Aita, il montepulciano che viene dalla Tuscia

Esattamente quattro anni fa vi ho raccontato di Marco Muscari Tomajoli, giovane ed entusiasta vignaiolo la cui modestia di questi tempi è dote sempre più rara. Siamo nella Tuscia viterbese, a pochi chilometri da Tarquinia, in un territorio che troppo spesso è stato considerato inadatto a fare grandi vini, giudizi come sempre sommari e non motivati da un reale e giustificato studio del suoli, del microclima, delle varietà che possono entrare in sintonia con un luogo che vanta una posizione leggermente collinare e guarda al mare, ventilato e soleggiato al punto giusto.
Marco ci ha creduto da subito, con il padre prima e con l’agronomo Gabriele Gadenz poi, ha realizzato una serie di vini decisamente riusciti, come il Nethun, un vermentino salmastro, profumatissimo, fresco e minerale; il Velca, un montepulciano rosato fruttatissimo e dalla bevibilità trascinante; infine il Pantaleone, rosso ottenuto nientemeno che da petit verdot, la cui evoluzione è stata in pochi anni davvero sorprendente, appena le viti hanno raggiunto l’età ottimale, con l’annata 2019 il vino ha fatto davvero un salto di qualità.

Poteva già bastare questo per dimostrare che la Muscari Tomajoli è uno dei fiori all’occhiello del nutrito e variegato bagaglio enoico laziale; ma Marco non è tipo che si accontenta, è giovane e ama migliorarsi, non smette mai di sperimentare, il suo montepulciano ha già dimostrato di avere le carte per fare grandi cose, così ha deciso di fare un nuovo rosso, diverso, moderno, di grande impatto. Una semplice operazione commerciale? Non direi, anche se certamente un vino come questo ha un forte ritorno d’immagine, c’è un lavoro serio dietro, un’idea precisa, è il vino di Marco, lo avrebbe fatto in ogni caso perché voleva un vino con queste caratteristiche, capace di evolvere a lungo.
Le prime bottiglie dell’Aita (famosa divinità etrusca) provengono dall’annata 2019, che in azienda è stata davvero ottima, grazie a un clima prevalentemente mite ed equilibrato e a quella già citata ventilazione che ha evitato il rischio di gelate notturne durante il germogliamento di aprile, asciugando la brina prima che questa arrivasse a solidificarsi.
Per fare l’Aita Marco e Gabriele hanno fatto un’accurata selezione delle migliori uve di montepulciano prodotte, provenienti da una parcella di un ettaro, con rese di soli 0,5 kg per pianta. La raccolta è stata leggermente tardiva, verso metà ottobre, come sempre interamente a mano in cassette da 15 kg. Chi ha visitato l’azienda sa che le vigne si trovano a ridosso della cantina, pertanto la pigiatura è avvenuta neanche un’ora dopo la vendemmia.
La fermentazione è avvenuta in modo spontaneo con i lieviti presenti sulle bucce, durante questa fase sono state effettuate follature manuali quotidiane alternate a frequenti rimontaggi. Al termine della fermentazione alcolica il vino è stato trasferito in barrique dove ha svolto la fermentazione malolattica.
L’affinamento si è svolto per 18 mesi in barriques di primo e secondo passaggio T5 Taransaud, proveniente dalla foresta di Tronςais e stagionato 5 anni all’aria aperta. Infine l’Aita è rimasto in bottiglia nella cantina aziendale per nove mesi, prima di essere messo in commercio.
Circa 600 bottiglie prodotte, un quantitativo esiguo ma anche voluto, si tratta di una chicca, che ha avuto subito un riscontro immediato, sia sul web dove sono state vendute le prime 100, che con la clientela abituale che ne ha ordinate altre 100. Una parte andrà alla ristorazione, quindi vi conviene contattare in fretta l’azienda per sapere dove potrete trovarlo. Il prezzo in cantina è di 50 euro.
Ma veniamo al contenuto, che almeno per chi ci legge è sicuramente la cosa che interessa di più: ha un colore rubino violaceo impenetrabile (ricordo che il montepulciano è una delle varietà con maggiore presenza di antociani, fa parte delle cosiddette “uve tintore”); accostato al naso rivela una ricca materia fruttata, dove si alternano mora, mirtillo, ciliegia nera, ribes nero e prugna, cui fanno seguito venature di cannella, cardamomo, lieve tabacco aromatico, leggere liquirizia e fava di cacao, fa da corredo una sottile vena balsamica. Nel risentire i profumi non si fatica a cogliere anche uno slancio floreale di rosa dai petali carnosi e scuri.
In bocca è sorprendente, nel sorso avviene una piccola esplosione, si viene investiti da un tripudio di sensazioni dove la vena acida ha un ruolo determinante, fa da trampolino alla ricca materia fruttata e speziata, appena spolverata da nuances boisé, che a mio avviso verranno presto assorbite, visto che la struttura non manca. L’alcolicità, pur elevata (15 gradi), è perfettamente imbrigliata nella polpa, succosa e di lunga persistenza, mentre il tannino appare già ora ben integrato e non aggressivo, tutto questo testimonia equilibrio ed eleganza, elementi non così frequenti in un vino ottenuto da uve montepulciano.
Una prima uscita davvero riuscita, speriamo che con gli anni le quantità crescano e possano raggiungere un sempre maggiore numero di appassionati.
Roberto Giuliani



