ReWine Canavese 2024 (Prima Parte): Carema, Canavese Rosso e Nebbiolo. Grandi conferme e novità interessanti

Non c’è tre senza quattro e per quanto mi riguarda son certo che non ci sarà quattro senza cinque, e così via. No, evidentemente non sto dando i numeri, alludo semplicemente al fatto che anche quest’anno abbiamo presenziato alla ormai nota rassegna enoica canavesana denominata ReWine. La quarta edizione è stata quella della maturità, che detto così non significa nulla, pur tuttavia sento che i Giovani Vignaioli Canavesani – ovvero gli ideatori e promotori della rassegna – oggi ancor più di ieri pare abbiano finalmente realizzato, materialmente, il bene che hanno fatto al proprio territorio; riuscendo nell’intento di accendere i riflettori su queste colline dominate in gran parte dalla Serra morenica d’Ivrea. Un areale antichissimo e ricolmo di grande tradizione vitivinicola, per troppi anni rimasto all’ombra di altrettante storiche aree vitate piemontesi. I più curiosi potranno approfondire l’aspetto storico, territoriale, culturale e sociale del Canavese mediante il mio articolo pubblicato esattamente quattro anni fa, a seguito del primo ReWine.

La quarta edizione, tenutasi come ogni anno in centro ad Ivrea (TO) – se vogliamo la capitale politica della viticultura canavesana – è iniziata per noi giornalisti e addetti stampa a Carema (TO), perla indiscussa del territorio. Il nebbiolo, denominato localmente picotendro, plasma a mio avviso alcuni tra i vini rossi più interessanti del panorama nazionale. Cliccando qui potrete approfondire, per filo e per segno, le peculiarità dell’areale vitivinicolo sopracitato, amato da scrittori del calibro di Mario Soldati e altri illustri letterati del Novecento.

Gian Marco Viano, presidente uscente dei Giovani Vignaioli Canavesani, ci accoglie tra topie e pilun raccontando quanto l’annata 2024 – per via delle frequenti piogge – stia dando del filo da torcere ai viticoltori; soprattutto a coloro che attuano l’agricoltura biologica o biodinamica. Mentre ascolto con attenzione le sue parole riconosco che è al quanto difficile rimanere concentrati, la bellezza del paesaggio di Carema è impossibile da raccontare a parole. Il fascino di un luogo fiabesco dominato dalla roccia ai piedi del Monte Maletto. L’arte dei muretti a secco, Patrimonio Immateriale dell’Umanità dal 2108, testimonia quanto l’uomo, talvolta, per necessità sia in grado di compiere sforzi disumani al fine di comporre veri e propri capolavori architettonici.

Terrazzamenti strappati alla roccia, progettati e realizzati sfruttando la terra di riporto d’origine fluvioglaciale. Il fine è quello di poter piantare e allevare la vite, coltivare l’orto; materie prime di sussistenza. – Talvolta sento parlare di viticoltura eroica a Carema. Indubbiamente fatichiamo molto per realizzare i nostri progetti, per via delle pendenze e del territorio scosceso. Vorrei sottolineare però che in confronto ai nostri avi, gli stessi che hanno realizzato i muretti a secco spaccandosi letteralmente la schiena, siamo degli “agevolati”. Sono stati loro i veri eroi –. Le parole di Gian Marco arrivano dritte dal cuore. L’umiltà e la grande intelligenza di questi nuovi, ormai non più nuovissimi, viticoltori canavesani il motore trainante del movimento (GVC) che hanno fondato ormai sei anni fa.

Dopo una bella salita per sentieri impervi su fino al vigneto La Costa, abbiamo effettuato la visita al centro di valorizzazione del vino Carema. Un’ edificio storico, recuperato e restituito alla Comunità denominato Gran Masun. Gli organizzatori hanno introdotto, mediante una proiezione apposita dedicata al territorio, la degustazione relativa a una buona parte delle etichette di Carema oggi in commercio, tutte dell’annata 2020, più altre referenze di Canavese Rosso e Canavese Nebbiolo della 2021. La prima denominazione riconferma anche quest’anno la sua stoffa, una sorta di faro che illumina tutta la produzione di vini rossi canavesani. La seconda invece si è dimostrata la vera rivelazione del ReWine 2024. La media qualitativa in tal senso è cresciuta esponenzialmente, mostrando dunque un potenziale pressoché infinito riguardo l’intero comprensorio. Per chiudere in bellezza, Gaspare Buscemi – tra i grandi maestri che hanno scritto la storia dell’enologia italiana e del canavese – ha presentato una bottiglia d’antan. Alludo ad un’etichetta del 1987 prodotta con uve nebbiolo allevate a Carema.

Prima di passare al nostro consueto punto di vista sugli assaggi effettuati al Gran Masun, riporto alcuni dati sulle rispettive denominazioni. Carema, DOC istituita nel 1967 (ultima modifica 2024), attualmente conta una superfice vitata pari a 25 ettari (almeno 5 in crescita) ubicati tutti all’interno del comune omonimo in provincia di Torino. La DOC Canavese Nebbiolo, distribuita su 95 comuni della provincia torinese, 6 del biellese e 2 del vercellese, invece nasce nel 1996 (ultima modifica 2024) e vanta una produzione che si estende su 35 ettari (almeno 10 in crescita). La tonalità di questi vini è quasi sempre tra il granata e il rubino, varia lievemente in profondità a seconda dello stile produttivo e l’invecchiamento. La trasparenza è il minimo comune denominatore.

