La macerazione nei vini bianchi, due versioni a confronto: il Borjač e il Bakren 2023 di Sosol

Usgnot e je un brent spacât la tiere (Stanotte è un tino spaccato la terra)
E spant riui di gustôs licôrs (E spande rivoli di sapidi umori)
Sot di stelis sbrumantis (Sotto stelle spumeggianti)
Tu vendemis il gno cuarp (Vendemmi il mio corpo)
Tu spremis i miei flancs (Spremi i miei fianchi)
E tu disvuedis la mê anime noturne (E svuoti la mia anima notturna)
Deventade vin (diventata vino).
da “Vin, Amôr e Poesie” di Rosinella Celeste Lucas – Edizioni della Laguna
Mariano e Ivan, padre e figlio insieme a governare questa piccola, preziosa cantina di Oslavia. A casa loro, fare prove di macerazione sui vini bianchi è del tutto normale, ed è proprio grazie all’esperienza acquisita che hanno voluto proporre il Borjak e il Bakren con due tempi di macerazione differenti. Certo, un possibile rischio nell’allungare il contatto con le bucce c’è, ad esempio certi vini tendono un po’ a uniformarsi, a venire sovrastati proprio dai sentori macerativi che a volte dominano troppo la scena. Un effetto per certi aspetti simile a quello che accade ai vini rossi dopo un certo numero di anni, quando le note terziarie emergono con sempre maggiore insistenza, assottigliando le differenze. Ma se nel secondo caso possiamo dire che è un inevitabile processo evolutivo, nel primo invece si può operare per trovare il giusto equilibrio, offrendo l’opportunità di apprezzare due vini, di fatto, con caratteristiche diverse.
Il Borjač 2023 è ottenuto da ribolla gialla, malvasia, chardonnay e friulano, raccolte al mattino tutte insieme e poi macerate 30 ore nella versione con bottiglia borgognotta, 15 giorni per la bottiglia bordolese. La gradazione alcolica si attesta in tutte e due i casi sul 12,5% vol.
Il Bakren 2023 è un pinot grigio in purezza, macerato 2 giorni nella versione borgognotta e 15 giorni in quella bordolese, in questo caso le gradazioni si differiscono, il primo si ferma a 13,5% vol., il secondo tocca 14% vol.
Di seguito le mie impressioni su questi quattro campioni.

Bianco Borjač 2023 (30 ore, 12,5% vol.): colore oro chiaro luminoso, profumi di frutta esotica, mango, nocciola, pesca gialla, agrumi maturi, miele di acacia, resina. Al palato ha una bella energia, freschezza, impatto salino deciso, frutto che torna pieno e avvolgente in un’atmosfera di grande finezza, un vino dal temperamento invitante, solare, di grande efficacia espressiva.
Bianco Borjač 2023 (15 giorni, 12,5% vol.): orange con riflessi buccia di cipolla, impatto odoroso molto diverso, qui si sente di più l’effetto della macerazione sulle bucce, spicca maggiormente la nota di arancia che vira sul candito, frutta secca e disidratata, cenni floreali e speziati, pompelmo rosa, molto interessante. Al palato è intenso, ha maggiore profondità, profilo molto diverso ma non necessariamente migliore, piuttosto un’altra trama espressiva delle stesse uve, che denota come il contatto prolungato con le bucce gli doni forza, struttura, un leggero profilo tannico e una sensazione generale di grande longevità.

Bianco Bakren 2023 (2 giorni, 13,5% vol.): oro-arancio tenue, trama olfattiva molto piacevole che propone slanci di albicocca candita, pesca Collins, susina matura, agrumi, in particolare arancia. Sensazioni che ritrovo al gusto, distese su un manto sapido, in un’atmosfera fresca e dinamica, invitante, mette allegria per la bevibilità quasi trascinante.
Bianco Bakren (15 giorni, 14% vol.): colore affascinante, un arancio intenso e caldo, bellissimo. Al naso echeggiano toni di frutta esotica e candita, ciliegia, arancia, mandarino, melagrana, sbuffi di erbe aromatiche, fragolina di bosco. Al palato è altrettanto intenso, la gradazione più elevata non si coglie in alcun modo grazie a una solida vena acida e a una polpa ricca e succosa; c’è slancio, energia, una bella profondità e lunghezza, vino che ha tutte le risorse per crescere a lungo. A mio avviso il miglior risultato ottenuto con la lunga macerazione, non so se sia dipeso dalla varietà utilizzata, ma l’ho trovato molto completo, direi armonico, un pinot grigio da non perdere.
Roberto Giuliani




