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Spumanti per Natale e Capodanno – Parte Terza: Vittorio Veneto

Azienda vinicola Bellenda

Chi conosce bene questa zona sa che è più famosa per i suoi vini che si fregiano della DOC Colli di Conegliano e della DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco di cui scrivo spesso, ma la ricchezza biologica è una delle più belle caratteristiche di Vittorio Veneto e non si ferma né al solo vino né al solo Prosecco. Vittorio Veneto è una vera miniera di specialità alimentari sane, squisite, che partono dalla natura e arrivano trasformate in goduria sulla tavola. Se avete la fortuna di andare su nei pascoli, potete notare la grande varietà di erbe che vengono coltivate apposta per le greggi di pecore e capre e le mandrie di bovini, tutte erbe che non crescono a caso, ma sono ben curate dagli allevatori per far produrre un latte qualitativamente eccezionale e quindi dei formaggi di malga fragranti e gustosi come pochi al mondo. Le carni, poi, risultano più genuine di quelle ottenute da quegli animali che vengono nutriti con i mangimi in polvere e quindi risultano più digeribili e sopraffine dopo l’insaccatura o la cottura e sono consigliabili pure per farne tartare di polpa cruda condite con l’olio di oliva che anche qui si produce da sempre per via di un clima davvero favorevole.

Vittorio Veneto

Vittorio Veneto vale davvero un soggiorno almeno per scoprire queste incredibili ricchezze favorite da un clima di montagna temperato e soleggiato a pochi passi dalle grandi città del Veneto. Gli antichi Romani ne avevano fatto tesoro, infatti già nel primo secolo d.C. avevano costruito qui la via Claudia Augusta che attraversava da sud a nord tutta la Marca Trevigiana ed era una delle principali strade dell’Italia settentrionale. Questo importantissimo asse di collegamento voluto dall’imperatore Claudio per raggiungere il Danubio dimostra, sì, di essere un tracciato di chiaro significato “transalpino” voluto per mettere in comunicazione la Pianura Padana con le conquiste romane d’Oltralpe, ma non è mai stata intesa soltanto come un luogo di transito, bensì come un’arteria europea di coordinamento territoriale e amministrativo. Con il tempo, infatti, questa arteria è riuscita a coinvolgere le più significative attività agricole, economiche, artigianali di queste aree interessate, condizionandone gli aspetti esistenti e gli sviluppi sotto il profilo civile, storico, sociale, artistico e turistico.

Vigneti Azienda vinicola Bellenda

A un visitatore che già in tempi remoti si trovava a passare per la Marca Trevigiana nella zona di Vittorio Veneto non poteva sfuggire la bellezza di questa terra. Sono state infatti numerose le popolazioni che hanno scelto questi luoghi per insediarsi, lasciando un segno indelebile su come appaiono oggi e sono davvero tante le tracce che fanno rivivere la storia, da quelle di un passato remoto fino quelle lasciate dai nostri nonni. Oltre a quelle dell’antica centuriazione romana, anche gli appassionati di storia medievale qui trovano città murate e numerosi castelli come a Serravalle oppure quello dei Brandolini-Colomban, da dove si può ammirare un bellissimo panorama sul borgo di Cison e la Valmarino, tutte testimonianze delle vicende delle autonomie comunali e dei contrastati rapporti tra le Signorie, fra una marea di palazzi affrescati, abbazie, pievi e chiesette come quella che ho scoperto quasi vent’anni fa a Carpesica, frazione di Vittorio Veneto posta su un colle che continua quello su cui si concentra il centro di Ogliano di Conegliano, con cui confina sul versante sud. A est invece si apre sulla vallata del vittoriese, a nord, è tagliata dall’Autostrada A27 che la divide dall’altra frazione, Cozzuolo, e da Ceneda. Infine, a ovest, l’area paesaggisticamente più rilevante, con l’ampia vallata coperta di vigne e case rurali, che si apre sui colli di Formeniga e di Confin.

Vigneti Azienda vinicola Bellenda

L’avevo scoperta grazie al prof. Giovanni Cargnello (Università di Padova), insigne accademico della Confraternita della Vite e del Vino del Veneto Orientale e del Friuli Venezia Giulia, che allora era già Granduca (presidente) della Confraternita Colle di Giano e insegnava Tecniche Colturali all’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, che con me aveva accompagnato Collegium Vini di Cracovia nell’azienda Bellenda dei Cosmo, orgogliosi Alpini, tra cui Umberto, che allora era un instancabile presidente del Consorzio Colli di Conegliano.
Qui siamo su una serie di colline moreniche ad altitudini dai 150 ai 200 metri sul livello del mare da cui si può ammirare un arco visivo incredibilmente pittoresco e la posizione è davvero ottima perché protetta dalla barriera costituita dai monti Cesen, Visentin e Pizzoc che difende i vigneti dai venti forti e dalle piogge torrenziali. Il clima è infatti temperato con inverni freddi ed estati calde e favorisce le piante della vite grazie all’ottima ventilazione e alla notevole escursione termica con giornate calde e notti fresche durante il loro ciclo vegetativo.

