Petto di pollo al curry e Grignolino d’Asti

“Mario, oggi ho sperimentato. Mi ritrovavo un quarto di gallina con cui ieri avevo fatto il brodo e per non farne polpette ho pensato di applicare la ricetta di Silvia Rossetto. Non è niente di speciale anche perché era gallina e non pollo, quindi vedi tu se può servire per la pubblicazione. Non mi offendo se la cestini!!! Però era buona…poca spesa e tanta resa. La rifarò con il petto crudo e mi procurerò altre tipologie di curry. Ti allego testo e foto. Buona serata!“. Il petto di pollo in cucina è un un alimento estremamente versatile; costituisce una pietanza di larghissimo consumo, da preparare mediante l’utilizzo di vari metodi di cottura: alla piastra, in padella, alla brace, al forno o bollito. Sempre di facile preparazione. La sua carne è morbida e magra, ma un poco asciutta. Per questo alcuni lo detestano e altri invece lo prediligono. Per accontentare tutti occorre dargli una ”veste invitante”. Lo si può anche riciclare quando, facilmente, rimane carne da un pollo già cotto. E in questa ricetta si tratta proprio di riciclo.

Ingredienti per 2 persone:
– per il pollo
- Un petto di pollo già cotto
- Un barattolo di latte di cocco
- Farina di semola rimacinata per impanare
- Mix di curry a piacere
- Mezzo bicchiere di buon vino bianco
- Olio extravergine di oliva quanto basta
- Sale fino
- Pepe macinato al momento a piacere
– per il contorno
- Una tazza (150 g) di riso Carnaroli
- Quattro tazze (600 g) di acqua
- Sale grosso quanta basta per bollire il riso
Preparazione
Tagliare il petto di pollo a tocchetti e infarinarlo con la semola.
Mettere al fuoco una padella con poco olio e quando è caldo unire i tocchetti e farli ben rosolare.
Sfumare con il vino e far evaporare. Salare e pepare a piacere.
Nel frattempo stemperare il curry nel latte di cocco e unirlo al pollo in padella. Mescolare e far amalgamare bene il tutto in modo che il fondo abbia un aspetto cremoso.

Nel frattempo avrete preparato del riso bollito che servirà a completare il piatto. In questo caso si tratta di riso Carnaroli preparato così: 1 tazza (150 g) di riso, 4 tazze di acqua, sale grosso quanto basta. Mettere l’acqua sul fuoco in una pentola e quando bolle unire il riso. Mescolare quindi con cura nel riprendere velocemente il bollore, che deve essere appena accennato, ma continuo. Quando il riso avrà assorbito tutta l’acqua sarà pronto, più o meno il tempo di preparazione del pollo, circa 16 minuti.
Togliere la pentola dal fuoco e, se necessario, scolare il riso da un eventuale eccesso di acqua di cottura. Disporre il pollo in un piatto ben caldo e accostare il riso. Preparazione semplice ma gustosa e anche “economica”. Ovviamente se non amate il riso bollito potete servirlo anche da solo.
Ornella Bezzegato

