Origini:
Detta anche Bonarda di Chieri o Bonarda del Monferrato. Viene spesso confusa con la Croatina o con l’Uva Rara, che sono vitigni ben distinti. È coltivata prevalentemente nelle province di Torino e Asti, ma è presente anche nel Pinerolese, in Valsusa e nel Canavese. Il nome venne utilizzato per la prima volta nel 1799 dal Conte Nuvolone per indicare un vitigno delle colline torinesi. Nel 1825 l’Acerbi ne descrisse la presenza nell’area di Alessandria, mentre il Di Rovasenda, nel 1877, è il primo a darne una descrizione precisa sottolineando la differenza dalle false bonarde.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha germoglio bianco-verdastro con tratto apicale interamente rosso. La foglia è di media grandezza, cuneiforme-pentagonale, più larga che lunga, spesso priva di lobi, ma a volte ne ha tre o cinque. Il grappolo è medio-grande o grande, leggermente spargolo, con due o tre ali; acino medio-piccolo, ellissoidale, di colore blu-nero, con abbondante pruina sulla buccia. Ha notevole vigoria e buona fertilità, con qualche raro caso di →acinellatura. Predilige potatura mista (Guyot) ma si adatta anche a quella corta. I terreni migliori sono quelli argillosi, non molto fertili.
Malattie e avversità: ha buona tolleranza all’→oidio e poca alla →peronospora. Discreta tolleranza alla →tignola e al →marciume. È sensibile alle brinate.

