terrosità.
Proviene dalle viti più vecchie piantate nel 1911, 1952 e 1970. La vendemmia è manuale e la prima selezione degli acini avviene fin da subito nelle piccole cassette da 15 kg per la consegna alla cantina. La pigiatura è all’antica e cioè fatta con i piedi dalle donne dell’azienda. La macerazione dura un mese con rimontaggi quotidiani. La maturazione avviene per 13-14 mesi in botti demi-muids da 400 litri in rovere d’Allier. La resa finale è di 20/22 ettolitri per ettaro. Produzione: circa 3.000 bottiglie. È un Carignan straordinario, di colore scuro e con un bouquet potente, minerale, con quei tannini grafitici e quel goudron di cui sono capaci soltanto i ceppi di un’altra epoca.

Lo Vièlh in occitano suona un po’ come “il vecchiaccio” perché volutamente non mistifica la sua origine con un lifting di cantina che ne forzerebbe il fruttato e la rotondità per assecondare la moda dei salotti buoni, anzi conferma tutto quello che i Francesi addebitano ai loro Carignan e cioè la quasi assenza di fruttato, i sentori di riduzione, un’acidità spigolosa e dei tannini piuttosto austeri. Difetti? Sarà, ma come le ambizioni, a volte, sono un pregio, come in questo caso.
Chapeau bas davanti a questo vino, per la sua espressività, la sua mineralità, la sua terrosità, la sua caparbietà. Quand’è possibile, meglio aprirlo un bel po’ prima, un’ora per ogni anno di età a partire dalla vendemmia, piuttosto che scaraffarlo. Altrimenti, candela, fiammiferi, caraffa, e via con la cerimonia più amata dai galletti d’oltralpe. Meritano anche le annate 2006 e 2007.
Mario Crosta
Le Clos du Gravillas
34360 Saint-Jean-de-Minervois, France
+33.(0)4.67381752
www.gravillas.com
e-mail: nicole@closdugravillas.com, contact@closdugravillas.com




