Bianco di Venere, il nuovo volto dello zibibbo secco secondo Pellegrino

Con Bianco di Venere, Cantine Pellegrino aggiunge un nuovo capitolo alla propria avventura enologica a Pantelleria. Il vino, nato dalla collaborazione con l’enologo Pietro Russo MW, avviata nel novembre 2025, affianca il cru Isesi e rafforza una visione sempre più orientata alla valorizzazione dello Zibibbo nella sua espressione secca.
Per lungo tempo l’isola è stata identificata quasi esclusivamente con i suoi straordinari passiti, protagonisti della fama internazionale di Pantelleria. Oggi, però, una nuova sensibilità sta portando alla ribalta vini capaci di raccontare lo stesso territorio attraverso registri diversi: più tesi, luminosi e contemporanei.

In questa direzione si inserisce il lavoro avviato da Pellegrino nella contrada Siba, a circa 400 metri di altitudine, dove le significative escursioni termiche favoriscono una maturazione lenta e armoniosa delle uve. È qui che nasce Isesi, etichetta affinata a lungo sulle fecce fini e divenuta in pochi anni uno dei punti di riferimento della produzione aziendale sull’isola.
Bianco di Venere rappresenta il naturale sviluppo di questo percorso. Non un singolo cru, ma un mosaico di vigne provenienti da diverse contrade pantesche, assemblate per offrire una lettura più ampia e sfaccettata del territorio. Una proposta che, nonostante il debutto recente, ha già suscitato interesse e consenso tra operatori e consumatori.

Il vino
Prodotto da una selezione di giovani vigneti collocati nelle zone più fresche dell’isola, il Pantelleria Bianco di Venere 2025 si presenta nel calice con un luminoso giallo paglierino. Il bouquet richiama la zagara, i fiori di cappero e gli agrumi mediterranei, mentre al sorso emerge una trama fresca e dinamica, sostenuta da una piacevole vena sapida che accompagna il finale. La produzione si attesta intorno alle 13.000 bottiglie. Versatile e immediato, trova la sua collocazione ideale come aperitivo, ma accompagna con naturalezza anche crudi di pesce, crostacei e preparazioni vegetariane.

Un progetto che va oltre il vino
L’arrivo di Bianco di Venere si inserisce in un programma di più ampio respiro che vede Pellegrino impegnata nel recupero di vigneti abbandonati e nella gestione di nuovi appezzamenti. Un’attività che coniuga obiettivi produttivi e responsabilità territoriale, contribuendo alla salvaguardia di un paesaggio agricolo unico e fragile.
«È un vino che nasce dal dialogo tra territorio, ricerca e sensibilità enologica — afferma Benedetto Renda, presidente di Cantine Pellegrino — e riflette la volontà di investire sul futuro dell’isola, anche attraverso il recupero dei vigneti e la tutela del paesaggio agricolo».

La strategia dell’azienda guarda oltre il singolo progetto e punta a rileggere in chiave contemporanea alcuni dei grandi patrimoni della viticoltura siciliana. L’obiettivo è mantenere intatta l’identità dei luoghi, rendendola però capace di dialogare con gusti, linguaggi e occasioni di consumo in continua evoluzione. In questa prospettiva si inseriscono tanto il rinnovato interesse per Pantelleria quanto l’attenzione verso denominazioni storiche come il Marsala, chiamate oggi a confrontarsi con mercati sempre più dinamici e internazionali.

Pantelleria, l’isola del vento e della vite
Vulcanica, aspra e affascinante, Pantelleria è uno dei paesaggi viticoli più riconoscibili del Mediterraneo. Qui la vite ad alberello — riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità — rappresenta la risposta secolare dell’uomo a un ambiente segnato dal vento costante, dalla scarsità d’acqua e dalla forza degli elementi.
Suoli vulcanici, brezze marine ed escursioni termiche disegnano un ecosistema irripetibile, capace di imprimere alle uve personalità e profondità espressiva.
Con Bianco di Venere, Pellegrino conferma la volontà di esplorare nuove interpretazioni dello zibibbo, contribuendo al tempo stesso a preservare un patrimonio agricolo e culturale che continua a rappresentare una delle anime più autentiche del vino siciliano.
Emanuele Gobbi



