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Treviso Prosecco Colfondo Francesco Drusian

Agriturismo Althe’a di Drusian Marika

Non penso di essere l’unico a capitare di passaggio in posti che balzano subito agli occhi e alla mente come se ci fossimo già stati e che provocano perciò un’immediata esplosione di sensazioni, emozioni e visioni rimaste nascoste per anni o decenni in qualche angolo sperduto della memoria. In genere succede là dove si è già stati soltanto da bambini, perché quando ci si capita da grandi la memoria è più fresca e i ricordi inquadrano un po’ più facilmente il posto, perciò non ci si tormenta il cervello per capire come, dove, quando e con chi…
Marika e Francesco DrusianMi è successo soltanto due volte nella vita, eppure di anni ne ho ben 64. La prima a Bavari, all’Osteria dei Cacciatori, quando mi hanno detto che quell’enorme veranda era il frutto di una capitale ristrutturazione e mi sono subito ritornate in mente immagini di com’era prima, quando avevo 6 o 7 anni e ci eravamo fermati lì per una gustosa cima alla genovese. La seconda a Confin, dove il nonno era salito in auto in un casolare di pietra fra le vigne per placare i morsi della mia fame di dodicenne dai suoi conoscenti lassù. Indimenticabili braciole grigliate nel camino e un vino casalingo bianco che non era trasparente come gli altri, ma un po’ torbido, però che buono! Dopo le due classiche gocce di Champagne sulla lingua appena giunto a casa dal battesimo, è stato il primo vino della mia vita ed era un Prosecco “col fondo”, quello che basta smuovere soltanto un po’ la bottiglia e dalla culatta sale a spirale un sottilissimo velo che sembra un fantasmino danzante.
Anche qui una ristrutturazione capitale ha rischiato di non farmi riconoscere il luogo. Oggi quel casolare del 1700 non ha più l’aspetto contadino e modesto che ricordavo in quegli anni di ricostruzione del Paese dopo la guerra e prima del boom, ma è cambiato dentro e fuori. Dal 2000 è l’agriturismo Althe’a di Marika Drusian, ha un ristorantino serale che dispone anche di terrazza estiva e qualche camera per l’alloggio in cima a un anfiteatro di colline moreniche create dall’antico ghiacciaio del Quaternario. Sono circa 9 ettari di vigne in cui non vengono usati insetticidi e pesticidi, i concimi sono organici e non chimici, l’uva viene vendemmiata a mano e consegnata subito alla propria cantina per essere pigiata sofficemente a meno di un bar di pressione e vinificata.
Buon sangue non mente: la famiglia di Marika Drusian faceva già vino un po’ più in là, a Valdobbiadene, fin dalla metà del 19° secolo con il bisnonno Giuseppino, il nonno Rino e, dal 1984, il papà Francesco, che un po’ prima del nuovo millennio ha inaugurato la nuova cantina nell’agro di Bigolino, in fondo alla strada Anche, a un tiro di schioppo dalla chiesetta di S. Giacomo, che fa circa 800.000 bottiglie l’anno da 80 ettari di proprietà.
Il ristorante Althe'aInteressante la sana competizione generazionale tra Marika e Francesco, anche se hanno in comune alcuni punti di solida fermezza. Il primo è che tutti i loro Prosecco sono monovitigno, fatti cioè da uve glera in purezza, anche se il Consorzio consente ai produttori l’aggiunta di altre uve bianche locali fino a un massimo del 15%, per esempio il verdiso per aumentare l’acidità e la sapidità del vino, la perera per aumentarne i profumi di pera e la bianchetta per ingentilirlo nelle annate più fredde poiché matura prima delle altre. Poi c’è pure chi s’infila nella manica larga dell’odierna permissività consortile e magari non ha neanche acceso un cero a Sant’Antonio per aver ottenuto perfino troppa grazia e cioè di poterci rifilare anche gli onnipresenti pinot e chardonnay.
Il secondo punto fermo è la scelta di coltivare senza insetticidi, pesticidi né concimi chimici e di non comprare né uve né mosti da nessun altro. Infine il terzo è l’uso dell’autoclave per rifermentare il Prosecco con il metodo Martinotti-Charmat, introdotto nella sua cantina da Francesco nel 1986, per esaltare il maggior fruttato dell’uva grazie alla minore sosta sui lieviti (da alcune settimane a qualche mese) piuttosto che la mineralità favorita dal Metodo Classico (da almeno un anno ad alcuni anni), riducendo le manipolazioni e le operazioni in cantina. Si ottengono così dei vini spumanti più leggeri e rinfrescanti, ma anche più accessibili al portafoglio.
