Barolo 2022, il piacere dell’immediatezza secondo la famiglia Vajra

Torniamo a parlare di una delle cantine, nonché famiglie, più amate dell’intera Langa del Barolo. Alludo ad Aldo Vajra, Milena, la moglie, e i suoi tre figli: Giuseppe, Isidoro e Francesca. È possibile definirla una vera e propria squadra, oltre che azienda vitivinicola: ognuno con il proprio compito, e più avanti capiremo perché. Ho avuto modo di constatarlo durante svariate visite in cantina: l’ultima circa 12 mesi fa, la prima avvenuta nel 2007. A tal proposito custodisco gelosamente il Bricco delle Viole 2004, tra le prime etichette acquistate in cantina. L’occasione per passare nuovamente un po’ di tempo in loro compagnia, si è palesata lo scorso 4 marzo grazie ad una webinar organizzata da Francesca Vajra.

Quest’ultima ha presentato ad un circoscritto numero di giornalisti l’annata 2022 – l’ultima in commercio – relativa a ben sei etichette di Barolo prodotte dalla nota azienda situata nel cuore della Frazione Vergne del comune di Barolo, in provincia di Cuneo.
Tornando per un attimo al mio primo incontro con Aldo Vajra, ricordo parole molto profonde, narrate con lo spirito di chi ha vissuto in prima persona sogni, delusioni, successi e difficoltà. Le stesse passate con la sua dolce metà, con la quale ha sempre condiviso tutto. La tesi di laurea sul riesling, tra i vitigni del cuore e dell’impegno profuso per portarlo in Langa e farlo diventare grande. Se un tempo il racconto mi colpì, e oggi continua a restare indelebile nella mia mente, ciò che apprezzo ancor più è l’aver saputo trasmettere esattamente il medesimo spirito ai propri figli; gli stessi che continuano con altrettanta passione un viaggio che non ha una meta precisa, perché di sentirsi arrivati i Vajra non ne hanno nessuna intenzione. Tutto è in costante movimento, in continua evoluzione, con la consapevolezza che le tradizioni sono le fondamenta di una casa, dunque di questo mestiere, e la curiosità – unita ad una dose massiccia di tenacia – ciò che rende unico ed indimenticabile il vissuto, il proprio futuro verso la realizzazione personale e soprattutto familiare.

La mia tesi è ampiamente dimostrata incrociando lo sguardo fiero di Francesca intenta a raccontare la storia di famiglia, le proprie origini. Il nome di questa nota cantina langhetta deriva dall’antico modo di scrivere il cognome di famiglia con la “j”. L’acronimo “G.D.”, che lo precede, è un affettuoso omaggio di Aldo Vajra al padre, Giuseppe Domenico, per avergli donato il primo nucleo di vigneti nel Bricco delle Viole, ancor oggi la sua MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) del cuore; quella che ha reso celebre l’azienda in tutto il mondo.

Tra i primi a credere profondamente nell’agricoltura biologica in Piemonte, Aldo inizia ad allevare i vigneti di famiglia nell’estate del 1968; a quei tempi aveva soltanto quindici anni. Nel 1971 riceve una delle prime certificazioni biologiche in Piemonte, aderendo a “Suolo e Salute”, organismo di controllo e certificazione per l’agroalimentare e l’ambiente in Italia. Col tempo, anche grazie agli studi di agronomia, arriva l’idea e il progetto di un’azienda completa.

Aldo completa gli studi laureandosi in Agraria all’Università degli Studi di Torino e inizia a insegnare prima a Caluso, poi a Mondovì e, infine, alla Scuola Enologica di Alba. Nel 1982 incontra Milena che entra subito in sintonia con il progetto familiare e lavorativo, implementando ancor più caparbietà e umanità che da sempre sono segni distintivi dell’azienda. Nel 1985, con il suo supporto, lascia l’insegnamento e si dedica esclusivamente all’azienda. Il 29 maggio 1986 una violenta grandinata si abbatte sui vigneti distruggendoli. Aldo e Milena perdono tutto, eppure il loro primo pensiero va immediatamente ai collaboratori.

