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Il vino nel bicchiereSimposi

Tripla verticale in casa Nals Margreid

Gottfried Pollinger e Harald Schraffl
Gottfried Pollinger e Harald Schraffl

Nals Margreid accoglie il visitatore lungo la strada che da Nalles sale verso Sirmian, inserita con naturale armonia nel paesaggio alpino e nel tessuto del paese. La piccola piazza davanti alla cantina sembra un invito a entrare: da lì si accede al cortile interno, cuore silenzioso di una storia che da secoli custodisce la cultura del vino in Alto Adige. Qui le uve provenienti da un mosaico di vigneti sparsi tra i 200 e i 900 metri vengono raccolte, selezionate e “tessute” insieme, portando con sé l’essenza dei terreni e dei climi che le hanno generate. Ne nascono vini che respirano freschezza alpina, parlano la lingua del loro territorio e guardano al mondo con spirito internazionale.

Nals Magreid

L’architettura della cantina, firmata da Markus Scherer nel 2011, racconta visivamente questa unione di modernità e memoria. Rovere, cemento, acciaio e grandi superfici in vetro dialogano con elementi storici del 1764: antichi ciottolati, travi e colonne che riaffiorano come frammenti di un racconto ancora vivo. Il vetro rivela il processo produttivo, la trasparenza come promessa al consumatore; il legno richiama la continuità con la natura e l’acciaio lega idealmente tutte le fasi della creazione del vino. Questo equilibrio tra antico e contemporaneo ha valso alla cantina un riconoscimento alla Biennale di Venezia 2012. La storia di Nals Margreid affonda le radici nel Settecento, ma prende nuova forma nel 1932, quando trentadue famiglie decidono di unirsi per custodire e sviluppare un patrimonio comune.

Nals Magreid

Oggi sono 138, impegnate nella coltivazione di 160 ettari lungo la Strada del Vino, un mosaico vitato in cui convivono varietà e microclimi diversissimi. Ogni uva trova il suo luogo ideale: il Pinot Bianco a Sirmian, il Sauvignon a Mantele, lo Chardonnay a Magré, il Pinot Grigio sulla collinetta Punggl, il Pinot Nero nell’Oltradige; e poi le autoctone, dalla Schiava di Santa Maddalena al Lagrein della piana di Gries. Ogni vino porta un nome proprio, quasi fosse una persona, per esprimere il carattere unico del suo luogo d’origine. È un filo rosso che vuole unire tutte le etichette: freschezza alpina, simbiosi con il terroir, apertura internazionale. Tre parole che raccontano l’anima di Nals Margreid e il legame profondo tra l’uomo, la terra e il tempo.

Nals Magreid vigneti


NAMA, emblema della ricerca e della prospettiva di Nals Margreid, nasce come una cuvée bianca che unisce Chardonnay, Pinot Bianco e Sauvignon Blanc. Con il tempo, questo progetto si è affinato fino a trasformarsi in un Chardonnay in purezza, proveniente da un unico vigneto e capace di incarnare in modo limpido l’anima montana dell’Alto Adige. È l’evoluzione di un vino pensato per diventare un grande bianco italiano, all’altezza delle migliori interpretazioni mondiali. «Con NAMA vogliamo permettere alla montagna e alla profondità dei suoli altoatesini di esprimersi pienamente» afferma l’enologo Harald Schraffl.

NAMA Alto Adige Doc (2016-2022)

NAMA Alto Adige Doc (2016-2022)

Cuvée 2016: fiori bianchi, albicocca e cenni di terziarizzazione; sviluppo definito e tonico, si dimostra piuttosto fine, equilibrato e persistente

Cuvée 2018: crema pasticcera, burro, biancospino; palato denso e modulato, gusto pieno, strutturato, con discreto allungo nel finale.

Chardonnay 2019: pesca, salvia, erbe e fiori di montagna; esprime un ottimo carattere, piuttosto fresco e agrumato, chiusura lunga, tonica e vibrante

Chardonnay 2020: profumi molto sottili, quasi sussurrati; succoso e delicatamente aromatico al palato, con note floreali, buon vigore alcolico e allungo quasi graffiante

Chardonnay 2021: avvolgente e nitido all’olfatto, polpa matura di frutto, sviluppo continuo innervato da una bella vena acida. Lungo, profondo, verticale.

Chardonnay 2022: olfatto intenso e delicato, rivela scatto, progressione, salinità, rinunciando alla densità e restando agile. snello, e molto convincente


Vigneti di pinot bianco
Vigneti di pinot bianco

Il Sirmian (Pinot Bianco) incarna lo spirito di Nalles, la sua storia e il suo paesaggio, mentre il Baron Salvadori (Chardonnay Riserva) esprime al massimo la vocazione cosmopolita di Magrè. I vigneti di Sirmian, distesi a circa 700 metri di quota, hanno consegnato a questo Pinot Bianco lo status di riferimento in Alto Adige: un vino che unisce energia, nitida freschezza e una marcata impronta minerale. Il Baron Salvadori, proveniente dai cru più prestigiosi di Magrè posti attorno ai 250 metri, rappresenta invece il volto più internazionale della cantina, distinguendosi per la sua eleganza misurata e per l’armonia che bilancia struttura e morbidezza.

Nals Magreid vigneti

Sirmian Alto Adige Doc (2008 – 2022)

2008: penetranti aromi floreali sfumati da più morbidi toni balsamici e agrumati; frutto tonico e fruttato, sostenuto da una buona lama acida, abbastanza slanciato in chiusura

2015: profumi non troppo dettagliati ma diretti e piacevoli; guizzante al palato, grintoso, lineare

2018: molto decisi i richiami tipici della varietà; con toni più vegetali che maturi; palato di buona energia e carattere, discreta lunghezza in chiusura

2021: belle verve aromatica, toni floreali puri innervati da sentori iodati; sapore arioso, ampio, pieno di succo, persistente

2022: profumi freschi e ariosi, punta aromatica leggera; gustoso, ben fatto, un po’ nervoso sul finale

Nals Magreid Sirmian e Baron Salvadori

Baron Salvadori Alto Adige Doc (2011 – 2023)

2011: buona definizione aromatica; articolato, scattante, succoso e ben proporzionato, persistente e affilato sul finale

2014: deciso e molto profondo nell’assetto aromatico, di materia particolarmente ricca e polposa nel palato, ampio, sapido e convincente

2016: eleganti fragranze varietali, gusto cremoso, fruttato con un buon grip in chiusura

2020: intenso nei profumi, attacco di buona precisione, deciso e sapido con qualche tono affumicato, ritmato in chiusura

2023: lato fumé nei profumi su fondo agrumato; cremoso al palato, compatto, non troppo ampio ma piacevole.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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