|
Area di produzione La zona geografica di produzione, sia per la fase di raccolta in campo che per quella di estrazione e preparazione per il consumo è delimitata dai confini del territorio della Provincia di Varese. La Provincia di Varese (“Provincia Verde” e dei “Laghi”) è delimitata ad ovest dal Lago Maggiore (Verbano) e dal corso del fiume Ticino; a nord e, parzialmente ad est, dal confine italo-svizzero, e nelle restanti direzioni dai confini con le Province di Como e di Milano. La zona prealpina si sviluppa tra il Lago Maggiore e il Lago di Lugano (Ceresio) in una intricata serie di brevi solchi vallivi, le così dette valli varesine, separate da rilievi che mediamente superano poco i 1000 metri. La zona contigua al capoluogo è un’area di transizione verso la pianura, modellata da bassi rilievi morenici e caratterizzata dalle piccole conche glaciali dei laghi di Biandronno, Varese, Monate e Comabbio. Ancora più a sud i rilievi morenici degradano e, da Gallarate fino al confine con la Provincia di Milano, il paesaggio è quello dell’alta pianura padana, con suoli ciottolosi di deposito alluvionale e ripiani inclinati verso sud ed intagliati dalla rete idrografica dei fiumi Olona, Bozzente, Lura, Arno e del “fiume azzurro” il Ticino. Gli apiari per la produzione del miele monoflorale di acacia, al momento della raccolta del nettare sono ubicati in pianura, in collina ed sulle montagne varesine ad una altezza che non deve superare i 600 m sul livello del mare.
Descrizione del prodotto è il miele prodotto da alveari localizzati, nel periodo di bottinatura del nettare, all’interno del territorio della Provincia di Varese che deve essere estratto da favi e preparato per la commercializzazione all’interno dello stesso territorio. Il “Miele varesino di accia”, dizione utilizzata per il miele monoflorale di Robinia pseudoacacia L., viene così definito in quanto proviene da un’unica origine floreale e ne possiede le caratteristiche organolettiche, chimico-fisiche e microscopiche definite di seguito. ▪ Caratteristiche chimico fisico generali • il contenuto di acqua del “Miele varesino di acacia” non deve essere superiore al 17.50%; • indice HMF idrossimetilfulfurale inferiore a 15 mg/kg. ▪ Caratteristiche organolettiche • colore: trasparente, da quasi incolore a giallo paglierino; • odore: generico di miele, leggero e delicato, privo di odori marcati; • sapore: molto dolce; • aroma: delicato, confettato e vanigliato; • stato fisico: tipicamente liquido, cristallizzazione rara e comunque molto ritardata. ▪ Caratteristiche melissopalinologiche • classe di rappresentatività: PK/10g inferiore a 20.000 (media 9.500). Il polline di Robinia si trova in modo ricorrente associato a quello di specie non nettarifere, la maggior parte delle quali presenti diffusamente allo stato spontaneo nei robinieti della zona di produzione, come Graminaceae, Fraxinus, Quercus robur gr., Rumex, Sambucus nigra, Chelidonium e Luzula. Tra le specie spontanee di tipo nettarifero si riscontrano Acer, Prunus f., Salix, Trifolium repens e Castanea sativa, quest’ultima sempre rappresentata negli spettri pollinici. Tra le piante coltivate o perlopiù presenti in modo prevalente in impianti forestali artificiali, giardini e parchi, troviamo ben rappresentate sia specie non nettarifere (Actinidia, Pinaceae) che nettarifere (Aesculus, Gleditsia, Liriodendron). Nella parte centro-settentrionale della zona di produzione lo spettro risulta ancor più caratteristico per la presenza di pollini appartenenti a specie di piante sempreverdi (laurofille), tra cui spiccano Ilex aquifolium e la palma Trachycarpus fortunei (una volta chiamata Chamaerops excelsa), quest’ultima specie ricorrentemente rappresentata negli spettri pollinici. Occorre infine rimarcare l’assenza di polline di Loranthus europaeus e di leguminose foraggere, quali Onobrychis, Hedysarum coronarium tutte specie mancanti nella zona di produzione. Il polline di Robinia è il principale polline del miele di acacia con percentuali molto variabili (generalmente superiori a 25%), rispetto allo spettro pollinico complessivo.