È il momento della svolta: i due prendono coscienza che avrebbero dovuto pensare a un’azienda razionale, dislocando vigneti in aree e comuni diversi, per la necessità di avere terreni con climi differenti a seconda della zona. Nel frattempo, i contadini dei dintorni, colpiti dalla sua passione e dalla voglia di non arrendersi – lo vedono subito potare le viti – comprendono che Aldo ha veramente abbracciato la terra e la tradizione dei nonni e decidono di affidargli i propri vigneti. Con il passare degli anni conquista la stima dei propri colleghi; molti lo definiscono “più moderno dei tradizionalisti e più tradizionale dei modernisti”.

Nascono proficue collaborazioni instaurate con ricercatori e Università, tra cui quella nata proprio sui banchi universitari tra Aldo Vaira e l’ampelografa Anna Schneider. I vigneti ad alta quota sono fattori determinanti. Oggi l’azienda possiede 80 ettari vitati, situati in diverse aree dell’ampia zona di produzione del Barolo. Il Bricco delle Viole è la vigna più alta e più ad ovest; la sua vicinanza all’arco alpino, le brezze notturne e le viti di oltre 60 anni regalano Baroli di grande ariosità e profumi sottili da ricercare a lungo nel calice. Il cru Fossati invece rappresenta la parte più alta del versante orientale del Bricco di Vergne. Le uve sono qui esposte al sole del mattino, le Marne di Sant’Agata Fossili donano vini complessi, ampi, ricchi.

Coste di Vergne, La Volta e Fossati sono i vigneti che caratterizzano il Barolo Albe: un vero e proprio omaggio dei Vajra all’antica arte langhetta di assemblare diversi fazzoletti di terra dove la vite cresce e dona vini caratterizzati da equilibrio ed armonia. Coste di Rose è una piccola menzione geografica aggiuntiva del comune di Barolo, posta su di un pendio scosceso che dalla sommità del Bosco della Fava scende ripido fino a lambire il confine di Monforte d’Alba; è nota per la presenza di una duna di Arenaria di Diano purissima, originatasi nel tortoniano, alta circa cinque metri. Quest’ultima dona grande ariosità ai vini ed un profilo sottile, sussurrato, altresì caratterizzato da sapidità. Ravera, situato nel comune di Novello, è uno dei terreni più compositi nell’intera denominazione: silicati bianchi e strati ricchi di ferro si esprimono in Nebbioli e Dolcetti di grande profondità.

L’MGA Cerretta, situata a Serralunga d’Alba, è caratterizzata da suoli di pura Formazione di Lequio formatisi circa 12 milioni di anni fa in epoca Serravalliana. Dominata da roccia calcarea, queste origini si traducono in un vino complesso e strutturato. Bricco Bertone, lo troviamo nel borgo di Sinio, si distingue per qualità dei terreni, microclima, ricchezza di flora e fauna. Un ambiente completamente diverso da tutti gli altri, lo si percepisce al primo sguardo. Un tempo dedicato alla produzione di Baroli autorevoli, oggi regala Nebbioli, Barbere e Riesling dotati di carattere, struttura e longevità.
Tornando al concetto di squadra – citato all’inizio del mio articolo – è impossibile non menzionare l’impegno di tutti i componenti della famiglia: Giuseppe, il primo dei tre figli di Aldo e Milena. Il Claré J.C. e la Barbera Freisa sono due tra gli ultimi progetti da lui attuati. Del primo ne abbiamo parlato qui. Francesca è il volto di G.D. Vajra nel mondo e la responsabile dell’accoglienza in azienda. Isidoro, che solitamente guida i tour tra i vigneti di famiglia, è il più giovane dei figli Vajra e come loro ha trascorso l’infanzia tra i vigneti, a Barolo. Dopo due vendemmie tra l’Australia di Stephen Pannell e il Sudafrica dei Mullineux, oggi è alla guida di una squadra di vignaioli appassionati e qualificati. Suo è il progetto di mappatura pluriennale della flora e fauna degli ecosistemi aziendali. L’ingresso in azienda della seconda generazione Vajra porta ulteriori energie. La ricerca sui vigneti continua e si arricchisce con studi sui suoli, sui cambiamenti climatici.

