Vinifera 2021: si ritorna a condividere e guardare al futuro

Le montagne del Trentino durante l’ultimo fine settimana di maggio hanno fatto da cornice alla terza edizione di Vinifera, rassegna dedicata alle produzioni agricole e vitivinicole di produttori artigianali dell’arco alpino, che si è svolta alla Fiera di Trento il 29 e 30 maggio 2021.
La città di Trento si è aperta al pubblico in massima sicurezza, creando un momento di scambio e confronto tra appassionati, professionisti del settore e produttori. Ampi stand all’aperto e ingressi contingentati, hanno consentito una fruizione in perfetta sicurezza, anche il catalogo prodotto solo in modalità digitale e interattiva ha facilitato la fruizione della manifestazione.
Un percorso che ha visto protagonisti una sessantina di produttori, tutti legati all’arco alpino, che hanno scelto una viticoltura orientata alla sostenibilità e alla tutela del territorio.

Ai banchi d’assaggio di Vinifera 2021, le diverse realtà produttive sono state protagoniste di questo momento di scambio, facendo prima di tutto conoscere attraverso i loro prodotti e racconti il loro percorso e il loro lavoro quotidiano.
Realtà che dalla vigna alla bottiglia sono accomunate dalla stessa filosofia produttiva, incentrata su una produzione biologica e sostenibile in campo agricolo e vitivinicolo.
Evento organizzato dall’Associazione culturale Centrifuga, una realtà giovane nata nel 2017 dall’incontro di giovani professionisti con competenze diverse, accomunati dalla passione per il vino, inteso come prodotto della vite, pianta che disegna e scolpisce il nostro territorio, frutto del lavoro, della sapienza e della cura dei vignaioli.
Una manifestazione che ha visto momenti di informazione e approfondimento anche della realtà produttiva legata ai Piwi, ovvero i “pilzwiderstandsfähige”, che sono appunto vitigni resistenti alle malattie, attraverso le Masterclass svolte durante la due giorni della manifestazione.
Questi vitigni nascono tramite incroci fra Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis. Attraverso l’allevamento e la selezione mirati, vengono creati nuovi vitigni innovativi che consentono di rendere la viticoltura più sostenibile e di affrontare le sfide future.

Non solo vino, ma anche sidro, con tre realtà produttive presenti molto diverse tra loro: Floribunda, azienda di Salorno, in provincia di Bolzano, che ha come obiettivo quello di trasforma la varietà dei sapori della mela fermentandole attraverso il metodo classico, realizzando versioni di sidro diverse con aggiunta di mele cotogne, zenzero e fiori di sambuco; MelaGodo e Sidro Vittoria. Quest’ultima davvero interessante e lontana dallo stile più classico del sidro, l’azienda Sidro Vittoria è nata dalla passione e dalla ricerca di Andrea Bonalberti e Andrea Concina.

Il progetto mira a recuperare la migliore tradizione enogastronomica italiana combinando varietà di mele storiche locali, tradizionalmente adatte alla produzione di sidro, con varietà internazionali che ne assicurano un bilanciamento ideale. Un prodotto che come racconta Andrea Bonalberti: ”nasce nel solco dell’antica tradizione inglese di Lord Scudamore che, nel Seicento, contribuì a trasformare un prodotto artigianale locale in una bevanda apprezzata sulle tavole di re e lords, tanto da essere definito, da un principe italiano in visita ad Oxford, come il “Vino di Scudamore”. La reputazione dei suoi sidri frizzanti, precursori del più tardo champagne francese, si diffuse rapidamente lasciando entusiastiche testimonianze di come superassero i migliori vini spagnoli e francesi”.
Grande rispetto della materia prima fin dalla sua produzione in frutteto, attenzione nel seguire i canoni di produzione in cantina in modo rigoroso, consentono di ottenere un vino di mele sorprendente, equilibrato e davvero coinvolgente. Tre i loro prodotti, Italian Bloom, English Rose e Luppololà: i primi due sono entrambi metodo classico extra dry, il primo fresco profumato e vivace e il secondo più complesso e connotato da una naturale acidità ben bilanciata dalla complessità aromatica e dalla struttura dei tannini. Divertente la loro Luppololà, un prodotto originale che vede l’unione del sidro con il luppolo. Una bibita leggera e piacevole, in stile Extra Brut.

In merito ai vini, molto interessanti i prodotti dell’azienda MOS di Luca Moser, giovanissima e piccola realtà della Val di Cembra in Alto Adige. Intrigante e dal colore vivo e ammaliante la loro Schiava, un vino dissetante, che risponde perfettamente al nome che gli è stato dato, ossia Para se, che significa appunto “togliere la sete”.

