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Sono riprese, a Napoli, dopo la breve pausa estiva, le serate organizzate dalla locale delegazione Ais in collaborazione con il blogger Mauro Erro, titolare con il fratello Roberto dell’enoteca DiVinoinVigna, sempre più punto di riferimento per il vino di qualità in Campania. Gli eventi programmati (che vedranno prossimamente tra i protagonisti anche alcuni produttori in presa diretta come Giovanna Morganti e Susanna Crociani, solo per fare alcuni nomi) rientrano anche quest’anno nel progetto Eno-laboratorio: “un luogo di discussione e di confronto dove sperimentare la degustazione di vini “diversi” e, tra una chiacchiera e l’altra, percorrere nuovi virtuosi sentieri di conoscenza etilica”. “Quest’idea” come racconta lo stesso Mauro “di un nuovo modo di sedersi intorno un tavolo e parlare di vino. Degustazione condivisa la chiamammo. La volontà di giungere ad una verità partecipata e più alta, lasciando da parte gli inutili tecnicismi e parlando di vini veri. Ne uscì l’Eno-laboratorio.” Il primo appuntamento è stato dedicato al Brunello di Montalcino, una denominazione finita, di recente, nell’occhio del ciclone per le ormai ben note e tristi vicende giudiziarie (presunte violazioni al disciplinare da parte di alcune grosse aziende) che hanno portato al sequestro di vino insieme ad un consequenziale, importante, danno d’immagine. Ed è arrivato proprio a pochi giorni di distanza dall’incontro scontro tra Franco Ziliani e il Cavalier Rivella in cui si è discusso sulla proposta di alcuni produttori(sarebbe forse più giusto parlare di un vero e proprio colpo di spugna considerato che si tratta degli stessi che hanno infranto le regole) di modifiche al disciplinare. In nome del “mercato” si sarebbe voluto snaturare quello cha la tradizione e la cultura del vino ilcinese hanno costruito in più di 100 anni. Fortunatamente, a quanto pare, la maggioranza dei produttori si è già espressa schierandosi contro questa ipotesi suicida. Il Brunello di Montalcino nasce, infatti, da sole uve Sangiovese Grosso, provenienti dal comune di Montalcino affinate per lungo tempo in legno ed in vetro per essere immesso al consumo a 5 anni dalla vendemmia, 6 nel caso della riserva. L’Eno-laboratorio ha deciso, dunque, di affidare alle bottiglie di quattro grandi interpreti il compito di fare chiarezza.
Brunello di Montalcino Vigna Schiena d’Asino 2001 – Mastrojanni Quello di Mastrojanni è uno tra i più validi e convenienti Brunello di Montalcino in circolazione. Dopo la ’99, ecco un’altra annata da incorniciare: un millesimo di riferimento per l’intera denominazione che non poteva non diventarlo anche per questo produttore bravo ed affidabile. Venticinque ettari (su 90 di proprietà) in località San Pio/Loreto in quel di Castelnuovo dell’Abate, a sud-est di Montalcino, da cui si ottengono circa 40.000 bottiglie. Il colore è un rubino intenso e trasparente di scintillante luminosità. Il naso ben delineato, dolce e suadente, si apre inizialmente su note floreali di violetta e piccoli frutti rossi. Col trascorrere dei minuti nel bicchiere il naso ci offre una maggior ampiezza e complessità di sensazioni: spezie ed erbe aromatiche impreziosite da una leggera nota fumè. Al palato segue coerente, sapido e fresco nel finale. Apprezzabile la dinamica gustativa anche e soprattutto in accompagnamento al cibo. Può considerarsi un esempio riuscito di stile tradizionale e moderno. @@@@ (86/100)
