Il coraggio senza confini nella Frankovka di Zdena Čačiková in Moravia

In Moravia non mancano i produttori di vino che cercano la propria strada e applicano i metodi tradizionali e naturali di produzione del vino. Tra loro c’è il gruppo degli autentisti, ma non soltanto loro e ce n’è una, in particolare, Zdena Čačiková, che vinifica con passione e maestria i vitigni più antichi di questa regione vinicola, dopo la prematura scomparsa, poco dopo aver orgogliosamente ottenuto la certificazione BIO per i vigneti, a soli 43 anni del giovane marito Tomáš Čačik da cui ha imparato praticamente tutto. Anni fa, durante un viaggio di ritorno dall’Italia in Polonia, avevo fatto una sosta rifocillante nella zona di Kobylí, un villaggio di sole 2.000 anime in piena campagna a metà strada tra il confine di Břeclav con l’Austria e la città di Brno.
In questa bella conca una volta c’era un lago che, secondo la gente del posto, è stato prosciugato artificialmente alla fine del 19° secolo ed è diventato terreno agricolo. La composizione dei terreni, infatti, è completamente diversa tra il fondo costituito da fertile terra nera, mentre la parte superiore dei pendii e le cime delle colline è ricoperta di loess e suoli argillosi e sabbiosi. Sulle sommità soffiano forti venti, che arieggiano molto le viti. La cima del Lácar è anche un’area paesaggistica protetta con rare specie di orchidee e una specie in via di estinzione di lucertole lunghe fino a mezzo metro.

In piena estate con le salsicce grigliate (grilované klobásy) non mi andava di bere un vino rosso che qui bevono freddo ed ero rimasto sorpreso dal vino bianco delicato e rinfrescante fatto proprio da Tomáš nel 2014 con le uve di un vitigno che mi era completamente sconosciuto e lo è ancora per molti, il modrý janek, una mutazione locale di quel grüner veltliner (qui chiamato veltlínské zelené) che si era rapidamente diffuso dalla Stiria nella prima metà del XX secolo nel Nieder-Österreich intorno a Vienna, nel Württemberg in Germania, in Moravia e in Slovacchia. Tomáš Čačik rappresentava in quel momento l’ottava generazione di una famiglia con una lunga tradizione vinicola fin dal 1807 che si è sviluppata intorno a Kobylí in una manciata di piccole vigne ancora oggi divise in diversi corpi per un totale di circa 2,5 ettari di terreno, tutti inerbiti. Quelli più belli, cioè Zámlýnská e Vígrunta sono sfortunatamente troppo difficili da coltivare per le pendenze eccessive e sono rimasti purtroppo ancora senza viti, ma non si sa mai.
Il primo, il più antico, è Nivka U Skalky che si estende su 0,612 ettari in cui sono allevati 3.700 ceppi in due parcelle. La prima parcella è stata piantata a partire dal 1956 e comprende viti di modrý janek e frankovka modrà, neuburské, müller thurgau e modrý portugal che vengono pacciamate alla base con paglia, oltre a presenze marginali di ryzlink vlašský, irshai oliver, tramín červený e slovák. L’altra parcella, più piccola, è stata piantata a poco a poco tra il 1994 e il 1996 e comprende viti di neuburské, ryzlink rýnský, rulandské bílé, frankovka modrà, müller thurgau, svatovavřinecké, chardonnay, pálava e muškát moravský, oltre a qualche pianta di tramín červený e zweigeltrebe.

Il secondo è Padělek po Jarečkovi che si estende su 0,577 ettari in cui sono allevati 1.270 ceppi piantati dal 1974 al 2012 (con una ristrutturazione radicale nel 2008) di viti di rulandské šedé, veltlínské zelené, svatovavřinecké, chardonnay e modrý portugal. Il terzo è Padělek pod Vývozkem che si estende su 0,396 ettari in cui sono allevati 1.890 ceppi piantati nel 2004 di viti di frankovka modrà, chardonnay, ryzlink rýnský, modrý portugal e cabernet moravia. Il quarto è Zahrada, piantato nel 2004 praticamente in un giardino presso casa di 600 metri quadri in cui sono allevati 400 ceppi in gran parte di zweigeltrebe e in minima parte di rulandské bílé, ma per il troppo gelo che falcidia le piante Tomáš stava valutando di dismetterlo e non so se c’è ancora.
Il quinto è Lácari, un vero gioiellino come suolo, esposizione e drenaggio che si estende su 0,28 ettari in cui dal 1950 sono allevati 6.900 ceppi, ma anche qui nel 2009 e nel 2013 è stata necessaria una ristrutturazione perché la densità era eccessiva. Qui ci sono viti di muškát moravský, ryzlink rýnský, veltlínské zelené, rulandské bílé, svatovavřinecké, zweigelt, cabernet moravia, sauvignon blanc, frankovka modrà.

