ReWine 2023, assaggi dalla terza edizione all’insegna del vino 100% canavesano

Ricordo la telefonata di circa un anno fa con Gian Marco Viano, attuale presidente dei Giovani Vignaioli Canavesani, a seguito della seconda edizione del ReWine. Come ogni anno, avendo seguito sin dagli albori l’associazione sopracitata e in generale la cosiddetta rinascita dei vini canavesani e di Carema – Lavinium ha dedicato ampio spazio a questo movimento di baldi giovani – vengo interpellato per proporre quelle che a mio avviso possono essere le cose da migliorare. Non solo, per suggerire, al contrario, i punti salienti in accezione positiva della nota rassegna vitivinicola che ogni anno si tiene ad Ivrea (TO), affascinante cittadina piemontese a tutti gli effetti “capoluogo” del Canavese.

Dal 1º luglio 2018 quest’ultima è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, 54º sito italiano con la seguente nomina: “Ivrea, città industriale del XX secolo”. Fu costruita tra gli anni 1930 e 1960 da Adriano Olivetti, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni. Tornando alla telefonata con Gian Marco, il punto saliente della discussione fu il semplice fatto che le precedenti rassegne, giustamente a mio avviso, ebbero l’onere di presentare alla stampa specializzata principalmente i due cavalli di battaglia del territorio: Erbaluce di Caluso e Carema, le due denominazioni più importanti del Canavese, entrambe DOC dal 1967 (DOCG dal 2010 solo Erbaluce di Caluso).

Trascorsi tre anni dalla prima rassegna è tempo di puntare i riflettori sul resto della produzione, ivi compresa la DOC Canavese Rosso e Canavese Nebbiolo perché sono stati fatti passi da gigante un po’ in tutto il territorio, lo stesso risulta piuttosto esteso. A tal proposito consiglio caldamente la lettura del primo articolo dedicato al ReWine, allo scopo di approfondire a livello geologico le mille peculiarità del Canavese, soprattutto coloro che ignorano queste colline moreniche a confine tra la provincia di Biella, Torino e Vercelli.

Quest’anno presso la consueta sede del Castello di Masino, luogo ricco di fascino sede tra l’altro della banca del vino del Canavese, si sono avvicendati tre importanti specialisti del territorio: Franco Gianotti geologo, Marco Peroni scrittore e storico e Alberto Cugnetto specialista in viticultura ed enologia. Le tre specifiche relazioni, condotte in maniera esemplare, sono servite ad approfondire ancor di più le mille tipicità di queste colline, la cui icona indiscussa rimarrà sempre la nota Serra Morenica d’Ivrea. Come ogni anno si è svolta la cosiddetta tavola rotonda, non più al Teatro Giacosa bensì alle Officine H di Ivrea, condotta da Daniele Lucca.

Si sono avvicendati diversi ospiti speciali del ReWine, molti di loro figure di spicco del panorama vitivinicolo italiano: Mario Pojer (Az. Pojer e Sandri), Marta Rinaldi, (Az. Giuseppe Rinaldi), Mateja Gravner (Az. Gravner). Diversi inoltre, in una sorta di gemellaggio, i produttori del Roero che hanno presentato i propri vini; tra questi Adriano Moretti (Az. Bajaj) anche lui presente sul palco assieme ad Alberto Mancusi, GVC dell’anno 2022 (Az. San Martin), Anna Maria Ciccarone (Agriment Italia) e Neal Rosenthal, noto importatore statunitense. Il tema dell’incontro riportava il seguente titolo: “Come cambia il mondo del vino, nuove tendenze e nuove generazioni”. L’opinione di base riscontrata in quasi tutti gli interventi degli ospiti appare chiara, inequivocabile e può così tradursi: “difendere il concetto di identità territoriale contro ogni sorta di omologazione”.

Occorre sempre mettere in risalto le peculiarità di un determinato territorio vitivinicolo, cercando di imprimere nella mente dell’interlocutore elementi, soprattutto ambientali, quali: biodiversità, microclima, studio dei cloni, zonazione, unicità insomma: tutti quei fattori determinanti e difficilmente replicabili altrove. Non dimentichiamo mai che in campo vitivinicolo è fattibile replicare uno stile enologico, una determinata tipologia di vino piuttosto che un’altra, ma è impossibile replicare altrove un determinato terroir. Evitare il più possibile di compiere gli stessi errori fatti in passato, ovvero la monocultura a tutti i costi a discapito della biodiversità che regna in una determinata area geografica.

