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Vino Nobile di Montepulciano “Santavenere” 2014 Triacca

Tenuta Santavenere - Triacca

La prima volta che sono stato nella sede dei Triacca a Zalende di Campascio in Val Poschiavo, nel cantone svizzero dei Grigioni, ci sono andato con il Trenino Rosso del Bernina durante una bufera di neve poco prima della notte di San Silvestro del 1979. Ricordo ancora l’eccellenza suprema dei vini Valtellina Superiore che facevano allora i Fratelli Triacca, dalla Riserva del 1971 allo Sforzato del 1976, provenienti dalle vigne più invidiate della valle, a un tiro di schioppo dal Santuario della Madonna di Tirano (e dall’albergo Altavilla dove eravamo alloggiati), quelle dell’ex convento domenicano con la cascina La Gatta a Bianzone, 13 ettari baciati dal sole e arrampicati sulle rocce che i Triacca avevano acquistato nel 1969 dalla casa vinicola Mascioni.

Cascina La Gatta - Triacca
Cascina La Gatta

I Triacca facevano ottimi vini già dal 1897 in altri 28 ettari sparsi tra Valgella, Sassella e Tirano, ma li vendevano quasi esclusivamente in Svizzera, finché non cominciò a parlarne bene il Gino nazionale, Veronelli. È per dar retta a lui che Aldo Calcidese ed io siamo andati lassù per quelle feste natalizie con le rispettive famiglie. Allora i Triacca al comando erano quattro: Eugenio come supervisore, Gino per la parte commerciale, Rino per la gestione organizzativa della frazionatissima azienda e Domenico per le vigne e le cantine. A richiamarci erano i loro vini dalla quarantina di ettari della Valtellina, ma Gino Triacca en passant ci disse che avevano appena cominciato a fare Chianti Classico in Toscana, dove nel 1969 avevano acquistato anche un’enorme tenuta, La Madonnina, nella quale dal 1975 stavano misurandosi (loro che di Re Nebbiolo sono indomiti cavalieri) con la vitivinicoltura toscana. Aldo ed io non eravamo troppo convinti che ci fosse qualcosa di meglio dei nebbioli delle terre più fredde; laggiù c’è un altro clima, più adatto per un altro vitigno sovrano e diverso, il sangiovese, ma in quegli anni il Chianti si era vergognosamente prostituito e tutti scappavano piuttosto verso i supertuscan. Le nostre strade si sono poi divise; Aldo è andato a rifarsi una vita a Cuba ed io ad Alghero, perciò ci siamo persi l’acquisto, nel 1990, da parte dei Triacca di una seconda tenuta in toscana di 80 ettari, quella di Santavenere a Montepulciano che aveva però solo 6 ettari vitati, e poi di una terza con il vigneto Spadino di 7 ettari a Magliano in Maremma.

da sinistra Sara Pizziconi, Renata Guerrini e Vannino Rossi
da sinistra Sara Pizziconi, Renata Guerrini e Vannino Rossi

È meglio precisare subito che, nonostante questa diversificazione produttiva davvero imponente che ha avuto il pregio di inserire alla grande l’azienda anche nel top qualitativo del mercato italiano, anche se rimane sempre con lo sguardo più attento alla Svizzera e all’Engadina in particolare, la gestione è rimasta a conduzione familiare e indipendente fino ad ora. Oggi è in mano ai fratelli Giovanni e Luca, i figli di Gino, che costituiscono la quarta generazione (ma in questo millennio si è già affacciata la quinta). Giovanni dirige il gruppo e la sua parte commerciale, mentre l’enologo Luca è responsabile della produzione vinicola. Gli zii Rino e Domenico, ormai diversamente giovani, hanno lasciato la ditta in buone mani, anche se a mio modesto parere avrebbero dovuto insistere a imporre la scritta Triacca sulle etichette a caratteri cubitali inconfondibili già da lontano, come fa Angelo Gaja sulle sue. Ci sono cognomi che costituiscono una garanzia per il consumatore, per qualsiasi vino e, nel caso dei Triacca, anche per quello che acquistano e rivendono, come il Brunello di Montalcino da Villa Poggio Salvi che si avvale del loro stesso consulente enologo, Vittorio Fiore.

