Cantina Tollo e Le Mesnil: tra Champagne e leggerezza contemporanea

Riguardo l’approfondimento dedicato alle storiche cantine cooperative – un metaforico viaggio che abbiamo iniziato ormai parecchio tempo fa – questa volta voliamo Oltralpe, in quella che ancor oggi rappresenta la terra promessa per ogni grande appassionato di nobili bollicine: la regione vitivinicola della Champagne. Lo facciamo grazie ad una collaborazione che mi ha incuriosito sin dal suo esordio; alludo al gemellaggio d’eccellenza tra l’Abruzzo di Cantina Tollo e Le Mesnil, cooperativa vitivinicola di Mesnil-Sur-Oger fondata nel 1937, di cui la nota azienda abruzzese è diventata il distributore esclusivo per il mercato italiano.

Le due realtà sono accomunate dalla medesima filosofia, sintetizzabile in poche parole: alta qualità produttiva, una storia prestigiosa e uno spirito innovativo che guarda al futuro. – Quella con Champagne Le Mesnil – dichiara Ivano D’Alicandro, Direttore Commerciale di Cantina Tollo – è più di una collaborazione: è una condivisione di idee e saperi di due cooperative che hanno in comune il compito di promuovere due territori d’eccellenza. Cantina Tollo rappresenta una parte fondamentale della storia del vino abruzzese, così come la realtà d’oltralpe nei suoi vini racconta l’evoluzione e l’eccellenza dalla Côte des Blancs. –

La maison di Mesnil-Sur-Oger rappresenta un modello virtuoso di cooperazione vitivinicola, capace di trasformare il lavoro condiviso di centinaia di viticoltori in uno Champagne che desidera raccontare soprattutto una storia incentrata sull’identità territoriale. La cooperativa riunisce 800 soci conferitori e gestisce circa 320 ettari vitati, posizionandosi come una delle realtà più importanti della regione per la lavorazione delle uve. Ben 150 ettari sono classificati Grand Cru Le Mesnil. I vigneti si trovano in uno dei terroir più prestigiosi della Champagne, dove il gesso puro della Côte des Blancs regala allo chardonnay una straordinaria tensione acida, eleganza e soprattutto longevità. Ho avuto personalmente occasione di assaggiare diverse referenze, nel corso degli anni, e devo riconoscere che questi vini si esprimono al meglio soprattutto sulla lunga distanza, quando la naturale evoluzione del prodotto riesce in ogni modo a stemperare l’irruenza della matrice fortemente minerale del terreno, regalando un sorso di lodevole equilibrio ed insindacabile profondità.

Non dimentichiamoci che Le Mesnil-sur-Oger è considerato un luogo di culto per quanto concerne l’uva chardonnay destinata al metodo champenois: qui nascono alcuni dei vini più iconici della Champagne, entrati letteralmente nella leggenda. Alludo a capolavori firmati da aziende importantissime quali Salon, Krug e Pol Roger, soltanto per citare alcuni esempi. Proprio questa concentrazione di competenze e peculiarità territoriali ha contribuito alla crescita della cooperativa, che nel tempo è diventata fornitrice di uve anche per grandi maison storiche. Ma ciò che rende speciale Champagne Le Mesnil è la capacità di mantenere uno spirito collettivo senza rinunciare alla qualità artigianale.

La cooperativa ha costruito negli anni un’identità fondata sull’espressione autentica del villaggio, producendo principalmente Blanc de Blancs Grand Cru che raccontano la purezza del gesso, la verticalità dello chardonnay e la precisione tipica dello stile che identifica questo prezioso fazzoletto della Côte des Blancs. Oggi Le Mesnil rappresenta una dimostrazione concreta di come il modello cooperativo, anche in Francia, possa generare eccellenza, custodendo il lavoro e la grande esperienza dei viticoltori in favore di vini riconosciuti in tutto il mondo per finezza, costanza, rigore ed essenzialità.
Veniamo ora ai tre vini degustati.

Champagne Blanc de Blancs Le Mesnil Grand Cru Brut
Le uve chardonnay derivano dalla vendemmia del 2021 per l’82,5%, mentre la restante parte proviene dai vini di riserva. Il vino base fermenta e affina in acciaio inox svolgendo la malolattica, per poi affinare sui propri lieviti almeno 40 mesi. Dosaggio Brut (6,7 g/L). Paglierino vivace e luminoso, il perlage è particolarmente minuto ed amplifica la tonalità. Al naso ritrovo un timbro fruttato di media intensità, con dolci ricordi di lime e pesca bianca che si alternano ad una eco floreale nitida. La mineralità è la vera protagonista del terroir, arriva quasi in sordina ma rivelandosi netta e precisa; riconosco il gesso e i gusci delle ostriche. Il sorso riempie il palato con garbo e la trama gustativa è incentrata sul frutto coerente e giustamente maturo; la freschezza piuttosto marcata rimanda all’agrume e dona equilibrio all’insieme.

Champagne Blanc de Blancs Le Mesnil Grand Cru Extra Brut
Le uve chardonnay derivano dalla vendemmia del 2016 per l’85 %, mentre la restante parte proviene dai vini di riserva. Il vino base fermenta e affina in acciaio inox svolgendo la malolattica, per poi affinare sui propri lieviti almeno 90 mesi. Dosaggio Extra Brut (5 g/L). Tinta paglierino lievemente più calda rispetto al vino precedente, ritrovo la consueta finezza del perlage. Il respiro è ancor più complesso, sfaccettato: frolla, burro fuso, ma anche timo limone, pietra polverizzata e mimosa lievemente appassita; anche in questo caso l’agrume è protagonista mediante un ricordo di scorza di limone candita. L’evoluzione all’interno del calice è considerevole. Anche in bocca non risparmia colpi: ritmato tra punte di sapidità e ondate di freschezza corroborante; apprezzo soprattutto il finale pulito, fresco e decisamente lungo. Gran bel vino.

Champagne Blanc de Blancs Le Mesnil Coeur de Mesnil Brut Grand Cru 2012
Le uve chardonnay derivano interamente dalla vendemmia 2012. Il vino base fermenta e affina in acciaio inox non svolgendo la malolattica, per poi affinare sui propri lieviti almeno dieci anni prima. Dosaggio Brut (7,8 g/L). Davanti a uno Champagne la cui vendemmia rimanda a quattordici anni fa mi aspetto sempre molto, soprattutto perché l’ambizione di chi lo produce deve essere reale e non una scelta meramente commerciale. Il Coeur de Mesnil 2012 è proprio la risposta a quanto ho appena scritto: un vino che, fin dalla vista, imprime un ricordo di piacevolezza, sobrietà e garbo; l’esatto opposto dei ‘super vini’ costruiti solo per impressionare. Tra l’oro antico e il paglierino, mostra bollicine fini e ancora copiose. Lo avvicino al naso e non posso che apprezzare l’andirivieni di sensazioni dolci e suadenti, date dal lungo affinamento, ma anche fresche, gioviali e spigliate, grazie a un terreno che marca sensibilmente il profilo organolettico. Quest’ultimo elemento risalta soprattutto al palato per via della grande sapidità intrinseca, controbilanciata da un’acidità sferzante che richiama l’agrume e un frutto ancora vivo, che di sentirsi arrivato non ha alcuna voglia. Coup de cœur!
Andrea Li Calzi