Come di consueto veniamo alle diverse masterclass dedicate alla stampa di settore, tenutesi domenica 21 maggio presso Officine H di Ivrea, dove per altro erano presenti anche i banchi d’assaggio dedicati al grande pubblico. Quest’anno sono state suddivise per tipologia e devo riconoscere che abbiam avuto la possibilità di apprezzare un’ampia panoramica di vini, ben 18, dedicata al territorio canavesano a 360°.
Erbaluce di Caluso Spumante Metodo Classico o Canavese Spumante

Canavese Spumante Dosaggio Zero “Albedo”2020 Fratelli Marco – Loranzè (TO)
Paglierino chiaro, luminoso, perlage fine ed elegante. Naso di media intensità incentrato su frutti croccanti quali pera Williams, lieviti e una traccia salmastra. In bocca la bollicina è un po’ aggressiva, sconta a mio avviso una sboccatura recente; il finale è ammandorlato, forse un po’ troppo “verde”.
Erbaluce di Caluso Spumante Metodo Classico Brut 2019 La Campore – Caravino (TO)
Paglierino oro-verde, perlage da manuale. Respiro non troppo intenso, al di là di una sfumatura erbacea e di piccoli fiori di campo, ritrovo crosta di pane, miele d’acacia e un finale di gusci di ostriche. Palato ricco, sapido, carbonica fine; la freschezza è presente tuttavia un po’ in secondo piano.
Erbaluce di Caluso Spumante Metodo Classico Brut Nature 2017 Cantine Crosio – Candia Canavese (TO)
La rivelazione del ReWine 2023 in termini di Metodo Classico, ovviamente non ho assaggiato soltanto i cinque vini proposti all’interno della masterclass durante la tre giorni. La trama cromatica paglierino chiaro evidenzia in controluce riflessi beige, bollicine fini e continue. Intenso al naso di frutti estivi dolci, miele mille fiori, cioccolato bianco e un’incessante nota di calcare. Al palato spicca per doti di freschezza e progressione gustativa; il finale è sapido, pulito e in totale assenza di frutti maturi o alcol percepito.
Erbaluce di Caluso Spumante Metodo Classico Brut Cuvée de Paladins 2017 Tappero Merlo – Parella (TO)
Paglierino luminoso, riflessi oro; bollicine fini e contenute nello sprint. Esordisce al naso mediante un ricordo floreale acre di fiori bianchi, smalto, erbe aromatiche dolci (salvia e maggiorana), vaniglia e un finale che richiama la salsedine, gli scogli bagnati dall’acqua del mare. In bocca il frutto appare un po’ maturo, progressione contenuta in termini di acidità, freschezza, nonostante un profilo sapido leggermente adombrato da una scia alcolica non del tutto disciolta all’interno della materia. L’annata calda non ha giovato.
Erbaluce di Caluso Spumante Metodo Classico Brut 2013 Tenuta Roletto – Cuceglio (TO)
Oro antico, perlage fine tuttavia privo di sprint. Timbro esuberante: frutti tropicali canditi e fiori secchi, un po’ di vaniglia e spezie dolci. Anche il palato richiama la stessa “grassezza” riscontrata al naso, siamo a dieci anni dalla vendemmia e nonostante ciò il vino mostra una discreta spalla acida e soprattutto una buona sapidità che lo rende tutt’altro che banale.
Erbaluce di Caluso