Dalla Val di Susa in Piemonte, un territorio unico situato nella parte occidentale ad ovest di Torino, a Chiomonte, a circa 750 metri di altitudine, si trovano le vigne di Stefano Turbil, che nel 2005 ha dato vita all’azienda agricola La Chimera. Stefano lavora con passione per tutelare e far conoscere il territorio, tanto da aver scommesso e creduto nelle varietà legate alla storia di questi luoghi, che ha recuperato e trasformato in prodotti sinceri e carichi di personalità.
Circa 10.000 le bottiglie prodotte, tra cui colpiscono le sue referenze prodotte con L’Avanà, un vitigno a bacca rossa, forse di origine francese della regione della Savoia, la cui presunta origine francese deriva dalle similitudini del vitigno con il Gamay d’Orléans e il Troyan. Proposto nella tipologia rosato sia versione metodo classico, sia ancestrale, o ancora in “compagnia” di Dolcetto e Barbera, nel suo Valsusa Azazel 2018.
Non delude mai la realtà vitivinicola di Elisabetta Foradori, che per l’occasione ha presentato in versione magnum la sua nosiola Fontanasanta 2015 e il suo teroldego Morei 2013. La Nosiola di grande eleganza e complessità olfattiva, sapida e discretamente fresca; Morei 2013, intrigante e di grande equilibrio, proviene da vigneti dei comuni del Campo Rotaliano, nella Valle d’Adige, dove i terreni sono di origine alluvionale, con prevalenza di sassi.

In tema PIWI, sicuramente interessante il lavoro svolto da Dominic WÜrth, che insieme alla compagna Leila GRAsselli ha dato vita all’azienda Grawü, nome che deriva dall’unione dei loro cognomi. Lui enologo di origine tedesca, con una bella esperienza alle spalle e con l’idea di sperimentare e scoprire nuovi orizzonti. Hanno scelto il metodo biologico e la vinificazione di vitigni resistenti (PIWI), senza prodotti enologici. Per loro la salute dell’ambiente è imprescindibile:
“L’anidride solforosa è limitata a un massimo di 50 mg/l, non filtrati; il nostro obiettivo è portare il gusto vero dell’uva nel bicchiere. Andare all’essenziale. Ritrovare in un sorso di vino la storia di un luogo e delle persone che se ne prendono cura. È per questo che lasciamo l’uva a contatto con il mosto in fermentazione per più o meno tempo. Il risultato sono vini in continuo sviluppo, dinamici e pieni di gusto. Vini peculiari che rispecchiano perfettamente la vivacità della nostra famiglia e l’energia delle montagne da cui provengono”. Riscontro tangibile si ha nel loro GT, un vino bianco prodotto con una accurata selezione delle uve di Gewürztraminer in vigna e sul tavolo; fermentazione spontanea delle uve a contatto con le bucce per 3 settimane in botti di acacia; mentre tra i suoi PIWI, il Lato Scuro Mitterberg IGT – vino prodotto con la varietà rossa Regent – è un vino leggero ma pieno, caratterizzato da frutti di bosco, spezie e una succosa freschezza.
Dall’Alto Adige ci spostiamo in Veneto con la realtà Agricola Montenigo, una realtà familiare a pochi chilometri dal centro di Verona, nelle campagne della Valpolicella, nata dalla passione per l’agricoltura, il territorio e i prodotti naturali. L’azienda si sviluppa su 29 ettari, dei quali 4 coltivati ad oliveto, 7 a vigneto ed i rimanenti ad area boschiva rigogliosa e verdeggiante. Il loro è un progetto di vita. Interessante il loro IGT Veneto Bianco prodotto da uva Corvina.

Dalla Lombardia colpisce la realtà di Siro Buzzetti, cantina Terrazzi Alti; l’azienda si trova in Valtellina, dove Siro da qualche anno si dedica al Chiavennasca, ossia il Nebbiolo di montagna. Davvero intrigante il suo Valtellina Superiore Riserva 2016, molto piacevole e complesso.

Tante altre le realtà da conoscere, anche le produzioni gastronomiche non hanno deluso, in particolare i formaggi dell’Az. Agricola Misonet, a metà strada fra il lago di Garda e il lago di Molveno; il Laboratorio Al Silenzio con il suo originale TrentinSushi e la fattoria Aneghe Taneghe, con le sue carni e i suoi salumi, lavorati in modo attento.

L’intento è senza dubbio quello di promuovere la fruizione consapevole dei prodotti del territorio, per ampliare l’idea di consumo e orientarla verso la responsabilità che questa ha sull’ambiente e sulla società. Lo scopo è senza dubbio quello di valorizzare e dare voce a quegli artigiani che puntano su una produzione sostenibile del vino. La cosa più coinvolgente è stata quella di poter finalmente ritornare a guardarsi negli occhi e a dialogare in modo aperto e diretto con i produttori, approfondendo le realtà più disparate.
Fosca Tortorelli