Brunello di Montalcino Tenuta Sesti – Castello di Argiano Otto ettari e mezzo di vigna sulle colline che circondano il Castello di Argiano sul versante sud di Montalcino in quel di S.Angelo in Colle. L’esordio di Giuseppe Maria Sesti risale alla metà degli anni Novanta. I suoi vini hanno, fin da subito, mostrato uno stile preciso e ben definito nella direzione di un’autenticità e rigore interpretativo non comuni. Carattere e personalità decisi, impostati su una mineralità vibrante ed una generosa naturalezza espressiva. Naso non sempre facile da approcciare causa una riduzione olfattiva piuttosto accentuata. Il vino va atteso lungamente nel bicchiere: tende a chiudersi su stesso, quasi a riccio, per poi riaprirsi su belle sensazioni floreali e delicate suggestioni olfattive di spezie e agrumi. Al palato è pienamente riuscito, sobriamente succoso ed avvolgente . Sapido, a volte, rugoso nella trama tannica. L’acidità ne maschera la lunghezza in un finale che potrà apparire a qualcuno fin troppo repentino e sbrigativo. “Si deve amare e basta”. @@@@ (89/100)
Brunello di Montalcino Riserva 2001 – Case Basse Soldera Gianfranco Soldera, per il suo Brunello, si avvalse, fin da subito, dei consigli del mitico “maestro assaggiatore” Giulio Gambelli. I suoi vini sono il risultato di una magica ed irripetibile combinazione che potremmo riassumere in una sorta di tradizionalismo illuminato. Un approccio che traduce una vera e propria filosofia di vita. E’ ottenuto, ovviamente, con uve 100% sangiovese grosso che nascono esclusivamente nei 10 ettari di vigneto di proprietà, a sud-ovest di Montalcino, sul pianoro che degrada dolcemente verso Sant’Angelo. La concimazione viene effettuata con sostanze organiche e non si fa impiego di diserbanti. Il Brunello fermenta in tini di legno e riposa per cinque anni in botti di Slavonia, affina alcuni mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. La vinificazione avviene solo in tini e botti di rovere. Niente temperature controllate, nessuna aggiunta di lieviti o impiego di altri coadiuvanti enologici. Solo continui rimontaggi ed assaggi. Nessun filtraggio. Il vino si presenta nel bicchiere di un bellissimo color rosso rubino con qualche lievissimo riflesso granata. Un vino leggiadro, profondo e complesso. Eleganti note floreali, speziatura fine, delicati sentori balsamici di erbe officinali e macchia mediterranea si susseguono in lenta progressione. Rivela tutta la sua grandiosa struttura al palato dove mostra equilibrio ed armonia in divenire ma già splendidamente compiuti. E’ uno di quei vini che andrebbero, almeno una volta nella vita, assaggiati. @@@@@ (93/100)
Brunello di Montalcino Riserva 2001 – Il Poggione La Tenuta Il Poggione è oggi una delle maggiori aziende nel comune di Montalcino. Si estende per circa 600 ettari ripartiti in 125 ettari di vigneto, 70 di oliveto, oltre che seminativo e boschi. È fondamentale per la Tenuta Il Poggione praticare un’agricoltura diversificata, alternando diverse colture ai vigneti, e permettendo anche la vita di animali selvatici che possono convivere in armonia con il territorio. Solo così è possibile ottenere un prodotto valido anche nelle annate meno favorevoli. Al Poggione la vinificazione si svolge in maniera tradizionale utilizzando grandi botti di rovere francese. Solo nelle annate migliori ed in quantità limitata viene prodotto il Brunello di Montalcino Riserva. Questo vino nasce solo dalle uve del vigneto più vecchio dell’azienda, “I Paganelli”, impiantato nel 1964. Queste stesse viti vengono utilizzate come clone di riferimento per l’impianto dei nuovi vigneti. L’impatto è, fin dal colore, più deciso ed intenso nelle sensazioni rispetto agli altri campioni in degustazione. La nota eterea prevale durante i primi minuti (ed almeno a me appare se non il più evoluto tra i quattro sicuramente il più “old style”). Il frutto denso e sotto spirito è arricchito da note floreali e speziate. Liquirizia, goudron e cuoio completano un quadro di riferimento austero, nobile e rigoroso. Palato sostenuto da terrosa sapidità, tannini solidi e la necessaria acidità. @@@@ (88/100)
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