Veniamo dunque all’annata 2022, riguardo i vini di Barolo, e alle impressioni che Francesca ha voluto trasmettere circa il proprio vissuto e quello della famiglia Vajra. Mi è piaciuto il modo in cui l’ha presentata, perché condivido appieno tale filosofia: “Barolo 2022, il piacere dell’immediatezza”. Poche semplici parole custodiscono un significato più che mai attuale. Alludo alla capacità del nebbiolo, vitigno eletto in Langa e a mio avviso fra i migliori al mondo, di saper leggere l’annata e restituire – quando allevato da mani esperte – vini in grado di descrivere il terroir meglio di qualsiasi parola. E quando l’annata (2022) è maledettamente calda e siccitosa come si fa? Ci si arrende? Francesca risponde di no, e pare aver le idee molto chiare a riguardo. Ci racconta che questo particolare millesimo è stato sotto i riflettori per oltre un anno, e ricorda ai più che i primi mesi sono quelli in cui si vede l’evoluzione di un vino. Il proprio carattere insomma. Ma l’annata 2022 per la famiglia Vajra è stata molto speciale: corrisponde niente meno che alla cinquantesima vinificazione condotto da Aldo.

Un traguardo immenso. Basti pensare che la sua famiglia abita attorno al Bricco delle Viole dal 1600. Racconta, inoltre, che l’idea di voler anticipare a tutti i costi la vendemmia – rischiando così di ottenere tannini verdi e di appiattire il gusto ed il profilo sensoriale dei differenti vini – non è andata per la maggiore, pur riconoscendo che la vendemmia è stata comunque precoce rispetto ad altre annate meno estreme. Il 16 agosto è iniziata mediante le varietà meno tardive, ma il 18 dello stesso mese è accaduto un mezzo miracolo: volgendo lo sguardo verso le montagne, è stato possibile ammirare la neve. Ciò significa che si è registrato un netto sbalzo termico, e le vigne più alte e vecchie del comprensorio – Bricco delle Viole è indubbiamente fra queste (ad oltre 450-480 metri sul livello del mare) – hanno goduto di una serie di benefici in grado di restituire vini con livelli di acidità soddisfacenti ed in grado di mostrare carattere ed equilibrio. Soprattutto per quanto concerne la sopracitata MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive), la più importante per la famiglia Vajra. Francesca, inoltre, racconta che aver atteso coraggiosamente i tempi adeguati prima di effettuare la vendemmia non è stata l’unica soluzione introdotta.

Aldo ha deciso – a seconda del cru in questione – di non diminuire eccessivamente i giorni di macerazione rispetto ad un’annata più o meno regolare, semmai di ridurre il lento riposo per preservare verticalità gustativa, tensione acida e profumi ariosi e spigliati. Dunque, tutti i Baroli che più avanti vedremo, hanno subito un affinamento di ventidue mesi in botti grandi di rovere da 25 – 50 hl.
L’impegno di G.D. Vajra si traduce giornalmente mediante progetti dedicati alla ricerca e allo sviluppo della biodiversità, il fine è quello di produrre uve importanti e di rendere i vigneti degli ecosistemi più resistenti rispetto, sia alle sfide climatiche, sia all’aggressività di patogeni autoctoni ed alloctoni. L’azienda applica inoltre mirate pratiche agronomiche: dal 2016 ha adottato lo standard SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) e dal 2019 tutti i vigneti aziendali sono certificati biologici. Tutti i nuovi impianti e le vigne di recente acquisizione sono già in regime di conversione. Dal 2022 G.D. Vajra è azienda certificata Equalitas, marchio europeo che declina la sostenibilità riguardo aspetti: sociali, ambientali ed economici.

Nel 2009 inizia l’avventura Luigi Baudana. Alludo ad una delle più piccole cantine di Serralunga d’Alba che conta appena tre ettari. Per oltre trent’anni Luigi e la moglie Fiorina coltivano i loro amati vigneti, fino al giorno in cui decidono di affidare ad Aldo e ai suoi cari il proprio piccolo tesoro. L’ambizione e l’orgoglio dei coniugi Baudana per il proprio lavoro ha colpito la famiglia Vajra fin dal primo istante. Da qui l’impegno di ogni giorno per renderli fieri delle vigne e dei vini a loro affidati, perpetuando i gesti e cercando la voce autentica di ogni vigneto. Hanno così origine il Langhe Bianco Dragon e tre tipologie di Barolo: Comune di Serralunga d’Alba, Baudana e Cerretta.
Veniamo al nostro punto di vista su sei differenti Barolo proposti da Francesca Vajra, relativi all’annata 2022, l’ultima in commercio. Per evitare di ripetermi, soprattutto considerando la giovane età del vino, faccio presente che la tonalità dei vini corrisponde quasi sempre ad una granata con riflessi rubino più o meno caldi a seconda del cru di appartenenza. Al momento non si registrano differenze significative, quest’ultime potranno palesarsi – semmai – mediante il lungo trascorrere del tempo.

