Morellino di Scansano, Sangiovese indomito

Il Consorzio Tutela Morellino di Scansano si muove con destrezza in giro per l’Italia con il progetto Morellino in tour, promuove iniziative, crea eventi, coinvolge amanti del buon vino e fa parlare di sé. Sempre bene.
Siamo a Roma, in una calda sera d’estate presso il ristorante Etta-Oste per caso.

Una cena degustazione con la collaborazione di Gambero Rosso, per degustare i vini di sei cantine del Consorzio, alla presenza del giovane direttore Alessio Durazzi. Obiettivo: parlare della produzione, del passato e soprattutto del futuro del Sangiovese in Maremma. Vino molto versatile, da una tradizione di struttura e vigore, oggi si presenta nella versione Annata con una certa snellezza, di medio corpo nell’Intermedio e austero con tannini importanti nella veste Riserva.

Primo di tre appuntamenti, l’evento è inserito nel progetto Morellino in tour, accompagnato da una bellissima locandina. Serata magnifica coordinata da Martina Feliciani del settore commerciale del Gambero Rosso, con il concorso di alcuni piatti appositamente dedicati da gustare insieme ai vini proposti. Al tavolo con noi anche il sommelier Master Class e degustatore Antonio Stelli.
La degustazione

Il Morellino di Scansano Mago di O3 2024, Mantellassi, apre la serata con maritozzo con ricotta di pecora, fichi e culatta croccante. Un vino che è vera evoluzione del Morellino, nel colore e nella freschezza, con frutta sparata e bouquet vivo di ciliegia e fragola. Tannino poco accentuato, percepiamo sentori di spezie fresche, agile al sorso, un finale ammandorlato e lievemente minerale. Pulito e leggero come vuole la sera estiva. Il maritozzo è una dolce esplosione di gusto, perfettamente abbinato con la morbidezza della ricotta che esalta la versatilità dell’annata 2024.
Morellino di Scansano 2023, Santa Maria Frescobaldi, al naso abbastanza complesso, una vena minerale, al gusto sentori di erbe, macchia mediterranea, una nota leggera di sottobosco, boiserie, tannini ancora scalpitanti. Lo abbiniamo a fiore di zucca infornato e ripieno di caprino e grana con mayo al tartufo. Il fiore è delicato e succoso, ma il sapore è deciso, avvincente, viene in parte placato dalla vivace giovinezza del Morellino, con note vagamente minerali.

Morellino di Scansano Intermedio 2023, Provveditore. Il colore si fa più intenso, al naso un frutto verace e rosso, humus, corteccia. In bocca spicca la mineralità, molto fresco, intrigante, varia dai piccoli frutti rossi, al pepe bianco, leggera spezia dolce, un tannino ancora da domare. Scalpitante. Si accompagna a bottone di brasato di manzo al burro e salvia con fondo bruno, un piatto davvero prezioso, audace, vigoroso, ben accordato alle note del Morellino, che nella sua versione “Intermedio” già comincia ad acquistare spessore.
Morellino di Scansano Heba 2022, Fattoria di Magliano. Azienda che non utilizza legno e mai lo utilizzerà, si preclude la chance della Riserva ma procede con passi sicuri nella definizione dell’Intermedio. Si punta ad un Morellino agile, fresco, non troppo complesso che si abbini al piatto di oggi, pacchero al ragù di cortile con cicoria e pecorino, un piatto sublime, nella densità del ragù saporito, vigoroso, carnoso, e la cicoria dal timbro amaro che viene smorzato dal pecorino deciso. Il Morellino sembra crescere e dominare senza coprire i sapori, mitiga con maestria la grassezza del piatto grazie a una vena minerale bilanciata. Un connubio perfetto.

Morellino di Scansano Mandorlaia Riserva 2021, Massi di Mandorlaia. Nonostante siamo di fronte a una Riserva, freschezza e acidità sono presenti, su un finale amaricante, dal tannino smussato, elegante, ben abbinato a medaglione di vitella alla pizzaiola con robiola e polvere di olive nere. Sapori di una volta, tradizionali, la leggera pizzaiola con la robiola che la ispessisce e infine la nuance di olive si abbina bene a questa etichetta che si impone per una certa fermezza al sorso, un vino di corpo e spessore senza perdere la selvatichezza tipica del Morellino.
Morellino di Scansano Riserva Gualtiero 2021, Morisfarms, per terminare una versione più erbacea, speziata, intensa, dal gusto amaricante, una parte vegetale in evidenza, tannino vellutato ma ancora scalpitante, le note speziate si intensificano al sorso successivo, macchia mediterranea, frutto scuro, sottobosco.
Per terminare un magnifico bignè con fragola, limone e basilico, dove le note dolci sono state stemperate dall’acidità del limone e dalla freschezza del basilico.

