Don Melchor Cabernet Sauvignon “Puente Alto Vineyard” 2015 Concha y Toro

In Cile, come in tutte le Americhe, la fillossera non ha trovato le condizioni ideali per far strage di viti per trent’anni come avvenne da noi agli inizi del secolo scorso. Nel nostro continente, infatti, la gran parte delle viti non è più franca di piede, i vitigni si reggono su portainnesti appunto di origine americana, resistenti alla fillossera. In Cile, invece, tutte le viti sono franche di piede e discendono direttamente da quelle importate originarie proprio dalla Francia prima che in Europa si scatenasse la fillossera a fare strage di vigneti. È per questo che i vini cileni non sono molto distanti, almeno in giovane età, dalle finezze dei loro lontani cugini francesi.
Laggiù, su quelle alture modellate meravigliosamente dal vento e dal tempo, si raccolgono i frutti più ambiti di questo vitigno nobilissimo, che più di altri va compreso ed accudito con lungimirante intelligenza. L’amore di questi vitigni per le colline soleggiate e rinfrescate dalle correnti di aria cristallina provenienti dalle montagne sembra confermare l’importanza straordinaria dei suoli, dei sistemi e delle densità di piantumazione.

La Concha y Toro è la principale azienda vitivinicola dell’America Latina e una delle 10 maggiori del mondo. È un gigante di ben 8.720 ettari in diverse regioni centrali del Cile, tra cui Valle del Limarí (300 km a nord di Santiago), Valle del Maule (300 km a sud di Santiago) e, intorno a Santiago, Valle de Casablanca, Valle del Maipo, Valle de Colchagua, Valle de Cachapoal. Da sola rappresenta oltre il 17% del settore del vino in Cile (vantando una quota di oltre il 74% di tutte le esportazioni di vino cileno nel mondo) e oltre il 7% di quello in Argentina.
Il progetto era nato nel 1875, quando Don Melchor de Santiago Concha y Toro e sua moglie Emiliana Subercaseaux Vicuña avevano deciso di andare a vivere a Pirque, in una villa di stile cileno con alcuni tocchi di architettura francese e circondata di ampi giardini, commissionando la costruzione della Cité Concha y Toro all’architetto Emilio Doyère, in modo che potessero risiederci e lavorarci i loro parenti che si trovavano in situazioni economiche svantaggiate.

Don Melchor era ricco, in quanto era il settimo marchese di una casata di grandi proprietari terrieri ed è stato uno dei più grandi personaggi cileni. Laureato in giurisprudenza e uomo d’affari, è stato direttore della Banca di garanzia e a soli 31 anni era già deputato di Melipilla. A 36 anni era stato nominato ministro delle finanze dal presidente José Joaquín Pérez ed era stato più volte rieletto come deputato e infine come senatore di Santiago. Nel 1883 Don Melchor aveva fondato la Viña Concha y Toro introducendo merlot e cabernet dalla regione di Bordeaux e pinot noir dalla Borgogna.
Questi vitigni rossi avevano trovato ai piedi delle maestose montagne delle Ande le condizioni ideali e l’enologo francese monsieur Labouchère aveva dato forma al carattere e allo stile distintivo del più raffinato Cabernet Sauvignon del Cile. Il segreto sta nei suoli e nelle correnti d’aria, infatti il suo primo vigneto è sorto su terreni molto poveri, sedimenti fluviali con substrato granitico che comprendono materiali delle Ande trasportati nei millenni dal fiume Maipo che gli scorre proprio sotto.

Il terreno è povero di nutrienti ma i suoli delle varie parcelle sono diversificati come un mosaico nella struttura e nella composizione in cui si differenziano in superficie. Ci sono argilla, calce, sabbia, ghiaia e altre rocce sbriciolate finemente. Il clima qui gode sia della protezione collinare dagli umidi venti oceanici sia delle fresche, secche correnti d’aria dalle Ande, dal gelo ammansito per effetto dello schiacciamento al suolo, con una grande escursione termica tra il giorno e la notte. Queste condizioni incoraggiano i tannini a maturare lentamente e in modo uniforme, conservando la giusta quantità di acidità, le caratteristiche fresche dei frutti rossi, il colore e gli aromi altamente concentrati nell’uva, mescolati a note sapide e di grafite. Vini densi, con una lunga persistenza.

