Ma cos’è il vino “Schilcher”?

Da quando è caduto il muro di Berlino, l’Autostrada A23 da Palmanova per Vienna (che in Austria diventa Autobahn A2) è diventata la via di comunicazione principale per collegare la nostra penisola ai Paesi orientali del Mar Baltico, nell’estremo nord dell’Europa. Alzi la mano chi non si è mai fermato alla stazione di servizio Agip (sì, proprio quella del cane a sei zampe) fra gli alti pascoli e i boschi di Packsattel, sul confine tra la Stiria e la Carinzia. Il ristorante Oldtimer dall’altra parte del parcheggio può mangiarsi tutte le dita che vuole dalla gelosia, ma all’Agip si mangia meglio e almeno l’espresso è fatto all’italiana e sa più di caffè che di acqua.

Una sosta ristoratrice e via, avanti, verso Varsavia e Danzica, oppure Kiev, Minsk o Mosca. Si possono però contare sulle dita quelli che mettono il naso un po’ più fuori da questo punto di ristoro e di rifornimento che ormai fa da riferimento preciso per i lunghi viaggi, ma, se non ci si scoraggia per le stradine tortuose e i saliscendi, si possono trovare tante gasthaus (essen & trinken…) in cui fermarsi per gustare qualcosa di assolutamente tipico. Non fatevi catturare troppo dalla buona birra, perché nei due distretti di Deutschlandsberg e Voitsberg c’è un vino che vale davvero la pena di scoprire: lo Schilcher, a denominazione protetta dal 1976.
È un vino rosato dal sapore piuttosto acidulo che risale addirittura al 1500, anche se alcuni riferimenti storici ne affermerebbero l’esistenza fin dall’epoca celtica, ottenuto da uve blauer wildbacher in questo territorio chiamato Schilchergegend (“zona del vino brillante”). Il colore è luminoso e va dal rubino chiaro a quello della buccia fresca di cipolla viola. Il nome del vitigno in tedesco è particolarmente azzeccato, dato che il suo vino sembra davvero selvaggio, ma anche il nomignolo locale rabiatperle (perla rabbiosa) ne definisce piuttosto bene il caratterino, almeno per quanto riguarda le sbronze, tutte burrascose, che potrebbe provocare quando si alza troppo il gomito, ingannati dalla sua freschezza peperina.
Qui nella Weststeiermark, la parte occidentale della Stiria, se ne trovano circa 500 ettari lungo la strada del vino più famosa, la Schilcherstrasse, ma è difficile trovare altrove questo vitigno, sebbene qualche vigna c’è sicuramente nel Südburgenland e perfino sulle colline della Marca Trevigiana intorno a Pieve di Soligo. L’aspetto è caratterizzato da un grappolo compatto di piccole dimensioni, quasi cilindrico, con acini piccoli e dalla buccia consistente, di colore blu scuro, quasi nero e ricca di pruina. Non è facile da coltivare, non si adatta facilmente, perché vuole pendii ben esposti al sole e molto ventilati (quindi scoscesi) a causa della particolare sensibilità alle avversità atmosferiche e della scarsa resistenza alle malattie fungine. Per giunta matura tardi e ha delle rese incostanti e più basse degli altri vitigni. Ma della crapa dura dei vignaioli della Stiria avevo già parlato nell’articolo precedente e ci sarebbe da rendergliene appunto merito.

Devo dire che non è facile, però, poiché i vini Schilcher a loro piacciono sicuramente, ma non so fino a che punto possano soddisfare in pieno i nostri gusti, che sono plasmati da ben altri rosati, tranquilli, vellutati e ammandorlati. Questi sono vini più che secchi, direi taglienti e decisamente tannici, ma di quei tannini che il prof. Cargnello di Conegliano definirebbe scalpitanti come gli stalloni bradi della prateria, tra l’altro con un’acidità piuttosto elevata (da 7 a 9 grammi al litro) e inaspettata per un vino di questo colore.
Recentemente ne sono state create tre nuove tipologie: lo Schilcher “klassik”, che non vede neanche un po’ di legno ed è ancora più secco, direi allappante, astringente (chissà che fine fa la malolattica dalle sue parti…), ma anche il “frizzante” e il “sekt”, che stanno ottenendo ottimi risultati, bisogna ammetterlo, un po’ come quelli guadagnati dall’uva durella in Veneto allo stesso modo quando ha realizzato un analogo passaggio alla spumantizzazione di qualità. Ciò dimostra un aumento dell’interesse degli enoamatori per questo vino prodotto dalle vigne più alte dell’Austria, come quelle di Kitzeck im Sausal, che si arrampicano fino a una graziosa chiesetta gialla con il tetto rosso, tappa d’obbligo per gli amanti e non solo quelli dei panorami fotografici.
In effetti gli Schiller spumanti e frizzanti sprigionano aromi fruttati non maturi, ma freschi e piacevolmente aciduli di fragoline di bosco, fragole, rabarbaro. Sono pimpanti, gustosi, con un fine perlage. Quelli che invece non oso nemmeno chiamare “tranquilli” (perché sarebbe un eufemismo) sono rustici, tannici, piccanti, di buon nerbo; si sente il raspo dei grappoli d’uva e il ribes rosso, tanto che in Italia li assaggerei volentieri con un risotto al radicchio trevigiano o con dei succulenti gnocchi al gorgonzola.
Non esagero se dico però che questo vino rosato montanaro è quello che si sposa meglio con le carni di maiale che diffondono un profumo intrigante nelle tipiche osterie di campagna stiriane, le buschenschank di questi bei posti di montagna. Non è perfetto soltanto con il classico Brettljause, il tagliere di legno su cui vengono servite specialità a km zero come le salsicce affumicate e i formaggi d’alpeggio con salsa al rafano, senape e altre creme spalmabili, ma anche con il Sulmtaler, il pollo imperiale farcito e cotto fra spennellate di birra scura per farne gustare anche la crosticina croccante della pelle, oppure con l’insalata di giganteschi fagioli neri Käferbohnen condita con il tipico olio locale di semi di zucca, per non parlare del carré di maialetto in umido a fette spalmate di buona senape e magari con i crauti e i cetrioli marinati in quell’aceto molto profumato di queste parti che poi vi porterete a casa per conservarci in seguito anche i nostri pomodori verdi.
Da neofita di passaggio ho potuto però apprezzare alcuni vini del 2015 e devo confessare che preferisco la versione con le bollicine, tra cui l’ottimo Schilchersekt Extra Brut Langmann vulgo Lex realizzato con il metodo classico e lo Zero Rosé Frizzante di Christian Reiterer, ma mi hanno favorevolmente impressionato anche quelli senza bollicine, come Trilogie di Weber, Exclusiv Hochgrail di Oswald vulgo Trapl, Greisdorf di Franz e Maria Hiden e Seelenfreund di Domäne Müller. Lascio anche a voi il piacere della scoperta e soprattutto di cercarvi anche i più rari (e cari) Schilcher delle tipologie eiswein e trockenbeerenauslese, che piacciono agli amanti dei vini dolci e della pasticceria di Graz, tipo mandelkuchen, rahmtrüffel e schlosskugeln.
Mario Crosta



