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Poderi Gianni Gagliardo e l’anteprima del suo Barolo 2018 di La Morra

Mga Serra dei Turchi
MGA Serra dei Turchi

Talvolta sono proprio gli incontri casuali a fornire lo spunto per continuare a raccontare storie di vignaioli appassionati, territori vitivinicoli vocati e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Ho conosciuto Stefano Gagliardo circa un anno fa ad un convegno di vini canavesani, abbiam pranzato assieme e devo riconoscere che sin da subito si è instaurata una bella intesa, caratterizzata da un’atmosfera conviviale che mi ha fatto venir voglia di conoscere ancor di più la sua Cantina. Poderi Gianni Gagliardo è un’Azienda a conduzione famigliare indubbiamente nota a La Morra (CN); il borgo langarolo è noto ai più perché assieme ad altri 10 comuni quali Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Novello, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi, costituisce il famoso areale di produzione del Barolo Docg.
Il celebre vino piemontese, tanto caro a Camillo Benso conte di Cavour, rappresenta la più importante denominazione a base 100% nebbiolo dell’intera regione, dunque la più richiesta dai mercati di tutto il mondo. Al di là della bellezza paesaggistica che caratterizza La Morra e le sue colline spettacolari, le MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) che offrono vini austeri e dotati di una finezza spesso irraggiungibile, vi è la particolare origine dei suoli. Gli stessi sono originari del Miocene, durante il periodo detto Tortoniano, ovvero tra gli 11 e i 6 milioni di anni fa. La matrice del terreno è composta da argille miste, marne grigio-azzurrognole e sabbie molto fini soprattutto in profondità. L’estrema varietà di queste componenti annovera anche una componente calcarea ricca di magnesio e manganese, in definitiva queste caratteristiche disegnano il profilo delle cosiddette Marne di Sant’Agata, ovvero la formazione geologica che segna in maniera piuttosto marcata questo versante langarolo. In definitiva, l’aspetto più interessante che emerge dal mio approfondimento, è che i Barolo prodotti da queste parti mostrano un assetto incentrato a 360° sull’eleganza, finezza aromatica ed equilibrio, senza precludere in nessun modo la longevità né tantomeno la struttura che si deve al cosiddetto “vino del re e re dei vini”.

