Alla ricerca del terroir e delle differenze. La Valpolicella di Tedeschi

“È stato un peccato aver abbandonato il Recioto e anche il Valpolicella, quello senza l’utilizzo del ripasso. Vogliamo dimostrare che qui è possibile fare anche vini quotidiani di facile beva“. Più che una dichiarazione di intenti, uno stato di fatto. Ce ne siamo resi conto appena versati i vini e abbiamo velocemente annusato i bicchieri proprio di due Valpolicella mentre Sabrina Tedeschi, in video-conferenza da Pedemonte di Valpolicella, ci illustrava brevemente la lunga storia della sua famiglia, iniziata con il papà Lorenzo e oggi condotta insieme ai fratelli Antonietta e Riccardo.

Una bella pulizia olfattiva, una trama aromatica netta e intrigante che ben restituisce le peculiarità dei differenti cru a disposizione senza indulgere nella dolcezza del frutto, un uso intelligente del legno e un piglio disteso e dinamico al palato. Sono alcune delle caratteristiche comuni dei due vini dell’azienda provenienti da vigneti posti in zone differenti – Maternigo nella cosiddetta zona allargata tra i comuni di Tregnago e Mezzane di Sotto e La Fabriserìa, posizionato invece in località Le Pontare tra i comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella e Fumane nel cuore della zona classica – che è possibile rintracciare nei due Valpolicella che portano questi due nomi e che ben identificano una filosofia che punta, in effetti, alla valorizzazione delle differenze.

“Spesso si identifica la Valpolicella solo con la tecnica e basta, vedi l’Amarone, ma per noi il concetto di terroir è fondamentale” sottolinea ancora Sabrina Tedeschi ricordando l’intuizione del padre che negli anni ’60 capì le potenzialità di un vigneto oggi iconico di questo territorio, vale a dire Monte Olmi, vinificandolo separatamente. “E la cosa più geniale fu che mise il nome del vigneto anche in etichetta“. Chiara, d’altronde, la filosofia da queste parti quando si parla di Amarone. “Non crediamo solo nella tradizione, infatti abbiamo un fruttaio tecnologico, però riteniamo sbagliato creare Amaroni molto dolci, anche se hanno avuto successo in passato. La nota dolce risulta stucchevole e non ti consente di conservare la tipicità del territorio“.
Oggi l’azienda si muove con una filosofia coerente in molte delle sue scelte, a partire da quella della zonazione, iniziata nel 2010, sia nei vigneti della zona classica che in quelli di Maternigo, scommessa di 84 ettari dei quali 31 vitati, iniziata nel 2006. La puntigliosità con la quale si ricerca il rapporto tra i differenti profumi e la composizione dei terreni ha poi portato ad una dettagliata “carta dei suoli”, nonché a uno studio dei caratteri aromatici delle uve e dei vini da singoli vigneti grazie a una convenzione con il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona e il supporto del Prof. Ugliano.

