Eventi a Roma: tra Vinòforum e Bianchi d’Autore

Io credo che Roma sia la città in cui gli eventi enoici siano più frequenti che in altri luoghi dello Stivale. C’è, per esempio, una manifestazione come Vinòforum che si celebra ogni sera e per ben 15 giorni! Eppure, durante queste due settimane, sono tanti gli eventi che si susseguono in parallelo.
Ho partecipato all’evento Bianchi d’Autore organizzato da Davide Bonucci e da Marco Cum; uno di quegli eventi in cui la confusione NON regna sovrana e dove non trovi i soliti vini, pur portando una selezione che toccava varie regioni italiane ed un piccolo sconfinamento in Francia. E proprio lì ho trovato alcuni ottimi vini, che voglio raccontare.
Dalla VALLE D’AOSTA un delizioso Petit Arvine 2012 dell’azienda La Source. Il vigneto non è posto ad altitudini elevate (solo 700 metri), né è di quelli vecchi; eppure ci regala un vino fresco, giovane, profumato, ma senza eccessi o sbavature; ha una beva appagante, leggera e lunga. Un ottimo vino da abbinare a piatti leggeri e freschi frequenti d’estate. Sensazioni simili per uno Chardonnay 2013: fine e delicato, ma pieno di personalità e freschezza, che ti regala un sorso lunghissimo.
E ora ci spostiamo in ALTO ADIGE, dove l’azienda Alois Warasin. Produce tre ottime etichette. Anche in queste bottiglie mi ha colpito la leggerezza e la delicatezza dei vini, pur rimanendo nella tipicità e nei rispettivi varietali. Il Pinot Bianco 2012 l’ho trovato delicato ed essenziale, con sentori di pesca bianca e mandorla matura, fresco e lungo.
Altra meraviglia il Sauvignon Blanc 2013: sentori di bosso macerato e frutti esotici non sono così intensi; e neppure in bocca si apprezza frutta tropicale intensa; le note agrumate sono sicuramente importanti, ma la sensazione di aver bevuto un vino leggero, pulito e persistente è subito forte e decisa! E che dire del Gewürztraminer 2013? Per abitudine assaggio i vini aromatici alla fine di tutti i bianchi, ma in questa circostanza non era necessario.
Al naso è “didattico”, ma lieve: rosa e chiodi di garofani. In bocca non si ha la forte sensazione di un vino estremamente aromatico e con residuo zuccherino importante, bensì di un vino sì fruttato e con qualche nota nota aromatica tipica, ma per niente stucchevole, fresco, secco, speziato e persistente.
Ed eccomi a parlare di un vino del LAZIO e per giunta, di un vino ottenuto da uve chardonnay, vitigno verso il quale non ho grande simpatia, almeno per quei vigneti situati a sud del Po! La Luna del Casale è un’azienda di Velletri, con i vigneti su un terreno vulcanico, che utilizza molti vitigni “internazionali” sia per i bianchi che per i rossi ed ha un enologo con formazione ed esperienze maturate in quel di Bordeaux. Bisogna subito dire che i vini sono di una correttezza e di una linearità estrema e mettono bene in risalto soprattutto le peculiarità pedoclimatiche.
E, per giunta, migliorano tantissimo con l’invecchiamento. Sara 2011 è, appunto, un vino prodotto con uve chardonnay, fermentato ed mantenuto per quattro mesi in tonneau di 500 litri con le fecce fini costantemente in sospensione. Il suo colore è di un bel giallo paglierino-oro; al naso emana sentori di fiori gialli, ananas, banana e note di tostatura e di legno come da copione. In bocca mostra, come fosse un dovere, una perfetta corrispondenza con quanto annunciato al naso; l’acidità e la consistenza sono quelle di un vino con ottima struttura e la tostatura finale sorreggono una lunghezza di beva notevole. Ma ciò che meraviglia molto è la mineralità di questo vino che dalle note fumè delle annate giovani, si va alla pietra focaia percepibile già al naso nell’annata 2009. Sicuramente da seguire nell’invecchiamento.
L’ABRUZZO era rappresentato da un’azienda “emergente”, ormai divenuta una concreta realtà: Tenuta I Fauri. I vigneti sono locati a Chieti, ai piedi della Maiella, ma, in linea d’aria, abbastanza vicini al mare; quindi, beneficiano dell’influsso delle brezze marine. I due vini bianchi, assaggiati più vote nell’ultimo mese, giocano di fioretto: ambedue sono fini, eleganti, con una freschezza molto presente ed una mineralità viva a determinare un allungo incredibile del sorso. Passerina 2013 ha profumi e sapori di frutta gialla, ma poi vira molto sull’agrumato.
Il Pecorino 2013 è uno di quei vini che entra in punta di piedi; non è un vino ricco ed esuberante, ma una volta che invade il palato, non ne esce più! La bocca rimane a lungo pervasa di frutti tropicali e la salivazione è persistente. E poi Ottobre Rosso 2012, un Montepulciano d’Abruzzo con tutte le caratteristiche tipiche del vitigno: marasca ed amarena, freschezza e tannini morbidissimi, ma ha una bevibilità incredibile per un vino di tal corpo, un sorso leggero ed agile che non stanca mai.

Anche quest’anno sono andato a Vinòforum; è una manifestazione simile alla “Estate Romana” di Nicoliniana memoria o come le serate caciarone e tuttologhe organizzate negli anni ’90 sul greto del tevere, che, a quanto pare, stanno tornando di moda. Con la differenza che questa manifestazione è specializzata in VINO e CIBO di alta qualità e qualche stand dedicato all’olio EVO; ma sono i visitatori a trasformarla in poco più che una sagra od un intermezzo pre-discoteca.