Si percepisce un costante sguardo al futuro senza dimenticare il passato e quindi Riccardo Pecchioli commerciale di Mantellassi ci racconta di nuove formule in cantina con l’uso di ozono per uccidere i batteri ed evitare la solforosa. Ci ritroviamo un Morellino fresco da servire anche a temperatura bassa, con utilizzo di legno o meno a seconda dell’annata e del risultato che si vuole raggiungere.
Poi abbiamo l’energia dirompente di Cristina Bargagli titolare di Provveditore. Bagaglio di esperienza famigliare pluriennale, da quando Scansano era un luogo salubre all’epoca delle paludi.

Fu il nonno di Cristina a decidere se fare e cosa fare, ha messo da parte cereali e bestiame e ha optato per vite e olivo. Il papà di Cristina infine è stato il più lungimirante e ha creduto nella denominazione, pioniere prima e presidente poi del Consorzio nato nel ’92, ha portato la produzione a dieci milioni di bottiglie fino al riconoscimento della Docg. “Provveditore è nel cuore della denominazione, in un terreno collinare metallifero, con una levatura del Sangiovese che prende forza e note ematiche. Il vino qui è un cavallo selvatico da curare, che non vuole essere domato”. Visioni futuriste, selezioni con raccolta manuale, scelta della qualità dell’uva per gestire le epoche vendemmiali, “non ci sono giochi di cantina”.
Parliamo di Fattoria di Magliano con Lorenzo Scian, molto realistico e a tratti perplesso, spera in un futuro migliore per il Morellino. “Purtroppo, da una zona di grande vocazione enologica è paradossalmente difficile vendere ad alto costo. Il mercato del vino è in crisi, e il Morellino è considerato un buon vino ma semplice e popolare e non riesce a decollare. Tutti sanno che tra Scansano e Magliano si beve bene ma non si scardina un certo approccio al ribasso”.

Gabriele Farolfi direttore commerciale di Massi di Mandorlaia ci racconta invece una storia secolare che parte dal 1100 con la famiglia Guicciardini, la stessa del Chianti Classico. Nel 2000 la famiglia si innamora della Maremma, nel 2001 nasce la cantina su 60 ettari di vigneto. “La Maremma è meno nota del Gallo Nero ma rimane un territorio unico, selvaggio e accogliente”. La parte alta dell’azienda è molto calcarea, da cui Massi di Mandorlaia, perché vocata anche per i mandorli. Nella parte bassa si coltiva Vermentino su terreni di argilla e sabbia. Una doppia faccia che permette una grande selezione. “Talvolta all’estero è difficile spiegare la posizione della Maremma, il Sangiovese del Morellino però piace molto ai palati internazionali, perché più morbido e orizzontale. Una gustativa dall’approccio più immediato”.

Parliamo infine con Ranieri Moris, titolare dell’azienda Morisfarms, stasera presenta la Riserva 2021, Gualtiero che è il nome del nonno che ha comprato l’azienda a Poggio La Mozza. La loro storia risale a molto tempo fa in Maremma, con una proprietà di boschi e terre, l’uva c’era ma era usata come alimento. “In maniera pionieristica il nonno rifece le vigne – ci racconta Ranieri – si prese un giovane enologo e da lì iniziarono delle vinificazioni separate e vendemmie differenziate. Gli impianti sono stati poi rifatti nel 2000, il tempo ha dato ragione e all’oggi Morisfarms è una delle aziende che ha contribuito alla qualità del vino Morellino. Ultimamente hanno preso piede i bianchi col Vermentino e dal 2020 anche un’Ansonica in purezza dell’Isola del Giglio, molto bilanciata e particolarmente minerale. 72 ettari di vigna, 470 in totale, due fattorie che lavorano indipendentemente. Le due zone sono molto diverse, “a Scansano il terreno è sabbioso, l’esposizione interna e il tannino elegante, nei vini di Massa invece troviamo corpo e spalla”.
In un quadro così complesso, a far da collante il direttore giovanissimo e talentuoso, Alessio Durazzi, che conferma la volontà di puntare sulla qualità, nel nome di una denominazione che ha sempre resistito alle mode del tempo, scalzando vecchi miti e mantenendosi salda nel gusto degli amanti del buon vino.
Susanna Schivardi