Con così tante varietà in così poca terra sono perciò tutti destinati alla ”piccola” vinificazione, quella che nella Moravia meridionale ha sempre dominato, in quanto è proprio una caratteristica della vitivinicoltura locale che risulta molto frazionata e quindi anche della Kobylské Vinařství Čačík che attualmente prosegue sulla stessa strada invece di produrre una gamma limitata di vini. Appena era rimasta vedova la coraggiosa Zdena Čačiková aveva deciso infatti di continuare l’attività vitivinicola intrapresa con il marito.
In tre anni, però, questa coraggiosa impresa si è rivelata molto faticosa per una donna con due bambine ancora piccole, Linda ed Ema, poiché deve dividere le sue forze in così tante direzioni. Le sono venuti in soccorso anche Petr Čačik, i parenti, gli amici, i vicini, i vignaioli autentisti e perfino alcuni affezionati di questo tipo vino che vengono a date prestabilite e fanno volontariato nei vigneti. È sempre dura, ma l’incoraggiamento concreto non è mai venuto a mancare. Incrocio perciò le dita affinché possa avere successo e non lasci che non vada persa questa produzione di qualità, anche se limitata a poche bottiglie l’anno, da 10 a 15 mila a seconda soprattutto delle condizioni meteorologiche e della domanda che chiede anche orange wines (Pét Nat) e ryšáki, cioè uvaggi da uve di diverse varietà, raccolte e fermentate insieme contemporaneamente.

Tomáš era un vignaiolo di quelli che si sono stufati della vinificazione di massa, industriale, schematica, senza solidi e genuini legami con la terra e la natura, perciò più vicina a quella che si fa in una fabbrica che in campo e in cantina. Aveva iniziato a fare i vini come li facevano i suoi antenati, il padre Josef e il nonno Drahoš. Nessun abbellimento inutile. Solo uva e tanto entusiasmo, perché era maggiormente coinvolto nell’amore per la natura rispetto ad altri con cui non aveva mancato di polemizzare. Nella produzione del buon vino non potrebbe essere altrimenti. Faceva il vino a misura d’uomo in armonia con l’ambiente e il buon senso, di una qualità genuina che si poteva bere da solo e con gli amici, optando per l’agricoltura biologica e la produzione “autentica”: riduzione di tutti i fitofarmaci convenzionali, lievito naturale, fermentazione spontanea, nessuna forzatura dell’enologo nel processo di produzione, nessuna filtrazione del vino, solo una minima solforazione per alcuni vini oppure proprio niente per gli altri.

Zdena ha apportato in più una sensibilità tutta femminile, quella che contraddistingue le donne che producono vino, cosa che si vede anche dalle nuove etichette artistiche delle bottiglie dei vini, in cui risaltano a colori i piccoli protagonisti della sua campagna, anche in composizioni consecutive studiate per l’esposizione in enoteca. Sono dei particolari non marginali, perché ingentiliscono e rallegrano anche la vista dei contenitori del nettare di Bacco, trasmettendo al consumatore il messaggi della produttrice e i suoi valori oltre al vino, che non è solo una bevanda, ma è civiltà. Un rapporto stretto fra il vino e chi lo beve, un rapporto basato sulla franchezza e sulla coerenza, tanto che ormai si è capito bene che è l’etichetta a vendere la prima bottiglia di vino, mentre sarà la qualità del contenuto che venderà le successive.
La mia curiosità non si è dispersa però nella vasta gamma di produzioni a tiratura limitata a cui sono affezionati i consumatori locali, ma si è concentrata sul vino Francovka. Viene dal vitigno frankovka modrá, una tipologia di cui questa piccola cantina è sempre stata considerata un modello anche dai miei amici ”vinomaniaci” polacchi che frequentano abitualmente tutte le cantine della Moravia. La francovka è un vitigno autoctono molto particolare e certamente poco conosciuto in Italia, ma è molto noto fin dal 1500 in tutta l’Europa orientale.
Nei paesi in cui è più abbondante viene solitamente chiamato ”blu franconico” e oggi si ritiene che si sia formato in seguito a un incrocio spontaneo di blauer zimmettraube e weißer heunisch (gouais blanc). È stato menzionato per la prima volta con il nome blaufränkisch nel 1862 alla mostra della vite a Vienna e si è diffuso subito nel Nieder-Österreich (Bassa Austria) e quindi in Germania, Boemia, Moravia, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Slovenia nonché in alcune piccole aree della Francia e del Friuli Venezia Giulia (dove la sua presenza è documentata fin dal 1879). Nel 1877 in Germania era chiamato lemberger (limberger) e nel 1890 in Ungheria kékfrankos, poi frankovka modrá in Slovacchia, frankovka in Repubblica Ceca e Serbia, borgonja in Croazia, burgundy cavalla in Romania, gamé in Bulgaria, franconia in Trentino nella zona di Levico e in Friuli Venezia Giulia nella zona del Tagliamento tra Cervignano e Palmanova.

