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Il sorprendente Albarossa di Bricco dei Guazzi

Bricco dei Guazzi

Da quando è cominciata la mia avventura con il vino, praticamente nel novembre del 1968 a Vallemosso (dove avevo trovato integra una bottiglia di Spanna Cinque Castelli 1947 di Antonio Vallana, nel liberare da un metro di fango una casa a strapiombo sul torrente), mi sono da subito interessato a quei vitigni piemontesi che stavano però ai margini delle produzioni enologiche, se non addirittura già in via d’estinzione, soppiantati da quelli più facilmente coltivabili o di maggiore successo commerciale. Avevo cominciato da quello trovato in fondo all’orto del nonno del mio compagno di scuola Alberto Imazio, che ancora fa vino a Ghemme, quindi avevo continuato a cercarne altri, trovandone almeno 90 in fondo ai giardini o nelle piccole vigne dei nonni e dei bisnonni di tanti amici.

Bricco dei Guazzi

Ne avevo parlato a lungo nell’ottobre del 1980 con Alberto Zaccone, allora collaboratore, con il grande Vincenzo Buonassisi, della rivista Vini & Liquori della signora Franca Borgio, quando mi aveva accompagnato dal marchese Piero Antinori al Castello della Sala in Ficulle, per essere stato fra i tre vincitori di un concorso di abbinamento di ricette con l’Orvieto Classico. Anche Alberto, che in seguito sarebbe diventato docente di analisi sensoriale presso l’Università cattolica di Piacenza, era interessato alle ricerche e gli avevo perciò consegnato l’elenco delle mie.
Fra quei vitigni poco conosciuti c’era anche l’albarossa, noto anche come Incrocio Dalmasso XV/31, ottenuto nel 1938 dall’ampelografo Giovanni Dalmasso di Castagnole Lanze e che si pensava fosse nebbiolo x barbera. Successive indagini sul DNA effettuate soltanto qualche anno fa hanno dimostrato però che con la barbera non era stato incrociato il nebbiolo, ma il meno conosciuto chatus (detto anche nebbiolo di Dronero), che è un vitigno autoctono alpino diffuso sulle Prealpi marittime dalle regioni dell’Ardèche e della Savoia in Francia fino al Saluzzese e al Pinerolese in Piemonte.

vigne Bricco dei Guazzi

L’albarossa ha fatto parte di quella serie di incroci iscritti nel Catalogo Nazionale delle varietà di vite fin dal 1977, ma in cui credevano soltanto in pochi, tra cui l’enologo Carlo Castino, genero di Mario Pesce della cantina Scarpa, e il professor Franco Mannini del CNR di Torino che lo stava sperimentando nella Tenuta Cannona, il centro sperimentale vitivinicolo di proprietà della Regione Piemonte che si trova nel comune di Carpeneto (AL) nell’Alto Monferrato. Grazie a quest’ultimo, nel 2001 l’albarossa è stato iscritto tra i vitigni idonei alla coltivazione nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo e da quel momento è allevato su una superficie che inizialmente era soltanto di circa dieci ettari, ma che da allora è in costante espansione e oggi sfiora le 200.000 bottiglie prodotte in totale da una manciata di cantine. Nel 2009 ha ottenuto l’inserimento nella DOC Piemonte.

vigne Bricco dei Guazzi

Se ne fa già un ottimo vino, ma non è finita qui: si sta perfino elaborando un incrocio dell’albarossa con il bianco bussanello (ottenuto da riesling italico x furmint) che ha già un suo nome: cornarea. L’albarossa, infatti, sul campo si è dimostrato una vera sorpresa ed è stato molto gradito dai viticoltori per le ottime rese e la qualità del vino, piuttosto opulento e caratterizzato da un buon equilibrio dei tannini, specie a maturazione tardiva, da un potente tenore alcolico e da una piacevole morbidezza al palato. Preferisce l’affinamento in vetro più che una maturazione in legno.
È vero che questo vitigno, anche se mostra una migliore resistenza alla peronospora, soffre più di altri l’oidio e le muffe a causa della compattezza dei suoi grappoli, nonostante lo spessore delle bucce degli acini. Ha un lungo periodo vegetativo che inizia piuttosto precocemente, tanto che il germogliamento va protetto dalle brinate primaverili, ma finisce con una maturazione tardiva intorno a metà ottobre, dunque è più esposto di altri ai freddi autunnali del Piemonte. I filari devono avere quindi un’esposizione ideale e i ceppi devono radicarsi solo su quelle colline che hanno condizioni pedoclimatiche adatte ad asciugare bene i terreni, preferibilmente quelli calcarei e ricchi di elementi minerali.

