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Cantina Toblino, felice custode e interprete della Nosiola

Panorama dal rifugio Malga Ritorto
Panorama dal rifugio Malga Ritorto

Tra il Lago di Garda, le Dolomiti di Brenta e la città di Trento si sviluppa la Valle dei Laghi, che costituisce un antico alveo del fiume Adige e si fonde a sud con la Valle del Sarca; un meraviglioso percorso che attraversa suggestivi scorci naturali, bellezze architettoniche e luminosi specchi d’acqua. Piccoli borghi e insediamenti rurali sono disseminati in tutta l’area, così come i frutteti e i vigneti che ne colorano il paesaggio. Questa vallata è nota non solo per i suoi magnifici laghi, ma anche per la produzione del Vino Santo e per la Nosiola, vitigno autoctono trentino a bacca bianca.

Carlo De Biasi
Carlo De Biasi

In questo affascinante panorama si trova Cantina Toblino, una storica cooperativa che da oltre sessant’anni persegue una filosofia attenta all’innovazione e all’ambiente, basata sull’impegno e sulla solidarietà dei vignaioli per garantire la produzione sostenibile di uve e vini di alta qualità e per fronteggiare un mercato sempre più competitivo. Una realtà articolata che racchiude in sé due anime: da un lato lo spirito cooperativo con 600 soci viticoltori, per un totale di 860 ettari di vigneto e dall’altro la produzione in proprio di vinificazione sperimentale con 40 ettari, attraverso l’azienda agricola Toblino Srl., dedicati alla coltivazione biologica e gestiti direttamente dalla cantina.

Da sinistra: il brand manager Giovanni Luigi Brumat, il direttore Carlo De Biasi e l'enologo Claudio Perpruner
Da sinistra: il brand manager Giovanni Luigi Brumat, il direttore Carlo De Biasi e l’enologo Claudio Perpruner

Come ha raccontato Carlo De Biasi, direttore generale di Cantina Toblino: ”Siamo all’interno del Parco naturale Adamello-Brenta, davanti a un panorama meraviglioso, proprio per questo vi abbiamo voluto accogliere tra le montagne del Brenta, che per noi sono le più rappresentative del Trentino. Abbiamo voluto accomunare le bellezze e l’unicità, le Dolomiti di Brenta e la Nosiola, vitigno autoctono trentino a bacca bianca, che in passato veniva coltivato in modo più importante di come oggi accade, infatti sta quasi sparendo. Circa il 60% della Nosiola trentina viene vinificata dai soci conferitori di Cantina Toblino, per questo è nostro onere e onore tutelare questo vitigno e il vino che ne deriva. Cantina Toblino inoltre è impegnata da anni sulla linea del biologico, abbiamo iniziato nel 2012 la conversione biologica dell’azienda agricola Toblino e l’idea è quella di una viticoltura che basa i suoi fondamenti sull’agronomia; ogni grappolo che arriva in cantina viene raccolto manualmente, fattore che ha grande ricaduta sulla qualità dei vini. Il nostro compito è produrre vini di qualità remunerando in modo adeguato le uve dei nostri soci per mantenere la montagna e il territorio integro. Proprio questa dedizione ha spinto molti soci-viticoltori ad aderire alla produzione di uve biologiche”.

Sentiero dal rifugio Malga Ritorto
Sentiero dal rifugio Malga Ritorto

La montagna è uno degli elementi chiave, a cui si unisce il fattore vento, con le due importanti correnti d’aria: il Pelèr che parte dalle vette dolomitiche del Brenta e va verso il lago, e l’Ora, la famosa brezza che soffia dal Lago di Garda.
Sottolinea Carlo De Biasi: ”Per noi il vento è un elemento indispensabile, queste condizioni climatiche favorevoli, unite ad una composizione e una conformazione geologica senza precedenti, danno vita a vini eleganti, che parlano il linguaggio del luogo, della sua storia e delle tradizioni del passato. Possiamo fare agricoltura biologica anche grazie al vento, che ci aiuta e difenderci dai parassiti e tiene asciutte le uve”.
Cantina Toblino è inoltre partner di Impetus – progetto quadriennale della comunità europea a cui aderiscono 32 realtà internazionali con l’obiettivo di sperimentare e validare nuove soluzioni multisettoriali e territoriali che si adattino a cambiamenti climatici sempre più repentini – l’azienda è stata scelta per l’ambito della montagna, per lavorare allo sviluppo di soluzioni capaci di adattarsi alle aree montane europee.

