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Pinot Noir dal mondo: 7 pinot neri da 3 continenti


Vitigno pinot neroPinot Nero: croce e delizia degli appassionati. La sfida più ambita da ogni produttore. L’Associazione Italiana Sommeliers di Caserta ha organizzato lo scorso 30 Gennaio 2008 una serata evento dedicata al Pinot Nero nel mondo. Sono stato gentilmente invitato ed ho, volentieri, accettato. La degustazione è stata guidata dal delegato di zona con la collaborazione di Fabrizio Maria Marzi, enologo nell’Oltrepò Pavese, già Vicepresidente Nazionale AIS, relatore e commissario d’esame ed autore di testi didattici. Sei le etichette presentate di cui ben due provenienti dall’azienda Travaglino, che Marzi segue da diversi anni in quel di Calvignano in provincia di Pavia. Il Pinot Nero è un vitigno gallo-romanico di origine francese, partito dalla Valle del Rodano ed acclimatatosi, per motivi molto diversi, in Borgogna e Champagne attraverso una naturale selezione dei cloni e trovando il suo habitat ideale tra il 40° e 50° parallelo. Vitigno capriccioso si adatta a coltivazioni di tipo intensivo mentre la fertilità delle gemme è medio-bassa assicurando una resa contenuta. Predilige terreni poco fertili e magri, non ama climi particolarmente caldi e, in ogni caso, necessita di notevoli escursioni termiche per produrre i migliori risultati. Sensibile alla malattie è un’uva delicata che non raggiunge facilmente la sua maturazione ottimale con riferimento alla gestione dei tannini. Colore scarico (l’acino presenta una buccia sottile con scarsa capacità colorante), gradazioni elevate ed un quadro acido importante sono i tratti organolettici distintivi. Deve il suo nome alla caratteristica forma del grappolo, compatta e cilindrica, che ricorda quella di una “pigna”. Non ha una grande diffusione in termini di ettari anche se la sua coltivazione è arrivata praticamente dappertutto. La Francia continua ad essere leader con i suoi 26.000 ettari vitati, la Germania segue con circa 7.500 ettari, quindi Svizzera Vallese ed Oregon con poco più di 4.000 ettari, al quarto posto l’Italia con 3500 ettari di cui 2300 (65% circa) nell’Oltrepò Pavese anche se la zona più vocata rimane l’Alto Adige, che rappresenta solo il 7% della produzione totale. Dopo l’Australia, con i suoi 2000 ettari, seguono Romania e Nuova Zelanda (in espansione), Ungheria, California, Austria e Cile. Perché il Pinot Nero? Perché tra i vitigni considerati “modaioli” non solo è uno dei più difficili da lavorare ed affascinanti ma anche perché più di ogni altro sente il rapporto con il territorio. Senza un forte legame con la terra dove nasce non può esserci un grande Pinot Noir. La selezione per la degustazione è stata basata sul criterio (un po’ discutibile) del prezzo. Pertanto solo etichette dal prezzo accessibile provenienti da tre diversi continenti. Bottiglie servite scoperte (non alla cieca) con una prima serie di vini più giovani 2006/2005 e gli ultimi due campioni invecchiati 2003/2002 più un fuori programma davvero spiazzante…

Marlborough Pinot Noir 2006 - Matua Valley1. Matua Valley, Marlborough Pinot Noir 2006 – Nuova Zelanda
Classico colore rubino tenue e decisamente trasparente. Frutti di bosco, cassis, con qualche piacevole accenno terziario di cuoio, terra e sottobosco. In equilibrio tra struttura alcolica e sapidità, un tannino di bella stoffa ed una discreta acidità.
@@@ (83/100)

2. Travaglino, Pernero 2006 – Oltrepò Pavese
L’enologo lo ha introdotto come “un vino volutamente giovane e semplice, nato per essere apprezzato in gioventù”. Colore leggermente più cupo ed evoluto ed un naso meno fine del suo predecessore. Frutto rosso e fiori esuberanti, a dir il vero a tratti un po’ sfocati ed eccessivi. Un profilo che sembra quasi sostenuto da suggestioni di tipo fermentativo. Morbido e alcolico al palato.
@@ (79/100)

Alto Adige Pinot Nero 2005 - Cantina di Termeno3. Cantina di Termeno, Pinot Nero 2005 – Alto Adige
Colore che torna sulle tonalità del primo campione, più scarico e delicato. Al naso i profumi sono sottili e poco complessi di frutta rossa dolce e matura, ciliegia, ribes e marasca, con una speziatura appena accennata. Al palato l’equilibrio è spostato sulla sapidità con un tannino più vivace e presente. Attraversa ancora una fase di estrema gioventù, difficile prevederne le future evoluzioni.
@@@ (81/100)

Ambullneo 2005 Pinot Noir Bulldog Reserve4. Ambullneo 2005, Pinot Noir Bulldog Reserve – Napa Valley, California
Colore più concentrato, compaiono i primi riflessi violacei. Al naso conferma una ricercata maturità di frutto che tende verso note di confettura e cioccolata. La tostature del rovere è evidente anche se lasciando respirare il vino nel bicchiere riesce a trovare una migliore espressività varietale sulla distanza. Al palato rivela di avere sostanza ed una maggiore estrazione di materia con un finale leggermente amarognolo.
@@@ (80/100)

5. Louis Jadot, Gevrey-Chambertin 2003 Pinot Noir – Francia
Colore piuttosto concentrato anche per il campione francese, sebbene in questo caso sembra aver contribuito più l’annata che l’apporto del legno nuovo. Il rovere pur avvertibile appare meglio integrato ed in grado di contribuire efficacemente alla progressione del vino. Naso in un primo momento un po’ monocorde con qualche nota di frutta quasi surmatura ed un intenso bouquet floreale. Col trascorrere dei minuti esce fuori grazie alla spinta balsamica che si traduce in migliore complessità ed armonia.
@@@@ (86/100)

Oltrepò Pavese Poggio della Buttinera 2002 - Travaglino6. Travaglino, Poggio della Buttinera 2002 Pinot Nero – Oltrepò Pavese
Un ottimo vino rosso che però mi è parso molto evoluto considerato solo 5 anni di vita ed uno solo in più del Pinot Noir d’Oltralpe. Ripeto un rosso aristocratico ed austero che mi ha ricordato più qualche grande vino del sud Italia che un Pinot Nero invecchiato. Al naso emergono la frutta sotto spirito, qualche nota animale, il goudron, il tabacco e le spezie. Al palato è equilibrato anche se sembra aver già passato l’apice della sua curva evolutiva. Da bere con piacere e soddisfazione adesso.
@@@ (84/100)

7. Planeta, Pinot Nero – Sicilia (campione in affinamento)
Trattandosi di un campione ancora in affinamento ho preferito non valutarlo e rimandare il giudizio a quando sarà disponibile in commercio. Attualmente è poco riconoscibile alla vista dove mostra un colore più compatto e concentrato con riflessi quasi melanzana. Il naso è sì ricco e concentrato di frutto, scuro e maturo, ma piuttosto vago ed anonimo. Morbido e quasi dolce al palato dove sembra avvertirsi un avvenuto passaggio in rovere. Se così rimarrà possiamo parlare di una deludente prova d’esordio.
S.V.

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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