vigne Bricco dei Guazzi

Proprio come quelli di Bricco dei Guazzi, che si trova nell’agro del piccolo borgo di Olivola, una municipalità di poco più di un centinaio di abitanti sui colli monferrini tra Casale Monferrato, Alessandria e Asti, che ha sede proprio sulla cima di una collina (“bric” in dialetto) dietro un’antica villa in cui si organizzano eventi e rinfreschi matrimoniali, da cui si vede in lontananza il Monviso e che ha per simbolo aziendale l’enorme cedro secolare del giardino. La tenuta è di proprietà della compagnia assicurativa Generali Italia, che si occupa anche di agricoltura attraverso la sua holding Genagricola e che comprende ben 52 ettari di proprietà qui e nell’intero Monferrato, di cui circa 35 coltivati a vigna.
Qui si fa il vino sicuramente dal Rinascimento nell’antica cantina interamente ricavata a piccone e scalpello nella roccia (la tipica arenaria di questa zona che qui chiamano “pietra da cantoni”) ben 12 metri sotto il livello del terreno. È sopra quest’antica cantina che nel 1585 il nobile Stefano Guazzo aveva fatto costruire la sua residenza estiva “del bel riposo”, concessa 4 anni dopo in dote alla figlia Olimpia per il suo matrimonio con Orazio Curione dei signori di Ottiglio (che così assunsero il titolo di conti di Olivola) e che passò poi in eredità di generazione in generazione fino ai figli di Paola Curione con Ambrogio Candiani e infine al loro nipote, l’ammiraglio Camillo Candiani, quello che era stato inviato in Cina contro la rivolta dei Boxer ed era stato nominato senatore a vita nel 1901.
Ai lati di questa primitiva cantina, che con le sue volte sostiene tutta la villa, sono state scavate diverse nicchie per conservare le vecchie bottiglie e che costituiscono, appunto, il grande infernòt visitabile di Bricco dei Guazzi, che fa parte del Circuito Turistico degli Infernòt nell’ambito del turismo enologico del Monferrato con la possibilità di visite guidate e degustazioni di vini pregiati. Infatti è qui che nel Quattrocento nascono gli infernòt per conservare il vino in bottiglia e accedere in uno spazio un po’ più largo con un tavolo per il convivio con pochi amici.

cantina vigne Bricco dei Guazzi

Nel Settecento, però, ai conti di Olivola quest’antro antico non bastava più e perciò, ampliando le vigne e la produzione di vino, avevano costruito un’altra grande cantina a volta di mattoni nel piano interrato dei fabbricati sul lato nord dell’antica corte a quadrilatero. Vi si trovano ancora le antiche vasche di fermentazione in muratura, scavate sotto il piazzale di consegna delle uve che allora vi erano trasportate dai carri.
L’uva era lavorata “a gravità”. La pigiatura dell’uva avveniva proprio sulla sommità delle vasche per evitare lo schiacciamento delle bucce e dei vinaccioli. Il mosto proseguiva la vinificazione per caduta, a cascata, fino alle grandi botti di legno del piano inferiore, una per ogni luce degli archi della cantina (ne sopravvive ancora una da 200 ettolitri costruita direttamente nel locale). Tutti questi ambienti antichi sono utilizzati ancora adesso per la maturazione in legno dei vini, per sfruttare temperature e umidità ideali che rimangono costanti per tutto l’anno.
Negli anni ’70 del secolo scorso sono state costruite alcune vasche in calcestruzzo armato (ne rimangono ancora due). Qualche anno fa si è fatto un rigoroso restauro dei fabbricati recuperando le antiche mura in blocchi di tufo alternati a file di mattoni e innalzando il tetto per collocare gli impianti più moderni con serbatoi di acciaio inox, tutti a controllo di temperatura fino alla linea d’imbottigliamento dei 5 vini in gamma: i monovitigno Gavi, Chardonnay, Barbera, Albarossa e il taglio di barbera con merlot La Presidenta.