Muraje – Carema Sumiè 2020
Respiro intenso che ammicca all’amarena matura, rosa appassita e un curioso accento di cereali tostati; con lenta ossigenazione emerge l’impronta minerale, soffusa, con rintocchi agrumati. Sorso intrigante, potente, sapido, ricco di estratto pur tuttavia scivola con estrema disinvoltura. Buonissimo.

Sorpasso – Carema 2020
Dopo qualche minuto di ossigenazioni affiora l’incenso e la tostatura del legno, il che testimonia la giovane età del vino; non disturba affatto anche perché non copre più di tanto gli altri sentori. Ancora qualche minuto e affiorano ricordi di amarena, tamarindo e una nota metallica e di smalto. Il vino ha spalle larghe, struttura. Danza in bocca restituendo un tannino ancora lievemente sconnesso. Grande potenziale evolutivo, lo si evince dalla freschezza.

Monte Maletto – Carema Sole e Roccia 2020
Un Carema “caleidoscopico” che passa abilmente dal profilo “dark”, incentrato su effluvi di roccia calda al sole ed erbe officinali, alla rosa rossa macerata, al lampone e ad una grazia di profumi che è ormai il marchio di fabbrica dei vini di Gian Marco Viano. Lungo, penetrante, dotato di grazia e soprattutto succoso da matti. Da bere a secchiate.

Cantina Produttori Nebbiolo di Carema – Carema 2020
Profuma di agrume rosso, ciliegia matura, timo, lampone e grafite; in bocca incanta per un andirivieni di sensazioni acide e sapide ben bilanciate tra loro. Un Carema rassicurante.

Cantina Togliana – Carema Riserva 2020
I Carema di Achille Milanesio rispecchiano fedelmente il carattere di chi li fa: garbati, territoriali, inizialmente timidi; basta poco e si aprono, allorché emerge un profluvio di sentori complessi ed articolati. Nell’ordine: erbe officinali, legna arsa, tamarindo e mirtillo nero; fianco incenso in chiusura. L’equilibrio di fondo è imbarazzante nonostante la giovane età del vino, il tannino è ricamato a mano e la progressione pressoché infinita. Tra i migliori della batteria.

Gaspare Buscemi – Nebbiolo prodotto a Carema 1987
Davanti a vini con 37 anni sulle spalle l’approccio a mio avviso dev’essere sempre cauto e mai privo della giusta sensibilità. Non soltanto perché a prescindere stiamo parlando pur sempre di un’esperienza di degustazione che non capita tutti i giorni, ma soprattutto per non perdere di vista dettagli significativi. Granata ancor più che vivo con riflessi mattone. Dopo circa 15 minuti di ossigenazione affiorano ricordi di cereali tostati, amarena Fabbri, caramello e noce moscata; rosolio e note di cenere in chiusura. Un vino “sepolcrale” in termini di atmosfera, non in termini di vitalità. Tutto il contrario: riconosco un palato ancora vivo, polposo, opportunamente maturo – alludo ai toni di confettura – altresì ricco di slancio e succosità. Highlander.

Figliej – Canavese Rosso Toppia 2021
La complessità olfattiva a tratti risulta ipnotica: un mix tra eucalipto, genziana e rabarbaro, lampone e una trama floreale cangiante e lievemente appassita. Slancio, vigore, tannino percepibile e una lodevole progressione che cattura i recettori del gusto. Buonissimo.

Kalamass – Canavese Nebbiolo Broglina 2021
Un vino spiazzante perché cambia profilo di continuo, i vini di Riccardo Boggio sono così. Inizialmente il suo respiro è dolce, caratterizzato da un bel croccante di mandorla e ciliegia matura; pian piano emergono ricordi di rosmarino e una lieve salamoia in aggiunta ad un frutto sempre pulitissimo. Idem al palato, dove il rigore e la precisione millimetrica lo rendono un vino da tenere sott’occhio. Soprattutto nei prossimi anni.

Alberand – Canavese Nebbiolo Rubiolo 2021
Tanti fiori freschi, zagara in primis, e frutti rossi acerbi; cardamomo e scorza d’agrume rosso in chiusura. Alla cieca sosterrei che trattasi di un Nebbiolo prodotto mediante uve allevate a mille metri sopra il livello del mare. In effetti i vigneti di Alex si estendono nel comune di Salassa e Valperga, ai piedi del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ma a 400 m s.l.m. In bocca danza letteralmente non privo di sapidità, freschezza e una rotondità che appaga. Buono davvero.

Nuove Tradizioni Wines Gualtiero Onore – Vino Rosso Turris 2021
Lodevole la pulizia del frutto, distinguo l’amarena e a tratti pare di morderla. Con opportuna ossigenazione pennellati floreali piuttosto vivaci e note di cosmesi, erbe aromatiche e liquirizia. Sorso pieno, rotondo, tannino serico e una spezia dolce in chiusura controbilanciata da una bella chiusura fresca, ricca di tensione acida. Corroborante.
Andrea Li Calzi



