Sankt Pauls a Roma: un pranzo che celebra l’Alto Adige con eleganza e precisione

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare a un pranzo organizzato dalla Cantina Sankt Pauls nella Capitale, un’occasione perfetta per fare il punto a due anni e mezzo dall’arrivo in cantina del nuovo enologo Philipp Zublasing e per presentare, tra l’altro, la sua prima annata del Kalkberg Pinot Bianco e dello Schliff Sauvignon.

Un momento importante per (ri)scoprire i vini di questa storica cooperativa altoatesina, nata nel 1907 e oggi punto di riferimento per la viticoltura di qualità. Quasi 200 famiglie di conferitori, 185 ettari di vigneti su pendii ben esposti, e una filosofia che mette al centro freschezza, territorialità e bevibilità: questi sono gli ingredienti che rendono i vini di Sankt Pauls così riconoscibili e godibili.

Il percorso di degustazione è iniziato in modo scintillante, con lo spumante Praeclarus Pas Dosé 2020. Un vero e proprio capolavoro. Metodo classico da Chardonnay in purezza, dosaggio zero che lascia emergere in modo cristallino la leggiadria, la finezza e la purezza del frutto. Al naso agrumi delicati, erbe alpine, una brioche appena accennata; in bocca una bollicina cremosa ma vibrante, grande tensione acida e un finale lungo e pulito. Eleganza senza fronzoli, un brindisi che apre il pranzo con un sorriso. @@@@@

Si è proseguito poi con due interpretazioni di Pinot Bianco, varietà che a Sankt Pauls trova sempre una declinazione di grande classe.
Prima il Plötzner 2024: frutto di un’annata particolarmente fortunata, questo bianco è riuscito alla perfezione. Fresco, verticale, con una mineralità spiccata che richiama il calcare dei vigneti di Appiano. Note di mela golden, pera matura, un tocco di agrumi e fiori bianchi; al palato è succoso, equilibrato, con una chiusura sapida che invoglia al sorso successivo. Un vino che parla di territorio e di annata felice. @@@@+

A seguire il Kalkberg 2023, da un’annata più complicata, ma che dimostra come una grande cantina sappia trasformare le difficoltà in opportunità. Qui la mineralità calcarea è ancora più evidente, il frutto è leggermente più trattenuto ma molto promettente. Elegante, teso, con un bell’equilibrio tra acidità e morbidezza. Fa ben sperare per il Kalkberg 2024, che dovrebbe beneficiare di condizioni più generose: questo 2023 è già un ottimo segnale della qualità costante della linea. @@@@

Il passaggio successivo è stato dedicato a un Sauvignon Schliff 2023, altro piccolo-grande capolavoro. Equilibrato e fine, con la maturazione del frutto al punto giusto: niente esuberanza vegetale, ma una bella espressività di frutto della passione, maracuja, agrumi tropicali, un velo di erbe aromatiche e fiori di sambuco. In bocca è succoso, preciso, con una mineralità che allunga il sorso e una chiusura pulita e rinfrescante. Un Sauvignon che sa essere internazionale senza perdere l’anima altoatesina. @@@@@

Infine, in chiusura, la Schiava Missian 2024 (o Vernatsch, come preferiscono chiamarla da quelle parti). Leggera, beverina, con il grado alcolico al punto giusto per non appesantire. Frutto rosso croccante (ciliegia, lampone), una speziatura delicata, tannini quasi impercettibili e una beva scorrevole che invita a versarsi un altro bicchiere. Proprio come una Schiava dovrebbe essere secondo me: gradevole, godibile, capace di accompagnare il pranzo senza mai sovrastarlo. Un ritorno alle origini, alla tradizione quotidiana dell’Alto Adige. @@@@+
Il pranzo è stato un viaggio piacevole e coerente, con piatti che valorizzavano alla perfezione questi vini. Sankt Pauls conferma ancora una volta di essere una cantina capace di coniugare tradizione e modernità, con vini precisi, puliti e profondamente legati al territorio.
Alla salute… o meglio, Prosit!
Maurizio Taglioni



