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Primitivo-Zinfandel-Plavac Mali: una bella famiglia


PrimitivoChe lo si chiami Zinfandel o Primitivo o Plavac Mali pare si stia parlando della stessa cosa. Eh si! La stessa cosa, lo stesso vitigno, che affrontando un viaggio lungo secoli, attraverso continenti si è adattato alle condizioni pedoclimatiche trovate. Ma partiamo dal principio, o sarebbe meglio dire dalla fine, per risalire alla sua storia. Chi non ha sentito mai parlare dello Zinfandel californiano? Amato dal popolo statunitense tanto da essere stato designato “The America’s wine heritage” ossia vitigno del patrimonio americano. Tanto importante in California da spodestare il blasonato Cabernet Sauvignon.
Chi l’avrebbe mai detto che da robusto vino dei minatori, come era considerato nel 1800, o vino eccellente per il taglio, sarebbe arrivato ad essere il principe delle “cultivar enologiche” negli States; ma mentre lo Zinfandel continuava a spopolare anche con le versioni White Zinfandel, vini rosati di facile beva, e la cerchia dei suoi ammiratori portava a fondare la Zinfandel Advocates an Producers-ZAP ossia una società di produttori e amanti di Zinfandel con fine promozionale (e tutela) di supporto alle ricerche scientifiche riguardanti la specie, qualcuno, come il professor Austin Goheen dell’Università di Davis in California, per caso nel 1967, in viaggio in Puglia, assaggiando il Primitivo di Gioia del Colle rimase stupefatto dall’uguaglianza di questo vino con lo Zinfandel, appunto, che tante volte aveva bevuto nella sua patria. Le analisi fatte sulle piante pugliesi sembravano corrispondere alle stesse fatte su quelle californiane ma i mezzi di allora non davano risposte certe e sicure e gli anni passarono inesorabilmente fin quando, nel 1990, la professoressa Carole Meredith del dipartimento di viticultura ed enologia dell’Università Davis eseguì un test genetico sui due vitigni con il risultato sorprendente della conferma che lo Zinfandel e il Primitivo erano lo stesso vitigno.

ZinfandelEcco risolto l’arcano dissero in molti, scettici del fatto che non poteva esserci una specie della vitis vinifera autoctona nel Nuovo Mondo giacchè tutte arrivate dal vecchio continente.
La domanda che molti si posero è: come arrivò il Primitivo in Puglia e poi dalle sue coste in Usa?
Se diamo un’occhiata al Naturalis Historia di Plino il Vecchio troviamo citata la Puglia esclusivamente per le sue Malvasie e il Negramaro, la zona di Manduria addirittura viene chiamata viticulosae, cioè piena di vigne ma del Primitivo ancora nessuna traccia, Dante Alighieri la descrive come “terra sitibonda ove il sole si fa vino” ma nemmeno a quell’epoca vengono fuori nomi del Primitivo. Durante il Rinascimento Andrea Bacci, uno dei maggiori produttori di vino dell’epoca, nella sua opera “De naturali vinorum historia” parla di grandi vini nelle zone del Barese e del Foggiano ma non citando ancora il Primitivo che molto probabilmente non era allevato nell’antica Apulia in quei tempi; documenti attestano che il Primitivo fa le sue prime apparizioni intorno al 1800 grazie all’abate Francesco Filippo Indellicati e viene così denominato a causa della sua maturazione precoce. La prima pianta ad arrivare sulle coste americane però si appurò provenire dalle serre croate dell’allora impero austro-ungarico, per questo si pensò che il Primitivo-Zinfandel altro non fosse che un clone del Plavac Mali molto diffuso in Croazia.

Il viaggio della professoressa Meredith allora virò sulla Croazia, dove analizzò ben 150 specie diverse che confrontate con il binomio P-Z (Primitivo, Zinfandel) diede risultati sconfortanti, solo alcune specie del Plavac Mali corrispondevano geneticamente alla ricerca, si arrivò allora all’idea che Plavac Mali, Zinfandel e Primitivo avessero un progenitore comune.
Invece come ogni giallo che si rispetti arriva il colpo di scena. Nel 2001 Ivan Pejic e Edi Maletic due studiosi collaboratori della Meredith trovarono nella città dalmata Kaštel Novi viti abbandonate, per l’esattezza nove, di un vitigno autoctono di nome Crljenak kaštekanski. Gli esami genetici condotti dalla stessa Meredith portarono al risultato che il Primitivo-Zinfandel altro non è che lo stesso Crljenak kaštekanski portato da qualche emigrato dalla Croazia in Puglia prima che la fillossera distruggesse tutte le piantagioni, ma non prima che un’impollinazione spontanea quanto casuale tra questo vitigno e il Dobricic (altro vitigno molto diffuso in quella zona) generasse il Plavac Mali evidentemente più resistente alla malattia.
Alla fine di questo lungo viaggio, attraversando ere, secoli e migliaia di chilometri possiamo dire, per buona pace degli americani, che il Primitivo-Zinfandel è il genitore, con il Dobricic, vecchia specie dell’isola di Šolta, del Plavac Mali. Ai californiani va però il merito di averne saputo esaltare le caratteristiche e le doti attraverso un minuzioso lavoro, cose, che con il Primitivo dovremo ancora raggiungere…ahimè!