La cantina di Santavenere

Sara Pizziconi, la responsabile di degustazioni, assistenza visitatori, vendite e marketing della tenuta di Santavenere era venuta a trovarmi appunto al Museo della comunità di Montalcino e del Brunello con un gruppo di studenti statunitensi dell’IES Abroad e per restituirle la cortesia sono saltato in auto e sono andato a vedere quel miracolo di gran lavoro e d’ingegno in cui Aldo ed io non avevamo creduto immediatamente 38 anni prima. I vigneti del Vino Nobile di Montepulciano si estendono su piccole e dolci colline attraverso la Val di Chiana fino alla linea ferroviaria Siena-Chiusi, quasi al confine con l’Umbria, una zona dal clima più caldo che nel Chianti e dai terreni più umidi che a Montalcino. La Tenuta Santavenere si affaccia dalla parte opposta, a due passi dalla città e ancora in alto, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, sulla Statale 146 per Pienza, dove è facilmente accessibile per tutto l’anno al pubblico per degustazioni dei vini di tutte le tenute Triacca (con spuntini di specialità locali però soltanto su prenotazione) con Sara o con la locale amministratrice Renata Guerrini. Attualmente gli ettari vitati sono diventati 36, di cui 28 a sangiovese (allevato a cordone speronato) per una produzione di circa 1.500 ettolitri l’anno di vini curati dal mastro cantiniere Vannino Rossi.

Veniamo al dunque. Al punto di vendita presso la cantina non c’era più nessuna bottiglia di Vino Nobile di Montepulciano Santavenere del 2012, entrato nella storia delle annate eccezionali e perciò andato letteralmente a ruba, ma neanche di quello del 2013, un’annata ottima e ricercata anch’essa.

Ogni produttore tiene sempre almeno un centinaio di bottiglie per studiarne il comportamento negli anni successivi e da specialista della vite e del vino non avrei avuto difficoltà a farne stappare una, ma sono abituato a giudicare un vino non dalla botte migliore, non omaggiato sul posto, non da fortunello imbucato, bensì comprandolo alle stesse condizioni di un normalissimo acquirente. Troppi millantatori di credito enoico si permettono di giudicare sfrontatamente i vini sui media assegnando i punteggi a seconda di quante bottiglie scroccano ai produttori o di quante stelle hanno gli alberghi e i ristoranti in cui vengono ospitati a spese altrui. Così io li acquisto, come ho fatto con una bottiglia del lotto L17102 del 2014 che era in offerta al pubblico pagante, esattamente come fanno gli altri visitatori.

Un’annata di buona qualità, quella del 2014, è la valutazione a 3 stelle del Consorzio per ”vini che si esprimono bene nel breve/medio periodo”. Con un inverno più mite del solito, una primavera di piogge e temperature nella norma, un giugno molto caldo mentre luglio e agosto sono stati più “freschi” e piovosi, le argille sabbiose poco cementate delle vigne di Santavenere hanno drenato bene l’acqua piovana, nutrendo le radici in modo equilibrato. Le condizioni agronomiche sono state impegnative, perché hanno riportato un vitigno mediamente tardivo come il Sangiovese a un periodo vegetativo un po’ più lungo di quelli cui ci avevano abituati le vendemmie un po’ anticipate degli ultimi anni, perciò è stato necessario prorogare e differenziare le raccolte dall’ultima settimana di settembre a quasi metà ottobre a causa dei diversi livelli di maturazione delle uve nelle singole parcelle.

Tenuta SantavenereUn’annata non particolarmente generosa, dunque, in cui si è deciso di vinificare questo vino solo da sangiovese in purezza, anziché con l’apporto minimo di colorino e merlot, come in precedenza. Sono capaci in troppi di fare il vino buono quando l’annata è smaccatamente favorevole, quando è sufficiente non rovinare in cantina l’opera che la natura ha fatto in vigna con le forzature buone soltanto per le mode. I Triacca hanno già 120 anni di onorata attività nel fare il vino e la moda piuttosto la fanno, ma non la inseguono, perciò chissà che non sia proprio una buona annata, ma normale, come il 2014 a darci quelle soddisfazioni che ci aspettiamo dalle bottiglie che compriamo, superando i pregiudizi sulle annate cosiddette superlative cui siamo indotti da certa stampa.