annate storiche cantina vigne Bricco dei Guazzi

L’Albarossa dell’annata 2015, la seconda che hanno prodotto, è stato vinificato in purezza da uve provenienti dalla vigna di proprietà in Olivola su un terreno marnoso-calcareo dai suoli biancastri a un’altitudine tra 120 e 150 metri sul livello del mare. Le viti sono state allevate con potatura Guyot a una densità d’impianto di 4.500 ceppi per ettaro che hanno dato una resa media di circa 72 quintali per ettaro di uve molto mature. Dopo la vendemmia manuale i grappoli sono stati diraspati e pigiati sofficemente. Il mosto è stato lasciato macerare con le vinacce a temperature comprese tra i 25 e i 28 °C per una settimana in grandi vasche d’acciaio con frequenti rimontaggi. Dopo la fermentazione e il completamento della malolattica il vino è maturato in barriques per 6 mesi e ancora in botti da 30 ettolitri per altri 12 mesi, quindi è stato affinato in bottiglia per almeno altri 4 mesi prima di essere posto in commercio e io ce l’ho lasciato ancora per altri quasi tre anni nella magnum del lotto LG03311801. Presenta un tenore alcolico piuttosto sostenuto del 15,5%.

Albarossa 2015 Bricco dei Guazzi

Il vino ha un bel colore rosso rubino profondo, con riflessi porpora e magenta. Non è così vivido come la tinta del Barbera, però ha un colore più fitto di quello del Nebbiolo. All’attacco sboccia un profumo fruttato scuro di susina nera di Dro, mirtilli e more di rovo che introducono un bouquet ricco di aromi di rose rosse e di altri piccoli frutti di bosco anche a bacca rossa, con sfumature di dolce tabacco biondo e buona pelle. In bocca è fresco, sapido e fine, con belle note fruttate mature, un tocco di cipria e un ricordo di bastoncini di legno di liquirizia.
È un vino pieno, di corpo solido, rotondo, con una giusta dote di glicerina e un tannino setoso, raffinato, che lo rende un vino importante, di grande piacevolezza, dal meraviglioso equilibrio organolettico che ne esalta la morbidezza anche in presenza di una benvenuta acidità e di una notevole potenza alcolica. Il finale è dominato dal sapore della susina ramassin su fondo appena speziato da un pizzico di pepe nero e noce moscata e che chiude molto lungo, con il vantaggio di non avvertire l’odore dell’alcool, ma soltanto la sua gradevole sensazione di calore.
Occorre prestare la massima attenzione alla temperatura di servizio: meglio fresco di cantina che a temperatura ambiente, quindi armatevi di calici ampi in cui versarne poco per volta. Poiché è un vino ”nuovo”, preferirei dedicare qualche suggerimento più dettagliato per gli abbinamenti con le pietanze, cominciando senz’altro da quelle del luogo, del Monferrato, che offre già un’ampia gamma in cui pescare.

portico Bricco dei Guazzi

La ricchezza di produzioni tipiche del territorio e la naturalità delle materie prime costituiscono la base della genuinità e della tipicità dei salumi monferrini e del salam d’la duja sotto strutto o sott’olio. Tra i primi piatti suggerirei gli agnolotti al sugo ristretto di arrosto, riso e fagioli, gnocchi alla monferrina, pasta con la provola o, in stagione, con funghi e tartufi freschi. Fra i secondi consiglierei il fritto misto (di cervella, costine di vitello, crocchette di pollo, fegato di vitello o di coniglio, rondelle di mele, salsiccia fresca, scaloppine e…), il bollito con i tre classici bagnet, ma anche le lumache in umido, la finanziera e la fricassea di carne bianca. Uscendo dal Monferrato, è ottimo con selvaggina in salse nobili, stufati e brasati di manzo, stinchi di maiale, faraona in guazzetto di vino e in genere con le carni cucinate in modo saporito e piccante, ma anche con la carne cruda alla tartara e alcune pietanze a base di anguilla (provare per credere). Buono con i formaggi stagionati e saporiti, in particolare con i tomini schiacciati in salsa verde e le robiole di media stagionatura.

Mario Crosta

Bricco dei Guazzi
via Vittorio Veneto 23 (Villa Guazzo Candiani), 15030 Olivola (AL)
tel. 0422.864511, fax 0422.864131
coordinate GPS: lat. 45.03849 N, long. 8.365534 E
sede legale: Genagricola, via Trento 8, 34132 Trieste
sito www.briccodeiguazzi.it
e-mail info@genagricola.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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