cantina Gianni Gagliardo

Veniamo dunque alla storia di Poderi Gianni Gagliardo, le cui origini fanno capo alla Famiglia Colla, la stessa si occupa di viticoltura piemontese sin dalla metà dell’Ottocento. Tutto ebbe inizio a Santo Stefano Belbo, patria di grandi Moscato, col susseguirsi delle generazioni la Famiglia approda a Diano d’Alba dove nel 1913 nasce Paolo Colla. Quest’ultimo alleva dolcetto con amore e grande determinazione, ma è il Barolo il sogno nel cassetto, dunque nel 1961 riesce ad acquisire un cascinale a La Morra dove può finalmente raggiungere il proprio traguardo. L’unica figlia di Paolo, Marivanna, nel 1972 sposa un giovane ragazzo d’origini roerine, Gianni Gagliardo, un baldo giovane ambizioso e motivato che, grazie anche agli insegnamenti del genero, inizia ad entrare nel mondo del vino dalla porta principale. Un paio d’anni dopo si passa ad una produzione professionale, il vino viene imbottigliato e commercializzato con cognizione di causa, non più a livello amatoriale. Gianni, affezionato al suo luogo natio, decide di produrre la sua prima etichetta e non poteva essere che un Roero.
Negli anni Settanta grazie a diversi produttori e protagonisti dell’epoca, primo su tutti il compianto Luigi Veronelli, si comincia a scoprire il potenziale di un’uva autoctona a bacca bianca in grado di mostrare un potenziale pressoché infinito, questa cultivar è l’arneis, che affianco al moscato rappresenta l’eccellenza piemontese. All’appello manca la favorita, varietà imparentata col vermentino, ai tempi piuttosto dimenticata; Gianni Gagliardo amandone il profilo decide di promuoverla e valorizzarla. Bisogna arrivare sino al 1981, data in cui quest’ultimo prende le redini della Cantina che oggi porta il suo nome, a seguito della scomparsa di Paolo Colla. Il nostro protagonista, al timone dell’Azienda, non ha mai nascosto la voglia di sperimentare, accontentarsi è un termine che ignora, tanto che nel 1984 con estrema lungimiranza lancia sul mercato uno tra i primi Metodo Classico in zona, il Gagliardo Brut, un vino che verrà prodotto fino ai primi anni Novanta. Un paio d’anni dopo la Casa Vinicola Paolo Colla diventa ufficialmente Gianni Gagliardo.
Verso la fine degli Ottanta si respira un’aria nuova, da tutto il mondo arrivano continue influenze riguardo le tecniche di cantina, tanto che in Azienda si sperimenta parecchio: barriques francesi nuove, vecchie, primo passaggio, secondo passaggio… Gianni decide di percorrere la propria strada, una percorso alternativo che rappresenta l’idea di vino che già a quei tempi aveva in mente; inizia così a lavorare con tonneau da 500 e 700 litri, al contempo i vigneti di proprietà cominciano ad aumentare. Nel 1990 Alberto, il secondogenito di Gianni entra in azienda, il percorso è più o meno quello di suo padre, dunque nel 1998 diventa parte dello staff a livello operativo. È nel 1988 che entra in scena il primogenito Stefano, appena dopo gli studi di Enologia. Le tradizioni tramandate dai Colla, lo spirito innovativo di Gianni e la sua lungimiranza sono i valori che ancor oggi spingono Stefano ed Alberto a sfruttare un territorio vocato al fine di produrre grandi vini che ne rappresentino l’essenza.
Poco dopo l’avvento del nuovo millennio la Cantina comincia seriamente ad investire gran parte del proprio impegno nello studio dei cosiddetti cru aziendali; si tratta principalmente di micro-vinificare le vigne in piccole sotto-particelle. Così facendo oggigiorno si ha un quadro completo di ogni specifica peculiarità in relazione ad ogni collina, versante, filare… “Tre su tre” come si suol dire, nel 2010, dopo una laurea alla Facoltà di Agraria di Torino, Paolo, terzo ed ultimo figlio, entra a far parte dello staff aziendale, concentrando tutto il suo lavoro sull’accoglienza dei turisti e clienti, attività fondamentale per una Cantina. Dagli studi sopracitati, attorno al 2013, Poderi Gianni Gagliardo raccoglie il frutto dei propri sforzi; nascono dunque i primi due Cru aziendali, oggi chiamati MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive): Barolo Lazzarito Vigna Preve e Barolo Castelletto. Il 2014 è l’anno del ritorno al passato, alla tradizione langarola in senso assoluto: i Gagliardo scelgono di utilizzare le botti grandi, riservando ai cru contenitori su misura al fine di ottimizzare le operazioni di vinificazione ed affinamento. L’ultima, almeno per il momento, azione significativa da parte dell’affermata Cantina di La Morra è l’acquisto di Tenuta Garetto, la stessa risale a circa cinque anni fa. La suddetta Azienda è costituita da 10 ettari di vigneto accorpato, con annessa cantina di vinificazione, presso Agliano Terme, borgo incantevole situato in una tra le zone più vocate del Barbera, altro cavallo di razza piemontese, facente parte in questo caso della denominazione Nizza.
È tempo di passare agli assaggi, la Cantina propone il classico Barolo del comune di La Morra, non posso che apprezzare questa scelta. Sostengo da sempre che la qualità della materia prima, dunque dell’operato di un’Azienda vitivinicola nonché la sua filosofia e credibilità, si riconosca dal proverbiale “biglietto da visita”. Questa tipologia di vino, anche per ragioni di fascia di prezzo, è quella che solitamente arriva di più a svariate categorie di consumatori, dunque quella che maggiormente rappresenta il volto dell’Azienda; è un attimo sbagliare e bruciarsi fette di mercato importanti se non si azzecca la giusta quadra.