Sembra avere due distinte ipotesi di provenienza: la prima riguarda la Croazia, dove si trova la città di Limberg, da cui uno dei suoi sinonimi (limberger), e la seconda riguarda la Germania dov’è chiamato lemberger, nella vallata superiore del Meno che è una zona chiamata in tedesco Franken, cioè Franconie. Anche se si propende per l’origine in Croazia, questo vitigno chiamato in tanti modi diversi è lo stesso. I viticoltori di questa parte orientale dell’Europa centrale lo hanno sempre tenuto in gran conto nei loro vigneti grazie alla sua buona resistenza alle malattie, alla sua precocità di maturazione, alla sua resistenza ai rigidi freddi invernali, ma anche grazie alla sua elevata produttività, alle buone caratteristiche di colore e tenore alcolico del suo vino che con il barszcz polacco e altre zuppe e creme di verdure mi piace assai già da trent’anni. È un rosso particolarmente morbido e piacevole, con un tipico residuo zuccherino naturale ed è meglio berlo fresco perché va giù facilmente a bicchierate, specialmente sulla tipica tavolata festiva delle allegre compagnie (česká beseda).
Anche nella cantina Kobylské Vinařství Čačík entra in composizione con altre uve negli uvaggi dei ”ryšáki”. Le uve migliori, però, producono vini in purezza e in particolare ricordo tre annate. La piccola produzione attuale di Frankovka (che è il più richiesto, anche dall’estero, dei suoi vini) attualmente viene distribuita esclusivamente tramite Basket Press Wines a Londra.

Frankovka 2006
Non c’è altro da fare che stupirsi, meravigliarsi, ritenersi fortunati per la longevità e la piacevolezza di quest’annata, a dimostrazione che i vini naturali, quando sono fatti con maestria, possono maturare così a lungo senza problemi, mantenendo l’acidità, la purezza, la freschezza e il carattere della varietà preferita dai boemi e dai moravi. Di colore rosso rubino con riflessi tra l’amaranto e il viola, attacca con un effluvio di selvatico, animale e vegetale, che introduce un bouquet di aromi di ciliegie e peperoni rossi, un fruttato ancora fresco, sano e di struttura soda. Vino leggermente acido ed empireumatico, arioso, in bocca anche piccante. Direi un capolavoro di Tomáš Čačik, alla memoria. Non so se la commozione che mi ha gonfiato gli occhi mi è venuta dalla gioia per aver scoperto un vino così oppure dalla tristezza per averne perso l’autore.
Frankovka 2014
Il colore è rubino intenso e luminoso con riflessi viola. Il bouquet è fruttato, delicato e pulito, ha una buona struttura ma rimane sempre arioso e leggero con gli aromi di ciliegia, amarena, su sfondo di pepe e tabacco. Il carattere della varietà è sempre ben evidenziato. Ha un’ottima struttura, equilibrio e acidità, è un vino molto gustoso ed espressivo dal finale lungo e persistente. È interessante il confronto con quello del 2006, fatto prima delle ristrutturazioni operate nei vigneti. Lo stile, infatti, è rivolto più alla piacevolezza che all’austerità.
Frankovka 2018
Il Frankovka del 2018 viene da vigne coltivate già insieme da Tomáš e Zdena, ma vinificato tutto sotto la cura amorevole di Zdena. Ha un bel colore rubino splendente con riflessi viola e, per essere un vino più giovane, è abbastanza concentrato, maturato ancora in botti molto vecchie, che poi sono state cambiate. L’attacco di un bel profumo di lillà introduce un bouquet ricco di aromi di prugna, more selvatiche e ciliegie tra sfumature di spezie dolci. Tannini vellutati e una morbida acidità di 4,4 g/l lo rendono assolutamente delizioso con un tenore alcolico leggero del 12%, una puntina di zuccheri naturali residui di 0,2 g/l.
Mario Crosta
Kobylské Vinařství Čačík di Zdena Čačíková
69110 Kobylí 276, REPUBBLICA CECA
coord. GPS: lat. 48.932242 N, long. 16.881877 E
tel. (+420)776.286463 e (+420)606.770858
sito www.cacik.cz, e-mail vinocacik@gmail.com



