Malbec Edicion Limitada 2004 Bodega Enrique Foster

Mendoza si trova al centro della Región de Cuyo in Argentina, al confine con il Cile, un territorio d’elezione per il Malbec, importato nel 1860 da un produttore rovinato dalla fillossera che già cominciava ad attaccare le viti dei 58.000 ettari dei vigneti di Cahors, vicino a Bordeaux. L’afide assassino, che stava covando allora in semiclandestinità, riuscì poi a scatenarsi in una vera e propria strage a partire da una decina di anni dopo, ma il Malbec, almeno, si era salvato emigrando. In Francia adesso ne sono rimasti circa 5.000 ettari, quasi tutti ancora in quel sud-ovest dove il clima non è l’ideale per una completa maturazione delle sue uve, tanto che queste sono usate più per tagliarne delle altre che per fare dei vini varietali. Nella provincia di Mendoza, invece, sono almeno 33.000 gli ettari vitati a Malbec, che qui prosperano tra i 600 e i 1.500 metri s.l.m. senz’alcun problema.

A sud di Mendoza, sulla riva settentrionale dell’omonimo fiume, si incontrano i bei vigneti della cittadina di Luján de Cuyo, distesa ai piedi delle Ande, dove il clima caldo e secco è moderato dall’alta quota del territorio che si estende tra i 900 e i 1.200 metri s.l.m. ed è ben soleggiato. Più di 300 giorni di sole e poco più di 200 ml di pioggia nel corso di un anno farebbero di Mendoza una terra sterile se non si fosse nel tempo dotata di un efficiente sistema d’irrigazione e se i vignaioli non s’ingegnassero con moderni impianti ad ala gocciolante, oppure (come si fa da fin dall’epoca precolombiana) con la complicata rete di canali costruita ai tempi degli Incas dalle tribù indigene Huarpe, Diaguita, Olongasta e Yacampi.
Le differenze di altitudine qui sono importanti, se si considera che la temperatura media varia di 1 °C ogni cento metri di livello, ma l’eccellente esposizione e l’escursione termica tra giorno e notte permettono alla vite di maturare durante il giorno e di riposare di notte, per un’ottima crescita di uve molto sane. Molto sole e basse temperature sono la chiave del clima tipico di Mendoza, anche se non si trova sempre il giusto equilibrio con un’adeguata umidità e perfino le variazioni di temperatura tra giorno e notte sono benefiche da un lato, ma dall’altro comportano pure il rischio, a certe altezze, di gelate notturne. Gli strati di terreno poveri, aridi e sassosi dei suoli sulle pendici delle Ande sono un altro componente importante per il vino locale. Tutti questi fattori pedoclimatici favoriscono delle biodiversità molto interessanti fra i diversi terroir, che si traducono in vini di stile diverso, ma che mantengono un’impronta territoriale inconfondibilmente mendocina.
La Bodega Enrique Foster è una tenuta di 44 ettari e la sua cantina, costruita nel 2002 accanto a una vigna di 12 ettari piantata nel 1919 con viti franche di piede in Carrodilla, è il frutto di un progetto molto interessante, il primo in assoluto per vinificare il Malbec esclusivamente con il sistema gravitazionale e con le tecnologie più avanzate. Sono stati scavati 6.000 metri cubi di terra e di roccia fino a una profondità che permettesse un dislivello di oltre 20 metri fra i piani in modo da movimentare mosti e vini di esser soltanto per semplice caduta, senza l’uso di pompe. Enrique Foster, americano nato in Spagna, già dagli anni ‘90 del secolo scorso a Mallorca faceva vini da Primitivo e Cannonau, ma per questo suo capolavoro in Argentina ha curato tutto fin nei minimi particolari, alcuni dei quali sono stati disegnati apposta, come carroponte e montacarichi. La densità media dei vigneti è di 5.500 ceppi per ettaro. L’attrezzatura comprende tini e vasche in acciaio inossidabile con controllo di temperatura per una capacità di 2.600 ettolitri, 2.000 barriques francesi e ambienti di stoccaggio per oltre 300.000 bottiglie, dato che si vinificano qui anche le uve delle vigne di Las Compuertas (12 ettari piantati nel 1966), di quelle di Medrano (24 ettari piantati nel 1939) e di quelle provenienti da altri 15 ettari di produttori vicini, tutti sotto la stretta cura dello staff tecnico di Foster, tra cui Mauricio Lorca, Gabriela Zabala, Carina Barros.
Con il Malbec in purezza, tutto selezionato e raccolto a mano in piccole cassette di plastica da 16 kg, si fanno vini diversi, tra cui il fresco Ique Malbec senz’alcun passaggio in legno, il Malbec Reserva Finca Castro Barros con un anno in legno e 6 in bottiglia e il Malbec Edicion Limitada, da 9.000 a 14.000 bottiglie l’anno, che mi è piaciuto molto a tavola (là dove il vino è re e si fa godere in piena beva, senza che nessuno si permetta di sputarlo soltanto per il vezzo di giudicarlo). Il Malbec Edicion Limitada 2004 deriva in purezza da una selezione accurata dai migliori grappoli di Malbec delle vigne più vecchie (oltre 70 anni, 1 kg d’uva per ceppo), situate tra i 900 e i 1.067 metri s.l.m. e con l’irrigazione di soccorso ottenuta senza spruzzatori, ma per infiltrazione alla base della pianta, anche per due o tre settimane durante il periodo in cui questa serve a proteggere le radici dalla fillossera in modo ecologico, secondo tradizione. L’acqua viene da una miriade di antichi canali scavati per raccogliere quella di scioglimento dei nevai e dei ghiacciai perenni delle Ande, che hanno fatto di questa zona un’oasi di verde invece di un deserto. Dopo la vendemmia manuale alla fine di marzo con i grappoli adagiati in cassette da 18 kg e una pressatura soffice delle uve, il mosto è fermentato per 8 giorni in piccole vasche di acciaio inossidabile a temperatura controllata, poi il vino è andato a maturare per 14-15 mesi in barriques francesi nuove e ad affinarsi in bottiglia per altri 8-12 mesi. Tenore alcoolico sostenuto: 14,7%.
Vino di un bel colore porpora elegante, profondo e dai riflessi viola, sviluppa uno straordinario aroma intenso, ampio e complesso di ciliegie e di ribes nero con note speziate e un tocco di liquerizia. In bocca è di corpo pieno, ben equilibrato, con tannini morbidi (ben integrati anche quelli del rovere). Il finale è piacevolissimo e lungo, il potenziale di ulteriore affinamento in bottiglia è notevole, ai livelli di un longevo Nebbiolo piemontese. Va a nozze con carni arrostite e alla griglia e con formaggi stagionati, ma lo consiglio anche con verdure grigliate, tranci di tonno rosso appena scottato al pepe verde, cappelle di porcino alla griglia. Non disdegna il cioccolato fondente puro (ooops… non ditelo troppo forte!).
Mario Crosta
Bodega Enrique Foster
San Martín 5039, Carrodilla, Luján de Cuyo 5507 Mendoza (Argentina)
tel. +54.261.4961579, fax +54.261.4961240
sito www.bodegafoster.com
e-mail: contact@bodegafoster.com



