Le Ali di Mercurio: Stefania Barbot
Stefania Barbot con il marito Erminio Spiezia, provenienti dal mondo dell’informatica, hanno fatto una scelta dettata dal cuore e dalla passione. Curano le loro vigne a Paternopoli (AV), in zona collinare tra i 450 e i 530 metri di altitudine, parte dei filari hanno superato i 70 anni, come sistema di difesa dai parassiti usano la lotta integrata. Si tratta di un’azienda giovane, prima annata 2013, che ha puntato tutto sull’aglianico, vitigno in cui credono molto; consapevoli che per fare un grande vino bisogna partire dalla vigna, lavorano alacremente e rigorosamente a mano, selezionando i grappoli migliori per dare vita a due vini di assoluto spessore.
Fondamentale la collaborazione con Vincenzo Mercurio e fondamentale la scelta di non puntare solo sul Taurasi ma “elevare” anche la Doc Irpinia sottozona Campi Taurasini, con l’obiettivo di fare un’etichetta di spessore.
E direi che ci sono riusciti…
– Irpinia Campi Taurasini Ion 2014 (aglianico, gradazione 14%)
Il nome viene dal greco ἴον, ovvero viola, come il colore di questo aglianico vinificato e maturato esclusivamente in acciaio.
Lo Ion proviene dalla sottozona Campi Taurasini, all’interno della area del Taurasi, presenta un colore rubino intenso con riflessi violacei, al naso affiorano note di marasca, prugna, ciliegia nera, mirtillo, viola, erbe aromatiche, liquirizia dolce.
In bocca è denso, scuro, compatto, con un’ottima freschezza e un tannino smussato degli spigoli, affiorano percezioni di cacao e liquirizia, pepe, finale sapido.
È un vino materico ma non pesante, il carattere dell’aglianico emerge deciso, la scelta di maturarlo quasi interamente in acciaio (una sola barrique da 225 litri) mi sembra decisamente azzeccata.
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– Taurasi Fren 2013 (aglianico, gradazione 14,5%)
Anche il Taurasi vuole un nome di origine greca, Fren proviene da φρήν e significa “anima”, a ricordarci quanto questo vino sia importante per Stefania ed Erminio, che allevano le viti con il vecchio sistema a “starsete”.
La veste è ancora rosso rubino, con primi accenni granati all’unghia; accostato al naso emerge un frutto copioso, prugna e marasca si alternano a rintocchi di menta e tabacco, poi arrivano sfumature di incenso, liquirizia, cioccolato, tabacco, una punta di cannella e pepe.
Impatto gustativo deciso, corroborato da una perfetta vena acida che sostiene il frutto e la speziatura in formazione, anche qui la sapidità ha un ruolo importante, mentre il tannino è quasi setoso, fenomeno non certo frequente con questa tipologia; il legno è ben integrato e la sensazione generale è di un equilibrio quasi perfetto.
Sfiora la quinta chiocciola.
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Roberto Giuliani
AZIENDA AGRICOLA STEFANIA BARBOT
Via St. G. Iannaccone, 6 – 83100 Avellino
tel. 335-7295133
espiezia@stefaniabarbot.it
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