Vigneti Azienda vinicola Bellenda

Queste colline sono state modellate dal grande grande ghiacciaio che si era formato 110.000 anni fa durante la glaciazione di Würm e quando questo si è ritirato 12.000 anni fa vi ha lasciato una copertura di detriti morenici e strati di puddinga spessi da pochi metri ad alcune decine di metri. La loro composizione è di medio impasto (argilla, ciottoli, sabbia) a scheletro prevalente (ci sono molti sassi) e terreno piuttosto magro, povero di acqua e di sostanze nutritive. L’inclinazione di questi suoli è ideale, favorisce il miglior drenaggio e determina un impatto più concentrato dei raggi di sole con le piante, favorendo la funzione vegetativa e la maturazione dei frutti.  Anche l’esposizione  dei vigneti di Bellenda è importante, infatti si stanno mano a mano reimpiantando, riallineando o ingrandendo secondo un piano pensato già nel lontano 1975.
L’azienda ha un’eccellente produzione di spumanti metodo Charmat breve (un mese e mezzo per il prosecco), Charmat lungo (da sei a otto mesi per gli altri vini) e Metodo Classico DOCG che ho descritto già in questo articolo precedente. Ma, come ho già ricordato, qui non siamo a Conegliano, bensì a Vittorio Veneto, dove la ricchezza biologica è nel sangue e allora non posso che benedire quell’elasticità mentale, propria degli imprenditori della Marca Trevigiana, ma anche degli Alpini, volta alla ricerca delle novità in cantina. Perciò in questa terza puntata vorrei descrivervi altri tre metodo classico di Bellenda prodotti però non dal prosecco, ma dagli altri vitigni che a Carpesica e dintorni hanno trovato un ambiente davvero ideale: chardonnay e pinot nero.

”Saiph” Blanc de Blancs Extra Brut

”Saiph” Blanc de Blancs Extra Brut
Saiph, dal nome di una stella della costellazione di Orione, nasce dalla vinificazione di sole uve Chardonnay da vigneti allevati a Guyot su suolo di origine morenica misto argilloso-calcareo con buona presenza di scheletro che deriva dalla morena dell’antico ghiacciaio del Piave. La vendemmia viene effettuata manualmente tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre.
La vinificazione inizia con la diraspatura, la pressatura soffice e la decantazione statica del mosto con la prima fermentazione in vasche di acciaio inox termoregolate a 18-20 °C. Affinamento sulle fecce fini prima della presa di spuma e della spumantizzazione secondo il metodo classico con rifermentazione in bottiglia per 30 mesi. Non è millesimato: sboccatura e ricolmatura nel febbraio 2021 con lo stesso vino e un dosaggio di 5 g/l di zuccheri, tenore alcolico del 12,04%, acidità totale 6,12 g/l, pH 3,22, pressione in bottiglia 6 bar, estratto secco 19,1 g/l. Se ne ottiene un metodo classico più fruttato e delicato anche del prosecco. Andrebbe servito a 6-8 °C in calice ampio o in coppa, dove sviluppa una briosa spuma evanescente che lascia il posto a bollicine a grana molto fine e persistenti. Di colore giallo chiaro luminoso, profuma di cedronella, zagare e agrumi canditi, con una nota di croccante crosta di morbido pane bianco. Il sapore è asciutto, sapido, lungo e persistente con sfumature di lievito di pane e mandorla bianca e dolce. Lo consiglierei come aperitivo, è perfetto per accompagnare antipasti, piatti delicati a base di pesce d’acqua dolce come il persico e il salmerino, risotti alle verdure, carni bianche infarinate e saltate al burro con erbe aromatiche. Evolverà ancora in complessità per un paio d’anni almeno e, se viene ben conservato, un paio d’anni in più, però la sua forza non è nella durata, ma nella sua freschezza e nella sua delicatezza.

