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6-30 di Ponte Vignola: c’è vino a Ceprano!

6-30 Ponte VignolaC’è del vino a Ceprano, nuovo e antico al tempo stesso. Nasce nelle zone più alte e arieggiate del territorio comunale (Colle Musillo e Colle Sape), da antichi vigneti che avrebbero rischiato l’abbandono o l’espianto, se non “ripresi” da chi avesse la pazienza e l’amore di accudirli con tutta l’attenzione di cui la vite necessita per dare ottime uve.
Si chiama 6-30 (prendendo il nome dai relativi foglio e particella catastale) ed è un vino rosso dal bel colore rubino, cristallino, di buona ma non eccessiva concentrazione. All’olfatto si apprezzano i suoi profumi di prugna, di nocciolo di ciliegia, uniti a nuances floreali di rosa selvatica in un contesto di rara finezza. Al gusto offre materia soddisfacente e succosa, grazie al fresco apporto dell’autoctono Lecinaro, ed ha tannino evidente ma già godibile, come il vino nel suo complesso. Il finale è elegante, persistente, che gratifica ma non stanca, e invoglia al rinnovo della beva.
La 2017 è solo l’annata di debutto del 6-30: altre ne seguiranno (variandone lievemente la base ampelografica) le cui premesse sono più che promettenti, visto il già lusinghiero risultato di questa “prima”.

Valutazione: @@@@

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6-30
Tipologia: Vino Rosso
Vitigni: Alicante 50%, Cabernet, Merlot e Lecinaro in parti uguali per il restante 50%
Titolo alcolometrico: 14 %
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro

 

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Azienda produttrice: Ponte Vignola
Indirizzo: Piazza Martiri di via Fani, 10 – 03024, Ceprano (FR)

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Ponte Vignola

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Maurizio Taglioni

 

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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