Erbaluce di Caluso Le Chiusure 2022 Benito Favaro – Piverone (TO)
Paglierino vivo, chiaro, acceso; estratto notevole. Impatto al naso piuttosto marcante: miele di tiglio, fiori di malga e ginestra, smalto e lavanda, scorza d’agrume candito. Attualmente il vino sconta la giovane età, la sapidità è in netto vantaggio sulla freschezza ed il finale risulta piuttosto adombrante; ha bisogno di almeno un paio d’anni per rivelare il fascino che ha reso noto uno tra i vini bianchi più importante del Canavese.
Erbaluce di Caluso 2020 Kalamass – Palazzo Canavese (TO)
Paglierino-oro, irradia il calice e mostra buona consistenza. Il respiro è intenso, nettamente legato ai sentori del terreno e in parte del legno dove affina (30% della massa): pietra focaia, un accenno di idrocarburi, scorza di pompelmo unita a toni lievemente boisé, soprattutto peperone verde abbrustolito; è il suo stile. In bocca ritrovo più o meno lo stesso profilo, la verticalità sfuma leggermente e i toni erbacei prendono presto il sopravvento a svantaggio di un equilibrio gustativo che fatica ad imporsi, almeno in questa fase; probabilmente ha bisogno di tempo.
Erbaluce di Caluso 2018 San Martin – Moncrivello (VC)
L’ Erbaluce rivelazione del ReWine 2022, quest’anno a mio avviso è ancora più buono a 360°. Veste paglierino chiaro, caldo e vibrante, media consistenza. Al naso è la quintessenza del nobile vitigno canavesano tra tocchi floreali di biancospino e tiglio, commuovente la nota di anice unita a soffi balsamici di menta peperita ed eucalipto; chiude ancor più fresco, arioso, la scorza del pompelmo diventa protagonista e accompagna un finale nettamente iodato/salmastro. La vera stoffa la mostra al palato, totalmente privo di alcol percepito, coerenza agrumata e un allungo da vero fuoriclasse senza in alcun modo appesantire la beva che a tratti diviene “maniaco compulsiva”.
Erbaluce di Caluso KIN 2016 Tappero Merlo – Parella (TO)
Paglierino acceso, estratto significativo. Naso piuttosto “grasso” incentrato su toni di miele di acacia, frutta estiva matura, vaniglia e una spezia che diviene man mano protagonista, la stessa mette in ombra almeno per il momento i tratti distintivi dell’erbaluce. Stessa identica musica al palato dove la freschezza fatica ad imporsi a vantaggio di una sapidità indiscutibile e un timbro gustativo dirompente. Necessita dell’abbinamento gastronomico: un buon piatto di caponèt (involtino di verza ripieno di carne).
Erbaluce di Caluso Sessanta 2014 Cantina della Serra – Piverone (TO)
Paglierino, riflessi oro-verde, tonalità solare; estratto medio. A quasi dieci anni dalla vendemmia ritrovo un vino in levare, figlio di un’annata difficile, piovosa, tuttavia l’agrume candito domina la scena, corroborato da tocchi balsamici e legati al terreno di origine morenica. Stessa eleganza al palato, timbro sommesso, acidità ancora scalpitante e un allungo di media progressione.
Canavese Nebbiolo

