Gian Piero Marrone: anteprima 2022 di Barolo classico, Pichemej, Bussia e Castellero

Anche quest’anno l’azienda agricola Marrone presenta, in anteprima, i Barolo prodotti da Gian Piero e dalle tre vulcaniche sorelle, dunque figlie: Denise, Serena e Valentina. È tra queste colline, più nello specifico nella frazione Annunziata del comune di La Morra, che ha sede la cantina sopracitata e ha inizio la storia di questa bella famiglia che si occupa di viticultura dal 1887. Ne abbiamo parlato qui.
Assaggiare in anteprima vini del calibro di un Barolo, ma anche di un Amarone, Sagrantino, Brunello o Taurasi – soltanto per citare alcuni dei grandi rossi italiani da lungo invecchiamento – può aver senso per carpire tutta una serie di elementi che, anni dopo, mostreranno il vero volto di una specifica annata. In questo caso poi, trattandosi del millesimo 2022 – tanto discusso per l’eccessivo caldo e l’indomabile siccità – abbiamo la possibilità di apprezzare sfumature legate ad un concetto d’immediatezza, ivi compresa una maggior propensione alla beva, apprezzata da coloro che muovono i primi passi nel mondo del nebbiolo di Langa. Potremo apprezzare, insomma, vini notoriamente blasonati senza dover attendere necessariamente le proverbiali calende greche. Senza considerare le infinite possibilità nei confronti dell’abbinamento gastronomico, elemento importantissimo per poter apprezzare al meglio un determinato vino.

A tal riguardo desidero riportare per intero il report sull’annata prodotto dall’azienda Marrone – L’annata 2022 è stata caratterizzata da un inverno mite e particolarmente asciutto, con scarse precipitazioni e temperature superiori alla media stagionale. La scarsità di neve e piogge ha limitato la riserva idrica disponibile nel suolo, creando preoccupazioni per la stagione vegetativa successiva. La primavera ha proseguito con condizioni di bel tempo e scarsa piovosità, con un germogliamento in linea con la media degli ultimi anni. La fioritura è stata precoce, anticipata di circa dieci giorni rispetto alla media, grazie alle temperature elevate e alla scarsità di precipitazioni.
L’estate ha visto temperature elevate e una prolungata siccità, con punte oltre i 35°C, causando stress idrico nelle viti, soprattutto in quelle meglio esposte. La vegetazione è risultata contenuta, con grappoli di dimensioni ridotte. Tuttavia, l’assenza di piogge ha limitato la diffusione di patogeni fungini, semplificando la gestione agronomica del vigneto. Nel mese di agosto, alcune precipitazioni hanno ridato vigore alla vegetazione e abbassato le temperature medie, favorendo una ripresa vegetativa e migliorando le condizioni per la maturazione delle uve. Il mese di settembre ha visto l’arrivo di piogge equilibrate, che hanno permesso una maturazione ottimale delle uve, con buone escursioni termiche favorevoli allo sviluppo polifenolico. Il nebbiolo, principale vitigno delle denominazioni Barolo e Barbaresco, ha mostrato una straordinaria capacità di adattamento alle condizioni climatiche avverse. La scarsità di acqua e le alte temperature hanno portato a una riduzione della produzione, ma le uve raccolte hanno presentato un ottimo stato sanitario, con buccia spessa e ricca di polifenoli, promettendo vini di grande struttura e longevità. Le rese sono state inferiori alla media, ma la qualità delle uve è stata eccellente, con un buon equilibrio tra acidità, tannini e zuccheri. La vendemmia è stata anticipata di circa 10-15 giorni rispetto alle annate “normali”, con la raccolta del nebbiolo che è iniziata nell’ultima decade di settembre e si è conclusa nei primi giorni di ottobre.
Conclusioni: nonostante le difficoltà climatiche, l’annata 2022 ha prodotto vini di alta qualità, con una buona struttura, eleganza e potenziale di invecchiamento. La capacità di adattamento della vite alle condizioni climatiche estreme ha permesso di ottenere risultati positivi, confermando la resilienza del territorio delle Langhe –.
Veniamo ora al nostro consueto punto di vista sui vini presentati. L’enologa che li ha prodotti è Valentina Marrone, che ringraziamo per aver condiviso i dettagli tecnici che andremo ovviamente a sintetizzare.