”Pluck” Blanc de Noirs Pas dosé Brut Nature 2012

”Pluck” Blanc de Noirs Pas dosé Brut Nature 2012
Questa riserva dal nome che si riferisce al plucking (il fenomeno glaciale responsabile dell’erosione e del trasporto di singoli pezzi di substrato roccioso tipico del ghiacciaio di valle che ricopriva queste colline già 110.000 anni fa) è prodotta con pinot nero secondo lo stesso stile sviluppato dall’enologo Luigi Cosmo di ritorno dalla California fin dai suoi primi anni in Bellenda, se non ricordo male le note di quella mia prima visita del 2003. I vigneti sono allevati a Guyot su suolo misto argilloso-calcareo in presenza di scheletro con una densità di circa 5.000 piante per ettaro. La vendemmia viene effettuata manualmente tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. La vinificazione inizia con la diraspatura, la pressatura soffice e la decantazione statica del mosto con la prima fermentazione in vasche di acciaio inox termoregolate a 18-20 °C. Affinamento sulle fecce fini prima della presa di spuma e della spumantizzazione secondo il metodo classico con rifermentazione in bottiglia per 100 mesi. Sboccatura e ricolmatura con lo stesso vino, senza dosaggio. Matura per molti anni in una cantina interrata alla temperatura costante di 13°C. Tenore alcolico del 12%, zuccheri 0 g/l, acidità totale 5,8 g/l, pH 3,152, pressione in bottiglia 6 bar, estratto secco 21,1 g/l.
Andrebbe servito a 6-8 °C in coppa ampia da metodo classico, dove sviluppa una briosa spuma evanescente che lascia il posto a bollicine a grana finissima e persistenti. Il colore è giallo oro splendente. All’attacco un profumo di pompelmo che introduce un bouquet di fiori di acacia e di verbena, mapo e cedro tra sfumature di nocciola tostata e brioche. In bocca è secco come un chiodo, con un buon equilibrio tra il fruttato e la sapidità. Il pinot nero di collina conferisce a questo vino maggiore struttura ma con una piacevole morbidezza. Lo consiglierei a tutto pasto con piatti saporiti come spaghetti alle vongole o alla carbonara, pesci di mare al forno, tartare di tonno e di carne, arrosti di carni bianche, anche selvatiche. Evolverà ancora in complessità per un paio d’anni almeno e, se viene ben conservato, anche per un lustro.

”Würm” Blanc de Blancs Metodo Classico Brut Nature 2008

”Würm” Blanc de Blancs Metodo Classico Brut Nature 2008
Questo metodo classico millesimato deriva il suo nome dalla glaciazione di Würm che ha ricoperto queste colline di detriti morenici che caratterizzano in modo particolare le uve di Chardonnay piantate su questo tipo di terreno con inconfondibili note saline e una solida struttura dei vini. Le viti sono allevate a Guyot su suolo misto argilloso-calcareo in presenza di scheletro con una densità di circa 5.000 piante per ettaro. La vendemmia viene effettuata manualmente nei primi giorni di settembre. La vinificazione inizia con la diraspatura, la pressatura soffice e la decantazione statica del mosto con la prima fermentazione mista, parte in barriques di rovere nuove e usate, parte in vasche di acciaio inox termoregolate a 18-20 °C. Affinamento sulle fecce fini fino alla primavera, quando il vino viene imbottigliato prima della presa di spuma e della spumantizzazione secondo il metodo classico con rifermentazione in bottiglia per 150 mesi. Sboccatura e ricolmatura delle bottiglie con lo stesso vino, senza dosaggio, quindi ulteriore stoccaggio in cantina per circa 1 anno prima della messa in commercio. Tenore alcolico del 12,5%, zuccheri 0 g/l, acidità totale di 5,6 g/l, pH 3,22, pressione in bottiglia 6 bar, estratto secco 22,1 g/l.
Andrebbe servito a 6-8 °C in coppa da metodo classico. Ha una spuma molto abbondante ed evanescente che lascia il posto a un perlage a grana fine, quasi invisibile, continuo e lentissimo. Il colore è giallo intenso con riflessi dorati. All’attacco un profumo di cedro e di scorza d’arancia amara che introduce un bouquet ampio e ricco, ma non opulento, con aromi di albicocca e ananas tra sfumature di eucalipto e di salvia. In bocca è secco, ma molto armonico e fine, direi vellutato e di ottimo corpo, dal fondo sapido con un tocco di mentolo e di nocciola tostata. Il finale è pulito e persistente. Lo consiglierei a tutto pasto, dagli antipasti freddi con le tartine di pesce ai primi e secondi piatti a base di pesce o carni bianche. Lo gusterei volentieri anche con le grigliate di montone o di grossi pesci di mare, la piovra in insalata e la frutta secca delle feste natalizie. Evolverà ancora in complessità per un paio d’anni almeno e, se viene ben conservato, anche per un lustro.

Mario Crosta

Bellenda – Azienda Agricola Cosmo
Via Giardino 90, Vittorio Veneto (TV)
coord. GPS: lat. 45.953399 N, long. 12.289836 E
tel. 0438.920025, fax 0438.920015
sito www.bellenda.it, e-mail info@bellenda.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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