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Un grande evento a Roma: Sangiovese Purosangue

Sangiovese Purosangue 2015

Il 17 e 18 gennaio scorso si è svolto a Roma l’evento “Sangiovese Purosangue: Vini e Vignaioli d’Italia“. Questo evento, unico nel suo genere, si svolge con cadenza annuale a Roma ormai da cinque anni e porta nella capitale vini prodotti in prevalenza con uno dei vitigni principi dell’enologia italiana. Davide Bonucci, un senese appassionato e competente, si avvale del supporto organizzativo di Marco Cum per farci conoscere ogni anno grandi vini. Il format dell’evento è consolidato: sono presenti sempre grandi etichette, affiancate da giovani aziende, sconosciute ai più, ma interessanti e di sicuro avvenire.
Cominciarono nel 2012 con il Rosso di Montalcino, per allargarsi geograficamente all’intera Toscana e, progressivamente, a tutte le regioni in cui si coltiva questo vitigno. L’arricchimento culturale è assicurato anche dai seminari programmati all’interno dell’evento, generalmente focalizzati su un territorio particolare o su un aspetto della tradizione vitivinicola di quei territori.
In quest’evento, per esempio, nel primo seminario si è parlato degli “Invisibili del Sangiovese”: tutte quelle figure, personaggi reali o funzioni, che hanno contribuito a rendere grandi i vini prodotti con sangiovese. In altri due seminari si è parlato, invece, di due territori con grandissime potenzialità, pari dignità degli altri, ma spesso sottostimati.

Alcuni Assaggi

Angela Fronti è una giovane enologa che, dopo aver maturato qualche esperienza presso una importante azienda vitivinicola toscana, è rientrata a Radda in Chianti per curare i vigneti a 500 metri s.l.m. e l’azienda di famiglia: Istine. Il Chianti Classico 2012 mi ricorda il Chianti che, negli anni ’70, nel mese di maggio-giugno (magari dopo un “governo”), acquistavo in damigiane da 54 litri, con tanto di etichetta con il gallo nero, ed imbottigliavo in proprio: che sapore!
All’assaggio ho pensato e scritto una parola nei miei appunti: sempreverde. Il colore non è tanto intenso, quanto i profumi ed i sapori; al naso la ciliegia è accompagnata dalla rosa canina e da profumi terrosi. Al palato è fruttato e la grande acidità dichiara tutta la sua giovinezza. Non ti aspetti quel tannino intenso, mitigato dalle note nocciolate nel lungo finale.

Istine

Conosco l’azienda Fietri da vari anni; conoscevo i suoi vini rossi, bianco e rosato; non conoscevo ancora lo spumante di casa, Kallisté 2011, un metodo classico rosato prodotto con uve sangiovese; dopo una spuma molto fine ed intensa, meraviglia il bouquet: intensi profumi di fiori gialli e bianchi (strano per un vino da sangiovese) accompagnano ciliege ed altri piccoli frutti rossi.
La fragranza dei frutti rossi bocca riempie la bocca; l’acidità è notevole, ma è secco e persistente. Fra le etichette aziendali il più completo è senz’altro il Chianti Classico Riserva 2010: sangiovese al 92% con saldo di alicante bouschet.
Nel calice si presenta in rubino cupo ed intenso; al naso è una festa di piccoli frutti rossi (dalle ciliegie, alle visciole, ai frutti di bosco), una nota fumé ed un inizio di evoluzione.
Al palato la frutta è sostenuta da una intensa acidità ed un vellutato tannino accompagna un lungo finale balsamico e speziato.

Fietri

La Porta di Vertine è un’altra delle creature affascinanti nate nella zona del Chianti Classico sotto l’ala protettrice di Giulio Gambelli. Circa 11 ettari sui 500mslm in conduzione biologica con molti vigneti impiantati negli anni ’70.
Il Chianti Classico Riserva 2010 si presenta con un classico rubino un po’ granato; dopo una leggerissima sbavatura olfattiva, roteando il calice, rimbalzano tanti profumi di frutta rossa freschissima, fiori primaverili (viole), sottobosco, humus, lauro.
Splendido in bocca, è fruttato e piacevole; un’ottima acidità accompagna un tannino avvolgente; è speziato, evoluto e persistente.

E ora un ottimo Brunello di Montalcino 2010 dell’azienda Fattoi: un’anteprima dell’anteprima. I profumi di lauro stemperano l’intensità dei fiori e dei frutti rossi che arrivano dal calice.
In bocca è fragrante, succoso, ha un tannino sottile ed elegante, è molto equilibrato e le note nocciolate accompagnano le dolci note di confettura in una chiusura di sorso speziata.

Fattoria dei Barbi mi ha sempre incusso rispetto e fascino, anche quando in qualche annata, per la verità scadente, il vino era mediocre. È una delle aziende storiche per eccellenza e la mia prima visita in cantina l’ho effettuata quando Stefano Cinelli Colombini era uno studente; era il 1981 ed avevo già le annate 1973 e 1975 in collezione.
Il 16 gennaio scorso ho aperto una 1979 in gran forma e il giorno dopo ho assaggiato il Brunello di Montalcino 2010: troppa la differenza d’età e il confronto non si pone; ma è giusto augurare a quest’ultima annata di ritrovarsi fra 31 anni almeno così integro come abbiamo trovato la 1979!
Viola, ciliegia matura ed un vago sentore erbaceo al naso; piccola frutta rossa succosa al palato; ottima la sensazione di freschezza ed un tannino dolce ed elegante accompagna il sorso verso una chiusura speziata.

