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Momenti di Fiano: Montefredane


Panorama - Montefredane (AV)Bella inziativa quella promossa quest’anno, per la prima volta, sul Fiano irpino. Diversi terroir da conoscere ed approfondire. Punto di partenza produttori e vini d’eccellenza. La storia ed il rigore di Raffaele Troisi a Vadiaperti, la tradizione rivisitata con spirito moderno da Sabino Loffredo a Pietracupa, la sperimentazione illuminata di Antoine Gaita a Villa Diamante. Tre personaggi dal carattere forte per un solo vino: il Fiano di Montefredane.
Interpretazioni sicuramente diverse ma con un preciso denominatore comune un terroir, unico ed inconfondibile, come quello di Montefredane. Un piccolo villaggio a pochi chilometri da Avellino che si inerpica fin oltre i 600 metri sul livello del mare.
Tra le mura del Castello si è svolta un’interessante degustazione “diagonale”: ogni produttore presentava tre distinte annate per comporre una verticale impossibile. Troverete a margine le note di degustazione.

I produttoriVorrei prima soffermarmi sulle considerazioni emerse nel convegno, organizzato e moderato da Paolo De Cristofaro (Gambero Rosso), che ha seguito la degustazione. L’introduzione affidata al giovane e bravo enologo Vincenzo Mercurio ha fatto luce sulle caratteristiche pedoclimatiche dei vigneti montefredanesi. Sono state individuate due zone distinte, una nella parte più bassa ed una nella parte più alta del comune dove la differenza è data più dalle condizioni climatiche (grazie alle maggiori escursioni termiche e ad una migliore aerazione, che garantiscono alle vigne nella parte più alta risultati e qualità elevati) che dalla sola composizione dei terreni.
Tendenzialmente argillosi con importanti presenze di roccia e calcare. Suoli che trasmettono la caratteristica che può considerarsi il filo conduttore dei vini di Montefredane: la longevità. Bianchi ricchi di estratto, morbidi ed allo stesso tempo di buona acidità, minerali (pietra focaia e grafite che col tempo si trasformano in note sassose e idrocarburiche) e sapidi. Purezza e finezza completano un quadro organolettico di riferimento di assoluto valore.
Un Fiano che va indubbiamente aspettato per essere goduto ed apprezzato al meglio. Vini che hanno bisogno di tempo per esprimersi. La degustazione ha, di fatto, mostrato come sia fondamentale il trascorrere degli anni perchè emergano la complessità e le sfumature di questo splendido cru. E se fino ad oggi la prova tangibile di questa notevole capacità d’invecchiamento era stata resa possibile solo grazie alle bottiglie di Vadiaperti (leggi qui), dopo la degustazione dello scorso 30 novembre abbiamo la certezza, grazie all’assaggio di alcuni millesimi più vecchi anche di Pietracupa e Villa Diamante (pur tenuto conto della diversità dei millesimi presi in esame e dello stile personale di ciascun produttore) della, assolutamente, peculiare vocazione di quest’uva in questo territorio.

Jeroboam "Fiano di Montefredane"Partendo dai più giovani, abbiamo potuto apprezzare il 2005 di Vadiaperti, dove si colgono sentori netti di piccoli frutti rossi ed il 2006 di Pietracupa dove, addirittura, si percepiscono ancora intensi ricordi di natura fermentativa, passando attraverso il 2004 di Villa Diamante dalla spiccata mineralità fumé, fino ad arrivare alle annate più vecchie dove man mano prendono il sopravvento aromi di spezie e suggestioni terziarie in un quadro complessivo di riferimento sostenuto, sempre, da una vibrante acidità.
Alla fine della mattinata alla presenza delle autorità, Sabino, Antoine e Raffaele hanno imbottigliato due jeroboam (3 litri, ndr) con l’etichetta che indica semplicemente “Fiano di Montefredane”, miscelando (tecnica, di certo, inusuale ma simpatica!) tre bottiglie ciascuno della stessa annata (2006): una rimarrà presso la sede municipio locale mentre l’altra verrà aperta l’anno prossimo, cogliendo così l’occasione per dare appuntamento a tutti i presenti per ritrovarsi a Montefredane.

DegustatoriPrima di passare alle singole note sintetiche per le quali ho preferito, in questo caso, evitare la consueta valutazione in chiocciole, vorrei riepilogare le impressioni finali comparando le varie annate e campioni in degustazioni. Conosco molto bene questi vini e sono riuscito a centrare, alla cieca, quasi tutte le bottiglie (tranne due) per quanto concerne il produttore, non sempre però ci sono riuscito con le annate. Qualche perplessità sul 2002 di Gaita, ad esempio, che bevo molto spesso ed anche di recente: la bottiglia portata alla degustazione mi è sembrata meno felice in termini di evoluzione, facendomi pensare ad un millesimo più vecchio. Sul 1992 di Vadiaperti ho dovuto chiedere una seconda bottiglia sicuramente più performante ma ancora in difetto di armonia ed equilibrio, con un’acidità fuori registro scollegata dal resto. Mentre il 2006 di Pietracupa mi è sembrato, come già detto sopra, ancora segnato da qualche aroma troppo fermentativo. Tra i migliori, quelli che più ho apprezzato, il 2004 di Villa Diamante, il 2005 di Vadiaperti, il 1999 di Pietracupa.

Note di degustazione:

1) 2000 Fiano di Avellino – Vadiaperti
Evoluto al naso su chiare ed evidenti note minerali esprime un rigore ed un’integrità non comuni. La freschezza allieta il palato.

2) 2002 Fiano di Avellino Vigna della Congregazione – Villa Diamante
Evoluto su aromi speziati e terziari in maniera più cedevole e rassegnata che in altre occasioni. La matrice minerale rimane comunque evidente sullo sfondo e la freschezza al palato conforta la beva.

3) 2006 Fiano di Avellino – Pietracupa
Il campione meno espressivo all’olfatto in termini di personalità di tutta la batteria. Giovane, fermentativo, su note di frutta bianca. Ricco, però, di sostanza ed acidità al palato dove convince decisamente più che al naso lasciando sperare per la sua evoluzione futura.

4) 1992 Fiano di Avellino – Vadiaperti
La prima bottiglia piuttosto problematica, sfocato al naso e svuotato al palato. Molto più prestante la seconda, dove continua ad avvertirsi un’acidità esuberante, a tratti scollegata dall’insieme.

5) 2003 Fiano di Avellino – Pietracupa
Per essere un 2003 siamo di fronte ad una riuscitissima interpretazione del millesimo. Verticale e rigoroso al naso mostra una apprezzabile corrispondenza al palato.

6) 1997 Fiano di Avellino Vigna della Congregazione – Villa Diamante
Evoluto e molto intenso al naso. Dolce e cremoso ritrova rigore, stretto e vibrante al palato.

7) 2004 Fiano di Avellino Vigna della Congregazione – Villa Diamante
Ancora chiuso al naso. Dritto e verticale con il timbro inconfondibile del produttore: castagna affumicata e mineralità a go-go. Una bella bottiglia da custodire con cura.

8) 1999 Fiano di Avellino – Pietracupa
Evoluto ed intrigante. Le dolci sensazioni del naso trovano anche in questo caso la giusta reattività al palato dove mostra buona corrispondenza.

9) 2005 Fiano di Avellino – Villa Diamante
Piccoli frutti rossi al naso, tripudio e goduria per gli amanti del genere. Verticalità acida al palato in perfetto stile Vadiaperti. Gran bel vino, adesso e in prospettiva.

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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