Il vino Grignolino d’Asti 2018 dell’azienda agricola Garrone Evasio & Figlio
Cara Ornella, visto che hai cucinato così bene gli avanzi di gallina secondo una ricetta inventata per il petto di pollo, riciclo anch’io un abbinamento scoperto agli inizi della mia avventura con il vino proprio con le rimanenze del pollame. Un vino dal carattere identico al paesaggio in cui nasce, fatto di una miriade di piccole colline, saliscendi, tornanti e bricchi, perciò anch’esso mutevole, incostante, ribelle, ma che di annata in annata può rivelare note curiose nelle sue delicate doti organolettiche.
Mai come con quest’uva, non facile alla disciplina e che necessita di portainnesti molto vigorosi e ottime esposizioni, le forzature (sia in vigna che in cantina) non possono ottenere altro che significativi castighi. Le tecniche e le tecnologie non ne domano affatto il mosto, ma possono soltanto accompagnarlo senza eccessi, morbidamente, a diventare un ottimo vino. La sua grandezza è nella libertà di espressione, non è vino da regole e piace perciò a chi ne apprezza meglio l’estrema pulizia, la vitalità, la freschezza e la versatilità con le pietanze della cucina casalinga.
Il Grignolino d’Asti che suggerisco con questa ricetta è dell’azienda agricola Garrone Evasio & figlio, una bella realtà a gestione strettamente familiare oggi condotta da Marco e Dante Garrone con l’aiuto della moglie di Marco, Cinzia. Sono 12 ettari di terreni vitati sulle colline del Monferrato astigiano tra i comuni di Grana, Montemagno e Castagnole Monferrato.
La maggior parte delle vigne è stata impiantata tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, con alcuni impianti risalenti ad anni più recenti. La coltivazione avviene nel rispetto delle regole che garantiscono il più basso impatto ambientale possibile, con un’attenzione particolare per le condizioni idrogeologiche dei terreni, in modo da evitare dissesti e dilavamenti che possano danneggiare l’equilibrio delicatissimo dell’ambiente.

Il Grignolino d’Asti dell’annata 2018 viene da un vigneto di trent’anni di età con esposizione verso sud-est, a circa duecento metri di altitudine, in cima a una collina situata nel territorio di Castagnole Monferrato e allevato a Guyot. La vendemmia viene fatta a mano. Il mosto viene inoculato con lieviti selezionati ed è sottoposto a una breve macerazione, in modo da non arricchirsi di tannini troppo duri. Il vino viene maturato per tre o quattro mesi in grandi botti di rovere nella cantina storica dell’azienda, costruita da Evasio Garrone verso il 1920, con circa venti grandi botti di legno di capacità che varia dai 2.000 ai 5.000 litri, la più antica delle quali ha circa 130 anni. All’inizio della primavera la filtrazione, l’imbottigliamento, l’affinamento e lo stoccaggio delle bottiglie si fanno invece in una cantina del 1975, più adatta a tutte queste operazioni.
Di colore rosso rubino chiaro e luminoso con riflessi granati, all’attacco i profumi di violetta e geranio aprono un bouquet ricco di aromi di ginger, ciliegie, fragole, melagrana e mirtilli rossi tra sfumature di erba appena tagliata con un pizzico di origano e chiodi di garofano. In bocca è fresco e vispo, il sapore è asciutto, leggermente tannico, gradevolmente amarognolo. Dal fruttato fa capolino la scorza d’arancia tarocco con una macinata di pepe. Vino armonico, di buona struttura, con tannini levigati e una piacevole sapidità. Il finale è persistente e si avverte anche l’astringente delle grignole, i semini d’uva da cui deriva il nome del vino. Il tenore alcolico è del 13%, adattissimo ad antipasti sostanziosi.
Devo onestamente dire che il vino è molto migliore entro i cinque anni dalla vendemmia, specialmente con il vitello tonnato, la finanziera, le fricassee di carne, gli agnolotti, la carne cruda alla tartara, alcune pietanze a base di anguilla e di pesce d’acqua dolce (provare per credere), ma soprattutto con i tomini in salsa verde o con le peperonate. C’è anche qualche bisnonno che fin dalla sua gioventù ha l’abitudine di tenerne qualche bottiglia per diversi anni, se non lustri, in quanto su certe pietanze tipiche monferrine si dice che ci vuole il Grignolino ”vecchio”, ed è un’usanza tuttora radicata.
Mario Crosta
Azienda Agricola Garrone Evasio & Figlio
Via Roma 58 (SP 29), 14031 Grana (AT) Italia
coordinate GPS: lat. 44.994967 N, long. 8.305195 E
tel. 0141.92629 e 0141.92628, fax 0141.926299
sito www.vinigarrone.it
e-mail info@vinigarrone.it e azienda.garrone@libero.it