Non dimentichiamo che il vino è ricco di aromi, profumi, sapori e colori in quanto prodotto vivo di vita, cultura e coltura della campagna. Penso sempre ai veri sacrifici fatti da uomini che hanno sfidato le intemperie del clima anche quando erano malati e con la febbre, sia con un caldo da infarto sia con il gelo che tagliava le mani e la faccia, sudando sette camicie nel lavorare la terra per provare a versarci nel bicchiere una parte, forse la migliore, di se stessi, della loro famiglia, della loro storia. Quel vino che nel calice non sarà mai lo stesso tutti gli anni, ogni annata risentirà di una vera miriade di varianti, nella buona o nella cattiva sorte e quanto più riuscirà a corrispondere a questa naturalità, sincero in ciò che estrae dal sole, dalla terra, dalla pianta, dal genio e dal lavoro, tanto più mi piacerà nella sostanza, almeno, che è quella che conta. Son capaci poi tutti di commentare vini d’annate eccezionali…

Consiglierei spassionatamente a tutti di non scegliere solo le annate di grido e di acquistare anche i vini delle buone annate normali, anche di quelle andate storte, di non snobbarli, di non rifiutarli perché all’assaggio possono rivelarsi interessanti, snelli, puliti, anche senza tutti quei muscoli da lottatori che sapranno mostrare in altre annate. Sono vini in cerca di enofili più che di collezionisti e speculatori, perciò sarà senz’altro un piacere trattarli come dei vini assolutamente da scoprire, perlomeno da conoscere. Sempre che siano dei vini sinceri, non dei sovra-estratti per via dell’abuso di piccole botti, quelle che li allontanano dalla piacevolezza, dalla succosità e dall’armonia che arricchiscono appunto nei primi anni di maturazione quei vini che sono stati fatti selezionando uno per uno i grappoli, a volte anche gli acini, delle uve raccolte sane nelle annate buone, ma non eccelse. Non saranno in gran parte né vini da invecchiare né i preferiti dalle aste, perciò spunteranno perfino dei prezzi decenti. Basterà provarli. Anche soltanto per curiosità…

Nobile di Montepulciano Santavenere 2014 - Triacca

È ciò che ho fatto e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Questo vino è molto delicato, erano anni che aspettavo una morbidezza così armonizzata con aromi floreali tanto puliti e con struttura dei tannini morbida e sottile, corpo medio e temperata acidità. Piacevolmente, ma non inaspettatamente, devo ammetterlo; anzi, una delle sensazioni immediate più nette e che mi ha perfino commosso è quella di aver riconosciuto senz’alcun dubbio in questo vino quello stile inconfondibile, quella mano ferma che contraddistingue i Triacca, senza eccezione, da quattro generazioni. Una continuità ammirevole. Il genio dei vignaioli e dei cantinieri poliziani ha corrisposto in pieno a quello che ci si aspetta sempre dai Triacca e dai loro vini che affascinano già all’attacco al palato per tenui, ma inconfondibili, goudron di montagna: ”when going gets tough, the toughs get going”.

Macerato sulle bucce tra 15 e 18 giorni in vasche d’acciaio inossidabile da 130 hl con follature programmate in automatico. Tre délestage per la disgregazione del cappello nei mosti ripompati da sotto a sopra a temperatura controllata di 28 °C. Maturazione in botti grandi e in piccoli carati di rovere per 18 mesi più altri 6 di riposo in acciaio prima dell’imbottigliamento. Tenore alcolico del 13%. Tappo di ottima qualità, lungo e finalmente ho ritrovato una capsula di metallo di un certo spessore come si usava una volta.

Colore rosso scuro e intenso con riflessi granati, ha un profumo fine di viola mammola e di rosa. In bocca conferma una delicatezza, anzi una morbidezza non comune. Aroma vellutato ma ricco, in cui dal floreale emerge un fruttato fresco di amarena a giusto grado di maturazione, dai tannini leggeri, non invadenti, che accompagnano il vino a un finale di buon profumo leggero di marasca, ma dal retrogusto confettato al punto da accordarsi perfino subito con un gelato alla crema o alla vaniglia. Non è un vino muscoloso, da competizione di body building, ma è un onesto compagno della buona tavola casalinga nella veste tipica dei Triacca e arriverà bene anche agli 8-10 anni di conservazione che si consigliano in retroetichetta, in posizione orizzontale, al buio, al fresco, in cantine umide e senza odori intensi.

Io ne ho approfittato subito con sottilissime fettine panate di pollo e credo che sia ideale proprio con le carni di volatili, ma lo vedo bene con costolette di agnellino, scaloppine di vitello, rondelle di filetto di maiale, ragù bianco di anatra e formaggi vaccini di media stagionatura o caciotte toscane da latte vaccino e ovino del tipo ”scodellate”.

Mario Crosta

Casa Vinicola Triacca – Tenuta Santavenere
Strada per Pienza 39, 53045 Montepulciano (Siena)
Tel. 0578.757774
sito www.triacca.com
e-mail santavenere@triacca.com

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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