Zinfandel Zichichi Family Vineyard Dry Creek Valley 2006Zinfandel Zichichi Family Vineyard Dry Creek Valley 2006 – 15.2%
Rosso rubino con riflessi violacei, al naso si presenta ampio e complesso con sentori di frutta a bacca rossa, ciliegia sotto spirito, pepe e cannella; al palato è immediatamente avvolgente , con la parte glicerica che sposa bene l’accentuata freschezza e un tannino nobile, potente e strutturato, così come il suo finale che lascia la bocca avvolta di un piacevole sapore di cacao. Pappardelle al ragù di cinghiale.
89.

Rockpile Zinfandel Rockpile - Ridge Vineyard 2008Rockpile Zinfandel Rockpile – Ridge Vineyard 2008 – 15.5%
La vigna di Rockpile Ridge è situata ad un’altitudine di quasi 360 metri sul livello del mare nell’AVA di Rockpile. Di colore rubino intenso presenta al naso un piacevole sentore di frutti di bosco, spezie varie e lieve tostatura. Assaggiandolo è decisamente caldo e potente, dagli ampi tannini. Lepre in salmì.
87.

Zinfandel Zlatan Plavac Mali Grand Cru 2003 Zlatan PlenkovicZinfandel Zlatan Plavac Mali Grand Cru 2003 Zlatan Plenkovic – 15%
Vino di qualità, il barrique che si rivela al naso e al palato non è solo un aroma aggiuntivo, ma permea tutte le note fruttate ed erbose, dall’esame visivo è compatto di colore rosso rubino con un buon profumo caldo e persistente ricco di sentori di frutta a bacca rossa e macchia mediterranea.
85.

Rockpile Dingac 2000 - Ivo Skaramuca VineyardRockpile Dingac 2000 – Ivo Skaramuca Vineyard – 13.5%
Prodotto a sud della penisola di Pelješac si presenta come un vino secco di alta qualità, ottenuto con attento affinamento e maturazione in botti di rovere che regalano al vino un profumo aristocratico di frutta, erbe e spezie e che completano il pronunciato sapore, armonico, varietale, dal palato pieno e maturo che lascia l’impressione di grande nobiltà.
87.

Rockpile Dingac 2000 - Ivo Skaramuca VineyardPrimitivo Gioia del Colle Doc 2007 – Azienda Vitivinicola Guttarolo – 14.5%
Da un vigneto di 25 anni con vendemmia manuale e selezione dei grappoli ci aspettiamo molto, e questo vino le aspettative non le delude:Rosso rubino con leggerissime note violacee, lascia avvertire al profumo sentori di lampone e frutti di bosco, al gusto è corposo e vellutato con un’acidità tipicamente contenuta. L’affinamento di 20 mesi in acciaio e altri 6 mesi in bottiglia lo rende davvero un eccellente compagno di tavola. Brasato di guancia di manzo al vino primitivo con pesto di capperi e senape.
86-87.

Primitivo di Manduria Pichierri Tradizione del Nonno Doc 2006Primitivo di Manduria Pichierri Tradizione del Nonno Doc 2006 – 16.5%
Coltivato con un sistema ad alberello basso (tipico dei Primitivi) questo vino si presenta austero dall’aspetto limpido brillante, di gran corpo, alla vista si presenta rosso tendente all’aranciato .Sapore pieno, corposo vellutato con profumi intensi e caratteristici che ricordano lontanamente la liquirizia e i piccoli frutti di bosco,oltre alla vaniglia data dal rovere dove viene lasciato invecchiare,presenta inoltre tutto anche una lieve nota minerale. Orecchiette con broccoli, pomodorini e scaglie di pecorino.
90.

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