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A seguito del mio recente articolo “Carnivori o vegetariani? Riflessione sull’etica del mangiare carne” ho ricevuto diverse mail. Alcune di esse erano di persone che si dichiaravano d’accordo con quanto avevo scritto, e altre invece erano contrarie. Ho ricevuto anche degli insulti a cui non ho voluto dare seguito. La lettera del signor Vio invece è stata molto garbata, e mi ha posto una serie di domande a cui ho voluto rispondere pubblicamente. Con la sua autorizzazione la pubblichiamo insieme alla mia relativa risposta. (Per facilitare la lettura abbiamo unito ciascuna domanda e risposta, ndr).
Buongiorno sig. D’Amelio. Mi chiamo Luciano Vio ed abito ad Imperia. Sono vegano da circa 1 anno e mezzo. Ho letto il suo articolo postato sul sito LaVINIum dedicato alla riflessione etica nel consumo di carne e a questo proposito vorrei porle alcuni quesiti augurandomi che lei abbia tempo e voglia per rispondermi. Gentile signor Vio, innanzi tutto la ringrazio per la sua lettera cordiale e circostanziata alla quale cercherò di rispondere punto per punto.
1. Lei è mai stato in un macello oppure ha mai visionato un filmato esaustivo dedicato a tale luogo oppure ha mai personalmente ucciso un animale? Sì, sono stato in un macello, ho visionato filmati anche molto crudeli su questi luoghi e, anche se non ho mai ucciso direttamente un animale, sono stato complice di questo atto fin da bambino, quando aiutavo mia nonna ad uccidere polli e conigli che poi finivano nella nostra tavola. Per quanto riguarda i macelli, devo dire che nel vedere i manzi che venivano accompagnati verso l’uccisione non ho mai avuto l’impressione che questi fossero consapevoli del destino che li stava attendendo. Ma probabilmente era solo un’impressione, in quanto nessuno sa cosa passi per la testa degli animali, né io né lei.
2. La storia evolutiva dell’uomo, il non voler perdere la propria identità, il fatto che un animale non provi sofferenza ma solo dolore oppure che non possa sapere nulla del concetto di non esistenza o di non vita rappresentano – ad oggi – motivi sufficienti per ucciderlo? Sì, ritengo che siano motivi sufficienti, e qualora non fosse stata chiara nell’articolo, provo a spiegare meglio la mia posizione. Circa 3 milioni di anni fa viveva un nostro antenato, l’australopithecus, un ominide di piccole dimensioni che si cibava principalmente di piante. La conformazione fisica di quell’ominide, ossia i grossi denti, la grande mascella e l’enorme intestino, erano adatti per mangiare e digerire i materiali vegetali di cui si nutriva. La storia dell’uomo poteva concludersi lì se il signor australopithecus un bel giorno non avesse deciso, per adattarsi ai mutati fattori ambientali, di adottare nuove strategie alimentari dirottando la sua dieta verso cibi di origine animale. E questo comportò una duplice conseguenza. Da un lato cominciò ad usare il cervello in maniera più ingegnosa per costruire attrezzi adatti al nuovo stile alimentare (soprattutto arnesi di pietra per rompere le ossa degli animali uccisi); dall’altro cominciò ad assumere alimenti dal contenuto calorico più elevato e con maggior numero di nutrienti, dando vita ad un grande sviluppo muscolare (che gli permise di cacciare gli animali) nonché ad uno sviluppo cerebrale noto come “encefalizzazione”. Infatti lo sviluppo del cervello dipende soprattutto da due grassi acidi a catena lunga appartenenti alla classe degli omega 3 e degli omega 6, presenti in abbondanza nei grassi animali (anche le piante ne contengono, ma si tratta di forme a catena più breve e non apportano gli stessi benefici nutritivi). Con questo non voglio dire che l’australopithecus è diventato homo erectus grazie alla carne animale, ma è evidente che senza l’introduzione di quantità maggiori di carne, il corpo ed il cervello non avrebbero potuto crescere di quelle dimensioni, e l’ominide dal piccolo cervello non sarebbe mai diventato intelligente e di grossa corporatura. È evidente che questa nuova corporatura una volta raggiunta deve anche essere mantenuta; e considerato che i ceppi collaterali dell’australopithecus, quelli che sono rimasti erbivori, si sono tutti estinti, se tornassimo a mangiare esclusivamente alimenti di origine vegetale, siamo così sicuri che la specie umana non possa subire conseguenze anche gravi?
3. Perché considera utopistico il comportamento di un vegano? Pensa sia utopistico il non voler provocare dolore, sofferenza e morte ad altri esseri viventi? Crede sia utopistico pensare (ma anche agire per quello che ci è possibile) che si possa vivere anche senza tutto questo? Non considero utopistico il comportamento di un vegano. Considero utopistico pensare che un giorno si possa addivenire ad un vegetarianesimo di massa.