Nonostante il nome della manifestazione i box sono equamente distribuiti fra chef o ristoranti di grido e distributori di vini: i box dei ristoratori offrono i loro piatti abbinati ad etichette importanti previo pagamento di un ticket fino a 60 Euro. I box dedicati ai vini sono tenuti, per lo più, da grandi distributori e lì si possono trovare tantissime etichette, fra le quali è difficile districarsi e trovare le “perle” nascoste. Il biglietto d’ingresso costa 20 Euro e comprende un carnet di dieci assaggi. Per la “stampa” l’ingresso è gratuito, ma il carnet è lo stesso; “stasera si lavora poco” ho pensato; ma i pochissimi produttori (ahimé), i distributori ed i sommelier mi hanno invitato a degustare i loro vini senza chiedermi di annullare il carnet; solo così ho potuto superare la fatidica soglia dei dieci assaggi.
Arcipelago Muratori – Villa Crespia
Il Simbiotico Brut è uno spumante metodo classico prodotto con uve chardonnay. In vigneto non è previsto l’utilizzo di prodotti di sintesi, né zolfo o rame, ma vengono sparsi sulle foglie batteri, funghi e lieviti in grado di creare condizioni sfavorevoli per la crescita dei funghi dannosi.
In cantina non viene utilizzata l’anidride solforosa, i lieviti sono autoctoni e l’energia utilizzata proviene esclusivamente dal sole. Il colore è il classico giallo paglierino e la spuma è fine e persistente. Al naso si nota subito una grande pulizia ed essenzialità dei profumi: fori gialli, tiglio, lieviti e pochissima frutta. Anche in bocca ritroviamo l’essenzialità avvertita al naso: piacevolezza, grande freschezza, buona struttura, persistenza e, soprattutto, nessuna sbavatura!
Casal Thaulero
Ho assaggiato due vini bianchi di questa cantina abruzzese di Ortona; due ottimi vini, schietti ed immediati. Il Thalè 2007 è un Trebbiano d’Abruzzo molto tipico, che, nonostante l’età, conserva freschezza, profumi e sapori intatti di un vino giovanissimo. Il Borgo Taulero Pecorino 2013 è un vino prodotto con uve pecorino; al naso offre un bouquet di fiori gialli e frutti tropicali. Al palato stupisce per equilibrio: freschezza, frutti esotici, mineralità, sapidità e piacevolezza.
Migrante
Ho assaggiato tre vini rossi di quest’azienda di Olevano Romano. I primi due, a parte la differente annata, sono prodotti con uve provenienti da due vigneti diversi. Il Terre Olibani 2007 è un vino ancora giovane e freschissimo, tanti frutti rossi ed una idea di cacao donano un sorso molto lungo. Il Consilium 2010, nonostante fosse più giovane, risente degli effetti di un’annata più calda. Stessi profumi e sapori, più complesso e concentrato, frutto più maturo ed una acidità meno accentuata mi fanno propendere per il primo vino. Poi c’è il Sigillum 2008, che matura almeno un anno in barrique ed affina 24 mesi in bottiglia. E’ un vino con intense note di piccola frutta rossa e nera, c’è l’immancabile cacao, note di vaniglia ben integrate alla struttura ed alla speziatura sorrette da un’ottima freschezza.
Bertani
Alla fine degli anni ’70, quando cominciai ad allargare le mie conoscenze sui vini italiani, il mio primo mentore mi parlava molto di Valpolicella e di Amarone: aveva vissuto a lungo a Verona e conosceva molto bene il cav. Bertani. Naturalmente quella fu una delle prime bottiglie a far parte della mia piccola collezione! E non perdo mai l’occasione di riassaggiarlo. E questa volta ho trovato anche qualche novità: il Novarè 2012 è un vino, da sole uva corvina, che viene prodotto con un metodo innovativo: a maturazione raggiunta, i grappoli vengono recisi e lasciati sulla pianta, protetti dalle foglie, per circa un mese. Ha un colore rubino cupo; al naso è vinoso e molto fruttato con amarene e ciliegie in confettura. Al palato si ha la sensazione di aver assunto una generosa cucchiaiata di ciliegie denocciolate; la freschezza è tanta ed il tannino è setoso; è denso e vellutato e lascia la bocca intrisa di ciliegie.
Tutt’altra storia con un Amarone 2006. E’ rubino intenso e già roteando il calice si arguisce la densità e la fittezza di trama; al naso si avvertono intensi profumi di frutta rossa, di viola e qualche refolo di alcool. Al palato è proprio tanta la frutta rossa e nera (ciliegie, visciole e more); è fresco e consistente, il tannino è imponente e vellutato e dona un finale lungo ed amaricante. Non si avvertono affatto i 15 gradi di alcool, sono ben nascosti nella materia!
Val di Suga
E per finire mi congedo qualche Brunello; ho assaggiato i tre cru di questa azienda ilcinese del gruppo Angelini: Poggio al Granchio 2009, Vigna Spuntali 2009 e Vigna del Lago 2009. Sostanzialmente sono tre vini uguali e di ottima fattura, ma su quest’ultimo si sono orientate le mie preferenze, perché è senz’altro il più elegante; non a caso i vigneti sono locati nel versante nord di Montalcino. Rubino con qualche sfumatura aranciata; al naso arrivano prima ciliegie e marasche, poi lauro, eucalipto note mentolate e qualche sentore del legno dove ha lungamente maturato.
In bocca esprime finezza ed eleganza con la frutta tipica ed un tannino vellutato, una acidità forte e gradevole accompagna il lungo finale speziato.
Antonio Di Spirito