Metodo di ottenimento del prodotto ▪ Conduzione degli alveari Gli alveari di produzione possono essere: • “stanziali“, cioè permanere nella stessa postazione per l’intero arco dell’anno di produzione. • “nomadi“, con spostamenti entro il territorio sopra descritto per tutto il periodo della fioritura interessata, Sono utilizzate arnie razionali (a favo mobile) a sviluppo verticale e, al momento del raccolto produttivo delle api, verranno impiegati melari vuoti e puliti. E’ assolutamente vietato utilizzare per la nutrizione proteica, pollini di origine diversa da quella strettamente di produzione locale. Durante l’ispezione degli alveari, il fumo necessario deve essere prodotto con materiali vegetali di natura cellulosica che non devono trasferire al miele odori estranei o residui di combustione. ▪ Prelievo, Estrazione e Preparazione al consumo E’ fatto divieto di usare sostanze repellenti. Per l’utilizzo della denominazione di origine protetta “Miele varesino di acacia”, il miele deve essere estratto e preparato per il consumo attraverso le seguenti fasi: • l’estrazione deve essere effettuata da favi di melario privo di covata; • i locali destinati alla smielatura, lavorazione conservazione del miele devono essere ubicati nell’ambito territoriale della zona di produzione; • l’estrazione è condotta esclusivamente con smielatori centrifughi. La filtrazione deve essere eseguita per gravità con filtri permeabili agli elementi figurati del miele (pollini). Successivamente alla filtrazione il miele deve essere posto in recipienti provvisti di coperchio, al fine della decantazione. • La qualità del prodotto viene assicurata con l’osservanza, da parte degli operatori, di tecniche di buone prassi apistiche riguardanti l’allevamento delle famiglie, la produzione, il prelievo dei melari, l’estrazione del miele, la preparazione al consumo del raccolto e la conservazione dello stesso. Nel caso il miele, ancora contenuto nei melari, presenti un contenuto di acqua superiore a 17.50% è consentito un trattamento dei favi con corrente di aria calda e secca e/o con deumidificatore al fine di portare l’umidità ad un valore inferiore a 17.50%. E’ fatto assoluto divieto trattare il prodotto con temperature superiori a 40 gradi. ▪ Conservazione Il miele prodotto può essere conservato, confezionato ed etichettato entro 24 mesi dalla data di estrazione. I locali dove viene conservato il miele devono essere asciutti, areati e, se necessario, ad umidità controllata.
Legame con l’ambiente geografico ▪ Fattori storici e umani Nella Provincia di Varese l’apicoltura ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nell’economia rurale di questo territorio. Tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento due eventi importanti diedero un notevole impulso all’apicoltura varesina. Innanzitutto con la costruzione della rete ferroviaria italiana realizzata dall’unità d’Italia in poi, la Robinia pseudoacacia fu utilizzata per consolidare i pendii delle scarpate e delle trincee che grazie alle sue ramificate radici superficiali assicurava un ottimo consolidamento dei terreni. La specie, originaria del Nord America, si diffuse in Italia verso la fine del XVIII secolo quale pianta da giardino e dimostratasi subito vigorosa e di facile adattamento a diversissime condizioni pedoclimatiche passò ad usi forestali. La specie trovò nella Provincia di Varese un habitat ideale per l’indice di piovosità, per il tipo di terreno e per le temperature. La diffusione che ebbe al di fuori della rete ferroviaria fu enorme, e tutti quei terreni abbandonati dall’agricoltura in conseguenza alla forte industrializzazione di quegli anni insieme ai boschi incolti/trascurati, furono colonizzati dalla Robinia. Le piante iniziarono a produrre il prelibato nettare che avrebbe dato luogo al famoso miele di Acacia (così battezzato dai francesi in tutto il mondo). Contestualmente l’apicoltura cosiddetta Villica si stava trasformando in apicoltura Razionale che permetteva di prelevare il miele senza dover ricorrere all’apicidio e di ottenere dei mieli monoflorali, impossibili da produrre con il sistema villico. “Le prime arnie razionali comparvero a Cassano presso il dott. Dubini e… a Golasecca e Coarezza… dai soci, geometra Giacomo Guazzoni e Fresca, nel 1882 acquistando bugni villici che travasavano nell’arnia ideata dal Guazzoni stesso, a fondo mobile e a soffitta mezza mobile. Nel 1887 il Guazzoni costruì lo stampo per fogli cerei, il primo con metallo da caratteri da stampa, in seguito di alluminio e ne diffuse un po’ da tutte le parti, ed uno anche in Siberia. I due soci concorsero in diverse esposizioni guadagnandosi diplomi e medaglie. …l’arnia Guazzoni …poteva essere tenuta chiusa in apiario: …le operazioni si eseguivano più facilmente, perché apribile anche nella parte superiore“. Questi eventi consentirono di produrre mieli monoflorali, oltre al tradizionale castagno, già a far data dai primi anni del novecento: poteva essere ottenuto il miele di acacia, grande novità per quei tempi, determinando quindi un notevole incremento dell’apicoltura nella Provincia di Varese nei successivi anni. Tale attività costituiva la principale fonte di reddito per gli apicoltori. I boschi di robinia del territorio varesino fin da subito sono diventati meta di apicoltori provenienti da altri territori; tuttora il patrimonio boschivo offre nettare oltre che ai 12.000 alveari “Varesini” ad altrettanti alveari “Forestieri”. Negli anni l’apicoltura in Provincia di Varese ha fatto passi da gigante: sempre più apicoltori si sono dedicati a questa