Un altro tema al quale in azienda si guarda con attenzione è quello ormai noto, e ogni anno sempre più attuale, relativo ai cambiamenti climatici in atto. “A tratti ci sono piogge torrenziali con l’arrivo dello stesso quantitativo di acqua che un tempo cadeva in una settimana in un’ora, con conseguente erosione del suolo” continua Sabrina Tedeschi. “E poi l’aspetto che fa più paura, vale a dire l’aumento della temperatura che porta a maturazioni anticipate: ecco perché negli anni abbiamo prediletto sempre la collina rispetto alla pianura“. Da qui l’avvio, con il contributo questa volta del Prof. Giovanni Battista Tornielli dell’Università di Verona, di sperimentazioni in vigna con la riduzione dell’apparato fogliare “attraverso cimature e defogliazioni in periodi differenti e nella parte mediano-apicale della chioma – al di sopra della zona fruttifera – per ritardare il più possibile la maturazione; si effettuano potature tardive e addirittura doppie che ritardano di fatto l’avvio della vegetazione della pianta; si eseguono trattamenti naturali, ad esempio con alcuni regolatori di crescita vegetali, sempre con l’obiettivo di posticipare il tempo di maturazione“.
Valpolicella Superiore Maternigo 2016 – @@@@
Il meticoloso lavoro di zonazione ha individuato all’interno di questa tenuta, posizionata tra i comuni di Tregnago e di Mezzane di Sotto, un singolo vigneto, denominato “Impervio” per via della pendenza dal quale si ricavano le uve di Corvina, Corvinone e Rondinella che costituiscono il blend di questo Valpolicella. Caratterizzato da marne bianche e gialle, è condotto in regime biologico. Apre su note fruttate mature, ma mai ridondanti e dolci, molto articolate che richiamano il ribes, le more, le prugne, insieme a una piccola nota di menta che rinfresca l’impatto aromatico complessivo. Avvolgente, ricco, con un tannino appena accennato e un finale speziato, mostra un allungo finale di buona freschezza. Dopo una lieve surmaturazione in pianta che porta la vendemmia a fine ottobre, le uve fermentano per 20 giorni e la maturazione avviene in botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri per 14 mesi.
Valpolicella Superiore La Fabriserìa 2016 – @@@@@
Siamo in Valpolicella classica e La Fabriserìa è un cru di 7 ettari in località Le Pontare, a cavallo tra i comuni di Fumane e Sant’Ambrogio di Valpolicella, con un altitudine media di 450 metri, aspetto quest’ultimo non secondario nella definizione di un timbro olfattivo sempre molto delicato ed elegante. Qui, rispetto a Maternigo, i terreni sono più poveri, secchi, poco profondi e caratterizzati da marne bianche e rosacee. Se appena versato fa sentire la delicata e articolata presenza fruttata, successivamente gioca con grande delicatezza più con il timbro floreale e con una bella ricchezza speziata. Ottima la componente acida al palato che lo rende dinamico, oltre che ricco e morbido. In questo caso, oltre a Corvina e Corvinone in prevalenza, nonché alla Rondinella per il 15%, vi è la presenza di un 5% di Oseleta, varietà locale recuperata negli ultimi anni, meno “gentile”, vinificata separatamente e che in azienda viene centellinata perché dotata di tannini più ruvidi. Macerazioni di 40 giorni, maturazione in botti di rovere di Slavonia per 4 anni. Un luminoso, gratificante e appagante Valpolicella.
Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi Riserva 2013 – @@@@@
La ricchezza delle note fruttate, ovviamente prevalente ma mai “dolce”, lascia il passo con l’ossigenazione a una componente balsamica che, probabilmente, rappresenta il ricordo olfattivo che più permane dopo averlo sorseggiato con calma anche a giorni di distanza. A questo si uniscono note di spezie e, soprattutto, di erbe aromatiche, di genziana, che caratterizzano il sorso, nonché il lungo finale. Un Amarone di terroir che arriva da un cru ormai storico, vale a dire il Monte Olmi. Esteso per circa 2,5 ettari nella frazione di Pedemonte, nel comune di San Pietro in Cariano, a un’altitudine di 130 metri con esposizione a sud-ovest, questo vigneto fu acquistato nel 1918. È caratterizzato da un terreno argilloso, ma soprattutto ricco di calcare e ha pendenze importanti, tanto da essere terrazzato con muretti a secco.
Appassimento per 4 mesi, tra i 40 e i 60 giorni di macerazione, 4 anni di maturazione in botti di rovere di Slavonia, un anno di affinamento in bottiglia. Tante le uve, tutte autoctone, che vanno a comporre il blend: un 60%, equamente diviso di Corvina e Corvinone, 30% di Rondinella e poi un 10% composto da Oseleta, Negrara, Dindarella, Croatina e Forselina.
Alessandro Franceschini



