Sette annate di Magno Megonio Librandi, alla scoperta del Magliocco Dolce

Nel fascino borbonico della Reggia di Portici, con MAVV Wine Art Museum e Banca del Vino Slow Wine Campania, grande curiosità per una degustazione verticale che, tra eleganza e freschezza, ha saputo emozionare. Lunga storia di famiglia quella dei Librandi, portata in scena, e nei calici, dalla viva voce di Paolo Librandi, terza generazione con il merito di coniugare metodi antichi e moderni, la dimostrazione che il valore di un’azienda risiede nelle storie degli uomini che la compongono.

A Cirò Marina, dal 2012 Librandi significa Nicodemo, Raffaele, Paolo, Francesco, Teresa, Walter e Daniela: passione per il territorio al centro del progetto, con la valorizzazione, tra gli altri, del Magliocco Dolce, antico vitigno autoctono calabrese.
Dunque, degustazione verticale. Lo stesso vino, il Magno Megonio (uve Magliocco in purezza, varietà Greco Nero), in sette diverse annate. Per registrarne caratteristiche, cambiamenti, evoluzioni oppure no. Calabria e Tenuta Rosaneti, casa d’elezione del Magliocco Dolce Librandi, allevato a ridosso del Mar Jonio. Per la cronaca, Tenuta Rosaneti è anche un grande giardino sperimentale concepito a spirale: una collezione di oltre 200 vitigni autoctoni recuperati su tutto il territorio regionale, in svariati anni di ricerca. Varietà che si sono adattate al loro territorio e che, con il puntuale intervento dell’uomo, concedono uve e vini unici. Il Magliocco Dolce – che non c’entra nulla con il Gaglioppo della DOC Cirò Rosso – non ha una vera e propria storia enologica alle spalle, si deve a Librandi il coraggio della sperimentazione. Riconoscibili note fini ed eleganti, l’abbiamo degustato in sette annate diverse. Sette climi, sette sorsi eloquenti, coerenti, quanto emozionanti.

Magno Megonio 2017
Rosso rubino intenso che sfuma in timidi accenni color granato. Al naso, sprigiona la forza avvolgente dei frutti rossi e la freschezza dell’inconfondibile macchia mediterranea. L’acidità è vivace, la nota alcolica si sente, così come il finale leggermente amaricante. L’insieme risulta coeso, integrato, schiudendo un piacevole finale speziato.
Magno Megonio 2015
Qui viriamo su di un luminoso color granato. Sferzate saline che, concedendo al vino il giusto tempo di degustazione, piombano a effetto domino su ricordi di amarena e note balsamiche di grande eleganza. Con il contributo di un tannino fine, il nostro si rivela un assaggio fresco, raffinato, d’interessante lunghezza. Per quanto ci riguarda, la sorpresa firmata Librandi.
Magno Megonio 2014
Profumi che diventano sempre più pieni, ricchi di frutto, pur rivelando slancio e verticalità nel sorso. Vino di color granato intenso, concede un bouquet rotondo fatto di note di sottobosco e tabacco. Assaggiandolo, sembra di masticarlo, corpo ricco, con un piacevole sentore di rosa ed un tannino che c’è, ma che sa stare al gioco con tutti gli altri.

Magno Megonio 2012
Ancora un bel colore granato, più che intenso, con un naso che regala frutta rossa, ma con dolcezza. Evidente nota balsamica, non mancano scie speziate, così come rotondi sbuffi fumé. Assaggiandolo, concede una bella morbidezza che rimane tale a lungo. Un sorso lungo quanto complesso, morbidezza e acidità in simbiosi. Gran finale di chiodi di garofano, uva passa e alloro.
Magno Megonio 2009
Color granato ricco e pieno. Già al naso, un potpourri di tabacco, bacche di ginepro, ci sono note che rimandano al cuoio, per terminare con accenni di anice e liquirizia. Di ottimo corpo, il sorso è lungo e invita a proseguire, grazie anche ad un tannino che è decisamente parte del tutto. Splendidamente integrato e foriero di persistenza.
Magno Megonio 2002
Bollata come un’annata complicata, qui la sorpresa ci sta tutta e convince. Granato spento, vent’anni e nessun accenno di ossidazione. Profumi che ricordano l’eucalipto, note balsamiche e speziate, un vino che racconta la terra bagnata, ma lo fa con vigore e calore. Il corpo si rivela robusto e destinato a durare in bocca, come nell’anima.
Magno Megonio 2001
Qui il colore granato concede virate di arancio. Annusandolo, si apre nelle sue spezie piccanti, proseguendo con calde carezze che raccontano cacao e caffè. Ci ha colpito per la netta sapidità, è il racconto del suo terroir, dei suoi vitigni a ridosso del mare. Sorso persistente, equilibrato e d’innegabile eleganza.
Nadia Taglialatela
Librandi
S.S. 106 – C.da S. Gennaro – 88811 Cirò Marina (KR)