La storia del vino Don Melchor inizia però un secolo dopo, a metà degli anni ’80 del secolo scorso, quando l’industria vinicola cilena stava subendo un’altra trasformazione e stava iniziando a creare vini di altissima qualità. Un sogno che aveva iniziato a prendere forma a Viña Concha y Toro e che alla fine avrebbe cambiato per sempre il futuro dei vini cileni. L’avventura è iniziata quando Eduardo Guilisasti Gana, chief executive officer della Concha y Toro, aveva inviato a Bordeaux suo figlio Rafael e l’enologo Götz Von Gersdorff per incontrare il famoso maestro Émile Peynaud, Quest’uomo a cui la moderna enologia deve molto, tanto che è considerato il padre della moderna vinificazione, dopo aver degustato il Cabernet Sauvignon di quel vigneto Puente Alto aveva subito intuito l’eccellenza di quel terroir e aveva suggerito un processo di vinificazione guidato dal suo collega Jacques Boissenot, già consulente per i più famosi Châteaux francesi.

La prima annata di Don Melchor è stata quella del 1987. Da allora, Jacques Boissenot ha partecipato alla definizione e alla realizzazione dell’assemblaggio finale di ciascuna annata di Don Melchor, passando poi il testimone a suo figlio Eric Boissenot come consulente dell’enologo Enrique Tirado, arrivato nel 1995 per gestire i marchi premium dell’azienda, con un ruolo che è andato crescendo rapidamente. Nel 1997 Concha y Toro ha creato Viña Almaviva attraverso una joint venture tra la cantina francese Baron Philippe de Rothschild e Tirado ne è stato nominato coproduttore fin dalla prima annata del 1996, in collaborazione con Patrick León, direttore tecnico di Château Mouton Rothschild. Una coppia d’assi che ha suscitato il plauso della critica, tanto che Tirado è stato subito nominato capo enologo delle etichette superpremium e ultrapremium di Viña Concha y Toro.

Nel 1999, grazie alla sua straordinaria sensibilità enologica, al suo rigore e alla sua instancabile ricerca dei migliori terroir, Tirado è stato nominato unico enologo del Don Melchor proveniente da quell’antico vigneto Puente Alto sulla riva nord del fiume Maipo che ha dato il nome all’omonima Denominazione d’Origine. Tirado è stato anche coproduttore di vini di terroir anche a Viña Trivento, la filiale argentina di Viña Concha y Toro, fin dall’Eolo dell’annata 2001 e poi è diventato direttore di Viña Almaviva nel 2004.
Tirado ha continuato a migliorare, annata dopo annata, l’espressione e la finezza del Don Melchor che sotto la sua guida si è sempre classificato tra i migliori vini del Cile, conquistando una posizione di privilegio tra i migliori vini del mondo. Ormai con la 2017 sono già 33 le annate prodotte. In Europa costa da 120 a 130 €. Ho avuto la fortuna di incontrare in degustazione la 2015.
Don Melchor Cabernet Sauvignon “Puente Alto Vineyard” 2015
Don Melchor proviene dal famoso vigneto Don Melchor, a 650 metri sul livello del mare, che si estende su 127 ettari sulla sponda settentrionale del fiume Maipo, in una delle zone più fredde dell’Alta Valle che ha una propria denominazione d’origine. Nel corso degli anni in questo vigneto sono state identificate ben sette sezioni o blocchi di suoli che presentano caratteristiche particolari per la coltivazione separata di ogni vitigno per conferire qualità specifiche all’assemblaggio finale.