Barolo Del Comune di La Morra 2017 Gianni Gagliardo

Barolo Del Comune di La Morra 2017
L’annata in questione è riconosciuta universalmente quale millesimo molto caldo e asciutto. Una gelata primaverile, che ha interessato diverse aree vitivinicole a livello europeo, è coincisa con un leggero anticipo vegetativo; tali elementi, uniti a scarsità di precipitazioni hanno causato una diminuzione quantitativa. Tuttavia, a livello fisiologico, le piante sono state costrette a sfruttare il più possibile – e al meglio – la poca pioggia che ha bagnato le vigne ad inizi settembre; i grappoli hanno dunque maturato in maniera ottimale riportando acini mediamente più piccoli e concentrati rispetto alla norma. Da uve nebbiolo 100% vendemmiate attorno al 28/29 settembre 2017 e allevate a La Morra; le MGA in questione sono: Santa Maria e Serra dei Turchi. La macerazione a contatto con le bucce dura 12 giorni, 14,5 % Vol., acidità totale 5,83 g/L ed estratto secco 31,3 g/L; il vino affina in botti di rovere da 3500 litri per 30 mesi ed è stato imbottigliato il 13 ottobre del 2020. Sono state prodotte 7.513 bottiglie e 150 magnum, la mia è la numero 0282.
L’annata mostra il suo DNA sin dal colore, un livello di sfumature in scala che vanno dal rubino profondo al granato caldo, pieno; è un vino che mostra consistenza senza strafare. Dopo lenta ossigenazione il quadro olfattivo si tinge attraverso pennellate floreali di rara eleganza quali viola e rosa rossa leggermente appassita, ricordi di humus e foglie secche, frutti rossi dal sapore dolce acido, mi sovviene il ribes, la susina matura e l’arancia rossa sanguinella; a 24 ore dalla mescita è più evidente la parte oscura del bouquet, caffè, tabacco ed erbe officinali in un crescendo di austerità e finezza propria dei grandi Barolo prodotti a La Morra.
In bocca l’attacco è morbido, regala sensazioni di pienezza gustativa date in parte dall’annata, nonostante ciò il tannino è piuttosto significativo; anche l’alcol è ben gestito, si sente che lo staff enologico ha saputo gestire in vigna tutte le grane di un’annata torrida. Ad avvalorare ulteriormente la mia tesi giunge una sferzata acida che deterge il sorso e lo rende particolarmente godurioso, lo stesso è caratterizzato da una sapidità vibrante, piena, assoluta, elemento quest’ultimo che dono al vino una longevità significativa. L’equilibrio già piuttosto pronunciato, la lunghezza del sorso, tutti elementi che mi fanno pensare al più classico dei brasati al Barolo, un assist perfetto per gustare appieno il suo potenziale.

Barolo 2018 Anteprima

Barolo 2018 Anteprima
L’inizio dell’anno, oltre a rappresentare la fase significativa del “Generale Inverno”, è periodo di anteprime dedicate alle grandi denominazioni italiane tra cui Barolo. Poderi Gianni Gagliardo presenta l’annata 2018, la stessa si è aperta grazie a Dio con un inverno lungo e ricco di precipitazioni che hanno ristabilito la dotazione idrica del suolo, praticamente a secco dalla torrida e siccitosa 2017. Il freddo si è protratto fino ad inizi marzo causando una lenta ripresa vegetativa della vite. Primavera ed estate, agli inizi, sono state caratterizzate da precipitazioni frequenti e temperature non troppo elevate. Durante la fase più importante dell’estate il clima fortunatamente si è ristabilito consentendo ai grappoli di maturare pienamente e in maniera ottimale. Entrando nello specifico i mesi di agosto, settembre e ottobre sono stati caldi e secchi, giornate particolarmente soleggiate con temperature notturne più basse della media.
Tutto ciò ha permesso al nebbiolo di portare a termine la maturazione in maniera regolare, senza eccessi o picchi significativi, arrivando alla vendemmia in condizioni qualitative notevoli. La trama cromatica in questo caso è squillante, vivace, il rubino è protagonista con timidi riflessi granato.
Timbro olfattivo importante, leggermente sconnesso eppur dotato di grazia e spiccata vena floreale, la stessa è in parte messa in ombra da un ricordo di legni ben fusi – ancora troppo protagonisti – liquirizia e tabacco. Il frutto è pieno, maturo, ingentilito da un profilo elegante che richiama il rovo, l’agrume rosso e l’amarena. Il finale è incentrato sui classici rimandi legati al territorio d’appartenenza: pietra polverizzata, terriccio bagnato e un richiamo balsamico che sa di eucalipto.
A dimostrare la giovane età del vino è proprio il palato, dominato da un tannino protagonista, asciutto, ben realizzato e dolce a cui serve comunque altro riposo per potersi esprimere al meglio. La consueta sapidità che caratterizza gran parte della gamma dei vini della Famiglia Gagliardo viene fuori magistralmente, in questa fase è in vantaggio rispetto alla freschezza. La materia deve ancora assestarsi e stemperare l’irruenza di uno tra i terreni più importanti dove sua maestà nebbiolo è in grado di esprimersi al meglio delle sue potenzialità. L’abbinamento che consiglio è con un piatto di tajarin al ragù alla langarola, quest’ultimo è noto per la presenza di salsiccia e fegatini di pollo; grande piatto della tradizione.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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