attività sia come professione principale che come attività semiprofessionistica o come hobby. A testimonianza di ciò si ricorda che fin dal 1934 esiste un Consorzio provinciale Obbligatorio fra Apicoltori convertito nel 1983 in Associazione Produttori Apistici della Provincia di Varese e affiancato nel 1989 dal Consorzio Qualità Miele Varesino. Si evidenzia che da tantissimi anni durante la fioritura della Robinia pseudoacacia, sul territorio della Provincia di Varese la presenza degli alveari si raddoppia passando da 12.000 a oltre 20.000 arnie. La motivazione di questo notevole incremento è da ricondursi al fatto che a differenza da altre zone in cui si produce il miele d’acacia, nel territorio varesino non ci sono colture agrarie o essenze spontanee che influenzano con la loro fioritura la qualità del prodotto che risulta così più puro e pienamente rispondente alla migliore tipicità del miele di acacia. ▪ Fattori ambientali Da sud a nord la Provincia di Varese può essere ripartita per il 22% a pianura (alta pianura), il 46% a collina ed infine il 32% a montagna. L’alta pianura è formata da depositi alluvionali terrazzati di origine fluvioglaciale, in particolare da sedimenti grossolani, costituiti da ghiaie e ciottoli. La zona collinare è prevalentemente costituita da depositi morenici intervallati a piane. I rilievi montuosi, confinati nella zona settentrionale, presentano litologie di natura carbonatica (marne e soprattutto dolomie e calcari) oppure silicatica (rocce metamorfiche, come gneiss e micascisti, e ignee, come granofiri e porfiriti). L’area geografica presenta un clima continentale temperato on limitare escursioni termiche che sia in estate che inverno dovute all’azione mitigatrice dei laghi. Tali condizioni caratterizzano l’area geografica favorendo la presenza di specie arboree anche di origine esotica. Il clima infatti viene mitigato dalla presenza dei laghi che anticipano la primavera rispetto alle zone del milanese: ciò rende possibile numerose e persistenti fioriture sui dolci declivi solatii. Nel territorio varesino la presenza di Robinia (Robinia pseudoacacia L.), specie mielifera dominante, è largamente e intensamente distribuita tanto da colonizzare le aree agricole marginali e costituisce in molte aree della zona la specie arborea prevalente nei boschi. Complessivamente i boschi della Provincia di Varese ricoprono una superficie di circa 541 km2, pari al 45% dell’intera superficie provinciale. L’acacia o robinia (Robinia pseudoacacia) costituisce boschi monospecifici (robinieti puri) oppure consorzi con altre specie forestali (robinieti misti). Nell’insieme i robinieti ricoprono una superficie di circa 163 km2, corrispondente al 30% della superficie forestale provinciale. I robinieti sono in particolar modo diffusi nella parte centro-meridionale (pianura e collina), dove rappresentano spesso l’unica tipologia forestale presente nella zona planiziale, mentre nella parte settentrionale (montagna) sono presenti soltanto a bassa quota; i robinieti, infatti, superano di rado i 600 m di altitudine. Nel periodo della fioritura della Robinia pseudoacacia L. nella zona della provincia di Varese no si manifestano altre fioriture di specie nettarifere altrettanto abbondanti: Infatti la fioritura della Robinia pseudoacacia L., nella maggior parte del territorio varesino, può essere definita scalare e dura a lungo grazie alla presenza di valli che si incuneano fino a sud, come le Valli del Ticino e dell’Olona, o di servanti collinari solatii e protetti dai venti. Nella parte centro-settentrionale della provincia i robinieti si arricchiscono di specie arboree e arbustive sempreverdi (Elaeangnus pungeens, Laurus nobilis, Ilex acquifolium, Ligustrum lucidum, Prunus laurocesasus, Taxus baccata e la palma Trachycarpur fortunei), molte delle quali termicamente esigenti e orginarie dei climi tropicali caldo-umidi. Gli esemplari naturalizzati di queste particolari specie, collettivamente chiamate laurofille, sono il risultato di un processo di spontaneizzazione che parte dai numerosi centri di dispersione (parchi e giardini) presenti storicamente sul territorio, soprattutto nelle zone circostanti i principali laghi dove trovano accoglimento ville settecentesche e ottocentesche. I parchi e i giardini ospitano, in generale, una ricca diversità di specie, in particolare di dendroflora, ra cui spiccano Aesculus hippocastanum, Gleditsia triaconthos, Liriodendron tulipifera, Prunus cerasifera e numerose specie di conifere appartenenti alla famiglia delle Pinacae (Cedrus atlantica e C. deodora, Chamaecyparis lawsoniana, Picea abies e Pinus strobus). ▪ Fattori produttivi Tradizionalmente l’attività si compone di apiari stanziali e nomadi che vanno dalla pianura alla collina ed alla montagna seguendo le varie fasi di fioritura. Da aziende produttive che operano con grande passione in regine di professionismo, semiprofessionismo, e hobbistico, considerando questa attività un importante punto di forza della economica della produzione agricola della Provincia di Varese. L’apicoltura varesina ha potuto maturare un alto tasso di specializzazione nella produzione di mieli ed in particolare del miele di acacia che è divenuto il miele maggiormente prodotto in provincia di Varese. La continua selezione di razze di api che fossero più produttive e resistenti alle diverse malattie ha contribuito a migliorare ulteriormente sia la qualità che la quantità di miele prodotto dagli apicoltori varesini. La provenienza del “Miele varesino di acacia” è verificabile mediante l’analisi melissopalinologica.
|