Le Chiuse è un’azienda relativamente giovane con 7 ettari di vigneto e sei di uliveto a Nord-Est di Montalcino, condotta in regime biologico; fino al 1990 le uve erano utilizzate da Franco Biondi Santi, fratello della nonna dell’attuale titolare Lorenzo Magnelli, per la sua “Riserva”.
Il Brunello di Montalcino 2010 ha colore rubino intenso, rosato sull’unghia. Al naso offre profumi di viola, ciliegia matura, una nota vegetale di carrube e polvere di caffè. In bocca ciliegie e melograno compongono la fragranza fruttata; l’acidità è elevata ed il tannino intenso è vellutato e fine; in chiusura si apprezzano note nocciolate, tostatura di caffè e speziatura.

Sanlorenzo fu costituita in seguito al desiderio espresso da Bramante durante una notte delle stelle cadenti di agosto: suo nonno Renzo gli donò quelle terre. Oggi siamo alla quinta generazione e Luciano Ciolfi, subentrato al padre nella conduzione dell’azienda, ha voluto fare il salto verso l’eccellenza. I vigneti si trovano sul versante sud-ovest del comune di Montalcino a 500 metri di altitudine, quasi 5 ettari in tutto, coltivati esclusivamente a sangiovese e dal 2012 sono passati in regime biologico.
Il Brunello di Montalcino 2010 Bramante ha colore rubino intenso; i suoi profumi non sono molto intensi, si apprezza la viola e la ciliegia; probabilmente il tasso alcolico elevato (15%) oscura i profumi.
In bocca è tutta un’altra storia: è un vino fresco, giovane e succoso; molto fruttato e nocciolato, ha gusto pieno ed un tannino finissimo, armonico ed equilibrato, con chiusura speziata.

Brunello di Montalcino Bramante 2010 - Sanlorenzo

Podere Pietroso ha radici che affondano nella seconda metà del 1300, ma come produttore di vino nasce “solo” negli anni ’70. Il vigneto ha una estensione di circa 4 ettari ed è situato dai 350 e 500 metri di altitudine nel comune di Montalcino.
Il Brunello di Montalcino 2010 ha un bel colore rubino carico; molto fruttato al naso con la ciliegia in evidenza ed una leggera nota di lauro; Stesso frutto al palato accompagnato da tanta freschezza e da un tannino avvolgente ed elegante; una piacevole nota amaricante accompagna il lungo finale.

La proprietà dell’azienda Tornesi risale al 1856; nel 1967 quei vigneti sono iscritti al Consorzio, ma solo dal 1998 Maurizio Tornesi imbottiglia ed inizia l’attività commerciale. Circa tre ettari di vigneti a 500 metri d’altitudine in conduzione semi biologica.
Il suo Brunello di Montalcino 2010 nel calice si presenta nella classica veste color rubino; al naso si apre con nitidi sentori di ciliegia e sottobosco: molto tipico. Al palato è fruttato e molto fresco, intensamente nocciolato e con un gran tannino avvolgente e fine; nel lunghissimo finale si avvertono piacevoli note amaricanti e speziate.

Mustiola

Ed infine, una lieta conferma che non avevo più intercettato da alcuni anni: Colle Santa Mustiola; una piccola azienda di soli 5 ettari nelle campagne di Chiusi, a poca distanza dall’omonimo lago. In questa zona la viticoltura era già praticata 2500 anni fa dagli etruschi e quando nel 1990 Fabio Cenni impiantò i nuovi vigneti, in quelle stesse terre erano stati già selezionati e catalogati 28 cloni di sangiovese, di cui 4 prefillossera; Il sesto d’impianto adottato prevedeva 10.000 ceppi per ettaro, la resa è molto bassa, la conduzione dei vigneti è biologica ed in cantina si pratica una maturazione lenta e lunghissima.
Le etichette prodotte sono tre: un rosato da sangiovese con un bellissimo colore rosa antico, intensi profumi fruttati ed una sostenuta acidità; ma il vino che cattura l’attenzione ed affascina è senz’altro il Poggio ai Chiari 2006. Concorrono tutti i 28 cloni di sangiovese, matura in legno da 36 a 48 mesi, parte in barriques, parte in botte grande; continua l’affinamento in bottiglia fino al compimento del settimo anno prima di essere messo in commercio.
Viola e ciliegie mature in un calice rubino intenso; in bocca è fruttato e fresco, intenso e tannico; una nota asciutta ed amarognola lo accompagna in una piacevole chiusura del sorso.

Antonio Di Spirito

Antonio Di Spirito

Il vino ha sempre fatto parte della sua vita; dal 1974 vinifica le uve acquistate e nel 1981 ha impiantato una piccola vigna che coltiva tutt'oggi, sempre per il consumo familiare. Dal 2006 si è dedicato interamente al mondo del vino; dopo aver seguito tanti corsi, ha ricoperto il ruolo di docente alla Rome Wine Academy School, organizzando e guidando degustazioni, partecipando alla stesura di una Guida annuale ai Migliori Vini e curando la pubblicazione del New Wine Journal online. Dal 2011 è Free Lance Wine Journalist. Dal 2013 collabora con "Lavinium" e dal 2014 anche con "LucianoPignataro WineBlog". Dal 2014 è Giudice Internazionale al "Concours Mondiale de Bruxelles" e dal 2016 è Membro delle Commissioni di Valutazione del Concorso Enologico Internazionale "La Selezione del Sindaco". Nel 2015 ha partecipato alle selezioni ed alla scelta dei vini della guida Slow Wine 2016 per la Sardegna e nel 2016 ha fatto parte del panel di degustazione per le selezioni e la scelta dei vini della guida Guida "I vini d'Italia" de L'Espresso.

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