Sentiero dal rifugio Malga Ritorto

Tornando alla Nosiola va rimarcata la scelta di investire su questa varietà per far conoscere la nobiltà di quest’uva impiegando tecniche antiche e moderne che coniugano gli insegnamenti di un tempo a coltivazioni rispettose dell’ambiente e delle caratteristiche proprie di questa varietà.
Da qui la scelta di interpretarne la ricchezza e le complessità attraverso declinazioni diverse che raccontano la storia e le usanze di un territorio. L’Ora, Largiller e il Vino Santo Trentino sono le tre proposte enoiche firmate dall’azienda, frutto di un lungo processo di ricerca e riscoperta.

Fosca Tortorelli


La Nosiola è un vitigno dalle origini misteriose, presente però nella storia trentina fin dai tempi del Concilio di Trento. Diverse, infatti, sono le interpretazioni sul nome: negli studi del Settecento si parla di “uva dall’occhio bianca”, da cui si arriverebbe al dialettale ociolet e quindi, attraverso altre contaminazioni fonetiche, al nome ciaret o nosiolet. Un’altra supposizione insiste sul fatto che le uve di questa varietà siano coltivate in zone miti, spesso circondate da piante che privilegiano questi climi, tra cui il nocciolo, che dà luogo ad altre due interpretazioni: la prima gioca sul colore che assumono gli acini del Nosiola quando giungono a maturazione, che richiamerebbe quello delle nocciole selvatiche, l’altra invece sostiene che è tipico del vino offrire intensi profumi di nocciole tostate. Singolare infine è anche la declinazione di genere del vitigno: nella valle dei Laghi (tra l’altro culla d’elezione) l’uva e il vino si definiscono al femminile, mentre a Lavis e in Vallegarina hanno un determinativo maschile.
Di seguito il racconto “dell’oro intenso” della Nosiola, ovvero le loro varie interpretazioni.

Vini da Nosiola di Cantina Toblino

Nosiola Vigneti delle Dolomiti IGT 2021: rigoroso allevamento a pergola trentina, su terreni calcareo-marnoso. Fermentazione in acciaio e maturazione per circa sei mesi. Profumi fruttati freschi, delicati, con note di mela acerba e nocciola. Sorretto da una buona vena acida, ha gusto schietto e fragrante, con chiusura decisamente sapida.

Nosiola Vigneti delle Dolomiti IGT Largiller 2013: pergola trentina su pendii in avvallamento con depositi detritici, substrato marnoso/argilloso-calcareo e agglomerati. Fermentazione parte in acciaio, parte in vecchie botti di rovere francese da 60 hl, maturazione di oltre sei anni nelle stesse botti di rovere e per finire qualche mese di affinamento in bottiglia.  Delicato e carezzevole, trova il suo perno su toni floreali e balsamici accompagnati da camomilla, mandorla amara e miele. Finale ricco e di notevole fascino.

Nosiola Vigneti delle Dolomiti IGT Largiller 2010: ampio e austero, descrive la sua anima su note candite e speziate, lasciando il classico eco di nocciola. Sorso complesso e temperamento molto deciso.

Vini da Nosiola di Cantina Toblino

Nosiola Vigneti delle Dolomiti IGT L’Ora 2015: guyot e pergola trentina su marna, calcare e granito. Fermentazione in tonneaux di acacia vecchi e nuovi per oltre un anno, più di due anni in acciaio e ulteriore affinamento in bottiglia di almeno sei mesi. Note di fieno, camomilla, miele e sambuco che anticipano un sorso dall’acidità e dalla freschezza abbastanza bilanciate, rassicurate dalla morbidezza del legno utilizzato.

Nosiola Vigneti delle Dolomiti IGT L’Ora 2003: avvincente e inatteso. Note di burro fuso, marmellata di albicocca e pesca, fiori d’acacia e miele sono ben calibrate anche nel palato, piacevole, per nulla dolce, lineare e di bella finitura.

Vino Santo Trentino Doc 2005: pergola trentina su pendii in avvallamento con depositi detritici, substrato marnoso/argilloso-calcareo e agglomerati. Appassimento su aréle per 5-6 mesi grazie all’azione lenta e continua del Lago di Garda e dalle Dolomiti. Uva appassita e botritizzata. Fermentazione di oltre due anni in piccole vecchie botti di rovere, maturazione di oltre 12 anni nelle stesse botti e oltre un anno in bottiglia. Naso attraversato da frutta secca, miele e zafferano. Un assaggio convincente, completo e calibrato, dalla materia carnosa e dall’ottima persistenza.

Vino Santo Trentino Doc 1965: la grande ampiezza degli aromi, su note di frutta candita e sottobosco, si stempera in un sorso correttamente viscoso e per nulla statico, a lunghi tratti fresco e acido, con deliziosa e persistente chiusura su note di caramella d’orzo.

Lele Gobbi

Fosca Tortorelli e Lele Gobbi

FOSCA TORTORELLI. È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista. LELE GOBBI. Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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