La caratteristica più importante del vigneto è che si trova sulla più antica terrazza alluvionale ad uso agricolo del fiume Maipo, i cui terreni sono composti da un alto contenuto di minerali, argilla, ghiaia e ciottoli risultanti dall’erosione causata dai ghiacciai che avanzarono dalle Ande nella valle, trascinando e depositando materiale morenico ai fianchi. Fino a 30 cm di profondità il terreno è fatto di terriccio fine con una grande quantità di pietre e garantisce un ottimo drenaggio e una bassa fertilità, quindi aiuta a limitare la crescita vegetativa delle piante e favorisce l’accumulo e la maturazione di composti fenolici nelle uve.
Il vigneto è composto per il 90% da cabernet sauvignon, per il 7,1% da cabernet franc, per l’1,9% da merlot e per l’1% da petit verdot. I ceppi di cabernet sauvignon corrispondono a una selezione massale di viti pre-fillossera provenienti da materiale portato in Cile in nave da Bordeaux alla fine del XIX secolo e hanno in media più di 30 anni. Le vigne più vecchie, che corrispondono all’80% del totale, sono state piantate dal 1979 al 1992 con la densità di 4.000 piante per ettaro, mentre le vigne più giovani, che corrispondono al 20% del totale, sono state piantate dal 2004 al 2013 con la densità di 4.000 piante per ettaro.
In generale questo vigneto ha un clima mediterraneo semi-arido con una piovosità media di 350 mm all’anno. Quest’annata 2015 è stata caratterizzata da precipitazioni totali più basse rispetto a un anno normale (377 mm), concentrate principalmente in inverno e fino a settembre, favorendo la riserva d’acqua nel suolo, garantendo un adeguato inizio ciclo del ciclo vegetativo. Nel mese di novembre, le buone temperature e il clima secco hanno permesso una buona fioritura e una giusta allegagione. L’inizio dell’estate è stato secco e leggermente caldo (in media 21 ºC), generato un adeguato deficit idrico. La maturazione si è sviluppata in modo uniforme durante tutta la stagione, consentendo una raccolta di grappoli con aromi e sapori ottimali dal 18 marzo all’8 maggio 2015, per una resa tra i 40 e i 70 quintali per ettaro a seconda della parcella.
Le uve di ogni parcella sono state vinificate separatamente in vasche di acciaio inossidabile di piccolo volume.

La fermentazione è durata 10 giorni a temperature da 25 a 28 ºC con frequenti rimontaggi giornalieri, da 4 a 6. Al termine le vasche sono state chiuse ermeticamente per le macerazioni post-fermentative a temperature da 23 a 25 °C allo scopo di estrarre i tannini più morbidi e queste sono durate in modo differenziato dai 10 a 20 giorni a seconda delle degustazioni degli enologi dei vini di ogni vasca. Alla fine della macerazione, tutti i lotti di vini sono stati successivamente degustati e selezionati per creare la composizione finale del taglio da invecchiare per 15 mesi in botti di rovere francese (al 69% nuove e al 31% di secondo passaggio) e poi miscelare per l’imbottigliamento. Tenore alcolico del 14,3%, pH 3,62%, acidità totale 5,2 g/l. Il prezzo in Europa è intorno ai 120 €.
È un vino di colore rosso ciliegia intenso che affascina per freschezza e pulizia del fruttato. Il bouquet degli aromi è ricco (ciliegie, more di rovo, mirtilli) con sfumature di resina, pepe, ginepro. In bocca conferma i sapori di frutti rossi con richiami di mica e grafite. Di trama fine e delicata, è vellutato, dai tannini morbidi, unisce una piacevole acidità alla potenza in modo equilibrato. È un vino ampio, profondo, avvolgente, espressivo e generoso. Il finale è lungo, leggermente resinoso e mentolato. Ha un potenziale di ulteriore affinamento che sfida il tempo e supera i vent’anni. Va servito molto ossigenato, lasciandolo in caraffa a collo largo per almeno mezz’ora a 16 °C. Quando sarà piuttosto longevo andrà anche decantato. Ideale con carni rosse, di agnello e di selvaggina arrostite, stufate, brasate. Ottimo con terrine e paté, cacciagione di piuma in salse nobili e al tartufo, formaggi ovini e caprini di media e di lunga stagionatura.
Mario Crosta
Concha y Toro
Avenida Virginia Subercaseaux, 210, Pirque, 9480092 Santiago del Cile, CILE
coordinate GPS: lat. -33.635764 S, long. -70.579696
tel. +562.24765100 e +562.24765100
sito www.conchaytoro.com