Alcune vigne di Francesco DrusianGrazie alla notevole esperienza ottenuta da Francesco in tutti questi anni con la spumantizzazione, anche i vini fatti dalla figlia Marika a Confin vengono trasportati a Bigolino di Valdobbiadene per fare la seconda fermentazione e ottenere quegli spumanti e quei frizzanti per l’agriturismo o per la spedizione in tutto il mondo. Non è un caso che alcuni dei loro Valdobbiadene DOCG abbiano ottenuto delle medaglie d’oro al Mundus Vini di Neustadt, ma di questi parlano già i riconoscimenti internazionali ricevuti. Il mio plauso va più in là.
A me è piaciuto in particolare il Treviso Prosecco Colfondo di Francesco, perché questa tipologia di vino è l’essenza stessa dell’uva glera, non esplode in bocca come il Prosecco spumante, ma si apre poco per volta e dà una sensazione di cremosità, come una leggera carezza che scorre per il palato. È un vino frizzante di un delicato colore giallo paglierino che viene elaborato secondo il metodo più tradizionale della Marca trevigiana, quello della rifermentazione in bottiglia sui propri lieviti, che gli conferisce caratteristiche organolettiche uniche, ben radicate nella memoria della gente del luogo che lo preferisce così, artigianale com’è, perché appartiene alle cose di famiglia, ai ricordi di persone care, alla propria storia e alla propria terra.
Treviso Prosecco ColfondoProviene da suoli argilloso-calcarei, l’uva è coltivata nel più pieno rispetto ambientale, matura dopo la metà di settembre ed è poi raccolta a mano e vinificata in bianco con pressatura molto soffice dei grappoli che vengono criomacerati a freddo per 24/36 ore in modo da estrarre il massimo degli aromi freschi dalle bucce. A dicembre si travasa due o tre volte e bisogna attendere fino a marzo o aprile per lasciare che i lieviti possano riavviare la rifermentazione con i primi caldi (anche prima se la temperatura della cantina è sufficiente), poi viene conservato in vasche al buio e a bassa temperatura e imbottigliato in assenza di ossigeno, in modo che si conservi fresco e fragrante, sempre giovane, ricco di profumi e sfumature aromatiche delicate e persistenti di fiori e di frutti.
Sinceramente, io lo scarafferei sempre, per separare il naturale deposito che si solleva dal fondo, ma anche per renderlo più brillante e meno velato, brioso, con delle finissime bollicine (in bottiglia la pressione va solo da 2,2 a 2,5 atm). Ha un bouquet elegante e complesso, dal caratteristico aroma fruttato di pera e un po’ di mela con note di crosta di pane. In bocca è fresco, piacevolmente amarognolo, ricorda i fiori di campagna, il glicine, il cedro. C‘è buona armonia tra la fresca acidità e la struttura, con un finale ammandorlato e amarognolo. Asciutto come i bianchi ciottoli del Piave, non ha manco uno zero virgola zero di zuccheri naturali residui.
È un vino molto digeribile, tra l’altro qui lo vogliono proprio leggero e adatto a quelle tavolate dove non hanno nessuna voglia di contare i calici quando si fa festa con salumi, insaccati, formaggi, piatti tipici locali e… (ma qui lo dico e qui lo nego, per non rischiare gli strali della sommellerie d’alto bordo) la classica soppressa, servito a una temperatura di 10-11 °C e non più freddo, altrimenti prevarrebbe l’acidità sul fascino.

Mario Crosta

Azienda Agricola Drusian Francesco
Strada Anche 1, 31030 Bigolino di Valdobbiadene (TV)
tel. 0423.982151, fax 0423.980000
sito www.drusian.it
e-mail drusian@drusian.it

Agriturismo Althe’a di Drusian Marika
via Confin 57, 31029 Vittorio Veneto (TV)
tel. 0438.560511, fax 0438.920859, cell. 333.7938652
Sito www.agriturismoalthea.it
e-mail althea@agriturismoalthea.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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