Barolo Albe 2022
Ritrovo un bel naso floreale che ammicca all’agrume dolce, all’amarena, ben presto accompagnato da ricordi di tabacco e grafite. In bocca il sorso è dotato di slancio, vitalità ed un tannino già piuttosto dolce, ivi compresa una morbidezza rassicurante. Quest’ultima consente di godere appieno del vino senza dover aspettare necessariamente i prossimi dieci o vent’anni.

Barolo Coste di Rose 2022
Un vino caratterizzato enormemente dalla forte presenza di sabbie all’interno del terreno, altresì denominate Arenarie di Diano. Al naso tutta la freschezza dei frutti rossi appena spremuti, caramella alla violetta, fragolina di bosco in tandem a soffi balsamici e una lieve percezione salmastra-iodata. Quest’ultima torna anche in bocca grazie ad una sapidità travolgente. Un Barolo godurioso che non smetterei mai di bere, in grado di coniugare profondità e leggiadria ad una chiusura da manuale. Buonissimo.

Barolo Ravera 2022
Nettamente più minerale del Coste di Rose, i classici effluvi “terrosi” del Ravera vengono accompagnati da un frutto maturo ed avvolgente che sa di amarena (anche in confettura) ma anche polvere di caffè, pepe bianco ed un soffio balsamico che imprime freschezza. Fino ad ora il più equilibrato in termini di coesione tra la giusta maturità del frutto, potenza, sapidità e residuo tannico.

Barolo Bricco delle Viole 2022
In effetti il profilo sensoriale del Bricco delle Viole gioca un campionato a parte in termini di austerità e finezza. La purezza espressiva che raggiunge, nonostante l’annata torrida, è spiazzante. Indubbiamente, i classici frutti rossi di rovo appaiono maggiormente sinuosi, dolci, più che croccanti e acerbi – come solitamente accade in millesimi regolari e a pochi mesi dall’imbottigliamento – ma l’anice stellato e la viola risultano immacolati, ivi compresa una lieve nota balsamica che rinfresca ulteriormente l’insieme. Un vino dotato di charme, dalla tessitura tannica fine e dolce, che conquista per estrema piacevolezza e lunga persistenza. Strepitoso.

Luigi Baudana, Barolo Baudana 2022
Se dovessi paragonare questo Barolo ad un genere/gruppo musicale, indubbiamente la dark wave dei Depeche Mode risulterebbe quanto di più azzeccato. Un tripudio di chiaroscuri legati ai profumi della terra, ma anche liquirizia, caucciù, pepe nero e amarena matura. In bocca è potente, vigoroso, con un tannino percettibile e una struttura di estremo rispetto. Nonostante tutto ciò mantiene freschezza e slancio, ivi compresa digeribilità, che non deve mai mancare in un buon Barolo.

Luigi Baudana, Barolo Cerretta 2022
Anche in questo caso ritrovo un vino ricco di mineralità ed estratto; d’altronde ci troviamo a Serralunga d’Alba, la caratura non può che essere tale, soprattutto a pochi mesi dall’imbottigliamento. I profumi sono ancora piuttosto esuberanti, pur palesando un profilo aromatico incentrato sull’eleganza e dolcezza dei toni fruttati che rimandano al rovo, contornato da spezie dolci, anice stellato e una ricca trama floreale che sa di rosa appassita. Tanta freschezza, unita ad un tannino vispo, accompagna il sorso sapido e vigoroso; la persistenza è tra la più lunghe dell’intera batteria. Un grande Barolo che ostenta estreme doti di classicismo e che tanto avrà da raccontare anche in futuro.
Andrea Li Calzi