Canavese Nebbiolo “Roccia” 2021 Le Masche – Levone (TO)
Rubino squillante, caldo, media trasparenza ed estratto. Naso impregnato di frutti “carnosi” tra cui amarena e mora, curioso l’accento di macchia mediterranea tra rosmarino e lentisco; la parte floreale vien fuori con l’ossigenazione. Sorso morbido, succoso, tannino aggraziato; vino goloso da grande merenda sinoira piemontese.
Canavese Nebbiolo “Broglina” 2020 Kalamass – Palazzo Canavese (TO)
Bello il suo colore granato scarico, tanta trasparenza e tonalità chiara tipica del nebbiolo in purezza. Impostazione moderna, non s’intende quella degli anni Novanta grazie al cielo, semmai l’idea di vino che oggi conquista il mercato. Mi riferisco ad un timbro olfattivo arioso, slanciato, in levare senza in nessun modo risultar banale. Nell’ordine: mirtilli rossi e ribes, erbe officinali e tabacco in foglie, pepe nero, viola appassita. Il palato sconta un po’ l’annata, in tutta onestà mi sarei aspettato una progressione acida da capogiro, ritrovo invece un buon centro bocca, la sapidità tipica dei terreni morenici canavesani ma il finale sfuma e tende a sedersi leggermente. Son curiosissimo di assaggiare l’annata 2019.
Canavese Nebbiolo Scelte di Vite 2020 Cantina 366 – Bairo (TO)
Senza dubbio il “vino rivelazione” della batteria di Canavese Nebbiolo. Il colore la dice già lunga, un bel rubino vivace con unghia granata. Amo utilizzare il termine “pulizia” di profumi riferendomi a quest’etichetta perché le sfumature sono integre e totalmente prive di sbavature: mora selvatica, ribes appena spremuto, rosmarino, pepe rosa e grafite; con lenta ossigenazione note di cosmesi (rossetto in primis) e un finale nettamente a vantaggio dei cosiddetti fiori blu. Palato strepitoso, sapido e ricco di slancio, vitalità, non solo in termini di freschezza: il vino conquista il centro bocca senza in nessun modo appesantirlo. Appaga dal primo all’ultimo istante.
Vino Rosso 2019 Giacone Daniele – Cesnola/Settimo Vittone (TO)
Granato, unghia arancio-mattone, medio estratto. Dopo opportuna ossigenazione, inizialmente l’ho trovato chiuso e con sentori di legno un po’ troppo invadenti, il vino si apre a percezioni di frutti di bosco maturi, grafite e spezie orientali. In bocca al contrario si sente un po’ il legno, in questa fase ancora piuttosto dominante, diamogli tempo perché la stoffa a mio avviso c’è.
Canavese Nebbiolo Darecà 2018 Figliej – Settimo Vittone (TO)
Ho dedicato un lungo articolo alla Cantina FIgliej qualche mese fa su Lavinium, ad oggi ritrovo lo stesso identico vino, dunque per semplicità riporto la mia precedente descrizione: “Tra il rubino e il granato, a vantaggio di quest’ultimo dopo qualche anno di affinamento, mostra consistenza e un bel timbro profondo e vivace. Questa volta l’impatto olfattivo è più caldo, sinuoso, le spezie orientali aprono le danze e in sequenza: susina, scorza di arancia rossa lievemente candita, rossetto/cipria, pepe nero e timo; con lenta ossigenazione note boschive, e balsamiche, di rara eleganza e una chiusura che richiama il terreno di natura morenica su cui crescono le uve. In bocca il sorso è ben calibrato tra sapidità e freschezza, il tannino è ancora piuttosto incisivo e funge da contraltare. Assenza totale di alcol percepito, è un vino di lunga gettata che non satura i recettori del gusto semmai vuole imprimere un ricordo di piacevolezza estrema”.
Carema

Carema “Sole e Roccia” 2020 Monte Maletto – Carema (TO)
Il campione servito, purtroppo, non è stato tecnicamente valutabile per via di un difetto dato dalla bottiglia. Ho avuto modo di assaggiare, durante la tre giorni canavesana del ReWine 2023, un’altra annata del vino di Gian Marco Viano, la 2017, e ho riscontrato a ormai quasi 6 anni dalla vendemmia un’ottima evoluzione. Il naso è diventato ancor più sinuoso, il frutto suadente richiama l’amarena e il mirtillo nero. A distanza di mezz’ora dalla mesciata un lento incedere di erbe officinali e pietra polverizzata conquistano la scena. In bocca è un’esplosione di gusto, sembra scontato usare questo termine tuttuvia in questo caso rende l’idea su quanta bevibilità si cela dietro a questo gran bel vino di Carema.
Carema Etichetta Bianca 2019 Ferrando – Ivrea (TO)
Tra il granato e il rubino, luminosità da vendere e buon estratto. Sa di viola e rosa rossa, erbe officinali e grafite, scorza di arancia rossa e un accenno al chiodo di garofano. Il tannino è levigato tuttavia percettibile, in bocca non risparmia colpi: ritmato, materico, succoso, sicuramente in divenire; e un vino ancora in fasce, guai se non fossi così considerando l’importanza storica di quest’azienda per il territorio di Carema.
Caluso Passito

Caluso Passito Riserva “Revej” 2010 Cantina Gnavi – Caluso (TO)
Tonalità calde, oro intenso con venature ambra, estratto notevole. Naso ricco, suadente, la dolcezza del miele e la vivacità dello smalto s’intrecciano a ricordi di frutta sciroppata (soprattutto pesca) e un ricordo di caramella toffee. Il palato evidenzia un ottimo equilibrio dato da una freschezza ancor più che sorprendente e un ritorno salino tipico del territorio, e del Caluso Passito in particolare. La bevibilità è l’arma vincente, riscontrare questo aspetto in un vino dolce è cosa assai rara ma quando accade è sempre un grande piacere.
Andrea Li Calzi