Barolo 2022
Prodotto mediante uve nebbiolo, in particolare cloni “lampia” e “michet”, deriva da vigneti situati a Castiglione Falletto (350 metri sul livello del mare) e La Morra (270 m s.l.m.). Esposizione sud ovest, allevamento a Guyot tradizionale, terreni bianchi ricchi di argilla e calcare. L’età media dei vigneti è 40 anni. Vendemmia a perfetta maturazione delle due zone di produzione e vinificazione separata delle due masse in vasche di acciaio a temperatura controllata. Macerazione con le bucce di circa 15 giorni. Studio dell’assemblaggio, affinamento parte in botti di legno da 50 hl parte in tonneaux. Fermentazione malolattica in legno, a cui segue affinamento di 30 mesi. Bâtonnage su fecce nobili per otto mesi.
Tra il rubino e il granata si distingue al naso per dolci note di marasca, prugne e mirtillo nero; con lenta ossigenazione effluvi minerali legati alla grafite, terriccio bagnato, ivi compresa un intrigante ricordo di foglia di tè nero e chiodo di garofano. Sorso lungo, avvolgente, dotato di grazia e personalità; da apprezzare il tannino dolce pur tuttavia percettibile e ancora vispo. Il tempo saprà domare l’inevitabile irruenza.

Barolo Pichemej 2022
In nome Pichemej ricorda una frase che spesso diceva Nonno Pietro Marrone – tutti i vini sono buoni, ma solo alcuni Barolo sono “pichemej”, in dialetto piemontese “più che meglio” –. Nebbiolo 100% da cloni lampia e michet, allevati a Monforte d’Alba e La Morra, i vigneti son datati 1975. Nel primo comune, tra i più a sud del comprensorio, l’altitudine è pari a 350 metri sul livello del mare, esposto a sud ovest, il terreno è composto da marne argillose con un’elevata percentuale di sabbia. Nel secondo, situato nettamente più a nord, stessa esposizione ma ci troviamo a 270 metri, un suolo bianco, ricco di calcare e argilla. In merito a Monforte d’Alba, doveroso segnalare che le uve provengono dalla celebre MGA (menzione geografica aggiuntiva) Bussia. Vendemmia a perfetta maturazione delle due zone di produzione e vinificazione separata delle due masse in vasche a temperatura controllata. Fermentazione con macerazione a contatto con le bucce per 20 giorni. Studio dell’assemblaggio, affinamento in grandi botti da 30 hl e malolattica in legno. Bâtonnage su fecce fini per i primi 10 mesi e 30 mesi di invecchiamento. Imbottigliamento sotto copertura di azoto e stoccaggio delle bottiglie per un minimo di sei mesi in un ambiente a temperatura controllata.
Rubino tendente al granata, tonalità profonda, calda. Anche al naso squaderna profumi avvolgenti, ricchi di materia e sfumature che rimandano alla complessità del terreno di cui è figlio. Nell’ordine: prugna selvatica matura, amarena, viola, erbe officinali ed al contempo spezie dolci, grafite e lieve incenso. Al palato mostra tutta la potenza del cru ancora parzialmente da domare – guai se non fosse così – e un centro bocca di spessore alleggerito dalla freschezza intrinseca che lo rende particolarmente piacevole. Alcol ben gestito.