4. Non ritiene più coerente la scelta di uccidere e mangiare animali senza volersi porre quesiti etici invece di cercare eticità e giustificazioni morali nell’atto di soppressione non forzata e non dovuta anche di una sola vita? La mia analisi non voleva essere una giustificazione al mio comportamento, ma si trattava soltanto di una riflessione sull’etica del mangiare carne. È vero che le conclusioni che ho tratto sono coerenti con il mio comportamento, ma questo non significa che avevo bisogno di una legittimazione etica.
5. Avere cura del benessere di milioni di animali, essere rispettosi nei loro confronti, non tollerare che siano bombardati da ormoni, antibiotici, ecc., voler proporre loro una vita dignitosa non dovrebbe portare come conseguenza obbligata e naturale il non volere e il non accettare la loro morte? Su questo punto posso anche essere d’accordo con lei. È lecito pretendere che gli animali non soffrano. Ma un conto è avere rispetto per gli animali, cosa che possiamo fare benissimo con costi tutto sommato sostenibili. Un altro conto è rinunciare alla loro uccisione, proprio per i motivi che ho esposto al punto 2.
6. Affermando che “… in un sistema naturale dove al centro della propria filosofia produttiva c’è il rispetto per l’ambiente e per la fauna.” non pensa di utilizzare le stesse argomentazioni usate dai cacciatori e pescatori per giustificare la loro condotta? In sostanza: si rispetta la fauna uccidendola? Guardi, io sono convinto che un cacciatore sia molto più rispettoso della natura di un allevatore che adotta metodi intensivi. Secondo lei tra un fagiano che ha sempre volato in libertà, ed un manzo che è sempre stato legato in una stalla, o una gallina che non ha mai mosso un passo, chi ha vissuto una vita più dignitosa? Chi ha sofferto di meno? Nel mio articolo infatti sostengo che l’atto dell’uccisione vera e propria, non è la violenza maggiore che si possa perpetrare ad un animale. C’è di molto peggio.
7. Pensa sinceramente che fare parte (attiva o passiva non importa) di una filiera che porta allo sfruttamento (sia nel modello intensivo che in quello pseudo soft biologico) e alla morte di un animale non sia azione deplorevole e immorale? Ritengo anch’io che allevare il bestiame in maniera intensiva sia deplorevole e immorale. La penso invece diversamente per quanto riguarda l’allevamento biologico.
8. Condivide il paragone macelli = campi di sterminio? Se condividessi il paragone “macelli = campi di sterminio”, allora dovrei anche condividere il paragone “insetticida = arma di distruzione di massa”. Mi spiego meglio. Lei uccide le zanzare? E se la risposta è affermativa, non pensa che anche questo sia un comportamento riprovevole? Oppure pensa che le zanzare abbiano meno dignità di una mucca? E se pensa questo, qual è il pensiero etico che sottende a questa convinzione? Come ho scritto nel mio articolo non si può giustificare la discriminazione con la supposta intelligenza superiore, perché altrimenti dovremmo giustificare anche l’uccisione degli uomini che non sono dotati di intelligenza (malati mentali o neonati). E non possiamo neanche sostenere che le zanzare sono fastidiose, perché ci sono tanti essere umani che sono molto più fastidiosi delle zanzare, e non per questo li uccidiamo. Se accettiamo questo ragionamento allora non pensa che uccidere una zanzara è altrettanto riprovevole che uccidere una gallina?
9. Pensa che il piacere personale, la temporanea soddisfazione tattile, visiva e gustativa, rappresentino motivo sufficiente per concorrere all’uccisione di un animale? Mangiare carne non è soltanto un piacere personale o una temporanea soddisfazione gustativa. È molto di più, e questo credo che nel mio articolo sia abbastanza chiaro.
10. Cosa c’è di più importante nella vita di una persona senziente dell’etica e del mantenimento di un comportamento il quanto più possibile etico e morale? E il comportamento etico e morale si deve applicare solo nei confronti del genere umano? Il comportamento etico e morale non deve limitarsi al genere umano, su questo siamo d’accordo. Dobbiamo solo trovare un accordo su cosa significhi “comportamento etico e morale”; è proprio su questo che la mia e la sua opinione divergono.
11. Non pensa che lo specismo, come da alcuni affermato, sia anche il primo passo e la prima giustificazione per il razzismo e per il sessismo? Che lo specismo sia l’anticamera del razzismo o del sessismo è l’opinione di qualcuno, assolutamente non dimostrata. Secondo me non lo è.
12. Ultimo quesito collegato al numero 9): ha mai ragionato sul fatto che mangia un essere vivente? Un animale che nella sua vita ha provato sensazioni simili a quelle di un uomo. Lo riesce a fare senza mai pensare: “E’ giusto concorrere ad uccidere per soddisfare un mio piacere?” Certo che ci ho pensato, e anche più di una volta. Altrimenti non avrei scritto la riflessione. Caro signor Vio, credo che convenga con me nel ritenere che il confine tra il morale e l’immorale non è mai così netto, e porsi da una parte o dall’altra di questo ipotetico confine, troppo spesso è soltanto un puro esercizio demagogico. La saluto con stima e cordialità.
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