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Giuliano Pettinella e una nuova sfida: il Montepulciano d’Abruzzo

Giuliano Pettinella
Giuliano Pettinella

Se qualcuno, dieci anni fa, assaggiando il vino che porta il nome di Tauma, alla prima uscita e in pochissimi esemplari – quasi una testimonianza più che un vero debutto sul mercato – avesse predetto il percorso poi realmente avvenuto, sarebbe stato preso per un simpatico sognatore.
Non perché quello che, oggi, è certamente uno dei rosati più interessanti prodotti in Italia non meritasse attenzione e credito sin dalla sua prima uscita, quanto perché si trattava di poco più di un esperimento, condotto con grande passione e determinazione, ma pur sempre all’interno di una dimensione praticamente da garagista. Certo le avvisaglie che qualcosa di bello stesse nascendo, c’erano tutte: assaggi mirati, sensibilità, curiosità e, aspetto non secondario, i giusti consigli, vale a dire quelli del professor Leonardo Seghetti.

Vigneto a Silvi Marina
Vigneto a Silvi Marina

E invece oggi, faccio sempre il pendolare tra Macerata e Silvi e faccio sempre l’avvocato, ma ormai la campagna ha assorbito molto del mio tempo e di quello di mia moglie. Ci stiamo dedicando moltissimo a questo progetto”. A parlare è Giuliano Pettinella, papà del Tauma – oltre che realmente di due gemelle – e da poco anche di un nuovo nato, da tempo inseguito, ovvero il Montepulciano d’Abruzzo.
Sereno, sempre sorridente, avvolto da un’educazione e cortesia dal sapore antico, come è ormai sempre più raro trovare, Giuliano è quanto di più lontano possa esistere da un rampante produttore appena entrato nel grande circo Barnum del vino, magari in cerca di palcoscenici a suon di gomitate e markette. E il suo unico vino prodotto sino a qualche tempo fa, rispecchia fedelmente il carattere dell’autore: elegante e mai invadente, sottile e delicato, complesso e infine di estrema piacevolezza.
Oggi, la dimensione è sempre quella di un piccolo vigneron che procede lentamente, ma con grande oculatezza e studio e, ormai, anche con la consapevolezza di aver deciso cosa fare da grande. Gli ettari vitati, ora diventati due abbondanti, sono suddivisi tra la vigna di Silvi, affacciata sul mare a ridosso dell’inizio della provincia di Pescara, e quelle a Tocco da Casauria, che questa volta guardano la Maiella e le montagne del Morrone.

Vigneto a Tocco da Casauria
Vigneto a Tocco da Casauria

Alle 2500 bottiglie di Tauma era, quindi, giunto il momento di affiancare il vino principe della regione, senza nomi di fantasia e ben ancorato alla denominazione. “Questa volta volevo rivendicare anche in etichetta l’Abruzzo, la regione di mio papà, alla quale sono molto legato”. Le prime 2500 bottiglie della nuova etichetta provengono integralmente dal vigneto di Tocco da Casauria allevato ad alberello. “Non ho nessuna preclusione all’uso della pergola, sistema presente in questa regione dagli anni ’50 che, se tenuto a freno, è in grado di donare grandi risultati. Ma volevo utilizzare l’alberello, anch’esso presente un tempo in Abruzzo, che stavo sperimentando da anni con ottimi risultati”.
Impianto del 2015, rese naturalmente basse – circa 35 quintali a ettaro -, un terreno prevalentemente argilloso anche se molto calcareo, immerso nella natura e circondato da animali – “al momento dell’invaiatura devo recintare altrimenti cinghiali e caprioli banchettano con le uve” -, una pendenza a tratti impegnativa, un sesto d’impianto di 60 cm tra una vite e l’altra. Questa, in sintesi, la carta d’identità di un vino che ha la giusta ambizione per dare la spinta decisiva al progetto di questa piccola azienda. “In futuro vorremmo aumentare le quantità sia del Tauma che del nuovo Montepulciano, perché benché i prezzi di questi due vini non siano certo bassi, quando lavori su piccoli numeri hai anche costi molto alti”. Tra i progetti futuri una nuova cantina e anche la sfida di un bianco. “Pianteremo mezzo ettaro con il Trebbiano sempre a Tocco da Casauria, questa volta usando la pergola”. Insomma, l’avventura è solo all’inizio.

Montepulciano d'Abruzzo 2019 Pettinella

Montepulciano d’Abruzzo 2019
Ha un solo difetto: l’estrema gioventù. Il desiderio di commercializzarlo appena imbottigliato a un anno dalla vendemmia è stato troppo forte, come ci ha spiegato lo stesso Giuliano. Anche se a ragion veduta. In effetti il vino è già molto godibile, il tempo però gli gioverà moltissimo, soprattutto dal punto di vista olfattivo, grazie a una prevedibile maggior armonizzazione di tutte le componenti aromatiche, che certo non mancano. Di color rubino quasi impenetrabile e con evidenti sfumature violacee, al naso è un susseguirsi di famiglie di profumi che farà certamente felici i cultori della materia; dalle classiche note di amarena a quelle di macchia mediterranea, dalle spezie ai fiori appassiti passando per quelle balsamiche di erbe aromatiche. Al palato la freschezza sostiene con grazia il sorso, il tannino ha una trama fitta con una grana fine e un finale chiaramente minerale davvero intrigante.
La vinificazione è molto semplice e pressoché identica al cugino Tauma, tranne naturalmente che per la presenza della macerazione, qui di circa 12 giorni in acciaio e senza il controllo della temperatura, alla quale segue il travaso in barriques esauste, di quasi vent’anni, che vengono curate maniacalmente dal punto di vista della pulizia. Per la prima volta vi è anche l’utilizzo di un tonneau francese, prodotto con doghe non tostate e piegate con il vapore. Insomma, come per il Tauma, anche in questo caso l’obiettivo era la ricerca di un vino molto pulito e fine sul fronte dei profumi. Ne è scaturito un altro vino di carattere.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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