Barolo Bussia 2022
L’MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) in questione, è senza dubbio una delle più celebri ed estese del Barolo, situata al centro-sud rispetto al noto comprensorio vitivinicolo piemontese, nel comune di Monforte d’Alba. L’azienda possiede circa due ettari di vigneto fra queste colline, una parte di questi è proprio in Bussia, al confine con il comune di Castiglione Falletto. Il terreno Elveziano di Monforte d’Alba è ricco di marne grigio-brune molto compatte, da queste parti vengono prodotti vini che posseggono potenza e struttura, complessità, tannini importanti che richiedono tutta la magia del tempo per essere smussati, senza dubbio vini appassionanti e longevi. Nebbiolo 100%, nello specifico varietà lampia e michet, esposizione pieno sud est, altitudine pari a 300 metri sul livello del mare. Vigne che hanno in media cinquantacinque anni d’età crescono su terreni ricchi d’argilla con un’alta percentuale di sabbia; possono definirsi a ragion veduta particolarmente omogenei e a bassa permeabilità. Selezione in vigna e durante la pigiatura per rimuovere gli acini non perfettamente sani e maturi. Fermentazione con macerazione a contatto con le bucce in tino troncoconico per 28 giorni a 27° C. Fermentazione malolattica in grandi botti da 25 hl e 30 mesi di affinamento in legno. Bâtonnage su fecce fini per i primi dieci mesi. Imbottigliamento sotto copertura di azoto e stoccaggio delle bottiglie per un minimo di sei mesi in un ambiente a temperatura controllata.
Tonalità calda, profonda, un bel rubino vivace con nuances granata. L’esordio è nettamente floreale, con un richiamo alla viola che gioca a confondersi con la rosa rossa; con lenta ossigenazione emerge un sentore netto di sandalo, anice stellato e prugna selvatica, con incursioni lievemente balsamiche e di spezie dolci frammiste a terriccio bagnato. In bocca il vino è teso, vibrante, tannino vispo pur tuttavia dolce; capita raramente di poter godere di un Bussia già così equilibrato a pochi anni dalla vendemmia; ciò a mio avviso non preclude alcuna possibilità nei confronti dell’affinamento. È semplicemente lo stampo differente del millesimo in questione ed il bello del mondo del vino. Ricordiamocelo ogni tanto, al posto di lamentarci che le annate non sono più come quelle di un tempo.

Barolo Castellero 2022
Concludiamo con il Castellero 2022, figlio dell’omonima MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) del comune di Barolo, dove l’azienda alleva nebbiolo, in particolare il clone lampia. Vigneti allevati a Guyot, piantati attorno al 1980 ed esposti a sud ovest, ad un’altitudine 250 metri sul livello del mare; la composizione dei terreni è caratterizzata dalle marne di Sant’Agata fossile tipiche, con alta percentuale di sabbia. Si parte da tre passaggi di selezione manuale dell’uva: in vigna, sul tappeto di cernita in cantina, e singolarmente – per acino – dopo la diraspatura con scarto delle imperfezioni. Vinificazione tradizionale con delicate bagnature del cappello, fermentazione a 26° C e macerazione per circa 25 giorni. Fermentazione malolattica in grandi botti da 30 Hl cui segue affinamento per 30 mesi. Bâtonnage su fecce fini per dieci mesi. Estrema cura viene riposta nella protezione dal contatto con l’ossigeno. Imbottigliamento sotto copertura di azoto e stoccaggio in ambiente a temperatura controllata per minimo sei mesi.
Rubino tendente al granata di grande luminosità ed estratto. Ritrovo un vino pieno ed avvolgente sin dall’olfatto, quest’ultimo mostra tutta la pienezza dei frutti di bosco maturi, dell’amarena, oltre ad un’eco floreale – lievemente appassita – che rende il bouquet raffinato, arioso. Con lenta ossigenazione emergono profumi di alloro, erbe officinali e bacche di ginepro. Una complessità in divenire: il vino mostra tante sfumature che dovranno pian piano assestarsi; è più che normale. Idem al palato: ancora lievemente nervoso pur tuttavia caratterizzato da una bella morbidezza e da un centro bocca di spessore, alleggerito da un’acidità che rimanda al frutto; la scia sapida – in chiusura – mostra il carattere del cru in questione.
Andrea Li Calzi




